GAZZETTA DELLO SPORT
Rabbia, urla e minacce: "Se la
Lazio vi supera..."
venerdì 20 marzo 2015, 8:15 (M. Cecchini/D. Stoppini) –
Quaresima, calvario, crocifissione.
Il vocabolario della Pasqua è
ormai sgranato quasi
completamente. Manca la parola
più importante: resurrezione. La
Roma è morta, e intorno al
cadavere si affacciano non più i
dolenti degli affreschi medievali,
ma gli arrabbiati del Terzo
Millennio, quelli che non si
accontentano più di vedere la
squadra mai sotto il secondo
posto in campionato da due
stagioni perché illusi da
promesse e proclami inadeguate
al valore di una squadra non
all'altezza di sogni e bisogni.
LA CONTESTAZIONE
L'umiliazione patita contro la
Fiorentina ha fatto scomodare gli
storici per evocare il ricordo
della Curva Sud – il cuore del
tifo – che abbandona lo stadio
nel primo tempo: in questa
misura sembra non essere mai
successo. Ma in realtà era solo la
preparazione alla contestazione
finale che covava. Già
all'intervallo molti ultrà erano
usciti per provare ad avvicinarsi
al cancello da dove escono i
calciatori, ma un imponente
cordone di polizia li aveva tenuti
lontano. La prima idea del tifo
organizzato era quella di
bloccare i due lunghi viali che
portano all'Olimpico, ma la cosa
francamente sarebbe sembrata
più una manovra da rivoluzione
sociale che da esiti di partita di
calcio. Per scaldare l'ambiente,
intanto, al 17' della ripresa, un
solitario invasore diventa il
paladino dei feroci: era dal 21
marzo 2004 – dal famoso derby
interrotto – che un tifoso non
provava ad entrare in campo.
Stavolta è toccato a un
trentenne peruviano, P.D.,
provarci e finire arrestato, anche
perché sembra sotto effetto di
sostanze stupefacenti.
Comunque, al netto della
questione Garcia (che
affrontiamo a parte), gli striscioni
e i cori sono stati tutti un
programma: «Mercenari,
cambiate mestiere», «Roma s'è
rotta er cazzo, a presto...»,
«Levatevi la maglia», fino
all'irridente «Ci vediamo in
discoteca». A fine partita, poi, gli
ultrà hanno convocato la
squadra sotto la curva e i
giocatori hanno acconsentito,
per evitare guai peggiori, o
quantomeno di restare chiusi
nello stadio fino a notte. Alla
gogna si presentavano De Rossi,
De Sanctis, Astori, Pjanic, Iturbe,
arrivava anche capitan Totti,
senza dimenticare che
Nainggolan, in tribuna insieme
alla sorella Rjana, era stato
bersagliato di critiche. «State
calmi, in fondo siamo sempre
secondi», l'autodifesa, che però
non ha convinto nessuno.
«SE LA LAZIO SUPERA...» Assai
più duri i toni della Curva a fine
partita. «Vergognatevi, tirate
fuori le palle, siete [...] della
maglia che portate». Il tutto con
l'invito a togliersi di dosso la
maglia, scena che ha ricordato in
qualche modo un Genoa-Siena
dell'aprile 2012. Non solo. Iturbe
è uscito devastato («Non vali tutti
i milioni che hanno speso per
te»), mentre alla fine delle
bottigliette hanno colpito – senza
conseguenze – anche De Sanctis
e De Rossi. Pjanic, invece, colpito
da un accendino, si è allontanato
subito. Uno dei messaggi più forti
partito dalla Sud, comunque, era
riferito all'immediato futuro: «Se
la Lazio ci supera nella corsa
Champions, siete finiti...».
Concetto che tra l'altro un
gruppo di ultrà aveva esposto
alla squadra anche la scorsa
settimana a Trigoria. Non basta.
A fine serata alcuni tifosi
provavano anche ad avvicinarsi
di nuovo all'uscita dei calciatori,
ma venivano scoraggiati dalle
forze dell'ordine, che peraltro a
mo' di prevenzione avevano
blindato anche Trigoria. Oggi
però si ricomincia. Il tam tam
ultrà infatti è già partito e quindi
già stamattina si attende un
raduno di tifosi fuori dal centro
sportivo di Trigoria per inscenare
un'altra contestazione. Morale?
Non sappiamo se quanto hanno
detto Garcia e il d.g. Baldissoni
sia vero («Roma è l'ambiente più
difficile del mondo»), di sicuro
però che concorra per il titolo
pare sicuro. E questa non è una
bella notizia per nessuno.