i sogni al tempo del coronavirus

0 Utenti e 13 Visitatori stanno visualizzando questo topic.

Offline mdfn

*
1577
i sogni al tempo del coronavirus
« il: 03 Dic 2020, 21:36 »
Vado a vivere in un posto tipo condominio di Ballard o il serpentone, dove abita il mio amico Francesco, in Norvegia. Tutto è organizzato, pianificato. Dodici scale, l'ascensore si paga a consumo, quando me lo spiegano porgendomi una specie di tariffario, mi casca giù la mascherina dallo stupore. È pieno di bambini e adolescenti, meglio perché anch'io devo avere suppergiù tredici anni. Tutti nel cortile, che è comune. Scorazziamo o bighelloniamo o sostiamo su un mattonato, recintato da ringhiere rosse agilmente scavalcabili. Colore dominante grigio chiaro, con qua e là spruzzate di rosso. Grigio cemento, grigio il cielo, rosse le ringhiere e i corrimano, vasi sanguigni artificiali in un corpo morto. E oltre le ringhiere, garage, avvallamenti e poi prati spelacchiati, colline oltre le quali non si riesce a scorgere la città. È uno spazio nostro, non viene nessuno da fuori a visitarci, o a evangelizzarci. Non esistono adulti o se esistono non si vedono, come nel film It follows. Per certi versi sembra un'utopia riuscita.
M'innamoro di una ragazzina dai capelli lisci, io sono un piccolo animale che si arrampica sulle inferriate, non sto mai fermo e come quasi tutti gioco sempre con il pallone.
Ci siamo organizzati per dividerci in coppie, perché i giochi di gruppo contravvengono alle regole del distanziamento tra le persone e sarebbe troppo rischioso incorrere in un contatto proibito, fortuito ma del quale ormai abbiamo persino paura, così il pallone ce lo lanciamo da montarozzi o da burroni, a decine di metri di distanza l'uno dall'altro, coi piedi, con delle racchette da neve, con qualsiasi cosa, basta vederlo muoversi nell'aria, assumere traiettorie immaginifiche, volare sopra le barriere architettoniche e le automobili, rimbalzare a terra e poi schizzare via, oppure fermarsi lì, morto, stoppato con l'esterno del piede.
Lei invece è una bambina seria, ci promettiamo amore eterno comunicando cogli occhi, la vedo crescere, farsi ragazza, tagliare i capelli che prima erano lunghi, mettere gli occhiali, partire per studiare in un paese lontano. È appassionata di cinema.
Tutto avviene molto rapidamente, io rimango selvatico, quando lei se ne va è sempre cogli occhi che me lo viene a dire, parto, non capisco se sia un addio o un per sempre insieme, o entrambe le cose, del tipo ovunque lei sia sarà con me, anche a distanza. A distanza già lo eravamo, a distanza maggiore intendo, oltre il visibile.
Mi si muove un dente, un incisivo superiore, non so dire se si tratti di un dente da latte, intanto me lo stuzzico con la lingua, giocherellando con la possibilità che mi ricresca quello nuovo o mi rimanga il buco.


Re:i sogni al tempo del coronavirus
« Risposta #1 il: 03 Dic 2020, 22:11 »
Vado a vivere in un posto tipo condominio di Ballard o il serpentone, dove abita il mio amico Francesco, in Norvegia. Tutto è organizzato, pianificato. Dodici scale, l'ascensore si paga a consumo, quando me lo spiegano porgendomi una specie di tariffario, mi casca giù la mascherina dallo stupore. È pieno di bambini e adolescenti, meglio perché anch'io devo avere suppergiù tredici anni. Tutti nel cortile, che è comune. Scorazziamo o bighelloniamo o sostiamo su un mattonato, recintato da ringhiere rosse agilmente scavalcabili. Colore dominante grigio chiaro, con qua e là spruzzate di rosso. Grigio cemento, grigio il cielo, rosse le ringhiere e i corrimano, vasi sanguigni artificiali in un corpo morto. E oltre le ringhiere, garage, avvallamenti e poi prati spelacchiati, colline oltre le quali non si riesce a scorgere la città. È uno spazio nostro, non viene nessuno da fuori a visitarci, o a evangelizzarci. Non esistono adulti o se esistono non si vedono, come nel film It follows. Per certi versi sembra un'utopia riuscita.
M'innamoro di una ragazzina dai capelli lisci, io sono un piccolo animale che si arrampica sulle inferriate, non sto mai fermo e come quasi tutti gioco sempre con il pallone.
Ci siamo organizzati per dividerci in coppie, perché i giochi di gruppo contravvengono alle regole del distanziamento tra le persone e sarebbe troppo rischioso incorrere in un contatto proibito, fortuito ma del quale ormai abbiamo persino paura, così il pallone ce lo lanciamo da montarozzi o da burroni, a decine di metri di distanza l'uno dall'altro, coi piedi, con delle racchette da neve, con qualsiasi cosa, basta vederlo muoversi nell'aria, assumere traiettorie immaginifiche, volare sopra le barriere architettoniche e le automobili, rimbalzare a terra e poi schizzare via, oppure fermarsi lì, morto, stoppato con l'esterno del piede.
Lei invece è una bambina seria, ci promettiamo amore eterno comunicando cogli occhi, la vedo crescere, farsi ragazza, tagliare i capelli che prima erano lunghi, mettere gli occhiali, partire per studiare in un paese lontano. È appassionata di cinema.
Tutto avviene molto rapidamente, io rimango selvatico, quando lei se ne va è sempre cogli occhi che me lo viene a dire, parto, non capisco se sia un addio o un per sempre insieme, o entrambe le cose, del tipo ovunque lei sia sarà con me, anche a distanza. A distanza già lo eravamo, a distanza maggiore intendo, oltre il visibile.
Mi si muove un dente, un incisivo superiore, non so dire se si tratti di un dente da latte, intanto me lo stuzzico con la lingua, giocherellando con la possibilità che mi ricresca quello nuovo o mi rimanga il buco.
consiglio professionista  :beer:

Offline Gulp

*****
11079
Re:i sogni al tempo del coronavirus
« Risposta #2 il: 03 Dic 2020, 23:31 »
Meglio che non dico i sogni che ho fatto io sennò arrivano l'analista, lo psichiatra e la polizia tutti insieme

Online sharp

*****
21955
Re:i sogni al tempo del coronavirus
« Risposta #3 il: 03 Dic 2020, 23:43 »
Vado a vivere in un posto tipo condominio di Ballard o il serpentone, dove abita il mio amico Francesco, in Norvegia.
..................
Mi si muove un dente, un incisivo superiore, non so dire se si tratti di un dente da latte, intanto me lo stuzzico con la lingua, giocherellando con la possibilità che mi ricresca quello nuovo o mi rimanga il buco.


amico mio,
io sogno poco (diciamo meglio non ricordo un tubo, va beh che pure da sveglio...),
a me ste cose arzigogolate, me capitano quando mangio pesante (praticamente sempre)  :pp e
tralascio di farmi un bel torbato (quasi mai :=)) ), consiglio uno tra Laphroaig, Caol Ila, Lagavullin o Ardberg,
ma anche un Talisker 10 years,mi raccomando il 10years non lo Sky , ma se proprio mancano gli altri
va bene anche quello (pure L'Oban tiè,anche se qui la torba sfuma un po' troppo)


Famme sape' (male che va apprezzerai comunque i sapori)  :beer:
Re:i sogni al tempo del coronavirus
« Risposta #4 il: 04 Dic 2020, 00:43 »
comunque tranquillamente sono entrate nei sogni le mascherine e il disagio e la paura degli assembramenti

Offline mdfn

*
1577
Re:i sogni al tempo del coronavirus
« Risposta #5 il: 04 Dic 2020, 01:47 »
Non ho paura dei sogni, anzi, quando me ne ricordo uno, o quando me lo raccontano, io mi sento più ricco.
Sharp, non ci capisco di whisky, ma grazie del consiglio, lo sottoporrò al mio amico uiscaro, che è meno povero di me e magari quando la smette di avere paura mi offre da bere.
A me piacciono i sogni strani, questo mi è venuta voglia di raccontarlo per due motivi: la gioia di toccare un pallone seppure in sogno (quanto mi manca giocare a pallone!), e mascherine e distanziamenti quali elementi scenografici. Il senso era di invitarvi a raccontare i vostri.
La presenza di un'epidemia interagisce coi nostri sogni? Sì, no, superficialmente? Siamo cambiati, siamo gli stessi di prima?
Ma più che farne uno studio potrebbe essere un'occasione per raccontare delle storie.

Online riccio72

*
1910
Re:i sogni al tempo del coronavirus
« Risposta #6 il: 04 Dic 2020, 07:30 »
Sto sogno è un incrocio tra 1984, un beautiful e come un gatto in tangenziale. Ma quanti gironi hai dormito?

