Il topic sulla sparatoria include tanti temi: gli incidenti, la cessione di sovranità da parte dello Stato a genny 'a carogna, la rappresentazione dell'Italia andata in mondovisione, ma il curioso trattamento da parte dei media degli episodi di violenza legati al calcio merita - a mio avviso - una riflessione a parte, pertinente con la sezione Calcio.
Su questo aspetto, indipendentemente dai giudizi, che competono alla magistratura, su quanto accaduto di penalmente rilevante, da osservatori della realtà circostante è lecito non aspettare oltre, fingendo di non vedere né sentire, e cominciare a tirare qualche riga e fare un po' di conti, perché mai nessun tribunale si occuperà di accertare e sanzionare la consueta ritrosia - tecnicamente: reticenza recidiva - con cui i giornalisti omettono, il più a lungo possibile, finché la notizia è in prima pagina e cattura l'occhio del lettore medio, di associare gli episodi di violenza ai tifosi della roma.
Personalmente, trovo i delinquenti con la sciarpa al collo tutti uguali e fosse per me, che non concepisco il tifo organizzato, sarebbero da un pezzo fuori degli stadi, se non nelle patrie galere.
Citazione di: m.m. il 14 Lug 2013, 22:30
Sicurezza: invece di pagare inutilmente settemila stewards, telecamere dappertutto, una sola sala controllo con 50 persone, una x monitor, in linea diretta con la questura e poche regole ma chiare. Chi sgarra è fuori. Per sempre.
Ma questo è un problema di gestione dell'ordine pubblico, e vorrei lasciarlo fuori dal discorso.
Ciò che mi premeva mettere in luce con la battuta sulla pistolettata goliardica, nel topic apposito, è lo strabico riflesso degli avvenimenti di cronaca sugli organi d'informazione.
Perché non ho dubbi che in tribunale le medesime azioni siano giudicate e sanzionate, grosso modo, nella medesima misura, ma comincio ad avere qualche certezza di troppo sul diverso trattamento mediatico di fattispecie analoghe.
Normalmente, infatti, la stampa si getta sulla notizia, fregandosene altamente della prudenza e dei diritti civili di coloro che sono coinvolti, pubblicando ogni voce, meglio se pruriginosa o colorita, che richiami l'attenzione del pubblico.
In tema, e pluribus unum: l'immediata attribuzione a tifosi della juve dell'assassinio di Gabriele Sandri, ma esiste una pletora di esempi recenti, o meno.
Vi è un solo caso in Italia in cui, al contrario, si assiste ad un vero e proprio depistaggio da parte dell'informazione: quando sono coinvolti - colpevoli o meno, qui non ci interessa - i tifosi dellà.
Ormai gli indizi della consapevolezza di tale condotta sono molto più che gravi, precisi e concordanti.
Lo schema applicato uniformemente dai media, non più solo locali ormai (cfr. Corriere, Gazzetta e Libero), è sempre lo stesso.
Quando accade un evento legato agli ultras, (1) immediatamente corrono ad attribuire, o ad esaltare, l'appartenenza del/dei responsabile/i ad altra squadra, preferibilmente la nostra (cfr. vicenda Campo de' Fiori), ma non solo.
L'effetto annuncio è fondamentale, perché imprime nel lettore medio(cre) un'idea indelebile, che solo il più attento potrà successivamente emendare con il dato corretto, figlio del successivo approfondimento.
Tutti gli altri si limiteranno alla lettura del lancio d'agenzia ed alle note colorite che lo accompagnano, per poi passare ad altro.
Il giornalista è anche consapevole che tale condotta, attributiva di condotte violente alla tifoseria sbagliata, resterà impuntita, poiché se da un lato non costituisce diffamazione ascrivere a qualcuno una squadra di calcio diversa da quella per cui fa il tifo, dall'altro ascrivere ad una tifoseria l'appartenenza di un delinquente non costituisce reato nei confronti del singolo appartenente alla tifoseria chiamata in ballo e, dunque, costituisce un reato non perseguibile, per la mancanza di una identificabile persona offesa che subisca un danno accertabile e liquidabile.
Un paio di esempi recenti:
http://www.liberoquotidiano.it/news/italia/1127668/Mega-rissa-tra-ultra-della-Lazio--e-i-tifosi-del-Tottenham--Uno-e-grave-con-l-aorta-lesionata.html
http://www.romatoday.it/cronaca/scontri-ultras-lazio-tifosi-tottenham-feriti.html
Al contrario, quando l'appartenenza è chiaramente romoletta (2) omettono scientemente, il più a lungo possibile, di riferire al pubblico la squadra (e dunque, spesso, il movente) del reo.
Ora, senza entrare nel merito dell'accaduto, la vicenda di ieri è icasticamente rappresentativa di tale schema.
L'episodio accade diverse ore prima della partita.
La polizia raccoglie immediatamente le deposizioni dei presenti, individua il luogo, i bossoli e il presunto responsabile con una gamba rotta viene immediatamente assoggettato a fermo.
Il pedigree del presunto responsabile non ammette equivoci ed è noto sia alle forze dell'ordine che ai media, che ne hanno immortalato le gesta nel derby 2004.
