Topic unico per parlare della rioma: società,mercato, squadra ecc.ecc.

Aperto da olympia, 09 Gen 2014, 09:06

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GiPoda

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Citazione di: galafro il 12 Ago 2014, 14:01
Quindi riassumendo
400 milioni di perdite italpetroli di cui  buona percentuale dovuti all'as merda andati nel calderone delle perdite Unicredit di questi anni
Cessione del credito di 52 milioni a Pallotta ad un prezzo mai saputo
35 milioni come minimo  sottobanco nella campagna acquisti dell'anno scorso a fronte di un passaggio del 9% di azioni
Ricapitalizzazione per 80 milioni di cui credo 30 in quota Unicredit
50 milioni di azioni rivenduti a 33
Fate i conti voi quanto l'amica banca ha buttato nel pozzo senza fondo giallozozzo.
Poi fate il paragone come si è comportata con la SSLazio regalandola a un pulciaro contando che il pulciaro non cela facesse e invece il pulciaro gliela messo nel di dietro.
Una delle mie più grandi curiosità sarebbe proprio quella di sapere quanto c hanno rimesso.
Ogni tanto aggiungo una tessera del mosaico, ma i conti per Unicredit mi sembrano sempre troppo sfavorevoli.
Per esempio, nel 2012 vengono venduti due assett del fu gruppo Italpetroli:
2 mln di euro cedendo a degli americani (anche qui!) la fabbrica di pizze surgelate Svila di Visso e, sempre nello stesso anno si registra la vendita dei depositi costieri di Civitavecchia e VV per 25 mln alla Finaval.
Insomma 27 milioni, sempre troppo lontano, con le informazioni in nostro possesso, per convincerci che la transazione del debito da 400 milioni non sia stato un bagno di sangue.


zorba

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Citazione di: padregio il 12 Ago 2014, 14:12
Pallotta non c'ha un dollaro da come parlate.  ;)

In compenso è pieno zeppo di euri...


:p :p :p

:asrm

Thunder

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jp1900

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Citazione di: padregio il 12 Ago 2014, 14:12
Pallotta non c'ha un dollaro da come parlate.  ;)
Pallotta avrà soldi suoi, ma nelle merde sta investendo soldi di un fondo, ovviamente con la speranza di guadagnarci adeguatamente. Appena vede che non è possibile, se sarà così, non avrà nessuna remora ad uscire minimizzando le perdite, altrimenti ovviamente resta. Ma non investendo soldi suoi, "solo" la sua reputazione (visto che le mezze calzette mandate precedentemente non andavano bene, avete visto come sono state rapidamente sostituite?).

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m.m.

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Con l'operazione da 33 milioni di euro che ha visto James Pallotta rilevare il controllo totale della Roma, Unicredit abbandona il campo di calcio. E una delle ultime, costose, eredità di Cesare Geronzi. Chissà che direbbe oggi Franco Sensi, uscito di scena a 82 anni nell'estate del 2008 quando il suo gruppo era già praticamente in mano alle banche. Eppure era un impero, il suo, che spaziava dal petrolio all'agro-alimentare, dagli immobili e i terreni edificabili sparsi un po' ovunque intorno alla capitale, all'editoria con il Corriere Adriatico fino al grande amore giallorosso: "Ho così tanti soldi che potrei fare una guerra", poteva permettersi di dire negli anni Novanta il patron della Italpetroli e della Roma su cui aveva investito quasi mille miliardi di vecchie lire. Dal padre Silvio, che costruisce campo Testaccio, prende la passione per la Magica. La coltiva prima come vicepresidente e poi la salva nel dopo Ciarrapico. Verrà sempre ricordato come il presidente del terzo scudetto, quello della stagione 2000-2001. E' il punto più alto e da lì comincia la discesa.

