Non sono un grande fan dell'uso privato del Forum, ma se sto qui è merito suo (o colpa sua).
Se ne è andato zio Franco, papà di un adorato netter, fratello di mia mamma, che all'età di 5 anni mi prese per mano e mi accompagnò per la prima volta allo stadio, il primo abbonamento "Aquilotto" Tribuna Tevere Non Numerata di una lunga serie. La Lazio era in B ma stava venendo su, e ci stavamo apparecchiando alcuni fra gli anni più belli della nostra storia. A casa di nonna in via Fracassini io mi affacciavo, coi piedi che non toccavano terra e mamma che gridava che sarei morto spiaccicato perché "la testa pesa più del corpo", in ansiosa attesa del suo amico Ermanno, che veniva da Pescara per tutte le partite in casa. Arrivato Ermanno ci mettevamo nella sua Alfa con lo scudetto della Lazio sullo specchietto e via verso piazza Mancini. Sul ponte mi teneva la mano, ricordo il viale della palla sempre stracolmo, "I vostri figli hanno troppi soldi in tasca", poi dentro per la tensione della partita.
Era un laziale che soffriva, classico, sempre con l'ansia, però con la gioia pronta ad esplodere.
L'unica volta che perse le staffe, lui una delle persone più pacifiche mai viste, fu all'intervallo del famosissimo Lazio-Verona, sul 1-2 con i giocatori che non rientrarono negli spogliatoi. Lo stadio letteralmente friccicava di nervosismo, eravamo tutti tesissimi e il solito cacadubbi seduto vicino a lui elencava i motivi della nostra imminente morte calcistica e sportiva (il più classico dei "moriremo tutti", visto che poi vincemmo lo scudetto) e io, piccolo e estraneo a queste discussioni, vedevo che la sua rabbia montava e si gonfiava fino a un grido incontrollato "E aoooo mo hai proprio rotto li cojoniiiii!!".
Il 12 Maggio 1974, malgrado eventi che lo avevano segnato in modo terribile, forse arrivammo tardi, non so, ma eravamo dietro a una fila di gente che riempiva il settore; io mi infilavo tra le gambe di questa gente ed a ogni azione importante riuscivo fuori e gliela raccontavo; lui vide ben poco ma, credo ancora coi pensieri altrove, almeno era contento di vedermi così contento.
Grazie zio per esserti preso cura di me, per aver permesso che la mia lazialità crescesse e maturasse, per avermi fatto innamorare perdutamente dello stadio, per avermici portato anche in circostanze in cui altri avrebbero abbandonato, e anche, perche' no, per avermi trasmesso la giusta quantità di ribrezzo per quei zozzoni che infestano sta città, che speriano che da lassù il botto che faranno seddiovole lo senti pure tu.
Fa' buon viaggio e un giorno ci racconteremo, chissà, un altro scudetto.
Commovente, bellissimo.
Ti invidio lo Zio Franco.
E ho la speranza che ognuno di noi possa esserlo in futuro ed essere ricordato così
Un abbraccio virtuale a te e a tutte le persone che gli hanno voluto bene.
Citazione di: Tarallo il 01 Ago 2022, 19:18
Non sono un grande fan dell'uso privato del Forum, ma se sto qui è merito suo (o colpa sua).
Se ne è andato zio Franco, papà di un adorato netter, fratello di mia mamma, che all'età di 5 anni mi prese per mano e mi accompagnò per la prima volta allo stadio, il primo abbonamento "Aquilotto" Tribuna Tevere Non Numerata di una lunga serie. La Lazio era in B ma stava venendo su, e ci stavamo apparecchiando alcuni fra gli anni più belli della nostra storia. A casa di nonna in via Fracassini io mi affacciavo, coi piedi che non toccavano terra e mamma che gridava che sarei morto spiaccicato perché "la testa pesa più del corpo", in ansiosa attesa del suo amico Ermanno, che veniva da Pescara per tutte le partite in casa. Arrivato Ermanno ci mettevamo nella sua Alfa con lo scudetto della Lazio sullo specchietto e via verso piazza Mancini. Sul ponte mi teneva la mano, ricordo il viale della palla sempre stracolmo, "I vostri figli hanno troppi soldi in tasca", poi dentro per la tensione della partita.
