Ragazzi, io con la massima umiltà, vi invito tutti a ragionare su un profilo.
Non giudicate Biglia e "l'affaire" Biglia con la categoria del lavoro dipendente o, in generale, usando parametri buoni per (quasi) tutti noi netters ma non per "aziende" di medie dimensioni quali sono i big della serie A del XXI secolo (e Biglia è un big della serie A, non ci piove).
Nel "calcio di oggi", nel quale girano soldi fantasmagorici, il comportamento di Biglia è ampiamente scontato, mi verrebbe da dire "giusto" nel senso che è in perfetta relazione con quello che avviene ovunque. Le bandiere non esistono: nessuno meglio di noi, che abbiamo l'esempio dello straccio sporco demmerda che sventolano dellá capisce il concetto: bello fare la bandiera lucrando decine di milioni fra ingaggio e sponsor, trascinando una carriera per anni e anni al prezzo di 15/20 bombe l'anno.
Sarebbe puerile pensare di incatenare Biglia ai suoi 1,5 l'anno sino al 2018. Lucas non ti gioca e io non sto neppure tanto a giudicarlo. I professionisti del calcio di oggi sono tutti così. E se sono di un certo livello, tanto peggio. Ma il calcio non lo cambi se ti irrigidisci - tu, e solo tu - di fronte ad una condotta che, con le "regole" di oggi "ci sta". Altro discorso, ovviamente, se ad esempio esistesse un codice rispettato da tutti per davvero in base al quale il giocatore con ingaggio non può avere contatti con nessuno se non a decorrere dai 12 mesi anteriori dalla scadenza del contratto; se si introducesse il divieto tassativo di corrispondere una provvigione mediatizia all'agente al momento del rinnovo (così funziona oggi: si rinnova a 1.000 l'anno per 5 anni, e nel contratto si prevede una commissione all'agente pari a x oltre il netto che gli versa direttamente la società, magari con qualche deviazione di traiettoria tra Gibilterra, Vaduz, Amsterdam, Dublino, Cayman eccetera).
Ma tutto questo nessuno lo vuole, perché anche i proprietari, tutti, prima o poi ci guadagnano.
Ergo, a mio sommesso avviso, inutile fare la guerra di religione a Biglia, pensando di averla vinta. Ci conviene pagare di più, tenerci il giocatore contento e sperare che stia bene fisicamente e ricominci a giocare. L'alternativa porta due certezze: il risparmio di una somma che non altera i nostri equilibri economico-finanziari; il rendimento di uno dei nostri giocatori più forti che volgerà tremendamente al punto 0 dell'asse x.