In questi giorni discutiamo tra noi su Zarate e sulla sua "nuova" forma e sulla sua nuova utilità all'interno della squadra. Tra un post e l'altro è apparso ad un tratto il termine: zaratismo.
Secondo me, lo zaratismo, è un concetto che non appartiene al tifoso della Lazio, ma perchè non gli appartiene l'ismo, in sostanza.
L'ismo sottintende l'idolatria a tutto tondo del soggetto che si eleva a "essere unico".
E qui dentro, come per strada e come nelle case dei laziali, l'idolatria per Zarate io non la ho mai vista. Ne ho sentito e toccato l'esaltazione del gesto tecnico. Ugualmente ne ho colto le critiche perchè "non la passa mai".
L'ismo, invece è ascrivibile a Totti. Non è importante quello che fa. Egli è. Esiste. Anche se non gioca, le vittorie sono suo merito, solo per il fatto di essere venuto al mondo ed aver scelto di essere Romanista. Ecco. Questa è idolatria. Ismo. Oppio di un popolo. Sostanzialmente una religione. Addavenì er Capitone.
La vita calcistica di Mauro, a me sembra più un poema epico. Noi siamo come Penelope che fa e disfà la tela, in attesa del suo eroe, ci proteggiamo dai Proci. E finalmente il nostro eroe, sembra arrivato. Prima saltava uomini in sequenza, adesso si è travestito e gioca per la squadra. Sconfiggerà i Proci aiutandoci ad arrivare alla tanto agognata liberazione ? (La Champions). Lo scopriremo solo vivendo. Basta non lasciarsi prendere dalla voglia di impersonare Argo. Che quando Ulisse tornò, lo vide e poi morì. Nel nostro caso, Mauro è qui. Non lasciamoci prendere dalla voglia di venderlo.
(E anche se non è proprio lo stesso poema) Godiamoci la Zarateide.