"il romanista" è fallito ma tranquilli, la leggenda del Turone D'Oro ha aperto un blog tutto suo!
https://toninocagnucci.wordpress.com/page/2/Pubblicato da Tonino Cagnucci 25 Aprile 2015
25 aprile 1984, Roma – Stadio Olimpico
Roma-Dundee United 3-0
Coppa dei Campioni, semifinale di ritorno
Per un'intera generazione di tifosi
Roma-Dundee United è la partita più bella della storia della Roma. Sicuramente la più tifata, con uno stadio da far commuovere anche a rivederlo oggi. Sicuramente quella più importante vinta: semifinale di ritorno della Coppa dei Campioni per Club d'Europa. Sicuramente e soprattutto la più attesa: c'è stata
un'intera città che ha atteso, sognato, sperato, sbuffato, contato giorni, minuti, secondi dall'andata persa incredibilmente 2-0 in Scozia a quel 25 aprile di liberazione da un'altra prigionia del sogno. Di un sogno che aveva un appuntamento con la realtà il 30 maggio nella finalissima di Roma.
Roma-Dundee United è stata la nostra finale di Coppa dei Campioni, soprattutto dopo lo 0-2 al Tannadice Park per noi quella era l'impresa da fare, rimontare due gol senza prenderne nessuno in un'epoca in cui il gol era raro come il petrolio e necessario come il pane, in un'epoca in cui – se possibile – i gol segnati in trasferta valevano più del doppio. Era un'impresa, era una finale e tutta Roma rispose presente. Un ritorno da paradiso. Un ritorno in paradiso.
I ragazzini che facevano tre con le dita della mano, gli sbandieratori del Commando il sole, Falcao, Falcao che all'andata non c'era e che tutto un popolo aspettava in campo. Quando entrò la Roma il primo coro fu proprio per Lui: "Falcao! Falcao! Falcao!". Una specie di preghiera laica come ad appellarsi al nostro Divino. La Roma in campo fu persino più bella e più grande.
Il gol annullato a Bruno Conti, la doppietta di Pruzzo mai così Bomber, mai così grande, mai così necessario, il rigore realizzato da Agostino Di Bartolomei perché era giusto che quella finale, la finale delle finali, la prendesse il Capitano. Quel Capitano.
Un altro gol annullato a Conti, l'ammonizione da squalifica a Maldera di Vautrot, la gioia esplosiva e di rivincita di Nela... Sono tutte immagini che ogni romanista ha dentro. E non se andranno mai.
post offerto da:Roma
Scandalo Roma-Dundee
http://www.repubblica.it/sport/calcio/serie-a/roma/2011/03/17/news/lo_scandalo_roma_-_dundee_viola_l_arbitro_fu_pagato-13737013/
Riccardo Viola, figlio dell'allora presidente giallorosso, è sicuro che al direttore di gara vennero consegnati 100 milioni: "Furono dati ad un intermediario". Ventisette anni dopo, la cronaca dell'incontro quando avvenne il pagamento.
Roma-Dundee Utd: il rigore decisivo del 3-0 segnato da Di Bartolomei
MILANO - "La Roma diede a un intermediario 100 milioni destinati all'arbitro Vautrot è vero ed è un fatto vergognoso: però voglio ricordare che lo scandalo lo fece uscire Dino Viola per smascherare il colpevole e la Cupola del calcio". A parlare per la prima volta dopo 27 anni è Riccardo Viola, testimone oculare della vicenda e figlio dell'allora presidente della Roma Dino.
LA VICENDA - Siamo in semifinale di Coppa dei Campioni e corre l'anno 1984, la Roma deve affrontare il Dundee. La squadra scozzese all'andata si era imposta 2 a 0, e la Roma deve vincere ad ogni costo e qualificarsi per quella che poi sarà la triste finale contro il Liverpool, persa all'Olimpico ai calci di rigore. La Roma la partita con il Dundee, arbitrata da Vautrot, la vince per 3 a 0 e riesce ad accedere alla finale ma intorno a quel risultato nacque uno scandalo che venne archiviato solo nel febbraio del 1986 perchè la Corte Federale assolse tutti solo per sopraggiunta prescrizione specificando di di "aver riscontrato un comportamento gravemente censurabile messo in opera dall'ing. Viola. Non può quindi dichiarare caduta l'incolpazione contestata ai signori Landini e Viola in merito al passaggio della somma di 100 milioni".
L'INCONTRO - Qualcosa successe nei giorni precedenti la partita e Riccardo Viola ricorda tutto come fosse oggi: "Arriva il signor Landini, manager del Genoa, parla con il Presidente Viola e gli dice: Vautrot è un amico e
attraverso un altro mio amico si può arrivare a lui - continua - Ma bisogna dare all'arbitro 100 milioni. Noi rispondiamo: che sicurezza abbiamo che Vautrot prenda questi soldi?". Le parti in causa si accordano su un segnale convenzionale da rispettare per confermare l'avvenuta consegna del denaro. "Noi organizziamo una cena con l'arbitro e chiediamo un segnale che effettivamente dimostri che qualcosa di vero in tutto questo c'è - racconta ancora Riccardo Viola - Nel corso della cena arriva un cameriere che si rivolge all'arbitro e dice: 'Il signor Vautrot al telefono'. Quello era il segnale prestabilito". Continua a raccontare Riccardo Viola: "Quando Vautrot, dopo essersi assentato per la telefonata ritorna al tavolo, ci dice: 'Ha chiamato l'amico Paolo e mi ha detto di salutarvì. Allora io mi alzo, chiamo papà (Dino) e gli dico: 'Messaggio arrivato'". Riccardo Viola non esita ad ammettere che la consegna del denaro all'arbitro ci fu. "Tutto questo è stato fatto perchè di fronte a una partita del genere dire di no non è facile. Tirarsi indietro poteva avere gravi ripercussioni". Ma chi era l'uomo, amico di Vautrot, che mediò tra la Roma e l'arbitro? "Chi fosse l'amico Paolo non l'abbiamo mai saputo. Papà domandava a tutti e in quel periodo c'erano solo due possibili indiziati che si chiamavano Paolo: Casarin e Bergamo. Lui parlò con entrambi, ma finì che entrambi si accusarono a vicenda".