Era un laziale che soffriva, classico, sempre con l'ansia, però con la gioia pronta ad esplodere.
L'unica volta che perse le staffe, lui una delle persone più pacifiche mai viste, fu all'intervallo del famosissimo Lazio-Verona, sul 1-2 con i giocatori che non rientrarono negli spogliatoi. Lo stadio letteralmente friccicava di nervosismo, eravamo tutti tesissimi e il solito cacadubbi seduto vicino a lui elencava i motivi della nostra imminente morte calcistica e sportiva (il più classico dei "moriremo tutti", visto che poi vincemmo lo scudetto) e io, piccolo e estraneo a queste discussioni, vedevo che la sua rabbia montava e si gonfiava fino a un grido incontrollato "E aoooo mo hai proprio rotto li cojoniiiii!!".
Il 12 Maggio 1974, malgrado eventi che lo avevano segnato in modo terribile, forse arrivammo tardi, non so, ma eravamo dietro a una fila di gente che riempiva il settore; io mi infilavo tra le gambe di questa gente ed a ogni azione importante riuscivo fuori e gliela raccontavo; lui vide ben poco ma, credo ancora coi pensieri altrove, almeno era contento di vedermi così contento.
Grazie zio per esserti preso cura di me, per aver permesso che la mia lazialità crescesse e maturasse, per avermi fatto innamorare perdutamente dello stadio, per avermici portato anche in circostanze in cui altri avrebbero abbandonato, e anche, perche' no, per avermi trasmesso la giusta quantità di ribrezzo per quei zozzoni che infestano sta città, che speriano che da lassù il botto che faranno seddiovole lo senti pure tu.
Fa' buon viaggio e un giorno ci racconteremo, chissà, un altro scudetto.
Che bellissimo ricordo.
Un abbraccio Tarà
One love.
Ma davvero pensate ancora che sia solo una squadra di calcio ?
mi dispiace Tarallo, ma adesso zio Franco se sta a fa' racconta' un po' di storie da tutti quei grandi laziali che stanno lassu' e non avra' tempo per la tristezza. Un abbraccio.
Citazione di: Tarallo il 01 Ago 2022, 19:18
Non sono un grande fan dell'uso privato del Forum, ma se sto qui è merito suo (o colpa sua).
Se ne è andato zio Franco, papà di un adorato netter, fratello di mia mamma, che all'età di 5 anni mi prese per mano e mi accompagnò per la prima volta allo stadio, il primo abbonamento "Aquilotto" Tribuna Tevere Non Numerata di una lunga serie. La Lazio era in B ma stava venendo su, e ci stavamo apparecchiando alcuni fra gli anni più belli della nostra storia. A casa di nonna in via Fracassini io mi affacciavo, coi piedi che non toccavano terra e mamma che gridava che sarei morto spiaccicato perché "la testa pesa più del corpo", in ansiosa attesa del suo amico Ermanno, che veniva da Pescara per tutte le partite in casa. Arrivato Ermanno ci mettevamo nella sua Alfa con lo scudetto della Lazio sullo specchietto e via verso piazza Mancini. Sul ponte mi teneva la mano, ricordo il viale della palla sempre stracolmo, "I vostri figli hanno troppi soldi in tasca", poi dentro per la tensione della partita.
Era un laziale che soffriva, classico, sempre con l'ansia, però con la gioia pronta ad esplodere.