Una società che spende circa 100 milioni a stagione solo per gli stipendi, alla fine del 2003 si ritrova con circa 665 milioni di debiti accumulati, e quindi costretta a ristrutturare aprendo la porta a Capitalia (poi assorbita nell'Unicredit dell'interista Alessandro Profumo) come partner al 49 per cento. Troppo è costata quella squadra che per tre volte (nel 2004, 2008 e 2009) viene quasi venduta, ai russi della Nafta Mosca, ai dollari di George Soros e agli svizzeri capitanati da Vincenzo Fioranelli. Trattative mai concluse. Poi la figlia Rosella presenta un bilancio 2008 con un utile corrente di 19 milioni, ma non riesce a versare la prima rata da 130 milioni del piano di rientro imposto dall'Unicredit. Nella primavera 2010 il club rischia di naufragare sotto il peso degli oltre 350 milioni di debiti accumulati dalla famiglia Sensi, di cui 325 con Unicredit. E per salvarsi, con la mediazione della banca milanese, il 18 agosto del 2011 firma la cessione alla cordata Usa messa insieme dall'imprenditore di Boston (ma con genitori nati in provincia di Salerno) Thomas Di Benedetto. Non senza traversie e colpi di scena, come lo slittamento di una settimana della concessione dell'esclusiva perché mancavano le garanzie bancarie.

Gli americani investono 60 milioni di euro e costituiscono una nuova società, la Neep Roma Holding, partecipata anche da Unicredit la quale a sua volta versa 26 milioni. Non solo. Nel bilancio 2011 la partecipazione nella As Roma avrà un impatto netto negativo di 12 milioni. Il 6 agosto di due anni dopo l'istituto cede altre quote alla Raptor, una società di diritto del Delaware riconducibile a James Pallotta, diventato nel frattempo presidente del club giallorosso e guida della cordata americana dopo il passo indietro di Di Benedetto per ragioni economiche. Fra disavventure calcistiche e crisi finanziarie che hanno messo a dura prova i conti delle banche imponendo forti pulizie di bilancio, l'avventura di Unicredit nel mondo del pallone ha dovuto fare anche i conti anche con qualche curiosa figura che in passato si è avvicinata alla società giallorossa. Una di queste è stata multata nei giorni scorsi dalla Consob, che ha seguito con attenzione le fasi del passaggio della quota Unicredit: si tratta del sedicente sceicco Adnan Adel Aref Al Qaddumi, cui è stata comminata una sanzione di 50mila euro. Il suo nome emerse nel febbraio 2013 quando fu stipulato un accordo preliminare tra As Roma Spv e appunto Al Qaddumi, che avrebbe dovuto investire una cinquantina di milioni. I fantomatici finanziamenti per l'acquisto della quota della Roma, spiega la Commissione nel suo provvedimento, sarebbero dovuti venire da "fondi della tribù Al Shtewi, cui Al Qaddumi dichiarava di appartenere".

Oggi l'impero Sensi non c'è più, svanito in tre lustri. La Roma sta portando a termine un aumento di capitale da 100 milioni. Ma ha finalmente messo fine a una situazione anomala dove a decidere chi scendeva o meno in campo era anche una banca. Unicredit è uscita perché la partecipazione "non è strategica", aveva detto di recente Paolo Fiorentino, vicedirettore generale della banca, presidente di Neep e membro del consiglio della Roma, nonché regista del salvataggio della Magica. Di certo il business del pallone non è molto redditizio, soprattutto se non si possiede uno stadio di proprietà. Sul fronte dei conti, nei primi nove mesi dell'esercizio 2013-2014 la Roma resta in rosso per 16,7 milioni, rispetto comunque alla perdita di 36,4 milioni registrata al 31 marzo 2013. Vanno inoltre considerate però le cifre apparse al prospetto informativo per gli azionisti sull'aumento di capitale che parlano chiaro: il saldo fra il totale degli acquisti meno le cessioni è in negativo di 25 milioni e 415mila euro, gran parte dei quali (22 milioni più 2,5 di eventuali bonus) da addebitare l'arrivo in giallorosso di Manuel Iturbe acquistato lo scorso 16 luglio dalla Hellas Verona.

