MARIO SCONCERTI 28 Luglio 2006
Basta lamenti, questo titolo è un giusto risarcimento
Cari interisti, il modo amaro e scostante con cui avete accolto lo scudetto rafforza la mia vecchia convinzione secondo cui il vero problema dell' Inter sono spesso gli interisti. Mi permetto di essere sincero perché ho sempre avuto simpatia per l' Inter. Forse perché sono per indole dalla parte degli indiani o forse perché il vecchio presidente Pellegrini, la primavera di quindici anni fa, mi offrì di cambiare completamente lavoro e diventare direttore generale della società. Fu una cosa segreta ma ufficiale, feci anche la prova calligrafica, dalla quale la signora Pellegrini dedusse in anticipo che avrei rifiutato. Insomma qualche titolo per farmi i fatti vostri ce l' ho. Vi dico allora che non è giusto sentirvi lamentare sempre e comunque. Se si grida al ladro bisogna anche saper accettare il recupero della refurtiva. Continuare a piangere è sgradevole per chi piange e per chi ascolta. Fa venire il dubbio che siate da così tanto tempo senza vittorie da preferire ormai una sana sconfitta lamentosa a un successo non travolgente, non da brivido caldo, ma legittimo e doveroso. In questo momento l' Inter non è solo degli interisti. Rappresenta l' intero popolo del calcio che ha visto in tanti anni passare inutilmente sotto gli occhi decine e decine di ingiustizie. E ora è contento che almeno un' ingiustizia sia stata riparata. Non c' è niente di male a confessarsi di aver avuto fortuna, o giudizio, o tempismo, o semplicemente pazienza. Si vince quando si può, non quando si deve. Per tutto l' anno ho sentito i lamenti di Moratti, di Mancini, di Facchetti. La Juventus a me sembrava decisamente più forte, ma voi vi siete lamentati sempre e comunque. Forse avevate ragione voi. Anzi, senz' altro. Ma perché allora lamentarsi adesso? Perché tenere tanto lontano dal cuore un maltolto a cui tante volte avete detto di avere diritto? Sembra che l' interista preferisca ormai il gusto del rimpianto alla responsabilità di vincere. E che nel rovello, preferisca ritenersi «contaminato» da uno scudetto, considerarlo «indicibilmente triste» (cito testualmente) piuttosto che riuscire a trovarlo un risarcimento legittimo o, più semplicemente, un divertimento normale arrivato a compimento. È questo bisogno di pathos, di grande destino sempre che trovo irrispettoso per l' Inter e per chi continua invece regolarmente a perdere. Il calcio non può essere sempre epica, deve essere anche normalità. Avete finalmente vinto, fatelo per favore con responsabilità, con maggior rispetto per la sorte, il gioco e voi stessi. Non avete avuto gli stessi scrupoli, la stessa indicibile tristezza, quando il vecchio Italo Allodi teorizzò il suo metodo ardito di vincere, o quando mettete fra gli scudetti quello del 1910 malamente sottratto alla Pro Vercelli. Non abbiate paura, torneranno i giorni belli in cui potrete perdere di nuovo. Ma ora che avete vinto, abbiate la forza di considerarlo un buon inizio, un dono, un saluto del cielo. Tutti segni che nella vita è bello comunque festeggiare. Basta con i grandi ideali in esclusiva. Rilassatevi, avete diritto alla piccola volgarità del trionfo. Godetevela o potrebbe offendersi e aspettare altri diciassette anni per tornare.
MARIO SCONCERTI 8 GIUGNO 2011
Calcioscommesse: «La responsabilità oggettiva è un assurdo giuridico»
«Che si debba pagare perché uno o due tesserati hanno fatto qualcosa di non regolare è una stortura non più tollerabile»
La responsabilità oggettiva e il rischio per le società coinvolte nello scandalo del calcioscommesse infiamma il dibattito anche a livello nazionale. «E' una stortura non più tollerabile», afferma il giornalista Mario Sconcerti.
L'autorevole firma del Corriere della sera è intervenuto ieri ai microfoni della trasmissione radiofonica "Il Bianco e il Nero". «E' ancora sopportabile la responsabilità oggettiva? E' una domanda che a maggior ragione adesso credo debba esser posta. Le varie commissioni di giustizia diranno probabilmente che è ancora necessaria, ma non sono d'accordo. Tu non hai fatto niente - spiega Sconcerti - ma qualcuno all'interno della tua società ha commesso un reato e tu ne rispondi quasi quanto lui: è una giustizia molto sommaria.
Il vero problema è che non ci sono tempi e mezzi per andare a fondo - prosegue Sconcerti - La responsabilità è sempre individuale, che la gente e tutta una squadra debba pagare perché uno o due tesserati hanno fatto qualcosa di non regolare è una stortura non più tollerabile. Siamo davanti ad un tradimento, se poi io oltre a questo vengo punito, diviene un'ingiustizia insopportabile».
Fiducia nelle difese e avvocati? «Purtroppo nella mia vita ho visto tanti avvocati "schiantarsi" contro la responsabilità oggettiva. Alla luce degli ultimi fatti spero che ci si stia rendendo conto di un vero e proprio assurdo giuridico». Il nuovo problema nasce dall'entrata prepotente delle scommesse nella giustizia sportiva: «Non si può continuare con gli stessi principi, è necessario adeguare codici alla realtà, così come è ora risulta tutto troppo indiscriminato. Nessuno può avere il controllo della propria azienda: dietro ogni faccia si nasconde un mondo».