Si tratta di capopopolo daa sudde ed abituale frequentatore dei calciatori della roma.
Tuttavia, nella concitazione degli eventi e pur con 45 minuti di ritardo della partita da riempire di chiacchiere, un singolare pudore attanaglia tutti gli organi d'informazione, che parlano di regolamento di conti camorristico, di tifosi della viola e, perfino, di scontri a fuoco con la celere, ledendo i diritti di tutti i tirati in ballo.
Fino a quando, a notte inoltrata, allorché il grande pubblico è andato a letto e, mentre dorme, fissa la memoria della giornata sul nastro, non è più possibile nascondere la notizia ecco, allora, come le principali testate trattano la faccenda stamattina.
http://www.gazzetta.it/
http://www.iltempo.it/
http://www.corriere.it/index.shtml?refresh_ce
http://www.corrieredellosport.it/index.shtml
http://www.repubblica.it/index.html?refresh_ce
Nel lasciare a voi ogni valutazione, riporto anche la prima pagina e l'approfondimento (!) dello stesso quotidiano che aveva, erroneamente ed immediatamente, attribuito ai laziali il raid di Campo de' Fiori.
http://www.liberoquotidiano.it/index.html
http://www.liberoquotidiano.it/news/sport/11605508/Coppa-Italia--finale-Napoli-Fiorentina.html
Trovate le differenze e, se desiderate un ulteriore confronto, cercate in rete le prime pagine dei quotidiani che raccontano delle vicende degli ultras laziali.
L'attributo laziale viene appioppato immediatamente e senza alcuna remora anche quando i fatti asseritamente delittuosi sono commessi in ambito extra-calcistico, nella vita privata.
Qualche esempio.
http://roma.repubblica.it/cronaca/2013/10/25/news/droga_arrestato_diabolik_capo_ultras_della_lazio-69401257/
http://video.ilmessaggero.it/roma2013/traffico_di_droga_in_manette_diabolik_capo_tifoseria_lazio-13788.shtml
http://www.leggo.it/NEWS/ROMA/ricercato_39_diabolik_39_storico_capoultr_agrave_della_lazio_traffico_di_droga._quot_giro_d_39_affari_da_5_milioni_di_euro_quot/notizie/330606.shtml
http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-italia/giuliano-simonetti-ultras-lazio-gambizzato-mistero-movente-agguato-1798689/
http://www.ilmessaggero.it/roma/cronaca/passeggero_atac_autobus_investito_motorino_gambizzato/notizie/531213.shtml
http://www.iltempo.it/cronache/2013/12/17/droga-omicidi-e-slot-trema-la-curva-nord-1.1199699
E arriviamo al perché.
Far apparire una tifoseria cattiva - o, al contrario, una buona - condiziona la reputazione di cui gli eventi della squadra, durante i quali quella tifoseria si concentra in un luogo, godranno presso il grande e, per lo più, disattento pubblico.
Così venderà più biglietti ed avrà più simpatizzanti la squadra la cui tifoseria appare nell'immaginario collettivo un simpatico bobolo ed i cui eventi vengono descritti come grandi ed appassionate feste popolari, al più goliardicamente puntute, mentre ne venderà meno ed avrà meno simpatizzanti la società i cui tifosi vengono dipinti come nazisti, spacciatori ed accoltellatori ed i cui eventi a pagamento siano descritti come cupi e pericolosi.
Dunque, chiedo a voi, libertà di informazione o libertà da questa informazione?
il vero problema è quando i comunicatori laziali, ma anche molti degli stessi tifosi che frequentano sto forum, cadono negli stessi tranelli.
Dal CDS di oggi (versione on line)....
«GESTO DI UN SINGOLO» - Lo ha detto il questore di Roma Massimo Mazza, spiegando che è stato solo accordato al capitano del Napoli di informare i tifosi, su richiesta di questi, sulle condizioni di salute del ferito. Gli spari di ieri prima della finale di Coppa Italia sono stati "il gesto di un singolo, non c'entra la tifoseria della Roma". Lo ha detto il questore di Roma, Massimo Mazza, sottolineando che "né i tifosi della Roma né quelli della Lazio si sono mai materializzati sulla scena".
Prontamente si segnano i distinguo, al contrario di altri articoli postati da m.m.
Che senso ha parlare anche dei tifosi della Lazio? A me sembra tutto un grandioso schifo, pianificato scientemente.
Citazione di: DajeLazioMia il 04 Mag 2014, 13:34
Dal CDS di oggi (versione on line)....
«GESTO DI UN SINGOLO» - Lo ha detto il questore di Roma Massimo Mazza, spiegando che è stato solo accordato al capitano del Napoli di informare i tifosi, su richiesta di questi, sulle condizioni di salute del ferito. Gli spari di ieri prima della finale di Coppa Italia sono stati "il gesto di un singolo, non c'entra la tifoseria della Roma". Lo ha detto il questore di Roma, Massimo Mazza, sottolineando che "né i tifosi della Roma né quelli della Lazio si sono mai materializzati sulla scena".
Prontamente si segnano i distinguo, al contrario di altri articoli postati da m.m.