Non è più un problema dell'amministratore delegato di Unicredit Federico Ghizzoni, si dirà. La missione è terminata e di certo non è stato un affare fin dall'inizio. Anziché far fallire il gruppo come pure era plausibile, la banca ha convertito i crediti ereditati dalla Capitalia di Cesare Geronzi, generosa finanziatrice del costruttore e della "sua" Roma in quote sociali. Il salvataggio nel 2011 è costato a UniCredit 54 milioni nel giro di poche settimane. Insieme alla squadra ceduta alla cordata Usa, la famiglia Sensi ha infatti girato alla banca milanese anche il 51% della holding Italpetroli al prezzo di 30 milioni. L'accordo è stato siglato ad agosto e UniCredit ha iscritto all'attivo di bilancio 54 milioni supplementari a titolo di avviamento sulla partecipazione. In sostanza la banca riteneva che le prospettive di sviluppo del business ceduto dai Sensi giustificassero una valutazione più alta del prezzo pagato. Ma poi, dopo poche settimane, è arrivato il dietrofront: con la svalutazione integrale dell'avviamento al 30 settembre 2011. Ergo: il valore dell'avviamento è stato pari a zero. Negli anni si sono sommate le svalutazioni delle quote di Neep che poi sono state messe nell'ultimo bilancio del 2013 con un valore di 22,8 milioni. E anche nel 2012 l'istituto ha sborsato 12 milioni per sostenere la ricapitalizzazione della Roma. Sicuramente lo sforzo è stato assai apprezzato dai tifosi giallorossi che grazie anche a Unicredit hanno scongiurato il fallimento della loro squadra del cuore. Meno, forse, da quelle aziende che negli ultimi anni subivano la stretta su prestiti e finanziamenti, mentre Totti e compagni continuavano a incassare cachet stellari.

di Ambra Lorenzetti

Seamus

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Citazione di: m.m. il 12 Ago 2014, 18:02
fonte: Il Fatto Quotidiano

...

Sicuramente lo sforzo è stato assai apprezzato dai tifosi giallorossi che grazie anche a Unicredit hanno scongiurato il fallimento della loro squadra del cuore. Meno, forse, da quelle aziende che negli ultimi anni subivano la stretta su prestiti e finanziamenti, mentre Totti e compagni continuavano a incassare cachet stellari.

di Ambra Lorenzetti

Alleluja!!!!!

:clap:

DaMilano

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Sicuramente lo sforzo è stato assai apprezzato dai tifosi giallorossi che grazie anche a Unicredit hanno scongiurato il fallimento della loro squadra del cuore. Meno, forse, da quelle aziende che negli ultimi anni subivano la stretta su prestiti e finanziamenti, mentre Totti e compagni continuavano a incassare cachet stellari.


m.m.

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Citazione di: DaMilano il 12 Ago 2014, 18:14
Sicuramente lo sforzo è stato assai apprezzato dai tifosi giallorossi che grazie anche a Unicredit hanno scongiurato il fallimento della loro squadra del cuore. Meno, forse, da quelle aziende che negli ultimi anni subivano la stretta su prestiti e finanziamenti, mentre Totti e compagni continuavano a incassare cachet stellari.


