Me la ricordo ancora quella foto sul giornale. I due giocatori stavano sospesi in aria. La testa di quello davanti arrivava all'altezza della spalla di quello dietro, che lo sovrastava. La palla, di quei palloni a esagoni bianchi e pentagoni neri che si usavano allora, stava circa un metro davanti a loro, sospesa anch'essa a un'altezza intermedia tra le due teste. La didascalia diceva: "Chi ha colpito la palla?" Quello davanti aveva la maglia del Milan. Quello dietro era Luciano Re Cecconi. Lo dedussi qualche anno più tardi dal ricordo della sua capigliatura inconfondibile.
Doveva essere una foto in bianco e nero. La vidi su un quotidiano a casa di alcuni zii, giù a Salerno. Eppure me la ricordo a colori vivaci. Era verso la fine dell'anno scolastico, iniziava a fare caldo. Vidi quella foto nella penombra della camera da letto esaltata dalla facciata esposta al sole del palazzo di fronte. I miei genitori erano già partiti da qualche tempo per il paese in cui avrei vissuto dall'estate successiva fino a una settimana dal mio quarantesimo compleanno. Io e mia sorella eravamo rimasti a casa di questi zii per finire l'anno scolastico.
Facevo la prima elementare. Nella scuola che frequentavo, dove mia madre mi accompagnava tutte le mattine, più appeso per un braccio che tenendomi per mano, quasi fossi una scimmietta, la mia aula aveva le finestre con delle rondini di carta appiccicate ai vetri. È un dettaglio che ricordo ancora bene.
Quello che ricordo vagamente è la foto di classe. Non era l'epoca attuale delle macchine fotografiche digitali, in cui centinaia di scatti immortalano anche i momenti più insignificanti della giornata. Farsi una foto, allora, era un evento raro per gente comune come noi. A volte per l'occasione ci si vestiva bene. Al momento dello scatto ci si metteva davvero in posa con la faccia impostata a un'espressione quanto più possibile solenne. Si era vagamente consapevoli che quella foto sarebbe stata guardata per molti anni a seguire da parenti e amici, forse anche dai discendenti nelle epoche future.
È una foto, quella di classe, che non ho più visto da almeno un quarto di secolo a questa parte. A volte mi chiedo dove sia mai finita. Per anni è stata conservata in uno di quei raccoglitori con le bustine di cellophane che davano i fotografi insieme con le foto stampate. Aveva la copertina marrone chiaro e conteneva anche le altre poche foto fatte in quel periodo. Mia madre le teneva tutte nel comodino accanto al suo letto, nella scatola di un vecchio ferro da stiro termozeta insieme con le foto del suo matrimonio.
Di quella foto in bianco e nero ricordo pochissimi particolari. La maestra, in piedi sulla destra. Vestiva di scuro, con una gonna poco sotto il ginocchio e la testa leggermente reclinata verso i suoi allievi. Poggiava le mani sulle spalle di qualcuno, come se lo proteggesse. Noi stavamo disposti su due file, una in piedi, probabilmente su una panca, e l'altra seduta. Eravamo messi quasi come una squadra di calcio nella foto delle figurine. Io ero seduto in basso a destra, vicino all'unica bambina che c'era in classe. Indossavo pantaloni alla zuava blu che mia madre, allora sarta, aveva fatto apposta per me copiando il modello da qualche giornale. Tutti e due, io e la bambina, avevamo le mani con le palme aperte poggiate sulle cosce e sfoggiavamo il nostro migliore sorriso.
Non ricordo, invece, dove fosse esattamente il mio compagno di banco. Doveva essere seduto anche lui, verso il centro della fila. Aveva la faccia sbarazzina e i capelli a caschetto biondi. Quasi come Re Cecconi, ora che ci ripenso. Era del Milan. Parlava sempre del Milan. A sentire lui era la squadra più forte del mondo e vinceva sempre.
A un certo punto dell'anno scolastico devo aver pensato che non ne potevo più di sentirlo, e fu così che quando vidi quella foto di Re Cecconi e tutto il resto della pagina, con il racconto della vittoria contro il Milan di una squadra chiamata Lazio, il cui nome evocava nel bambino che ero strane sensazioni, probabilmente perché sentivo confusamente che avevamo un'origine comune, mi offriva un'ottima occasione per farlo tacere per sempre.
Quando tornai a scuola e lo vidi, lo raggiunsi di corsa. "Hai visto, avete perso contro la Lazio" gli gridai. Lo ricordo come fosse ieri. Mi guardò e disse: "No, ti sbagli, il Milan ha vinto contro la Lazio". Mi disarmò. Non ero preparato a quella risposta. Me ne tornai mesto al banco. Non sapevo cosa ribattergli per ristabilire la verità.
Però una cosa la sapevo con certezza. Ero diventato della Lazio.
