Rosarno, la squadra degli immigrati promossa in Seconda Categoria
La Koa Bosco, la squadra di calcio degli immigrati che lavorano nella piana di Gioia Tauro, ha vinto il campionato di Terza Categoria calabrese e a far festa con loro è arrivato anche il presidente del Senato Piero Grasso. La finale dei playoff disputata a Maropati, un piccolo paese della provincia di Reggio Calabria, si è trasformata in un evento da copertina e alla fine i calciatori sono tornati da trionfatori nella tendopoli in cui vivono, tra Rosarno e San Ferdinando. È lì che don Roberto Meduri, il parroco della zona, dal 2013 va a invitare i ragazzi, quasi tutti africani, a indossare un paio di scarpette alla fine della giornata di lavoro nei campi. Un ritaglio di tempo per scaricare la tensione, divertirsi, socializzare. E magari dimenticare per un po' che si trovano lontano dalla famiglia e che non vivono in una casa ma in una tenda blu della Protezione civile. L'anno scorso la Koa Bosco si è iscritta ai campionati dilettantistici della Figc. Sui campi da gioco si sono verificati anche episodi di razzismo, uno dei quali è sfociato in una rissa. Ma domenica le amarezze sono rimaste alle spalle quando è arrivato il triplice fischio dell'arbitro a decretare che la squadra più forte di tutte era proprio quella che arrivava dalla tendopoli. "Gli ultimi - hanno commentato su Facebook i volontari che operano nell'insediamento - sono diventati i primi".
Daje :)
Queste sono le favole... altro che Carpi e Chievo.
Di questa squadra ne parlano anche all'estero
http://www.theguardian.com/football/2015/may/05/koa-bosco-football-racism-italy (http://www.theguardian.com/football/2015/may/05/koa-bosco-football-racism-italy)
Complimenti!! :)
;) bella storia :)
Una bellissima realta' in un contesto tra i piu' tristi. Davvero deprimente la dichiarazione del calciatore che invita gli altri a non venire, che non c'e' lavoro, non c'e' niente da fare.
Il calcio e' una meraviglia, sono sicuro che in quei 90 minuti questi ragazzi dimenticano le angosce della loro vita.
In faccia ai razzisti di merda.