Cosmo e V. raccontano magistralmente, come sempre, le due facce della stessa medaglia.
Mi permetto solo di sottolineare l'aspetto economico, che poi e' quello che muove tutto, in (quasi) tutti i campi. Non c'e' nulla da fare, sono di piu' e commercialmente piu' appetibili e manovrabili di noi. Rappresentano perfettamente la romanita' piu' becera e dilagante. Siccome con un target cosi' ci campano la famiglia in parecchi, ecco che tutti fanno a gara per perpetuare la situazione e dargli quello che vogliono: una storia epica, un palmares mai avuto, l'aurea di quelli bravi, puliti, sportivi, de core, mai schiavi del risultato e cazz.ate andanti.
E' stato sempre, e' e sara' sempre cosi', io ci ho messo la croce, limitandomi all'indifferenza e al disprezzo.
Finisco col racontare un episodio capitatomi che scopre l'acqua calda, ma e' illuminante pur nella sua banalita'.
Agli inizi degli anni 2000 lavoravo con una collega con cui ero in confidenza. Parlando del piu' e del meno, disse a un certo punto, sapendomi laziale: 'Ma lo sai che mio xxxx (non si sa mai, ma trattasi di parentela stretta) lavora al CdS ed e' laziale come te'. Le chiesi come si chiamasse, mi rispose Vocalelli. Risposi che non lo conoscevo (all'epoca non era il direttore) e che non compravo quel giornale. Conclusi dicendo 'e come fa a lavorare in quel covo di romanisti?'. La collega sostanzialmente non era interessata al calcio, e non capi' che la mia era un affermazione polemica, e non una domanda. Tuttavia la prese come tale e, qualche giorno dopo torno' con la risposta: 'mi ha detto di dirti che se la Lazio vince il derby il cds vende X, se lo vince la Roma vende Y'. Disse i numeri precisi, che non ricordo, ricordo solo che Y era maggiore di X di un coefficente compreso tra il 2 e il 3.
Questo e' tutto. Farsi il sangue amaro non vale la pena...