L'unica volta che perse le staffe, lui una delle persone più pacifiche mai viste, fu all'intervallo del famosissimo Lazio-Verona, sul 1-2 con i giocatori che non rientrarono negli spogliatoi. Lo stadio letteralmente friccicava di nervosismo, eravamo tutti tesissimi e il solito cacadubbi seduto vicino a lui elencava i motivi della nostra imminente morte calcistica e sportiva (il più classico dei "moriremo tutti", visto che poi vincemmo lo scudetto) e io, piccolo e estraneo a queste discussioni, vedevo che la sua rabbia montava e si gonfiava fino a un grido incontrollato "E aoooo mo hai proprio rotto li cojoniiiii!!".
Il 12 Maggio 1974, malgrado eventi che lo avevano segnato in modo terribile, forse arrivammo tardi, non so, ma eravamo dietro a una fila di gente che riempiva il settore; io mi infilavo tra le gambe di questa gente ed a ogni azione importante riuscivo fuori e gliela raccontavo; lui vide ben poco ma, credo ancora coi pensieri altrove, almeno era contento di vedermi così contento.
Grazie zio per esserti preso cura di me, per aver permesso che la mia lazialità crescesse e maturasse, per avermi fatto innamorare perdutamente dello stadio, per avermici portato anche in circostanze in cui altri avrebbero abbandonato, e anche, perche' no, per avermi trasmesso la giusta quantità di ribrezzo per quei zozzoni che infestano sta città, che speriano che da lassù il botto che faranno seddiovole lo senti pure tu.
Fa' buon viaggio e un giorno ci racconteremo, chissà, un altro scudetto.
❤️❤️❤️❤️❤️🙏🏻🙏🏻🙏🏻.
Per quel che vale ciò che penso, Zio Franco vive. Ti abbraccio.
Un abbraccio, son figure che ci segnano.
La mia speranza è quella di essere lo "zio Franco" di qualcuno: mio figlio, mio cugino.
un abbraccio Tarallo.
Condoglianze Tarallo.♥️
Tarallo, un abbraccio grande.
:(
Condoglianze a te e alla tua famiglia e un fortissimo abbraccio biancoceleste.
Un abbraccio Tara', e un bacio al cielo, dove vicino a tuo zio Franco c'è mio nonno e chissà quali e quanti parenti di altri netter.
Di padre (o nonno, o zio) in figlio.
Da sempre.
Un abbraccio Tarallo, ti sono vicino.
Un abbraccione Tarallo
Un abbraccio Tarallo e un bacio a Zio Franco. R.I.P.
Un abbraccio
Ad avercelo avuto, uno zio Franco.
Capisco il dolore, ma ricordi bellissimi e indimenticabili.
Un abbraccio.
Un abbraccio Tarallo
un abbraccio laziale a te, a zio franco, e anche all'adorato netter che a questo punto scopriamo essere tuo cugino :D
Condoglianze Tarallo
Un forte abbraccio.
c'e' poco da dire. abrazos, tara'.
Un abbraccio Tarallo
Io non ce l'avevo uno zio Franco.
Non piangerne la perdita, se posso permettermi, ma festeggia con un brindisi la fortuna di averlo avuto accanto a te.
Lui ne sarà felice.
Un abbraccio.
Un abbraccio Tarallo.
Condoglianze Tarallo,
Bellissimo post. Anch'io voglio bene a zio Franco ora
Mi dispiace tanto. Ti mando un grande abbraccio e ne mando uno enorme all'adorato netter.
I ricordi restano il nostro vero patrimonio e nemmeno la morte può insidiarli.
I tuoi sono davvero belli. Di zio in nipote.
Grazie per aver condiviso, Tarà. Abbracci grandi.
Mi dispiace tanto 😔 una vera fortuna aver avuto uno zio così.
ti abbraccio
E poi dicono che è un gioco...
Un abbraccio forte
Citazione di: Tarallo il 01 Ago 2022, 19:18
Non sono un grande fan dell'uso privato del Forum, ma se sto qui è merito suo (o colpa sua).