Che senso ha parlare anche dei tifosi della Lazio? A me sembra tutto un grandioso schifo, pianificato scientemente.
In pratica quello di Gastone era il fantasma formaggino.
Citazione di: happyeagle il 04 Mag 2014, 13:35
L'omertà e la connivenza dei mezzi d'informazione nei confronti dei romanisti è qualcosa che renderebbe Goebbels molto fiero,
la loggia P1927 è attiva h24 per minimizzare alterare e falsare le notizie quando ci sono di mezzo loro,
ci vuole qualcosa di veramente eclatante per far emergere pezzi di verità.
A quello che ho scritto sul topic in "argomenti" ci aggiungo anche che quello che fanno è premeditato e programmato, mi fanno schifo tutti a partire dai direttori dei giornali.
Stessa dichiarazione del questore qui:
http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/05/04/spari-a-roma-tifoso-giallorosso-arrestato-per-tentato-omicidio-e-daniele-gastone-de-santis/972575/
Ma si aggiungono delle non meglio identificate "amicizie importanti anche nella curva della Lazio".
Così, tanto per schizzare con un po' di merda domenicale anche noi.
Novantadue minuti di applausi.
A margine, la convinzione che la Lazio è per pochi. E io sono contento così, anzi ne sono orgoglioso. Mi si dia pure del nazista (che è un po' come rispondere alla tua domanda: scelgo la libertà dall'informazione e dai giudizi altrui).
Bravo m.m.
Il più bel post dell anno
Perfetto
Questo e' un vecchio discorso, che riciccia fuori ogni qualvolta accade un qualcosa che da voce a questo tipo di teorema, il problema grave, gravissimo secondo me, e' l'atteggiamento partigiano e calcolatore, sfacciatamente ipocrita da parte della stampa in generale (giornali radio e televisioni, non fa molta differenza), poco fa al tg (non ricordo se TG2) hanno parlato del tifoso accusato della sparatoria definendolo come "Falso Ultra'"
Ecco questo e' un esempio lampante di quello che dici, come e' vero l'effetto prima notizia, indelebile nella mente dell'ascoltatore medio, ma e' anche vero che stiamo precedendo i riscontri, e di quello che e' successo non sappiamo ancora abbastanza... aspetterei per giudicare l'episodio, diverso invece e' il giudizio che si puo' dare su tutto quello che si muove ogni qual volta la criminalita' comune o organizzata si mescola col tifo, mi sembra che la cosa sia sempre piu' chiara e non solo a noi Laziali
Il tutto unito alla palese mancanza da parte di chi dovrebbe semplicemente far rispettare la legge, direi che completa l'opera
Noi da parte nostra (lo dico da Laziale) dovremmo sempre tenere gli occhi aperti su quello che succede cercando pero' di avere un atteggiamento lucido, due cose sbagliate non ne fanno una giusta, non ha mai funzionato cosi
girovagando nell'etere mi ero soffermato un attimo all'approfondimento di sky sport con il magnifico apporto del pinguino carezza il quale, parlando dello sparatore goliardico, ha riferito che non c'entra niente con la riomma, e con fare da so tutto io ha detto che erano anni che ormai allo stadio non si faceva vedere ... (sarà vero?)
ripeto qui l'annosa questione se a parti inverse ci sarebbe stato lo stesso trattamento oppure, nel caso, una intera tifoseria, ultras e non, sarebbe stata messa all'indice, no così, tanto per intenderci.
Allora se la rispopsta al quesito è affermativa possiamo tranquillamente affermare che tutta la cornice è marcia, che media, politica, entri sportivi (vero megalò?) e investigatori (cfr. serra e le puncicate goliardiche del questore) tendono sempre a minimizzare quando ci sono di mezzo tifosi dell'abominio, e il post di m.m. ne è la ennesima riprova. Aspetto che mi (e ci) dimostriate il contrario, mi metto seduto e aspetto ... :puke:
Falso ultrà che aveva abbandonato la curva?
Si vede che aveva ruggini personali coi napoletani.
Entro stasera mi aspetto la pubblicazione contestuale dell'abiura del sospetto ai colori piscioruggine e la sua tessera d'iscrizione al sodalizio.
Mancava la perla dell'Ansa sulla "scheggia impazzita".
Si chiamano 'A Carogna, Diabolik, quando va bene Sandokan: e i nomi sembrano già dire tutto, sulla propensione etica dei personaggi in questione. Sono i padroni delle curve, quelle figure con le quali trattare (o, nella migliore delle ipotesi, fare i conti) quando la tensione negli stadi sale, com'è avvenuto ieri sera all'Olimpico per la finale di Coppa Italia. Leader riconosciuti dai tifosi più duri, gli ultrà: ma anche piccoli imprenditori di quel suk senza confini che è ormai diventata la curva. Eppure, secondo Fabrizio Piscitelli, in arte Diabolik, leader storico della curva Nord dell'Olimpico (quella laziale), la definizione di 'Irriducibilì è diventato nel tempo «sinonimo di stile, novità e coerenza».
