Mi permetto di inserirmi in questo dibattito perché mi riguarda da vicino, essendo juventino e laziale al tempo stesso (padre e nonno laziali, tutti gli altri juventini...).
Senza voler insegnare nulla ai netters juventini, per quanto comprenda e condivida il fastidio che si prova ogni volta che un tifoso avversario giustifica qualsiasi tua vittoria con "e ma tanto rubbate sempre", anche quando sei palesemente superiore agli avversari (vedi scudetti revocato e assegnato all'Inter), credo che non solo noi ma tutti i tifosi, di qualsiasi squadra, dovrebbero almeno provare ad ammettere quantomeno l'evidenza. Almeno in alcune delle partite che ho visto citare qui, (non tutte le ricordo bene, ero un ragazzino allora), così come in altre, ci furono episodi ben poco puliti a nostro favore. Il fatto di riconoscerlo non toglie nulla a noi tifosi. Non siamo stati noi a prendere decisioni arbitrali dubbie. Non siamo stati noi a regalare rolex agli arbitri (e qui parlo di altre squadre...). E' giusto "dissociarsi": in un certo senso, siamo anche noi "parte lesa", perché privati del gusto di gioire in santa pace per una vittoria, perché "viziata". Se sei sportivo non ti diverti molto a vincere in certe occasioni.
Credo che un po' tutte le squadre, soprattutto le più titolate e potenti, abbiano vinto qualche titolo o quantomeno qualche partita grazie (anche) ad aiuti esterni. Qui tutti ricorderanno lo scudetto del Milan del '98/'99, una valanga di aiuti e aiutini alla Roma (Nakata...mille espulsioni non date a Totti perché l'arbitro si turava le recchie quando lo insultava...), e qualcuno anche al Napoli, soprattutto (a quanto ricordo io) nei primi anni dopo calciopoli, quando sembrava di moda assegnare rigori inesistenti contro la Juve (ricordo, ma potrei sbagliarmi, un rigore generoso su Zalayeta in maglia azzurra, o la mancata espulsione dell'ultimo difensore romanista nello scontro di coppa italia contro la Juve di un paio di anni fa).
In fondo, non siamo tifosi della nostra squadra, qualsiasi essa sia, perché essa è immacolata e immune da errori, atti sbagliati o addirittura, in alcuni casi, ahimè, di vere e proprie pratiche antisportive e illecite. Quando la Juve è stata retrocessa in B, ero, in un certo senso, "contento", perché gli illeciti erano evidenti ed era giusto pagare, anche per ripulirsi e per ricominciare seriamente, "da zero", e per tornare a vincere quanto prima, e senza più sospetti e senza dover sentire sempre "e ma tanto rubbate sempre". E così credo sia stato: abbiamo vinto il campionato di B, abbiamo tentato di tornare competitivi in A e dopo alcuni anni abbiamo vinto 4 scudetti consecutivi. Sono state le vittorie che più soddisfazione mi hanno dato, anche più della champions del '96.
Credo che lo stesso potrebbe e dovrebbe fare ciascun tifoso, di ogni squadra. Quando ti danno un rigore inesistente, ammettilo. Se hai vinto giocando male ma per pura fortuna, ammettilo.
Come dicevo, non tifiamo una squadra perché è la più candida, o perché è la più forte. La tifiamo perché è la più bella che ci sia! E' come la donna/l'uomo che ami: lo ami perché è lui/lei!
Io tifo Juventus perché è la prima squadra della mia città, perché è la squadra di mia madre e mio nonno. Perché la maglia bianconera a strisce verticali è elegante.
Così come tifo Lazio perché è la prima squadra della capitale, perché è la squadra di mio nonno e mio padre, perché non fa chiasso, i giornalisti non la incensano, perché i suoi calciatori non rilasciano dichiarazioni coatte ai giornali, perché dietro i colori del cielo, l'aquila eccetera eccetera, ci sono (mi sembra) davvero dei valori che lo sport a volte sembra dimenticare. Perché quando perde le finali non scappa negli spogliatoi senza assistere alla premiazione dell'avversario (vedi finale coppa italia 2013...).
In questo i diversamente romani offrono un grande esempio di
vero amore: se persino loro, nonostante la loro squadra del cuore, nonostante la loro storia, riescono a continuare a tifare per gli stessi colori, significa che il tifo va oltre i meriti della propria squadra, è un atto d'amore.
Certo, non dovrebbe essere un amore cieco. Riconosciamo i difetti e le eventuali colpe, e facciamo il possibile per migliorarli. Andiamo allo stadio anche se perdi. Tifiamo invece di insultare i nostri giocatori (cosa che purtroppo ho sempre visto fare a Torino, anche quando si vince, e a quando leggo succede anche a Roma, ambo le sponde del Tevere). Cantiamo e sbandieriamo fino alla fine. E' bello farlo. Io quest'anno sono più laziale dello scorso anno, nonostante i risultati poco entusiasmanti.
DAJE!
(scusate la verbosità

)