Per anni il calcio italiano ha prodotto ali funamboliche che si sono consacrate con la maglia azzurra: Meroni, Domenghini, Claudio Sala, Causio, Conti, Donadoni.
Poi abbiamo deciso di stringere il campo in orizzontale, affidandoci agli estri più o meno illuminati dei numeri dieci: Baggio, Zola, Del Piero, Totti, Cassano. Ora che il nostro mister decide di rinunciare, per coerenza, all'ultimo fantasista, ritorniamo all'antico e rispolveriamo l'ala tornante o, come si dice, l'esterno alto.
Credo che Simone Pepe sia, in questo momento, il più degno rappresentante del nostro calcio: tattica esasperata, fisicità, buona volontà e tecnica modesta. Ieri, parlando con due amici che reputo molti competenti, esce fuori che Pepe è stato sostituito ingiustamente -secondo loro- e che, soprattutto, non aveva demeritato. Rivedo mentalmente il primo tempo e mi chido: dribbling di Pepe? Zero. Cross di Pepe? Zero. Assist di Pepe? Zero. Tiri di Pepe? Zero.
Comunque prevedo una buona annata alla Juventus, in alcuni momenti mi ha ricordato il migliore Manfredini del Chievo -Eriberto era troppo dotato tecnicamente per accostarlo a Pepe-, anche se i ricordi ancora freschi mi suggeriscono un portoghese che ha calcato recentemente il prato dell'Olimpico...