'Diabolik', attualmente in prigione per traffico di stupefacenti, in una lettera indirizzata agli ultrà laziali, recentemente lamentava un cambio generazionale e la conseguente «mancanza di guida» per i più giovani. Così come le società di calcio curano i propri vivai, ci deve essere anche un settore giovanile nella tifoseria organizzata visto che, grazie anche ai numerosi Daspo inflitti negli ultimi anni, le gerarchie del tifo nelle curve sono spesso mutate, senza per questo modificare la sostanza delle cose. La mappa degli ultrà italiani è variopinta e spesso politicamente scorretta. Si calcola siano circa 41 mila i tifosi, divisi fra quasi 400 gruppi organizzati: una cinquantina di estrema destra, una quindicina di estrema sinistra e una decina 'mistì, secondo una recente stima dell'Ucigos, l'Ufficio centrale per le investigazioni generali e le operazioni speciali. Più della fede calcistica, in talune circostanze, prevale l'appartenenza politica: ma dovunque ci sono figure di riferimento, i capi.
A Genova (sponda Genoa, dove il leader è Fabrizio Fileni, l'uomo che, attaccato alla rete, ordinò ai giocatori rossoblù di consegnare ai tifosi le maglie in una giornata infausta per la sua squadra, ma anche per tutto il calcio) si trova il '5 Rossò, nella Torino granata gli 'Stendardì, il Weiss Schwarz Brigaden è di stanza a Cesena. A Livorno Che Guevara è il simbolo di una tifoseria la cui fede politica non ha segreti. Da sud a nord, il tifo organizzato ha quasi sempre dettato legge, senza scendere mai a compromessi. La criminalità organizzata trova terreno fertile e s'insinua fra le curve, ma non solo. È di pochi giorni fa la notizia che Salvatore Lo Russo, capo dell'omonimo clan di camorra a Napoli, conosciuto anche con il soprannome dei 'capitonì e arrestato a Nizza, era stato fotografato più volte mentre assisteva alle partite da bordocampo, nel San Paolo. Allo stadio di Palermo, una volta, venne esposto uno striscione contro il 41 bis, il regime di carcere duro per i boss. Sempre a Palermo, negli anni '80, la gestione del tifo era affidato a un centro di coordinamento presieduto Anna Maria Tornabene, che tutti chiamavano la 'Signorinà. Ma aveva pugno di ferro. Dopo di lei sono saliti alla ribalta Brigate rosanero, Vecchia guardia e Warriors. A Catania, dalle Falange d'assalto rossoazzurre capeggiate dal 'leggendariò Ciccio Famoso, si è passati agli Irriducibili della curva sud. Luca Lucci è il portavoce della curva sud del Milan, ma non mancano i nostalgici dei Commandos tigre. Giancarlo Capelli, detto il Barone, è uno dei leader storici della tifoseria rossonera.
Sandokan, invece, è considerato il protagonista dello scioglimento dei vari gruppi organizzati, con la conseguente fusione in un unico sodalizio chiamato 'Curva sud Milanò. A Torino, i Drughi (citazione dal film Arancia meccanica) e i Tradizione hanno monopolizzato la curva sud, subentrando ai Fighters e agli Antichi valori. Recente la polemica con Mariella Scirea, moglie di Gaetano, che aveva condannato i cori razzisti partiti proprio dalla curva che porta il nome dell'ex bandiera bianconera. A Roma, in curva sud, gli As Ultras spodestarono gli storici Cucs; sulla curva opposta, il tifo organizzato da tempo ormai ha dichiarato guerra al presidente laziale Lotito, con gli Irriducibili subentrati nell'era Cragnotti prima ai Viking, poi agli Eagles. Tutti con un capo, alle cui logiche rispondono i tifosi: molto di più che agli interessi della propria squadra.
(ansa)
Asciutto ed equilibrato.
Io trovo allucinante che non si parli di altro da 24 ore in questo paese.
Rende l'idea di come è ridotto il giornalismo italiano a inventarsi notizie e ingigantire fatti abbastanza irrilevanti.
Ovviamente la questione viene calvalcata dai soliti noti a fini di propaganda politica.
alla fine della storia l'unica vittima di tutta questa comica è il buon Gennarone che a parte una maglietta un poallacatzo si è visto crocifisso, per non si sa cosa.
solito paese di pagliacci
Citazione di: m.m. il 04 Mag 2014, 17:19
Mancava la perla dell'Ansa sulla "scheggia impazzita".
Si chiamano 'A Carogna, Diabolik, quando va bene Sandokan: e i nomi sembrano già dire tutto, sulla propensione etica dei personaggi in questione. Sono i padroni delle curve, quelle figure con le quali trattare (o, nella migliore delle ipotesi, fare i conti) quando la tensione negli stadi sale, com'è avvenuto ieri sera all'Olimpico per la finale di Coppa Italia. Leader riconosciuti dai tifosi più duri, gli ultrà: ma anche piccoli imprenditori di quel suk senza confini che è ormai diventata la curva. Eppure, secondo Fabrizio Piscitelli, in arte Diabolik, leader storico della curva Nord dell'Olimpico (quella laziale), la definizione di 'Irriducibilì è diventato nel tempo «sinonimo di stile, novità e coerenza».