Per non dimenticare.

credito
di Lavoce.info |
Commenti (22)
FBTWG+MAIL
Il 29 febbraio la Bce presta 530 miliardi per tre anni alle banche europee, una somma simile a quella già elargita in dicembre. Soldi che serviranno a finanziare le imprese e le famiglie? L'esperienza del prestito precedente fa pensare di no. Quell'operazione è servita a sostenere la domanda di titoli di Stato. Se la Bce assumesse il ruolo di prestatore di ultima istanza, favorirebbe la ripresa della raccolta bancaria tramite i canali normali. Ora, al contrario, l'economia continua a subire una pesante stretta del credito, che finirà per aggravare la recessione in atto.
di Angelo Baglioni, 29.02.2012, lavoce.info

Quando la Bce prestò quasi 500 miliardi alle banche europee con l'operazione a tre anni del 21 dicembre scorso, tutti speravamo che questi soldi servissero a finanziare le imprese e le famiglie. Ma così non è stato, almeno in Italia. Le banche italiane hanno in buona parte utilizzato i soldi presi a prestito dalla banca centrale per acquistare titoli di Stato, contribuendo alla riduzione dei tassi d'interesse sul nostro debito pubblico (a cui ha naturalmente contribuito anche la credibilità del governo Monti). Nello stesso tempo, hanno stretto l'offerta di credito, sia riducendo la quantità sia aumentando il costo dei finanziamenti. Pertanto, il successo dell'operazione di dicembre è stato limitato. L'unica consolazione è che probabilmente, se non ci fosse stata, la stretta sul credito sarebbe stata ancora più feroce. I soldi ricevuti dalla Bce sono stati usati anche per rimborsare obbligazioni bancarie, che sarebbe stato troppo costoso rinnovare ai tassi di mercato: senza questa possibilità, le banche avrebbero dovuto ridurre ancora di più i finanziamenti all'economia.

Il credit crunch e la strategia della Bce
La stretta creditizia è dovuta al peggioramento del quadro economico, che fa aumentare il rischio di credito. Ma è dovuta anche alle difficoltà delle banche nel reperire finanziamenti: il mercato finanziario di tutta l'area euro soffre della crisi del debito sovrano. Le banche italiane soffrono di più, poiché risentono del rischio-paese che grava sull'Italia: per questo motivo, la raccolta di finanziamenti è divenuta più scarsa e più cara, e questo si riflette sui prestiti bancari. Tuttavia le banche non fanno molto per aiutare la clientela, visto che hanno aumentato il margine che si prendono tra tassi attivi e passivi.

La strategia della Bce consiste nell'elargire al sistema bancario liquidità illimitata e a basso prezzo, a una scadenza inusuale per la politica monetaria: tre anni. Il risultato è che la banca centrale finisce per sostituirsi al mercato finanziario, senza risolvere i problemi di fondo che ne bloccano il funzionamento. La scelta della Bce deriva dal suo rifiuto a svolgere la funzione di prestatore di ultima istanza nei confronti degli Stati più deboli dell'area euro, potenziando l'acquisto di titoli di Stato e dando un contributo alla stabilizzazione di famosi spread. Se la Bce assumesse questo ruolo, favorirebbe la ripresa della raccolta bancaria tramite i canali normali: clientela e interbancario. Viceversa, si sta aggravando una situazione patologica, in cui il sistema bancario è sempre più dipendente dalla banca centrale. Se anche la seconda operazione a tre anni avesse l'esito sperato, cioè di aumentare il finanziamento alle imprese, il problema rimane. Quale modello di intermediazione bancaria ha in mente la Bce: banche che si finanziano dalla banca centrale per prestare al sistema economico? Ma allora perché insegniamo agli studenti che gli investimenti delle imprese sono finanziati dal risparmio delle famiglie? In attesa di una risposta, quello che osserviamo è che le banche sono state indotte ad aumentare ulteriormente la loro esposizione, già alta, verso il settore pubblico: anche questo non favorisce la loro capacità di finanziarsi sul mercato.

La parola ai numeri: l'operazione del 21 dicembre
L'operazione a tre anni del 21 dicembre scorso vide una richiesta di prestiti per 489 miliardi, che furono tutti assegnati. (1) Bisogna però tenere presente che i prestiti sono andati in parte a sostituire altre operazioni di politica monetaria, ragion per cui l'incremento netto di finanziamenti concessi dalla Bce al sistema bancario europeo è stato in realtà molto inferiore: 193 miliardi. Con riferimento al nostro paese, le banche italiane "prelevarono" 116 miliardi in quell'operazione, ma l'incremento netto di liquidità fornita dalla Banca d'Italia nel mese di dicembre è stato della metà, 57 miliardi.

