Malagò

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Re:Malagò
« Risposta #120 il: 18 Giu 2020, 20:15 »
Riforma dello sport, in ballo anche la revisione del limite di mandati: quella sentenza che fa tremare il dominio di Malagò al Coni

Il presidente del Comitato olimpico sarà rieletto con l’ennesimo plebiscito dopo i Giochi di Tokyo: lo può fare grazie alla legge Lotti che ha alzato a tre il tetto dei mandati. La Cassazione nel 2018 ha però stabilito che vanno calcolati a prescindere dalla carica: in base a questa interpretazione sarebbe ineleggibile. La questione andrà risolta ed è già nelle bozze dei decreti attuativi sul tavolo del ministro Spadafora: un nodo che agita tutti i palazzi dello sport e i loro (eterni) governatori

https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/06/18/riforma-dello-sport-in-ballo-anche-la-revisione-del-limite-di-mandati-quella-sentenza-che-fa-tremare-il-dominio-di-malago-al-coni/5839716/

E sì, qui c'è tutto il cortocircuito tra le correnti del CSM.

Il ratto quotidiano si abbevera al rito davighiano e allora impallina il dottor Malagò, amichetto di Palamara.

Certo, i Padellaro boy's potevano svegliarsi un po' prima, magari quando, nell'ambito del merdaio del merdodromo, la posizione del dottor Malagò è stata  improvvisamente stralciata (lette le intercettazioni di Perugia, possiamo farci pure un'idea del come e del perchè) e poi archiviata in istruttoria.
Re:Malagò
« Risposta #121 il: 19 Giu 2020, 11:01 »
E sì, qui c'è tutto il cortocircuito tra le correnti del CSM.

Il ratto quotidiano si abbevera al rito davighiano e allora impallina il dottor Malagò, amichetto di Palamara.

Certo, i Padellaro boy's potevano svegliarsi un po' prima, magari quando, nell'ambito del merdaio del merdodromo, la posizione del dottor Malagò è stata  improvvisamente stralciata (lette le intercettazioni di Perugia, possiamo farci pure un'idea del come e del perchè) e poi archiviata in istruttoria.

Cannonata in rete del Nostro  Giorgione.

Da anni si sapeva del trio Lotti, Palamara, Malagò, ora si svegliano solo per giochi di correnti.

3 romanisti, 3 traffichini.

Non sorprende il potere preso da Malagò, uno che aveva come curriculum figlio di venditore di auto di lusso, amico di Montezemolo, presidente di un circolo sportivo pieno di grand commis di stato e parastato, magistrati, giornalisti, tutti amisci sciuoi, come ama sottolineare quando si parla di chicchessia, anche i suoi nemici sono grandi amici sciuoi.
Amicizie, favori, clientele, biglietti gratis elargiti ad altri potenti accattoni, che le file per i biglietti con i soldi in bocca le fa il popolo. Mondiali 2009 di nuoto non proprio irreprensibili, esami comprati, altri piccoli inciampi come nella vicenda Stadio daa roma, ne esce sempre bene e più potente di prima, evidentemente il suo angelo custode caffeinomane è stato molto abile e tempestivo.
E guai ai nemici, verso i quali la tenaglia politico giudiziaria dei suoi amisci era pronta a stringersi tra un dossier e una pastetta politica ben viscosa.

Sul lato dei valori sportivi, basterebbe la fuga del 2013 per classificarlo come pezzente, ma l'apice lo trovismo nella lettera inviata al Cio a un suo grande amico, con cui chiedeva squalifiche allo Sport italiano se non si fosse levata di torno Sport e Salute.

Offline paolo71

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Re:Malagò
« Risposta #122 il: 19 Giu 2020, 11:08 »
stammerda
Re:Malagò
« Risposta #123 il: 19 Giu 2020, 13:32 »
Re:Malagò
« Risposta #124 il: 20 Giu 2020, 22:33 »
Voci ..Arch laziali e  fidate ce lo raccontano fuori del Coni zona stadio dei marmi a sbraitare al telefono, nella confusione una frase almeno s'è capita bene, una cosa tipo ..sennò faccio come Lotito!

È un mistero, cosa avrà voluto dire e a chi? Era una minaccia o una dichiarazione programmatica? Cosa fa Lotito, oltre a dettar giusta  legge da Gran Signore dello Sport quale egli è, a costruire squadre favolose e vincenti, e  far rosicare tutta Italia?
Lotito che lui sì che sarebbe un gran presidente del Coni, un gran bel presidente!