'Diabolik', attualmente in prigione per traffico di stupefacenti, in una lettera indirizzata agli ultrà laziali, recentemente lamentava un cambio generazionale e la conseguente «mancanza di guida» per i più giovani. Così come le società di calcio curano i propri vivai, ci deve essere anche un settore giovanile nella tifoseria organizzata visto che, grazie anche ai numerosi Daspo inflitti negli ultimi anni, le gerarchie del tifo nelle curve sono spesso mutate, senza per questo modificare la sostanza delle cose. La mappa degli ultrà italiani è variopinta e spesso politicamente scorretta. Si calcola siano circa 41 mila i tifosi, divisi fra quasi 400 gruppi organizzati: una cinquantina di estrema destra, una quindicina di estrema sinistra e una decina 'mistì, secondo una recente stima dell'Ucigos, l'Ufficio centrale per le investigazioni generali e le operazioni speciali. Più della fede calcistica, in talune circostanze, prevale l'appartenenza politica: ma dovunque ci sono figure di riferimento, i capi.
A Genova (sponda Genoa, dove il leader è Fabrizio Fileni, l'uomo che, attaccato alla rete, ordinò ai giocatori rossoblù di consegnare ai tifosi le maglie in una giornata infausta per la sua squadra, ma anche per tutto il calcio) si trova il '5 Rossò, nella Torino granata gli 'Stendardì, il Weiss Schwarz Brigaden è di stanza a Cesena. A Livorno Che Guevara è il simbolo di una tifoseria la cui fede politica non ha segreti. Da sud a nord, il tifo organizzato ha quasi sempre dettato legge, senza scendere mai a compromessi. La criminalità organizzata trova terreno fertile e s'insinua fra le curve, ma non solo. È di pochi giorni fa la notizia che Salvatore Lo Russo, capo dell'omonimo clan di camorra a Napoli, conosciuto anche con il soprannome dei 'capitonì e arrestato a Nizza, era stato fotografato più volte mentre assisteva alle partite da bordocampo, nel San Paolo. Allo stadio di Palermo, una volta, venne esposto uno striscione contro il 41 bis, il regime di carcere duro per i boss. Sempre a Palermo, negli anni '80, la gestione del tifo era affidato a un centro di coordinamento presieduto Anna Maria Tornabene, che tutti chiamavano la 'Signorinà. Ma aveva pugno di ferro. Dopo di lei sono saliti alla ribalta Brigate rosanero, Vecchia guardia e Warriors. A Catania, dalle Falange d'assalto rossoazzurre capeggiate dal 'leggendariò Ciccio Famoso, si è passati agli Irriducibili della curva sud. Luca Lucci è il portavoce della curva sud del Milan, ma non mancano i nostalgici dei Commandos tigre. Giancarlo Capelli, detto il Barone, è uno dei leader storici della tifoseria rossonera.
Sandokan, invece, è considerato il protagonista dello scioglimento dei vari gruppi organizzati, con la conseguente fusione in un unico sodalizio chiamato 'Curva sud Milanò. A Torino, i Drughi (citazione dal film Arancia meccanica) e i Tradizione hanno monopolizzato la curva sud, subentrando ai Fighters e agli Antichi valori. Recente la polemica con Mariella Scirea, moglie di Gaetano, che aveva condannato i cori razzisti partiti proprio dalla curva che porta il nome dell'ex bandiera bianconera. A Roma, in curva sud, gli As Ultras spodestarono gli storici Cucs; sulla curva opposta, il tifo organizzato da tempo ormai ha dichiarato guerra al presidente laziale Lotito, con gli Irriducibili subentrati nell'era Cragnotti prima ai Viking, poi agli Eagles. Tutti con un capo, alle cui logiche rispondono i tifosi: molto di più che agli interessi della propria squadra.
(ansa)
Asciutto ed equilibrato.
Parola d'ordine minimizzare la notizia ed insabbiare.
Citazione di: Ranxerox il 04 Mag 2014, 21:28
Parola d'ordine minimizzare la notizia ed insabbiare.
e, aggiungo, buttà un po' de merda su chi per una volta non c'entra un caxxo.
Citazione di: MadBob79 il 04 Mag 2014, 21:38
e, aggiungo, buttà un po' de merda su chi per una volta non c'entra un caxxo.
Concordo, serve a confondere le acque. A questi Goebbels je fa una pippa a due mani.
Citazione di: m.m. il 04 Mag 2014, 13:23
Dunque, chiedo a voi, libertà di informazione o libertà da questa informazione?
libertà da questa informazione.
e qui stiamo parlando solo di calcio, figuriamoci come vengono manipolate le notizie per interessi ancora più importanti.
m.m ha mille ragioni, e non gli si puo' obiettare il fatto che con questa storia l'essere della roma o della lazio non ha alcuna importanza perche' dietro al fatto Ciro c'e' dell'altro.
Lui non parla del fatto, parla di come viene riportato dalla stampa.
E la sua analisi e' tragicamente impeccabile.
Non dimentichiamo che siamo su un Forum della Lazio, a cui deve stare a cuore la vita della Lazio e i suoi successi. Questa stampa ha un solo scopo, lasciare che esista una sola squadra a Roma, come da progetto del 1927.
