Diciamo che l'accademia Aspire ha fallito in pieno il salto di qualità finale, cioè quello di una nazionale presentabile ai Mondiali, magari anche sorprendente. Al contrario, sono peggiorati.
Il Qatar, a livello anche di calcio continentale, era il nulla fino a venti anni fa. Poi passarono alle naturalizzazioni facili dei sudamericani che giocavano nel campionato locale (per dire, l'uruguayano Sebastian Soria ha oltre 100 presenze con il Qatar). Dopodiché svilupparono questo progetto. Progetto che li portò alla vittoria della Coppa d'Asia del 2019, inimmaginabile fino alla fine degli anni '90 (un po' come se il Lussemburgo dovesse vincere l'Europeo nel 2040). Tra l'altro fecero una discreta impressione in Coppa America, da invitati.
I problemi sono due:
1) I calciatori sono rimasti a giocare in quel campionato locale di merda. I pochi che hanno tentato l'avventura europea sono tornati dopo poco tempo. E già questo è un brutto segnale di qualcosa che non va. Si sono rinchiusi nella loro bolla ed è bastato un Ecuador ordinato a demolire quanto di buono avevano costruito nel corso degli anni. Cioè, è mancato il confronto con il calcio vero.
2) La pressione dell'evento mondiale, amplificato da una scelta quasi incomprensibile. Il campionato qatariota non si è fermato a marzo. Si sta giocando da settembre. Si sono fermati solo i nazionali. Da marzo. In poche parole sono stati degli scemi.