Online olympia

*
7121
Re:i sogni al tempo del coronavirus
« Risposta #7 il: 04 Dic 2020, 08:06 »
Vado a vivere in un posto tipo condominio di Ballard o il serpentone, dove abita il mio amico Francesco, in Norvegia. Tutto è organizzato, pianificato. Dodici scale, l'ascensore si paga a consumo, quando me lo spiegano porgendomi una specie di tariffario, mi casca giù la mascherina dallo stupore. È pieno di bambini e adolescenti, meglio perché anch'io devo avere suppergiù tredici anni. Tutti nel cortile, che è comune. Scorazziamo o bighelloniamo o sostiamo su un mattonato, recintato da ringhiere rosse agilmente scavalcabili. Colore dominante grigio chiaro, con qua e là spruzzate di rosso. Grigio cemento, grigio il cielo, rosse le ringhiere e i corrimano, vasi sanguigni artificiali in un corpo morto. E oltre le ringhiere, garage, avvallamenti e poi prati spelacchiati, colline oltre le quali non si riesce a scorgere la città. È uno spazio nostro, non viene nessuno da fuori a visitarci, o a evangelizzarci. Non esistono adulti o se esistono non si vedono, come nel film It follows. Per certi versi sembra un'utopia riuscita.
M'innamoro di una ragazzina dai capelli lisci, io sono un piccolo animale che si arrampica sulle inferriate, non sto mai fermo e come quasi tutti gioco sempre con il pallone.
Ci siamo organizzati per dividerci in coppie, perché i giochi di gruppo contravvengono alle regole del distanziamento tra le persone e sarebbe troppo rischioso incorrere in un contatto proibito, fortuito ma del quale ormai abbiamo persino paura, così il pallone ce lo lanciamo da montarozzi o da burroni, a decine di metri di distanza l'uno dall'altro, coi piedi, con delle racchette da neve, con qualsiasi cosa, basta vederlo muoversi nell'aria, assumere traiettorie immaginifiche, volare sopra le barriere architettoniche e le automobili, rimbalzare a terra e poi schizzare via, oppure fermarsi lì, morto, stoppato con l'esterno del piede.
Lei invece è una bambina seria, ci promettiamo amore eterno comunicando cogli occhi, la vedo crescere, farsi ragazza, tagliare i capelli che prima erano lunghi, mettere gli occhiali, partire per studiare in un paese lontano. È appassionata di cinema.
Tutto avviene molto rapidamente, io rimango selvatico, quando lei se ne va è sempre cogli occhi che me lo viene a dire, parto, non capisco se sia un addio o un per sempre insieme, o entrambe le cose, del tipo ovunque lei sia sarà con me, anche a distanza. A distanza già lo eravamo, a distanza maggiore intendo, oltre il visibile.
Mi si muove un dente, un incisivo superiore, non so dire se si tratti di un dente da latte, intanto me lo stuzzico con la lingua, giocherellando con la possibilità che mi ricresca quello nuovo o mi rimanga il buco.
Ma che meraviglia, questo non è  un sogno, ma un film!
Come fai a ricordarlo così bene, lo hai scritto appena sveglio?

Offline ES

*****
16658
Re:i sogni al tempo del coronavirus
« Risposta #8 il: 04 Dic 2020, 13:10 »
Non ho paura dei sogni, anzi, quando me ne ricordo uno, o quando me lo raccontano, io mi sento più ricco.
Sharp, non ci capisco di whisky, ma grazie del consiglio, lo sottoporrò al mio amico uiscaro, che è meno povero di me e magari quando la smette di avere paura mi offre da bere.
A me piacciono i sogni strani, questo mi è venuta voglia di raccontarlo per due motivi: la gioia di toccare un pallone seppure in sogno (quanto mi manca giocare a pallone!), e mascherine e distanziamenti quali elementi scenografici. Il senso era di invitarvi a raccontare i vostri.
La presenza di un'epidemia interagisce coi nostri sogni? Sì, no, superficialmente? Siamo cambiati, siamo gli stessi di prima?
Ma più che farne uno studio potrebbe essere un'occasione per raccontare delle storie.

Bravissimo.
Spesso sfugge che la ricchezza di una comunità è data dai contenuti di chi la frequenta.
Al di là delle opinioni, delle divergenze o anche dei forti contrasti, il darsi è fondamentale.
Come ho tempo butterò dentro un mio sogno.
Preparatevi.
Musica dello squalo 😊
Re:i sogni al tempo del coronavirus
« Risposta #9 il: 04 Dic 2020, 13:45 »
Meglio che non dico i sogni che ho fatto io sennò arrivano l'analista, lo psichiatra e la polizia tutti insieme

Sono convinto che alle volte ti appare in sogno Shomurodov  :beer:
Re:i sogni al tempo del coronavirus
« Risposta #10 il: 04 Dic 2020, 15:31 »
Io i sogni se non me li scrivo entro massimo 5 minuti dal momento in cui la veglia li interrompe mi scivolano via dalla memoria, sensazione stranissima.
Comunque non mi pare di aver ancora subito intrusioni da parte di elementi di questo presente pandemico nei sogni.
O forse non me li sono segnati in tempo.

