Quello del Milan non è un miracolo (Elliott, Gazidis, Massara, Maldini, etc) ma il frutto di grandissima organizzazione e affiatamento, dentro come fuori dal campo.
Pioli ha fatto poi il resto, coronando (forse...) un grandissimo lavoro di squadra, a tutti i livelli.
In questo sport poi - come nella vita, date le tante variabili da considerare sul terreno di gioco e dietro la scrivania - oltre alla bravura contano molto anche gli episodi e la fortuna. Ecco spiegato, così, come sia possibile ritrovarsi a un passo dallo Scudetto, con un allenatore sinora modesto, passato dall'essere un semplice traghettatore ad artefice di un potenziale trionfo, in soli due anni e mezzo.
Pioli è il rappresentante di un "calcio all'italiana" (gioco verticale e grande sagacia tattica, pur sulla base di uno schieramento monolitico solo nella forma, ma non nella sostanza) riveduto, corretto e contaminato con le idee "continentali" (vedi la Germania) del cosiddetto Contro-Pressing. Pioli organizza quasi sempre un pressing offensivo fortissimo.
Il Milan tuttavia va soprattutto in verticale - usa quindi il giusto il possesso palla - ripartendo spesso alle spalle dei difensori avversari, allungati da frecce eccezionali quali Leao e in parte Rebic; ma non solo loro: Theo Hernandez, Saelemaekers, Messias, etc, etc.
Tonali (che dà pure qualità) e Kessiè sono inesauribili.
Tomori e Kalulu affiatatissimi e in grado di difendere alto senza problemi, coprendo metri di campo alle loro spalle.
Il portiere è di alto livello.
Giroud ha spesso fatto i gol della Provvidenza.
E poi c'è Ibra: giochi, o no.
Il Milan è un'ottima squadra, ben allenata, costruita bene, pur essendo potenzialmente carente in determinati ruoli fondamentali (punta centrale e trequartista in primo luogo).
Si merita tutto.
Ma l'Inter l'ha buttato via almeno due volte (derby e Bologna).