agosto 1989, sto per salire sulla torre Eiffel, prima però chiamo i miei, ero in giro con l'interrail da due settimane, a Roma avevo lasciato mio nonno paterno, malato terminale, ma a diciott'anni, devi credere, che ogni lasciata è persa.
non ci sono mai più salito su quella torre, ci sono tornato diverse volte (una anche con la nostra Amata, in una serata amara...) ma non ci sono salito. tornato a Roma per il funerale ho pianto tutte le lacrime possibili.
anche prima della fine, ero passato poco a trovarlo, ma in quell'ultima volta, vedere l'azzurro marino dei suoi occhi, già stinto in cenere, mi aveva sconvolto.
adesso vado a trovarlo al paese una volta all'anno, due mazzi di fiori, per lui e per nonna, li portano in laica processione le mie figlie, che puntalmente, arrivate li sotto, cercano le lapidi e poi mi guardano.
ne porto il nome, ho fatto fatica, i primi anni, ad andarci al cimitero, e specchiarmi nella mia finitudine.