Merde rifardite che devono schiattare.
Adesso sulla homepage del corriere della sera e di repubblica, già non c'è più traccia dell'ultrà della roma che ha sparato 4 colpi di pistola ed ha quasi ucciso un tifoso napoletano.
Su De Santis, detto Gastone, non c'è più nulla.
è molto più interessante genny a carogna, i suoi daspo, la sua provenienza malavitosa, pure se alla fine non ha amamzzato nessuno.
su tutti i giornali e telegiornali campeggia l'immagine di gennaro. di de santis come dite voi si è persa traccia...ma sì..che sarà mai una pistolettata...meglio la carogna che si atteggia a papa.
Devo dare atto che stamane su Radio 3 Rai Maurizio Crosetti di repubblica ha sottolineato come la versione della questura relativa al "gesto isolato" e fuori dal contesto del tifo non stia proprio in piedi, visto il "curriculum" del protagonista, e che al massimo poteva andar bene solo all'inizio per calmare gli animi.
Inoltre, nonostante qualche battutina, insieme al conduttore di "Tutta la città ne parla" hanno sottolineato come l'unico presidente a tagliare i ponti con certi tifosi sia stato Lotito, a fronte però di ritrovarsi con lo stadio vuoto nonostante potesse contare sui trofei vinti dalla squadra come quello del 26 maggio 2013
un'immagine che rende benissimo l'idea del topic
(http://i.imgur.com/VPCWeFY.jpg?1) (http://imgur.com/VPCWeFY)
Citazione di: DeCalcibus il 05 Mag 2014, 10:57
un'immagine che rende benissimo l'idea del topic
(http://i.imgur.com/VPCWeFY.jpg?1) (http://imgur.com/VPCWeFY)
Dopo oltre 40 anni si ripropone la scena iniziale de "L'uccello dalle piume di cristallo" .
Non per niente Dario è dei nostri .
8)
I tifosi della #Lazio pagano l'albergo alla famiglia dell'ultras del Napoli Ciro Esposito ferito prima della #CoppaItalia
http://www.repubblica.it/cronaca/2014/05/05/news/quei_10_padroni_delle_curve_d_italia_tra_camorra_affari_e_politica-85251006/?ref=HREC1-2#gallery-slider=85253408
Naturalmente tra i 10 c'è quello della Lazio. Evidentemente la curva della Roma si gestisce da sola.......
Tanto per farvi capire come se non bastasse che schifo di presse ci informa in Italia
http://www.repubblica.it/cronaca/2014/05/05/foto/ultras_i_10_padroni_delle_curve_italiane-85253541/1/?ref=HREA-1#10
Non si parla minimamente dei capi ultras delle cacche ma di questi viene svelata perfino la fedina penale molto approssivativamente
Citazione di: gtc.giorgio il 05 Mag 2014, 13:38
http://www.repubblica.it/cronaca/2014/05/05/news/quei_10_padroni_delle_curve_d_italia_tra_camorra_affari_e_politica-85251006/?ref=HREC1-2#gallery-slider=85253408
Naturalmente tra i 10 c'è quello della Lazio. Evidentemente la curva della Roma si gestisce da sola.......
Scusa non avevo letto che schifo
Di nuovo ASRepubblica... galleria di foto del covo di De Santis... qual'é l'unico logo di squadra di calcio italiano che compare? Nessun dubbio: quello della Lazio!
http://roma.repubblica.it/cronaca/2014/05/06/foto/celtiche_tatuaggi_e_arresti_nel_covo_di_daniele_gastone_de_santis-85398679/1/#1 (http://roma.repubblica.it/cronaca/2014/05/06/foto/celtiche_tatuaggi_e_arresti_nel_covo_di_daniele_gastone_de_santis-85398679/1/#1)
Citazione di: Fischietto il 07 Mag 2014, 09:40
Di nuovo ASRepubblica... galleria di foto del covo di De Santis... qual'é l'unico logo di squadra di calcio italiano che compare? Nessun dubbio: quello della Lazio!
http://roma.repubblica.it/cronaca/2014/05/06/foto/celtiche_tatuaggi_e_arresti_nel_covo_di_daniele_gastone_de_santis-85398679/1/#1 (http://roma.repubblica.it/cronaca/2014/05/06/foto/celtiche_tatuaggi_e_arresti_nel_covo_di_daniele_gastone_de_santis-85398679/1/#1)
Tra l'altro, si guardano bene dal pubblicarne un'altra, di foto:
(http://www.ilpost.it/wp-content/uploads/2014/05/desantis2.jpg)
Guarda tu le coincidenze, alle volte.
Come già scritto in altri link:
http://ilmessaggero.it/ROMA/CRONACA/scontri_olimpico_napoletani_laziali_genny_carogna_de_santis_pistola/notizie/670980.shtml
Il messaggero già da per scontato che ci fossero PURE LAZIALI insieme al "povero" De Santis, che "forse non ha sparato" (vedi prova dello STUB di ieri)
Dalla struttura delta.
Tra 3 giorni de santis sarà diventato tifoso biancoceleste.