Chi potrà mai svelare questo arcano, questo mistero misterioso?

Una cosa è certa, alcune recenti vicissitudini di certi amisci suoi  hanno reso boccuccia un po' nervoso. E il calcio più di ogni altro sport pare essere in cima ai suoi pensieri, pensieri però amari.

Online TheVoice

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Re:Malagò
« Risposta #125 il: 20 Giu 2020, 23:03 »
Forse è correlato: pare (sottolineo, pare) che ieri nottetempo sia arrivato alle Federazioni il "liberi tutti".

Nei circoli sportivi il Covid non esiste più...
Re:Malagò
« Risposta #126 il: 20 Giu 2020, 23:08 »
Non è ancora stato arrestato?
Re:Malagò
« Risposta #127 il: 21 Giu 2020, 15:52 »
Forse è correlato: pare (sottolineo, pare) che ieri nottetempo sia arrivato alle Federazioni il "liberi tutti".

Nei circoli sportivi il Covid non esiste più...

Potrebbe essere. Ma dovrebbe esserne contento, e comunque l'ossessione per il nostro, direi un complesso con origini traumatiche, fa godere non poco.

Offline mr_steed

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Re:Malagò
« Risposta #128 il: 25 Nov 2020, 00:06 »
Malagò, l’intoccabile: il Pd svuota la riforma dello sport per permettergli il terzo mandato alla guida del Coni.

Una legge a metà: c’è finalmente un nuovo contratto per i lavoratori, il professionismo femminile, le regole per diventare agenti, la legge sugli stadi, la semplificazione degli adempimenti, la sicurezza sulle piste da sci. Manca - ed è il punto più pesante - la riforma della governance, che consentirà al capo dello sport italiano di rimanere ancora in sella. Lo ha voluto il Partito democratico, ministro costretto a subire.

https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/11/24/malago-lintoccabile-il-pd-svuota-la-riforma-dello-sport-per-permettergli-il-terzo-mandato-alla-guida-del-coni-beffato-spadafora-e-il-m5s/6015427/

Tempo scaduto. La riforma dello sport resta a metà. C’è finalmente un nuovo contratto per i lavoratori, il professionismo femminile, le regole per diventare agenti, la legge sugli stadi, la semplificazione degli adempimenti, la sicurezza sulle piste da sci. All’ultima riunione utile, il Consiglio dei ministri ha approvato 5 dei 6 decreti in cui era stata spacchettata la delega che scade il 30 novembre. Manca però il primo provvedimento, il più importante: quello sulla governance dello sport italiano e sul Coni. In due parole, perché alla fine tutto si è ridotto a quello, sulla poltrona di Malagò. Intoccabile. Tanto che per non toccarla alla fine è saltata mezza riforma.

E dire che comunque il Coni ci avrebbe guadagnato. Uno degli obiettivi della grande riforma, se così ancora si può chiamare, era diventato restituire al Comitato Olimpico la preziosa autonomia violata della Lega e dall’ex sottosegretario Giorgetti, che aveva affidato quasi tutto (soldi, potere, perfino il personale) alla società governativa Sport e Salute. Dopo pianti e moniti del Cio (il Comitato internazionale ha minacciato addirittura di sospendere l’Italia), il Coni aveva strappato a Vincenzo Spadafora la promessa di un intervento riparatore. E il ministro l’aveva tutto sommato mantenuta, considerato che al Coni sarebbero tornati ben 115 dipendenti e asset fondamentali come il Foro Italico e il centro dell’Acqua Acetosa. Infatti, con la presenza anche del nuovo mega-dipartimento per lo Sport di Palazzo Chigi voluto da Spadafora (un vero e proprio “Dicastero a sé” anche secondo il Dagl, il Dipartimento per gli affari giuridici e legislativi di Palazzo Chigi), ad uscirne ridimensionato sarebbe stata soprattutto la società Sport e Salute diretta da Vito Cozzoli.

