Paris Saint-Germain, maxi sponsor. Fair play finanziario a rischio

Aperto da Chuppy, 08 Gen 2013, 09:38

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Paris Saint-Germain, maxi sponsor. Fair play finanziario a rischio

Il contratto da 700 milioni in 4 anni è stato firmato dalla squadra parigina con l'Autorità del turismo del Qatar: un modo per eludere i vincoli economici voluti da Platini. Ora si attende la contromossa dell'Uefa che aveva fatto la voce grossa con i piccoli club

di Lorenzo Vendemiale | 8 gennaio 2013


Il fair play finanziario è arrivato al primo, vero banco di prova: in Francia il Paris Saint-Germain dello sceicco Nasser Al-Khelaifi sottoscrive un contratto di sponsorizzazione faraonico col chiaro fine di eludere i vincoli economici voluti da Michel Platini. E adesso si attende la contromossa dell'Uefa, che dopo aver fatto la voce grossa con i piccoli club (squalificando il Malaga ed altre squadre per inadempienze finanziarie), dovrà mantenere lo stesso atteggiamento anche con una delle nuove potenze del calcio mondiale.

Il contratto di sponsorizzazione firmato dal Paris Saint-Germain con la Qatar Tourism Authority è il più ricco di sempre nel mondo del calcio. A rivelarne i dettagli è stato il quotidiano francese Le Parisien: la Qta verserà nelle casse del club transalpino circa 700 milioni di euro in quattro anni; si parte da una base di 150 milioni a stagione, per arrivare ad un massimo di 200 milioni nel 2016. Il carattere progressivo del contratto è studiato per crescere di pari passo al tetto salariale del club: il Psg già annovera in rosa gli ingaggi faraonici di Ibrahimovic (14 milioni netti l'anno), Thiago Silva (9 milioni), Lavezzi (4 milioni) e compagnia varia, ma evidentemente si prepara ad acquistare anche altri campioni.

Un accordo molto redditizio, forse troppo: le sue cifre, infatti, sono del tutto fuori mercato. In Italia la squadra che può vantare il contratto più ricco è l'Inter (che da Pirelli incassa circa 13 milioni l'anno); in Europa spiccano i numeri di Barcellona (oltre 30 milioni di euro a stagione da Qatar Foundation) e Arsenal (fresco di accordo da 37 milioni l'anno con Emirates). Ma nessuno si avvicina neanche lontanamente al Paris Saint-Germain, che pure non ha certo la maglia di calcio più prestigiosa ed ambita del continente.

I sospetti diventano certezze quando si prendono in esame le due parti contraenti: la Qatar Tourism Authority è l'istituzione che rappresenta ufficialmente il ministero del Turismo, e fa capo allo Stato del Qatar, esattamente come la Qatar Sports Investments che detiene il Paris Saint-Germain. La proprietà di Psg e Qta, quindi, di fatto è la stessa.

Questo di per sé non rappresenterebbe un problema: il fenomeno della sponsorizzazione "interna" è prassi lecita e frequente nel calcio (si prenda in Italia l'esempio della Juventus, che sulla maglia reca il marchio Jeep della Fiat della famiglia Agnelli, proprietaria del club). Ma le spropositate cifre dell'accordo in questo caso non lasciano adito a dubbi: si tratta di una mossa per aggirare il fair play finanziario, per cui le società calcistiche non potranno spendere più di quanto guadagnato. Un'iniezione di capitale mascherata, che permetterà al club parigino di chiudere il bilancio in pareggio, annoverando alla voce entrate fino a 200 milioni di euro di sponsor. Ulteriore riprova è la clausola che darebbe all'accordo valore retroattivo al 2012, in modo da "sistemare" i conti anche nella stagione 2011/2012.

Gli sceicchi giocano allo scoperto. Non abbastanza, però, per la Direction Nationale du Contrôle de Gestion, l'organo incaricato di vigilare sui conti delle società di calcio francesi, che nell'accordo non ha rilevato alcuna irregolarità. Adesso la palla passa alla Uefa. Che le sponsorizzazioni potessero rappresentare il tallone d'Achille del progetto era stato immaginato sin dai primi vagiti del Ffp. Non a caso il regolamento dedica più d'un capitolo alle transazioni commerciali con società collegate (anche se ci sarebbe un buco normativo a proposito dei finanziamenti provenienti da Stati non europei). In una maniera o nell'altra, ora bisognerà passare dalle parole ai fatti.

Secondo indiscrezioni dalla Svizzera, la Uefa starebbe già lavorando al caso: l'intenzione sarebbe quella di respingere il contratto, o almeno di ricondurlo ad un ragionevole valore di mercato ai fini dei conti relativi al fair play finanziario. Ma gli sceicchi sono pronti a dar battaglia legale. E in questo senso si sono premuniti presentando l'accordo non come una semplice sponsorizzazione, ma come una più ampia operazione di comunicazione per promuovere l'immagine del Qatar in Francia. Andrà dimostrato che l'accordo è fuori mercato e fraudolento. E non sarà facile.

