"Non sei veramente fregato fin quando hai una buona storia da raccontare" diceva il personaggio de "La leggenda del pianista sull'Oceano.
E ogni buon laziale ha, sempre, una storia da raccontare.
E questa non è la storia di come la lazialità sia "passata" da me a mio padre, chè Rivolazionario, la linea agnatizia della passione l'ha saltata.
Perchè il Rivopadre, fino al 1990, per sua stessa ammissione, "non sapevo neanche quanti giocatori ci fossero in campo".
Poi all'improvviso un giorno, Rivolazionario gli chiese di andare allo stadio, e Rivopadre comprò i biglietti di un Lazio - Genoa 1 a 1 gol di Riedle su rigore e pareggio di Ruotolo, sotto una pioggia torrenziale.
Ma questa, è un'altra storia, e non so se la ho nemmeno mai raccontata qui, nel qual caso, lo farò in seguito.
La storia che voglio raccontare, stanotte, è quella di un'altra persona, quella che adesso è un'anziana signora.
La mamma del Rivopadre, o se volete, la Rivononna.
Quella persona che, siccome ha fatto solo la seconda elementare, Rivolazionario lo chiama "Antrè", rigorosamente con la T, che cuore lo scrive con la Q, ma che soprattutto, quando Rivolazionario diventa maggiorenne, il 27 Giugno 1998, gli fa recapitare, prima che lui arrivi nel locale, 18 rose, ma non rose rosse, simbolo d'amore, 9 rose bianche e 9 rose azzurre. Lì su un tavolo. 18 rose col colore della passione sportiva del nipote. 18 rose, con i colori della Lazio.
La Rivononna, oltre al nipote "malato" di Lazio, ha anche un fratello con la stessa, meravigliosa malattia. E quando Rivolazionario, da piccolo la va a trovare a casa a Ceccano (che Rivolazionario, un pò di sangue "burino" ce lo ha, e fieramente, perchè i burini erano coloro che passavano l'aratro e lavoravano la terra, ma vaglielo a spiegare quelli che ti vogliono offendere, dicendoti che lo sei), il nipote e il fratello parlano di quella maglietta biancoceleste, di Chinaglia e perchè no, di Signori, quello che "segnasemprelui". E con la chitarra di Rivolazionario, suonano l'inno della Lazio, e lo cantano.
Un giorno telefona il Rivopadre e dice a Rivolazionario: "Mi dispiace, ora gli abbonamenti sono finiti, perchè due li abbiamo presi noi".
La Rivononna guarda il nipote e gli legge negli occhi la felicità.
E senza sapere nè come, nè perchè comincia ad ascoltare alla radio tutte le domeniche la partita, poi telefona al nipote e gioisce con lui della vittoria della "loro" squadra.
Un giorno il Rivopadre tira fuori l'idea meravigliosa: "Portiamo nonna con noi allo stadio".
E nonna non ha neanche un'esitazione.
E' una bella giornata, si gioca Lazio - Reggiana, torna Gascoigne dopo l'ennesimo infortunio, la data non me la ricordo precisamente, forse 1994\1995.
La Lazio vince 2 a 0.
Quel giorno però per Rivolazionario, il risultato conta poco.
Quello che è meraviglioso in quello stadio è la Rivononna, che guarda gli 11 giocatori con la maglia della Lazio.
Li guarda correre, crossare, segnare 2 gol.
Guarda Gascoigne con ammirazione, vede movimenti che non ha mai visto dal vivo, un pò come quando i suoi genitori hanno guardato le rotaie in attesa del passaggio del treno.
Esulta ai gol forse più di Rivolazionario.
Si diverte, gioisce.
Sul serio ? Questo Rivolazionario non lo sa, forse lo fa solo per compiacere il nipote, però per Rivolazionario è stata una delle giornate più belle del mondo.
Nello stesso posto il padre e la nonna.
Il padre, con cui, come il protagonista di "Febbre a 90" ha trovato lo stadio come modo per non essere costretti a parlare, ma per stare insieme.
E la nonna, che tante volte (lo fa anche ora), lo esorta a parlare di più col padre, ma che in quel momento è insieme ai 2 uomini della sua vita, forse non per passione sportiva, ma per loro amore.
E' stata solo una partita, però io sento di doverla ringraziare, scrivendolo, perchè ora la Rivononna è un bel pò sorda, e Rivolazionario dovrebbe urlare, e siccome non gli piace, le parole scritte, sono la cosa migliore.
Grazie,
Nonna.