Solo che nel testo si parlava pure di limite dei mandati, tema spinoso se ce n’è uno. E lì si è bloccato tutto. Per mesi il ministro Spadafora ha cercato di rinnovare i vertici di tutto il sistema, con un nuovo limite di mandati che mandasse a casa tutti i presidenti che stanno lì da decenni. Tentativo fallito, perché mentre la riforma arrancava i padri padroni delle Federazioni si sono fatti tutti rieleggere e sono sfuggiti alla tagliola. A quel punto il Movimento 5 stelle ha preteso almeno una testa, quella più famosa, quella di Malagò: ha chiesto di negargli il terzo mandato consecutivo o, in alternativa, di mettere un’incompatibilità con la Fondazione di Milano-Cortina, di cui pure è presidente. La stessa norma di cui si era già parlato in estate e che, come rivelato dal Fatto, era stata cancellata dal testo da una “manina” su suggerimento proprio del Coni.

Pare che il Pd per un paio di giorni si fosse mostrato anche possibilista, provando a capire quale sarebbe stata la reazione. Pessima: come chiedergli di scegliere fra il suo Coni e le sue Olimpiadi? Così anche il Pd si è arroccato sulla sua posizione (o su quella di Malagò, che dir si voglia): niente cambio al limite ai mandati (perché non si tocca la Legge Lotti), niente incompatibilità con Milano-Cortina, perché secondo i dem sarebbe stata una norma “contra personam”. E da questo stallo fra i due alleati di governo c’è andata di mezzo la riforma. “Peccato non aver trovato un accordo sul decreto uno, che metteva ordine nei ruoli e nelle funzioni degli organismi sportivi”, commenta piccato il ministro. Sono stati salvati giusto un paio di articoli su atlete donne e disabili, accorpati agli altri provvedimenti. Salta quindi pure l’incompatibilità con le cariche politiche: le porte girevoli fra parlamento e sport restano aperte.

Spadafora almeno ha portato a casa gli altri 5 decreti, che può intestarsi. In particolare quello molto atteso sul lavoro sportivo, anche se le premesse sembravano più rivoluzionarie e la riforma deve ancora passare dal vaglio delle Regioni (in maggioranza in mano al centrodestra). C’è pure l’incognita dei rilievi posti dal Dagl e chissà quanto davvero superati, con lo spauracchio di dover sottoporsi al giudizio del Consiglio di Stato. Sulla governance invece si apre un nuovo fronte, che poi è il solito dell’ultimo anno e mezzo: la paralisi tra Sport e Salute e il Coni, dove non si capisce chi fa cosa. La prima in cerca d’identità, il secondo che ora tornerà a strepitare a giorni alterni e a far leva sulle improbabili minacce del Cio per riavere potere. Escludendo un decreto ad hoc, che dovrebbe essere votato in parlamento, la soluzione più probabile resta infilare un emendamento nel primo provvedimento utile, su cui però ci sarà comunque il veto del M5S (e adesso forse anche del ministro, che certo non ha gradito l’ostruzionismo del Coni). Tutto perché Malagò non ha lasciato andare la riforma. O forse era la riforma che doveva lasciar andare Malagò.
Re:Malagò
« Risposta #129 il: 25 Nov 2020, 10:48 »
mamma che  schifo.

Offline mr_steed

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Re:Malagò
« Risposta #130 il: 14 Feb 2021, 18:16 »
Governo Draghi senza ministro dello Sport: al Coni festeggiano per la ritrovata centralità, in attesa di un sottosegretario amico

Dopo Spadafora la casella del dicastero è al momento libera e probabilmente verrà assegnata tramite una delega a qualche sottosegretario. Di quale partito? si vedrà. L'unica certezza è che senza un ministro Giovanni Malagò torna a essere il vero punto di riferimento di tutto il settore

https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/02/14/governo-draghi-senza-ministro-dello-sport-al-coni-festeggiano-per-la-ritrovata-centralita-in-attesa-di-un-sottosegretario-amico/6100704/

Politiche giovanili, Turismo, Pari opportunità, Disabilità: quando Mario Draghi è uscito dall’incontro col presidente della Repubblica Sergio Mattarella per leggere la lunga lista di ministri del suo nuovo governo, la parola “sport” non è comparsa mai. Dopo il mandato di Spadafora, il ministero dello Sport è sparito, facendo storcere il naso a tanti appassionati. Ma non a tutti, non al Coni ad esempio, che senza un ministro diventa il Ministero. In realtà, la mancanza di un dicastero, che oggi fa tanto rumore nel mondo dello sport, è stata a lungo la prassi. Se escludiamo la breve parentesi di Josefa Idem, e quella intangibile di Piero Gnudi sotto il Governo Monti (aveva anche altre competenze), nella storia ci sono stati solo tre veri ministri dello Sport: Giovanna Melandri, Luca Lotti e appunto Vincenzo Spadafora. Possiamo aggiungerci Giancarlo Giorgetti, che ha esercitato a fondo la sua delega, ma da sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. Comunque l’assenza di un Ministero non può stupire. Semmai, è una scelta in controtendenza rispetto agli ultimi anni, in cui i tre governi precedenti avevano dato un forte peso politico alla materia.

