Siamo tutti d'accordo che
- le tre Coppe di una volta rispondevano innanzitutto a criteri sportivi, le vincenti dei campionati nazionali si scontravano tra loro (per avere una sorta di "Campione Europeo dei Campionati"), le vincenti delle coppe nazionali tra loro ("Campione Europeo delle Coppe"), quelle che avevano fatto bene ma non avevano vinto nulla si scontravano tra loro in un torneo che permetteva a buone squadre dei vari campionati di confrontarsi a livello europeo. Poi, ovvio, c'era il business, ma la logica che le aveva ispirate era di tipo sportivo. E promozionale, portava grandi squadre in tutti i Paesi europei.
- le modifiche che si sono susseguite sono motivate da altre logiche, viene meno il criterio sportivo e prevalgono nettamente quelli economici, al plurale. Gli interessi di chi vende prodotti intorno al mondo calcio puntando a venderli a costi su misura per i singoli mercati, gli interessi delle grandi aziende calcistiche che sanno che gli investimenti frutteranno più anni perché hanno praticamente la certezza di partecipare con continuità a competizioni premianti dal punto di vista economico.
Il mondo è cambiato, la tecnologia permette di fruire del calcio non più esclusivamente come tifo/passione ma anche come spettacolo/moda, uno strumento eccezionale che porta anche storture.
Io preferivo prima, ma io ho 54 anni, non ho interessi economici nel calcio e sono uno di quelli che a volte preferisce vedere la partitella al parco sotto casa che partite del calcio professionistico. Non faccio testo.
Forse si potrebbe sperare in una via di mezzo:
- una coppa per le più forti dei diversi campionati (compresa la vincitrice della coppa nazionale), una o due per quelle di seconda e terza fascia (continuando a differenziare per Paese, la settima dei campionati top è un conto, la settimana di campionati minori un altro). Ma senza retrocessioni da una Coppa all'altra (che servono solo a tutelare economicamente le "grandi" che falliscono nella coppa di competenza).
- una meno disequilibrata suddivisone dei ricavi, che dare più soldi a chi già è più forte, e non a uno ma a un gruppetto, significa perpetuare le gerarchie. Non è un caso che certi cicli visti in questi anni a livello nazionale non si erano visti in precedenza.
Ma sono cose che dovremmo avere noi tifosi/appassionati la forza di imporre, vanno contro gli interessi di chi comanda nel calcio. Magno tranquillo.