Più titoli di Stato, meno prestiti alle imprese
Nel bimestre dicembre-gennaio, le banche italiane hanno acquistato titoli di Stato per 32,6 miliardi. Nello stesso periodo, i prestiti bancari alle imprese e alle famiglie italiane si sono ridotti di 20 miliardi.

Dalla Bank Lending Survery condotta dalla Bce su di un campione di 110 banche europee, emerge che la stretta creditizia (credit crunch) è un fenomeno europeo. Le stesse banche dichiarano di avere sostanzialmente irrigidito i criteri di concessione di prestiti nell'ultimo trimestre del 2011; non solo, ma si aspettano una ulteriore "stretta" per il primo trimestre di quest'anno. La stretta creditizia viene attuata, oltre che con una limitazione della quantità di prestiti, tramite un aumento dei margini applicati sui tassi d'interesse e chiedendo maggiori garanzie collaterali. I fattori che vi hanno maggiormente contribuito sono noti: aspettative negative sul quadro economico e difficoltà dal lato del finanziamento; quest'ultimo fattore è stato esacerbato dalla crisi del debito sovrano, che ha minato la fiducia reciproca tra le banche stesse, riducendo l'attività sul mercato interbancario. Sotto questo profilo, qualche segnale di miglioramento viene osservato nei primi mesi di quest'anno. Il calo del credito è dovuto anche a un calo della domanda di prestiti, seppure in misura minore; il fatto preoccupante è che il calo della domanda riguarda i prestiti richiesti per finanziare gli investimenti, non quelli per finanziare scorte e capitale circolante. Le stesse tendenze emerse a livello europeo sulla stretta creditizia emergono, più accentuate, con riferimento al sottocampione di banche italiane partecipanti alla survey condotta dalla Bce: otto banche, che rappresentano due terzi del mercato italiano dei prestiti.

Prestiti più cari
Nel gennaio di quest'anno, in Italia il costo dei finanziamenti alle imprese (nuove operazioni) era di 1,3 punti percentuali più alto rispetto allo stesso mese del 2011 (passando dal 2,7 al 4 per cento), a parità di tasso di politica monetaria (1 per cento). Nello stesso periodo, il tasso d'interesse sui mutui immobiliari è salito di un punto percentuale (dal 3,15 al 4,15per cento). Sempre nello stesso periodo, il differenziale tra il tasso medio sui prestiti a imprese e famiglie e il tasso medio sulla raccolta è aumentato di mezzo punto percentuale (dal 2,2 al 2,7per cento).

La raccolta viene dalla  banca centrale
Dal lato del finanziamento, emerge un sistema bancario sempre più dipendente dall'assistenza fornita dalla banca centrale. Nel corso del 2011, il ricorso al finanziamento per mezzo di operazioni di politica monetaria è quadruplicato: lo stock è balzato da 50 a 212 miliardi. Questo incremento di 162 miliardi (concentrato nel secondo semestre) ha rappresentato oltre il 70 per cento del flusso di raccolta fatta dalle banche italiane durante lo scorso anno. Per converso, è bruscamente calata la raccolta dalla clientela italiana (depositi e obbligazioni): il flusso di nuova raccolta è passato dai 130 miliardi del 2010 ai 24 del 2011. Per non parlare del contributo proveniente dall'estero, che è stato negativo per 50 miliardi.

