Sono favorevole al razzismo. Una volta ne scrissi su Argomenti, facendo inorridire un po' di persone.
Sono favorevole perché lo considero invincibile. Essere razzista è una qualità dell'essere umano. L'ideale, per me, sarebbe riuscire a limitarlo, a renderlo il più possibile innocuo.
Sarri ha sbagliato, è evidente. Mancini, per qualsiasi motivo si sia offeso, ha diritto ad offendersi.
Forse Sarri, che mi piace come allenatore e come persona, considera la froceria una qualità negativa, e diciamo pure che su questo argomento è razzista. Bene (anzi male). Ma, lo domando a chi s'indigna: pensate che Sarri possa fare proseliti?
Sono d'accordo con chi dice che il danno è indipendente dal tipo di offesa (o discriminazione, o violenza) che si riceve. Ed è indipendente dall'intenzione del Sarri di turno. Dipende dal contesto e dal modo di essere delle persone. Mi dicono che mi vesto come uno zingaro e io mi faccio una risata. Altro esempio: giocando a pallone, capita che a qualcuno parta la bestemmia. C'è chi ne rimane intimamente colpito.
Non voglio oppormi proprio perché persino nel razzismo c'è una dose di cultura. Sembra un paradosso, eppure io penso che rifiutando il razzismo noi rifiutiamo una parte che esiste in ognuno di noi e nella storia di tutti noi. Il male è dentro tutti, nessuno escluso. Tutti siamo in grado di essere razzisti, l'importante è saperlo e scegliere.
Nello specifico, gli omosessuali nella nostra società sono discriminati da molti secoli. Lo hanno fatto i nostri genitori (o chi gli era accanto), lo hanno fatto i nostri nonni (o chi gli era accanto). Mi pare che le cose stiano migliorando.
La parola, frocio o finocchio che sia, in sé non è offensiva. O meglio: non è automaticamente offensiva (non è un insulto, è una parola bellissima, ce lo dice Hillman, viene dal greco... no, questa era una citazione per stemperare).
C'è una parte di me che è affezionata alla parola frocio, e più in generale a tante altre parole di uso popolare che oggi, con l'intento nobile di liberare la società dalle discriminazioni, vogliamo mettere al bando.
Il razzismo è un concetto in continua definizione. Ciò che ieri non lo era, oggi lo può diventare. Adeguati, no? Sì, io mi adeguo ma vorrei farlo a modo mio. Vorrei riuscire nell'impresa di conservare il linguaggio colorito ed espressivo (e oggi anche razzista) e allo stesso tempo fare in modo che le persone non vengano sfavorite per il colore della pelle, i gusti sessuali, il luogo di nascita, la religione, l'età, l'aspetto fisico e via dicendo.
Il lessico razzista dà ricchezza perché in un mondo globalizzato almeno possiamo distinguerci. Certo, purché sia fatto con ironia. E purché rimanga lì, nelle parole, e non si trasformi in comportamenti dannosi per gli altri individui.
Il paradosso è che il mondo in cui viviamo si sta trasformando sempre più in un sistema chiuso, cristallizzato, in cui le regole sono sempre più definite. Cerchiamo di controllare il più possibile per evitare che succedano gli errori del passato.
Mi viene una battuta volgare, passatemela: ci stiamo digitalizzando pure le scuregge.
Insomma voglio dire che oggi c'è meno libertà d'azione rispetto a qualche anno fa. Dove voglio arrivare: alle parole. Alla mia forte resistenza nei confronti della tendenza, in nome dell'antirazzismo, a privare il linguaggio delle parole sconvenienti, offensive e razziste.
Vado al centro della questione, perché ho scritto pure troppo. Per me usare la parola frocio non reca nessun danno alla vita degli omosessuali. Al contrario, trovo scandaloso che il nostro paese ancora non riesca a garantire i diritti di queste persone, come sposarsi, per dirne uno.