Once upon a time il Calcio.

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Offline Kim Gordon

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Once upon a time il Calcio.
« il: 10 Nov 2010, 15:26 »
Once upon a time il Calcio, quel Calcio. Quello che io sfiorai seppur col botto. Un momento nella vita delle persone che adesso c’è, ancora, ma diverso.
Che offre nuove Visioni,, come la Tribuna al Derby di Morganti desolatamente vuota.
Vuota per merito della tdt  per demerito dei Tifosi che una volta si chiamavano ultras.
Perché TDT è linguaggio che segna un ideologia. Quella di un Calcio diverso. Dicono migliore.
Ma chi è stò dicono? Dicono è l’Oste. Vatteafidà.
Un derby diverso in nome di un Calcio diverso.
Lo so, lo so, il Profitto è diventato la cruna dell’ago e il tifoso scalmanato il cammello.Il Mercato ha cacciato gesù, che voleva vivere da ladro.
Io lo vedo e lo ascolto, c’è un Calcio che è Morto. Ed uno che stà nascendo.
Uno simile a quello inglish, composto sulle macerie riammodernate delle terrace che furono. Quelle da cui oggi partono cori sporadici e spontanei, come al derby di Morganti. Sporadici ed infreddoliti canti obbligati da qualche sussulto di gioco, a riocordare che c’è ancora qualcosa oltre la partita, otre il gioco. Il Gioco. Prima, mi ricordo, il gioco era soltanto parte del gioco.
Tanto che ci si poteva permettere di stare fuori allo stadio, perché non era poi tanto quello l’importante…
Questo nuovo stadio teatro de-teatralizzato mi offre visioni per me sconosciute di uno spettacolo a mala pena calcistico ( mi viene da ridere a pensare a quanto sia poi mediocre in Italia tale offerta culturale..).
Mi ricordo quando nella Curva semplicemente sedeva il figlio di un padre che, stanco, sedeva altrove, magari nei distinti oppure in macchina ad ascoltare Ciotti. Mi ricordo quel padre che sorrideva forse preoccupato ma senza biasimo alle intemperanze di una gioventù troppo viva per essere contenuta in una mera Opinione sul gioco del pallone, proferita con garbo da un posto numerato. Limportante non era un Opinione, L’importante non era nemmeno il risultato, l’importanete non era vincere, l’importanete era esserci, ciò bastava e a volte avanzava anche.
Mi ricordo che aveva senso stare in piedi in curva perché l’unica cosa che contava era Cantare.
Non guardare. Che spesso manco se vedeva niente tra braccia, bandiere, e piste d’atletica.
Mi ricordo che mi piacevano i fumogeni. Mi piacevano i petardi, il botto che risuonava fuori dal fossato, una sorta di tuono ancestrale che precedeva altri botti, che seguiva altri botti.
Mi ricordo i cori che incessanti incalzavano e si alzavano, a volte sull’onda di una corsa verso la vittoria, altri semplicemente ad accompagnar l’attesa, una scena, la fine di un pomeriggio.
Mi ricordo lo spettacolo dei Tifosi, indomiti fedeli irrazionali che sapevano senza sapere di essere la cosa, non parte delle cose. Non gli si chiedeva di vedere immagini, usare gli occhi, per assaporare il Calcio, ma la voce ed il cuore, soltanto quello. Mi ricordo addiruttura qualche boccione di vino rosso passare di mano in mano…
Il posto numerato?? Io lo sapevo quale era il posto mio. Non avevo bisogno che un numero me lo ricordasse. Tutti sapevano quale era il proprio posto, ogni maledetta domenica. Sapevi riconoscere con il fiuto la strada anche se ti avessero bendato, bastava seguire l’odore di se stessi.
Ma non era solo amore assoluto, era anche odio. D'altronde c’era sempre un Nemico da salutare con più o meno vigore. Salutare con insulti, se volete infantili, ma che facevano e ti facevano riconoscere.Chi è qua chi è di là. Altro gioco del gioco nel gioco…
In questo movimento continuo, fatto di conoscere e riconoscersi calco di un identità ancestrale ma al tempo stesso viva. Gli intellettuali di sinistra questo non lo capirono mai.
Esisteva un luogo di nessuno che veniva di fatto espropriato all’anonimato.I cui i padroni erano tutti e nessuno, erano i tifosi tutti, quelli di casa e quelli in trasferta, nessuno escluso, non erano i giocatori, non era il pallone non era nulla di diverso che la gente.
Poi un giorno cominciai a vedere la differenza. Dietro a qualche sciocca intemperanza.
Mi ricordo una volta che si entrò correndo dalle scalinate in curva ammarando chi sopra chi sotto fra risa e sfotto e urla infantili, sciocche e ridondanti , con dieci minuti di ritardo per chissà quale assurda protesta e mi ricordo come adesso che partirono i fischi dal resto dello stadio..
In quel momento Sentii una frattutura nell’esperienza che non sentii mai più rinsaldarsi in seguito.
Si stavano pagando le tante esagerazioni? Si stava pagando il fatto che non eravamo stati capaci nell’ eteregeità di quello spazio e di quella baraonda di anime a contenere gli istinti?. Si sbagliòtante  volte, lasciando che l’ anarchia così affascinante di quel momento sconfinasse, anche talvolta in stupida autoreferenzialità. Che serviva tirare un fumone in tribuna? A niente. Si sarebbe potuto evitare..

Ma Oggi questo Calcio nel bene e nel male è Morto, non mi interessa fare bilanci, stilare classifiche, mi dargli il giusto commiato. Ce ne sarà un altro, diverso, magari migliore, ma in cui io a stento mi riconosco…
E’ il segno dei Tempi, è il segno del mio tempo come quello di altri.
Di chi saprà rinnovarsi e trovare un posto e di chi come me forse non lo troverà mai più.
..e Un saluto alla Lazio, che è stata per anni la mia Orgia più bella.


 

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