*****
Queste cose accadevano 40 anni fa, grosso modo come le ho raccontate. Grosso modo perché mi sono affidato alla memoria, che di per sé è fallace anche quando è buona. Grosso modo perché forse le origini del mio tifo per la Lazio mi piace pensarle così e nell'epoca di photoshop mi sarà pure consentito un piccolo ritocco a una verità che non ricorda più nessuno.
Sono passati 40 anni. Il mondo è cambiato profondamente, e con lui tutti noi bambini di allora siamo cresciuti e abbiamo fatto la nostra strada nella vita. E chissà quei miei compagni di classe che fine hanno fatto. A parte i due che ho menzionato nel racconto non ne ricordo nessun altro, e anche di quei due non ho la più pallida idea di come si chiamassero.
In tutto questo tempo, una cosa sola è sempre rimasta la stessa nella mia vita. La Lazio. Sono cambiate le amicizie gli affetti familiari, gli amori, le idee politiche, i gusti musicali, tutto si è rimescolato varie volte, ma la Lazio è sempre là. In fondo è l'unico orizzonte, la stella polare, l'unico riferimento certo che mi è rimasto.
Non importa come va la squadra, se la stagione è buona, trionfale, fallimentare. Non importa realmente che sia una squadra di vertice o una squadretta sul punto di precipitare in terza serie. Non importa tanto se a indossarne la maglia ci sia Veron o Mario Piga. Quel che conta è che la Lazio ci sia, per la mia gioia o la mia disperazione.
Da quarant'anni, sono della Lazio, non posso non esserlo!
http://www.laziowiki.org/wiki/Sabato_21_aprile_1973_-_Roma,_stadio_Olimpico_-_Lazio-Milan_2-1
Bellissimo post :)) la Lazio è sempre la nostra stella polare! :since
Ho letto il tuo splendido post con il sorriso sulla bocca, quel sorriso di chi sa che e' bello essere della Lazio anche per queste piccole/grandi storie...
Grazie da parte mia, per avere condiviso dei ricordi tanto belli.
grazie a voi, amici, e anche se non è stato un anniversario molto felice, sempre forza Lazio, per almeno altri 40 anni ancora
:band1:
E' un piacere leggere queste storie. Su questo forum ci sono dei topic che meriterebbero di essere raccolti e divulgati, e questo è uno di quelli.
Grazie per aver condiviso con noi questo bellissimo ricordo.
Bella storia Laziale ...
Grazie!
Citazione di: jp1900 il 22 Apr 2013, 18:22
E' un piacere leggere queste storie. Su questo forum ci sono dei topic che meriterebbero di essere raccolti e divulgati, e questo è uno di quelli.
Grazie per aver condiviso con noi questo bellissimo ricordo.
Grazie a te e grazie anche all'amico Palo.
Ho sempre avuto la strana idea che la Lazio sia una comunità formata dalla somma della storia ufficiale più le singole storie di tutti I suoi tifosi. Come diceva il libro (o il film tratto dal libro?) di Nick Hornby, tu c'eri e contavi quanto I giocatori in campo, e se tu non ci fossi stato, ma a chi fregherebbe niente di tutto questo?
Prendiamo il 14 Maggio 2000. Vinciamo il campionato, questa è la storia ufficiale. E poi ci sono le storie di tutti noi, alcune raccolte in quel bel topic di qualche tempo fa su dove eravamo e cosa stavamo facendo mentre si faceva la storia.
Ora, tutti sanno quale fu l'epilogo di quel campionato. In questi giorni, ripensandoci, mi sono ricordato quest'altro fatto. La scala del palazzo dove abitavano I miei zii era costruita in modo tale che chi aveva l'appartamento al primo piano invece del balcone aveva un terrazzo piuttosto ampio. Uno di quelli che abitavano al primo piano doveva essere un accanito tifoso della juve perché la domenica sera dell'ultima giornata, alle sette, quando la rai mandava la cronaca registrata di un tempo di una partita di calcio di serie A, e quando si assegnava lo scudetto mandavano la partita della squadra che diventava campione (ricordo Lazio-Foggia l'anno dopo ma questa può essere materia di altro topic, se a qualcuno l'anno prossimo nel quarantennale del nostro primo scudetto viene voglia di aprirlo), alle sette di sera, dicevo, si mise sul suo terrazzo con il televisore a tutto volume, tanto che noi al quarto piano lo sentivamo come se fosse dentro casa nostra. Ai gol, registrati, esultavano pure. Ricordo uno zio Pasquale piuttosto seccato. Non ho mai saputo di che squadra fosse, anzi, a dire il vero, me lo ricordo come una persona molto severa, sempre accigliato, non mi stupirei se non facesse il tifo per nessuno. Oramai deve essere invecchato molto. Non lo vedo da più di trent'anni. La zia, che aveva superato gli 80, ci ha lasciato all'inizio di quest'anno. Dalle notizie che ho sembra che in quel palazzo oramai non ci sia più nessuno della mia famiglia.