LEGGO (F. PASQUALETTI) - Due assalti. E non uno. A distanza di 20 minuti l'uno dall'altro. Uno scenario tutto nuovo su cui si inizia a far chiarezza con l'inchiesta sugli scontri avvenuti sabato scorso prima della finale di Coppa Italia, Napoli- Fiorentina. Ma andiamo con ordine. Tutto ha inizio alle 17.30: i pullman dei gruppi organizzati del Napoli arrivano nel parcheggio di Tor di Quinto e vengono presi dimira dal commando di ultras romanisti e laziali.
La conferma di ciò è arrivata dall'analisi di alcuni filmati: circa 7-8 persone avevano al collo sciarpe degli irriducibili. Nel commando di tranta aggressori è presente anche Daniele De Santis, il solo - al momento - accusato di aver sparato a Ciro Esposito. Immediata la reazione dei napoletani che non si tirano indietro e danno vita a una rissa furibonda. Dieci minuti di botte da ultras, con tanto di bastonate e sassaiole. Solo l'arrivo di un blindato dei carabinieri mette fine alla guerriglia: le fazioni si danno alla fuga.
Tutto finito? Macché, quando sembrava tornata la tranquillità - alle 18.10 - i romani tornano all'attacco: lancio di bomboni contro un gruppo di napoletani che stavano dirigendosi a piedi allo stadio. Tra questi anche Ciro Esposito. Altra rissa con De Santis sempre presente: stavolta spunta una pistola. Un testimone ha riferito che "Gastone" non era il solo a sparare: i colpi arrivano da dietro un cespuglio. Ma l'arma è sempre la stessa (la Beretta 765: sull'impugnatura dell'arma risulterebbero 7 impronte digitali diverse). Ciro Esposito viene colpito al torace e rimane a terra: i soccorsi arriveranno alle 18.20. De Santis viene pestato selvaggiamente con un carrello d'acciaio (uno di quelli utilizzati nei vivai, per capirci) e riporterà la frattura di 6 ossa in tutto il corpo. Ora bisognerà capire chi ha sparato. Per il Gip è stato lui e resterà in carcere per la sua «natura incontenibile e specialmente violenta e la comprovata incapacità a misurare la gravità delle proprie azioni». Intanto un gruppo di ultras giallorossi ha regalato alla mamma di Ciro Esposito una sciarpa della Roma in diretta Rai. Un gesto importante in vista di una gara delicata come quella con la Juve anticipata domenica alle 17.45. Napolitano chiede «intransigenza» con la violenza ultrà.
Me lo ricordo pasqualetti.
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Segnalo due articoli di Catapano, che rompono il muro del silenzio alzato dalle armi di distrazione di massa.
Il primo.
GASPORT (A. CATAPANO) – A una settimana dalla sparatoria di Tor di Quinto, è la pistola la chiave di questa indagine. Chi ha portato sulla scena del crimine la Benelli 7.65 (arma poco frequentata dai criminali romani) con matricola abrasa? In quanti l'hanno maneggiata? E davvero è servita «solo» a ferire i tre tifosi napoletani (il più grave, Ciro Esposito, resta in prognosi riservata) — come sostengono i pm Albamonte e Di Maio — o, esauriti i colpi, è stata utilizzata anche per colpire lo sparatore, come ha scritto nella sua ordinanza il gip Giacomo Ebner? Lunedì gli esami delle impronte e del sangue ritrovato sulla pistola forniranno qualche certezza in più. Mentre, per quanto riguarda i fatti avvenuti dentro l'Olimpico, mercoledì o giovedì la 1a sezione della Corte federale discuterà il ricorso d'urgenza presentato dal Napoli contro la chiusura per due turni del San Paolo.
Dubbio Chiarito che l'aggressione ai tifosi napoletani a Tor di Quinto non è stata l'iniziativa di un singolo folle ma un agguato, magari maldestro, di un piccolo commando romanista (una decina di persone, a cui la Digos sta dando la caccia), solo sull'autore degli spari non sembrano esserci dubbi: il 48enne Daniele De Santis, un ultrà fascista lontano dall'Olimpico dal 2010, che avrebbe radunato al civico 57 di via Tor di Quinto, dov'è di casa, un gruppetto di persone (coperte da caschi), insieme avrebbero attaccato un pullman di napoletani, poi, abbandonato dai suoi compari e vistosi sopraffatto dalla reazione degli aggrediti divenuti aggressori, avrebbe estratto la Benelli e fatto fuoco, ferendo Ciro e Alfonso Esposito e Gennaro Fioretti (i tre compagni di trasferta, uno dei quali trovato in possesso di un coltello, i primi a reagire). Nemmeno l'esame dello stub solo parzialmente positivo ha fatto sorgere dubbi ai pm, certi che De Santis sia stato il solo a maneggiare la pistola, eppure il gip ha scritto che Gastone, successivamente, è stato colpito alla testa col calcio della sua stessa arma. Dubbio da chiarire lunedì.