(1) I dati riportati in questo articolo sono di fonte Bce (Bollettino mensile, Bank Lending Survey), Banca d'Italia (Supplemento al Bollettino statistico "Moneta e banche", Bank Lending Survey), Abi (Monthly Outlook

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stralazio

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e che e' successo ? si sono aperte le acque ? questo articolo sarebbe da spammare ovunque .. e poi continuano a dire che non gli hanno salvato il culo ... chissa' se il simpatico amministratore di " ipotesi di complotto " su fb  fa copia e incolla anche di questo  oppure continua a pensare che sia tutta una nostra invenzione . ste merde !

seagull

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Citazione di: DaMilano il 12 Ago 2014, 18:14
Sicuramente lo sforzo è stato assai apprezzato dai tifosi giallorossi che grazie anche a Unicredit hanno scongiurato il fallimento della loro squadra del cuore. Meno, forse, da quelle aziende che negli ultimi anni subivano la stretta su prestiti e finanziamenti, mentre Totti e compagni continuavano a incassare cachet stellari.


Ci sono voluti 3 anni per scrivere su un giornale di questo scempio! Limrtcci vostra  :asrm

StylishKid

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Mammagari partisse la stura adesso, magari.
Stamo ancora in tempo pe vede i cadaveri.
Tara' sull'affitto del Colosseo famo a mezzi, giuro.

Ranxerox

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Citazione di: m.m. il 12 Ago 2014, 18:02
fonte: Il Fatto Quotidiano

.........

di Ambra Lorenzetti


...anziché far fallire il gruppo come era plausibile......

L'anima de li mejo mortacci vostra.

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WhiteBluesBrother

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Ma sta Lorenzetti c'ha la guardia del corpo e vive sotto protezione in una località segreta? Se no r.i.p.

cuoredilazio

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Citazione di: DaMilano il 12 Ago 2014, 18:14
Sicuramente lo sforzo è stato assai apprezzato dai tifosi giallorossi che grazie anche a Unicredit hanno scongiurato il fallimento della loro squadra del cuore. Meno, forse, da quelle aziende che negli ultimi anni subivano la stretta su prestiti e finanziamenti, mentre Totti e compagni continuavano a incassare cachet stellari.


DajeLazioMia

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Citazione di: DaMilano il 12 Ago 2014, 18:14
Sicuramente lo sforzo è stato assai apprezzato dai tifosi giallorossi che grazie anche a Unicredit hanno scongiurato il fallimento della loro squadra del cuore. Meno, forse, da quelle aziende che negli ultimi anni subivano la stretta su prestiti e finanziamenti, mentre Totti e compagni continuavano a incassare cachet stellari.


galafro

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Hanno fatto talmente tanti impicci, tante scatole cinesi che nessuno mai potrà più sapere quanto esattamente c'abbia  smenato la banca ma sicuramente trattasi di centinaia e centinaia di milioni, ma tanto difronte a 14 miliardi di perdite di Unidebit sol l'anno scorso chi voi che se n'accorga.

biancocelestedentro

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Citazione di: DaMilano il 12 Ago 2014, 18:14
Sicuramente lo sforzo è stato assai apprezzato dai tifosi giallorossi che grazie anche a Unicredit hanno scongiurato il fallimento della loro squadra del cuore. Meno, forse, da quelle aziende che negli ultimi anni subivano la stretta su prestiti e finanziamenti, mentre Totti e compagni continuavano a incassare cachet stellari.


so di aziende che hanno chiuso per 37000 euro di debito, 'sti schifosi di merda

Sirius

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E buongiorno anche alla signora? signorina? Ambra Lorenzetti.
E un ben svegliato anche a tutto "il Fatto Quotidiano".

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galafro

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Se "il fatto quotidiano" avesse distolto un millesimo dell'attenzione che ha dedicato al cavaliere per dedicar la all'as merda e alla sua amica banca si sarebbe guadagnato sicuramente di più il pane quotidiano del finanziamento pubblico

StylishKid

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Lazionetter
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E anche stamattina il merdaggero ci ricorda come pero unicredit continuerà ad essere vicina alla rioma, che avrà un futuro glorioso.
Ma andatevenaffanculo.

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