È una partita impegnativa, che la Uefa non può perdere: ne va della credibilità della massima istituzione calcistica europea; e in buona parte dello stesso Platini, che tanto si è esposto per il fair play finanziario. Se vincerà il Paris Saint-Germain, invece, il progetto naufragherà e Al-Khelaifi potrà continuare a spendere cifre folli sul mercato. Come negli ultimi due anni, in cui ha acquistato 15 giocatori per oltre 250 milioni di euro. E agli altri inevitabilmente resteranno solo le briciole.

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Pochi ne parlano, anche qui.
La Francia é il paradiso fiscale del Qatar.
I ricchi sceicchi non hanno bisogno di andarsene alle Cayman, o in Lichtenstein.
Gli basta Montparnasse.
Nel 1990 Francia e Qatar hanno firmato una convenzione fiscale che permette ampissime riduzioni fiscali sui dividendi di società del Qatar basate in Francia. Nel 2008 questa convenzione é stata ampliata per renderla ancora più favorevole ai simpatici amici del golfo persico. Un nuovo articolo di questa convenzione, tra gli altri, esonera completamente di ogni imposta sul plusvalore gli investimenti immobiliari in Francia da parte del Qatar o di suoi enti pubblici.
Io, se rivendo casa mia (3 vani più servizi), me chiedono le tasse, allo sceicco che compra e rivende mezzo Champs Elysées gli fanno un pompino per ringraziarlo.
Inoltre, a differenza del resto del mondo, ogni residente di nazionalità qatar in Francia non paga l'imposta sulla fortuna. Praticamente tutti, visto il reddito pro capite dei cittadini del Qatar, dovrebbero pagarla. Invece non lo fanno.
Non sono pochi, ma neanche tanti, quelli che si chiedono dove sia il vantaggio della Francia in questo accordo.
Comunque, uno degli effetti é ormai che la proprietà della stragrande maggioranza dei grandi palaces parigini sia di proprietà di eminenti cittadini del golfo persico.

Tutto questo, peraltro, non é solo un problema fiscale, ma anche un problema sociale ed economico.
In Francia, gli esperti, parlando del Qatar come di un "attore economico irrazionale" che provoca disordine nel regolare funzionamento del mercato. Falsando soprattutto la concorrenza.
Una ditta, una società a capitale del golfo persico non paga le tasse sui dividendi, una società a capitale francese (o italiano, o tedesco, o bengalese...) si. E anche parecchio.

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È davvero una cosa assurda, mi auguro che Hollande ponga rimedio  :o

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Citazione di: Brujita! il 08 Gen 2013, 10:21
È davvero una cosa assurda, mi auguro che Hollande ponga rimedio  :o

Magna tranquilla.
Ma veramente tranquilla tranquilla.

gtc.giorgio

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Citazione di: italicbold il 08 Gen 2013, 10:01
Pochi ne parlano, anche qui.
La Francia é il paradiso fiscale del Qatar.
I ricchi sceicchi non hanno bisogno di andarsene alle Cayman, o in Lichtenstein.
Gli basta Montparnasse.
Nel 1990 Francia e Qatar hanno firmato una convenzione fiscale che permette ampissime riduzioni fiscali sui dividendi di società del Qatar basate in Francia. Nel 2008 questa convenzione é stata ampliata per renderla ancora più favorevole ai simpatici amici del golfo persico. Un nuovo articolo di questa convenzione, tra gli altri, esonera completamente di ogni imposta sul plusvalore gli investimenti immobiliari in Francia da parte del Qatar o di suoi enti pubblici.
Io, se rivendo casa mia (3 vani più servizi), me chiedono le tasse, allo sceicco che compra e rivende mezzo Champs Elysées gli fanno un pompino per ringraziarlo.
Inoltre, a differenza del resto del mondo, ogni residente di nazionalità qatar in Francia non paga l'imposta sulla fortuna. Praticamente tutti, visto il reddito pro capite dei cittadini del Qatar, dovrebbero pagarla. Invece non lo fanno.
Non sono pochi, ma neanche tanti, quelli che si chiedono dove sia il vantaggio della Francia in questo accordo.
Comunque, uno degli effetti é ormai che la proprietà della stragrande maggioranza dei grandi palaces parigini sia di proprietà di eminenti cittadini del golfo persico.

Tutto questo, peraltro, non é solo un problema fiscale, ma anche un problema sociale ed economico.
In Francia, gli esperti, parlando del Qatar come di un "attore economico irrazionale" che provoca disordine nel regolare funzionamento del mercato. Falsando soprattutto la concorrenza.
Una ditta, una società a capitale del golfo persico non paga le tasse sui dividendi, una società a capitale francese (o italiano, o tedesco, o bengalese...) si. E anche parecchio.

Mi piace leggerti perché rendi sempre bene chiaro il concetto  :)

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Citazione di: Brujita! il 08 Gen 2013, 10:21
È davvero una cosa assurda, mi auguro che Hollande ponga rimedio  :o

OT
Sta pensando a come fregare Depardieu e la Deneuve, mica c'ha tempo pe' ste cosette...
EOT

Più che Hollande, per tornare in tema, sono curioso di sentir tuonare la voce di Platini...

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