Acqua Ieri, intanto, i pm hanno riascoltato i tre testimoni che per primi hanno soccorso De Santis. Sono i gestori del Ciak Village, la regista Donatella Baglivo, il compagno Ivan La Rosa e l'amica Anna. Con loro i pm hanno ricostruito le dinamiche del ritrovamento della pistola e chiarito che effettivamente sarebbe stata usata una pompa d'acqua per respingere ulteriori assalti dei napoletani, elemento che avrebbe potuto alterare i residui di polvere da sparo trovati sulla mano destra di De Santis. Il tutto nel giorno in cui il pm Pierluigi Cipolla ha chiesto la condanna di nove agenti di polizia, accusati di lesioni gravissime, per il pestaggio inflitto a Stefano Gugliotta la sera del 5 maggio 2010, quando era in programma la finale di coppa Italia tra Roma e Inter. Un'altra storia, non meno dolorosa.
Su rai1 a l'arena da giletti c'è ospite Lotito.
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Il secondo, dall'inquietante contenuto.
GASPORT (A. CATAPANO) - La stagione della caccia è iniziata. Chi metterà per primo le mani sui complici di Daniele De Santis? Chi stanerà quel gruppetto di ultrà che avrebbe organizzato l'imboscata (maldestra) ai napoletani e convinto il vecchio collega Gastone a fare da esca, lasciandolo poi solo come un cane in pasto alla furia rivale? Sulle quattro (o dieci?) ombre romaniste che hanno agito a Tor di Quinto alle spalle di De Santis, coperte da caschi integrali, dileguandosi a bordo di scooter appena capita la «malaparata », non sta indagando solo la polizia, ancora a caccia di nomi, facce, appartenenze, ruoli. Sono gli stessi ultrà romanisti a cercarli, da giorni. Su mandato dei capi della curva Sud, che si sono fatti un'idea precisa del pasticciaccio di una settimana fa e, probabilmente, pure di chi lo ha commesso. Non si tratterebbe di semplici e incontrollabili «cani sciolti» né di vecchi arnesi da stadio ormai fuori dal giro come De Santis, ma di elementi in qualche modo riconducibili a gruppi della tifoseria romanista. Perciò, se è stato davvero un piano premeditato, chi lo ha ideato – e per quale motivo, scalare posizioni nella leadership della tifoseria romanista? – si è macchiato di due peccati mortali, che violano il «codice deontologico» degli ultrà: tradimento e vigliaccheria. Avrebbe organizzato l'agguato all'insaputa dei leader, che pure se non riconosciuti vanno sempre informati di fatti tanto eclatanti, e avrebbe abbandonato un «compagno di battaglia» sul campo, mostrando viltà. Se queste «accuse» fossero confermate, quei quattro o dieci o quanti erano effettivamente, «se e quando cadranno nelle mani dei compagni, saranno crepati », come spiega testualmente una fonte investigativa.
E ora? Fa impressione constatarlo, ma per gli ultrà della Roma in questo momento il problema principale non è De Santis né il fatto che un «normale» corpo a corpo sia sfociato in una sparatoria, eventualità prevista nella delinquenza comune, ma inconcepibile in quella da stadio. Gastone ha sparato perché «era da solo contro cento», dicono. Perciò, oggi pomeriggio non aspettatevi striscioni di solidarietà a Ciro Esposito, il tifoso del Napoli ancora ricoverato al Gemelli in prognosi riservata, almeno non nelle curve dell'Olimpico. Piuttosto, qualcuno in quei settori potrebbe esibire i vessilli azzurri strappati otto giorni fa ai napoletani negli scontri di Ponte Milvio, stratagemma confezionato ad arte per tenere le forze dell'ordine lontane dall'agguato di Tor di Quinto. Il problema dei romanisti, adesso, è come gestire tutta la vicenda, internamente e agli occhi degli altri ultrà italiani. Farla propria? Impensabile. Prenderne ufficialmente le distanze? Inconcepibile. Fare come se nulla fosse? Impossibile. Lo dimostra quanto (non) accaduto a Catania: gli ultrà della Roma avevano organizzato la trasferta, avrebbero dovuto viaggiare nella notte tra sabato e domenica, ma il pasticciaccio di Tor di Quinto e l'ipotesi che per vendetta i napoletani tendessero loro un agguato sulla strada, li ha fatti desistere.
Agli occhi di tutti sarebbe stato molto meglio se De Santis – che, secondo Luigi Proietti, gestore del bar del circolo sportivo Trifoglio a Tor di Quinto, sabato è intervenuto «solo dopo aver sentito i botti delle bombe» – avesse agito da solo. La questione, a questo punto, sarebbe già stata liquidata come il gesto di un pazzo fuori controllo, da tempo allontanato dallo stadio, dunque non «accollabile» alla leadership attuale. La questione, invece, riguarda i romanisti. Gli ultrà di tutta Italia li stanno guardando e, purtroppo, aspettando. Non ce ne libereremo mai.
Lo striscione di ieri dimostra che De Santis non fosse poi tanto lontano da chi è ancora in curva.
Citazione di: PILØ il 12 Mag 2014, 12:40
Lo striscione di ieri dimostra che De Santis non fosse poi tanto lontano da chi è ancora in curva.
Ma infatti non lo era, era solo daspato.