Se ne è andato zio Franco, papà di un adorato netter, fratello di mia mamma, che all'età di 5 anni mi prese per mano e mi accompagnò per la prima volta allo stadio, il primo abbonamento "Aquilotto" Tribuna Tevere Non Numerata di una lunga serie. La Lazio era in B ma stava venendo su, e ci stavamo apparecchiando alcuni fra gli anni più belli della nostra storia. A casa di nonna in via Fracassini io mi affacciavo, coi piedi che non toccavano terra e mamma che gridava che sarei morto spiaccicato perché "la testa pesa più del corpo", in ansiosa attesa del suo amico Ermanno, che veniva da Pescara per tutte le partite in casa. Arrivato Ermanno ci mettevamo nella sua Alfa con lo scudetto della Lazio sullo specchietto e via verso piazza Mancini. Sul ponte mi teneva la mano, ricordo il viale della palla sempre stracolmo, "I vostri figli hanno troppi soldi in tasca", poi dentro per la tensione della partita.
Era un laziale che soffriva, classico, sempre con l'ansia, però con la gioia pronta ad esplodere.
L'unica volta che perse le staffe, lui una delle persone più pacifiche mai viste, fu all'intervallo del famosissimo Lazio-Verona, sul 1-2 con i giocatori che non rientrarono negli spogliatoi. Lo stadio letteralmente friccicava di nervosismo, eravamo tutti tesissimi e il solito cacadubbi seduto vicino a lui elencava i motivi della nostra imminente morte calcistica e sportiva (il più classico dei "moriremo tutti", visto che poi vincemmo lo scudetto) e io, piccolo e estraneo a queste discussioni, vedevo che la sua rabbia montava e si gonfiava fino a un grido incontrollato "E aoooo mo hai proprio rotto li cojoniiiii!!".
Il 12 Maggio 1974, malgrado eventi che lo avevano segnato in modo terribile, forse arrivammo tardi, non so, ma eravamo dietro a una fila di gente che riempiva il settore; io mi infilavo tra le gambe di questa gente ed a ogni azione importante riuscivo fuori e gliela raccontavo; lui vide ben poco ma, credo ancora coi pensieri altrove, almeno era contento di vedermi così contento.
Grazie zio per esserti preso cura di me, per aver permesso che la mia lazialità crescesse e maturasse, per avermi fatto innamorare perdutamente dello stadio, per avermici portato anche in circostanze in cui altri avrebbero abbandonato, e anche, perche' no, per avermi trasmesso la giusta quantità di ribrezzo per quei zozzoni che infestano sta città, che speriano che da lassù il botto che faranno seddiovole lo senti pure tu.
Fa' buon viaggio e un giorno ci racconteremo, chissà, un altro scudetto.
mi dispiace, Carle'
un abbraccio forte a te, a mamma ed all'adorato netter
Citazione di: StylishKid il 01 Ago 2022, 21:29
Un abbraccio Tara', e un bacio al cielo, dove vicino a tuo zio Franco c'è mio nonno e chissà quali e quanti parenti di altri netter.
Di padre (o nonno, o zio) in figlio.
Da sempre.
Ogni volta che leggo testimonianze toccanti come questa, penso esattamente la stessa cosa, per come certi nostri carissimi ed indimenticabili affetti abbiano amato la Lazio durante la loro esistenza, trasmettendo a noi col semplice esempio la stessa smisurata ed a volte inspiegabile passione.
Grazie Tarallo e soprattutto grazie a tutti gli zii, padri, fratelli, nonni che hanno permesso e permettono ancora oggi che un simile patrimonio non si disperda.
Una preghiera per zio Franco.
:since
Grazie per aver condiviso questo toccante ricordo.
Mi hai fatto anche tornare in mente mio nonno Amilcare, che mi trasmise la sua fede laziale quando ero davvero piccolissimo.
Un abbraccione Tarallo
Un forte abbraccio a te, Tarallo, ed al nostro caro netter.
Zio Franco è mio padre, mia madre, mia sorella e migliaia di altri che ci hanno aiutato a conoscere e ad amare questa splendida squadra, che ci fa felici e ci unisce soprattutto in momenti come questo.
One love.