Nel frenetico “toto-ministri” era circolato il nome di Andrea Abodi, un “tecnico” (ex presidente della Serie B, ora a capo dell’Istituto del Credito Sportivo) con tante conoscenze politiche (a destra, ma pure nel Pd), che però sembra più proiettato verso la corsa al Campidoglio. C’era chi pensava che proprio Giorgetti potesse riprendersi la delega, ma il leghista è finito in un ministero più importante. L’impressione è che nessuno abbia rivendicato la casella fino in fondo: lo sport non è stato ritenuto cruciale nelle trattative fra i tanti partiti della maggioranza e – temono gli appassionati – neppure nelle strategie dell’esecutivo.

Questo non vuol dire che nessuno avrà la delega. Verrà probabilmente assegnata al secondo giro, quello dei sottosegretari, dopo la fiducia: potrebbe tenerla Roberto Garofoli, ma per competenze e interessi è più facile finisca a uno dei prossimi nominati, più un politico che un tecnico (e bisognerà capire di che partito: possibile che per la regola dell’alternanza la palla passi a Pd o Italia Viva, ma i malumori nel M5S sono già alti, come lascia intendere il deputato Valente). Anche senza un dicastero, la scelta di questa figura non sarà marginale: farà capire quanto il governo vorrà occuparsi direttamente di sport e quale sarà la linea.

Dopo la riforma iniziata con Giorgetti e rimasta a metà con Spadafora, il sistema sportivo è ancora in cerca di equilibrio. Tra Coni, la società Sport e Salute e il nuovo Dipartimento di Palazzo Chigi c’erano fin troppi interlocutori. Per questo al Foro Italico l’altra sera hanno quasi festeggiato ascoltando la lista di Draghi: storicamente, quando non c’è un ministro, è il Coni che diventa un Ministero. Così Giovanni Malagò tornerebbe ad essere il n. 1 incontrastato dello sport italiano. Ancor di più se riuscisse ad ottenere una figura gradita come sottosegretario, magari grazie alla mediazione di Gianni Letta, che è già stato determinante nella discussa scelta dei tre ministri di Forza Italia. D’altra parte nemmeno Sport e Salute si lamenta, anzi: la società diretta da Vito Cozzoli di recente era nel mirino del ministro Spadafora, che la utilizzava come semplice braccio operativo; ora potrebbe recuperare terreno e autonomia.

In attesa di vedere dove finirà la delega, i vertici dello sport italiano non sembrano disperati per l’assenza di un ministero. Resta da capire quali saranno le conseguenze sullo sport italiano. Potrebbe non essere necessariamente una brutta notizia, il movimento se l’era cavata per anni senza la politica. Il rischio, però, è finire all’angolo, senza un rappresentante di peso a Palazzo Chigi che reclama gli interessi dello sport, specie con la grande occasione del Recovery Fund all’orizzonte. Il tanto criticato Spadafora era riuscito comunque a portare centinaia e centinaia di milioni per il settore (su come siano stati spesi le opinioni invece sono discordanti, visto che sono finiti tutti nei bonus ai collaboratori durante l’epidemia e negli impianti del controverso piano Sport e periferie). Senza un ministro, il governo Draghi si ricorderà dello Sport?

Offline mr_steed

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Re:Malagò
« Risposta #131 il: 20 Mar 2021, 00:32 »
Elezioni Coni, la fronda anti-Malagò candida Di Rocco. Ma il Collegio di garanzia (del Coni) licenzia un parere che lo taglia fuori dai giochi

I pensionati non possono essere presidenti di federazione: il parere del consiglio di garanzia dello Sport ha una strana coincidenza perché arriva proprio mentre si scaldano i motori per la campagna elettorale del Coni, a cui magari potrebbe essere applicato per lo sfidante di Giovanni Malagò

https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/03/19/elezioni-coni-la-fronda-anti-malago-candida-di-rocco-ma-dal-collegio-di-garanzia-del-coni-licenziano-un-parere-che-lo-taglia-fuori-dai-giochi/6139570/
 

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