SFL :since
Citazione di: Tarallo il 01 Ago 2022, 19:18
Non sono un grande fan dell'uso privato del Forum, ma se sto qui è merito suo (o colpa sua).
Se ne è andato zio Franco, papà di un adorato netter, fratello di mia mamma, che all'età di 5 anni mi prese per mano e mi accompagnò per la prima volta allo stadio, il primo abbonamento "Aquilotto" Tribuna Tevere Non Numerata di una lunga serie. La Lazio era in B ma stava venendo su, e ci stavamo apparecchiando alcuni fra gli anni più belli della nostra storia. A casa di nonna in via Fracassini io mi affacciavo, coi piedi che non toccavano terra e mamma che gridava che sarei morto spiaccicato perché "la testa pesa più del corpo", in ansiosa attesa del suo amico Ermanno, che veniva da Pescara per tutte le partite in casa. Arrivato Ermanno ci mettevamo nella sua Alfa con lo scudetto della Lazio sullo specchietto e via verso piazza Mancini. Sul ponte mi teneva la mano, ricordo il viale della palla sempre stracolmo, "I vostri figli hanno troppi soldi in tasca", poi dentro per la tensione della partita.
Era un laziale che soffriva, classico, sempre con l'ansia, però con la gioia pronta ad esplodere.
L'unica volta che perse le staffe, lui una delle persone più pacifiche mai viste, fu all'intervallo del famosissimo Lazio-Verona, sul 1-2 con i giocatori che non rientrarono negli spogliatoi. Lo stadio letteralmente friccicava di nervosismo, eravamo tutti tesissimi e il solito cacadubbi seduto vicino a lui elencava i motivi della nostra imminente morte calcistica e sportiva (il più classico dei "moriremo tutti", visto che poi vincemmo lo scudetto) e io, piccolo e estraneo a queste discussioni, vedevo che la sua rabbia montava e si gonfiava fino a un grido incontrollato "E aoooo mo hai proprio rotto li cojoniiiii!!".
Il 12 Maggio 1974, malgrado eventi che lo avevano segnato in modo terribile, forse arrivammo tardi, non so, ma eravamo dietro a una fila di gente che riempiva il settore; io mi infilavo tra le gambe di questa gente ed a ogni azione importante riuscivo fuori e gliela raccontavo; lui vide ben poco ma, credo ancora coi pensieri altrove, almeno era contento di vedermi così contento.
Grazie zio per esserti preso cura di me, per aver permesso che la mia lazialità crescesse e maturasse, per avermi fatto innamorare perdutamente dello stadio, per avermici portato anche in circostanze in cui altri avrebbero abbandonato, e anche, perche' no, per avermi trasmesso la giusta quantità di ribrezzo per quei zozzoni che infestano sta città, che speriano che da lassù il botto che faranno seddiovole lo senti pure tu.
Fa' buon viaggio e un giorno ci racconteremo, chissà, un altro scudetto.
❤️
Leggo solo ora Carlo.
Un abbraccio forte.
In ogni caso sarà orgoglioso di aver tirato su un bellissimo Laziale come te.
Condoglianze Tarallo, ed un abbraccio fortissimo.
Tarallo, non ti conosco di persona ma posso scommettere tutto quello che ho che sei un meraviglioso essere umano e Laziale.
Ho letto il post di getto, immaginandomi le scene che hai raccontato in maniera vivida, una storia che più Laziale non si può...chi ama la Lazio conosce bene certe sensazioni e i legami con certi ricordi.
Le mie più sentite condoglianze, un grande abbraccio virtuale.
Condoglianze Tarallo.
Un forte abbraccio.
Credo che ogni Laziale (o quasi) abbia "uno Zio Franco" e il suo "amico Ermanno" nella propria famiglia.
Io ad esempio ce l'ho.
Soprattutto in quegli anni 70/80, dove si andava allo stadio accompagnati dal papà, dallo zio e dai rispettivi amici e si faceva il biglietto tutti assieme alle 14 in fila ai botteghini.
Bello.
Rip Zio Franco. :ssl