Offline mdfn

*
1577
Re:i sogni al tempo del coronavirus
« Risposta #11 il: 04 Dic 2020, 16:37 »
Non ho dormito molto, ieri pomeriggio mi sono appoggiato un attimo e sono crollato.
Sì, l'ho scritto appena sveglio.
Forza ES, che da quando hanno chiuso le biblioteche mi manca da leggere.
Re:i sogni al tempo del coronavirus
« Risposta #12 il: 04 Dic 2020, 17:56 »
Non ho paura dei sogni, anzi, quando me ne ricordo uno, o quando me lo raccontano, io mi sento più ricco.
Sharp, non ci capisco di whisky, ma grazie del consiglio, lo sottoporrò al mio amico uiscaro, che è meno povero di me e magari quando la smette di avere paura mi offre da bere.
A me piacciono i sogni strani, questo mi è venuta voglia di raccontarlo per due motivi: la gioia di toccare un pallone seppure in sogno (quanto mi manca giocare a pallone!), e mascherine e distanziamenti quali elementi scenografici. Il senso era di invitarvi a raccontare i vostri.
La presenza di un'epidemia interagisce coi nostri sogni? Sì, no, superficialmente? Siamo cambiati, siamo gli stessi di prima?
Ma più che farne uno studio potrebbe essere un'occasione per raccontare delle storie.

Ciao amico, bel topic da alimentare e gustare.
Non so se riuscirò a dare un contributo, ricordo poco i pochi sogni che ultimamente faccio, sicuramente punto a nutrirmene.

Un abbraccio




PS: "la gioia di toccare un pallone seppure in sogno (quanto mi manca giocare a pallone!)", mamma mia quanta! Una delle mie paure è se riuscirò a riprendere, a una certa età il rischio dopo una interruzioni lunga è grosso. Un'altra è quella che non si faranno più i Mondiali Antirazzisti e non poterli più condividere con voi

Online cippolo

*
2642
Re:i sogni al tempo del coronavirus
« Risposta #13 il: 04 Dic 2020, 20:53 »
La pandemia a livello di sogni non sembra avermi influenzato (Ne ricordo pochissimi). Però non dormo più tranquillo. Mi sveglio 200 volte la notte. Dormo proprio male.

P.s. Però ho un sogno ricorrente. La realizzazione del mio osservatorio astronomico. Con un megatelescopio, tutto automatizzato. Osservo e scatto delle foto da paura. Ma prima o poi il sogno diventerà realtà

Offline mdfn

*
1577
Re:i sogni al tempo del coronavirus
« Risposta #14 il: 04 Dic 2020, 21:15 »
PS: "la gioia di toccare un pallone seppure in sogno (quanto mi manca giocare a pallone!)", mamma mia quanta! Una delle mie paure è se riuscirò a riprendere, a una certa età il rischio dopo una interruzioni lunga è grosso. Un'altra è quella che non si faranno più i Mondiali Antirazzisti e non poterli più condividere con voi
Ci ho pensato anch'io ai Mondiali, grande tristezza. Non lo so se non si faranno più, forse tra qualche anno sì. Un abbraccio sovversivo a te.

La pandemia a livello di sogni non sembra avermi influenzato (Ne ricordo pochissimi). Però non dormo più tranquillo. Mi sveglio 200 volte la notte. Dormo proprio male.
Solidarietà da parte di un ex insonne (vabbè, i miei ritmi sonno-veglia non sono da prendere a esempio, ma almeno dormo a sufficienza). Comunque hai fatto bene a parlarne, è un tema molto sottovalutato.

Offline ES

*****
16658
Re:i sogni al tempo del coronavirus
« Risposta #15 il: 04 Dic 2020, 21:19 »
Eccomi.
Forse sono  OT.
Strano, vè? Io, in genere...
Ma si parla di sogni.


Ciò che vi racconterò è tratto da una storia vera.
Per via degli argomenti trattati la lettura è fortemente sconsigliata alle persone impressionabili. Bla bla bla.

Premessa.

Il mio 15esimo compleanno.

Era un periodo un po' così,  la Lazio andava male, la scuola era noiosa, e quelle ragazze che io avevo scelto come future mogli (plurale) preferivano, incredibilmente, maschi più grandi di me.
Un grosso punto interrogativo sul mio futuro, la mamma "fuori", il papà che non mi aveva mai messo un pannolino da piccolo.
Io, che poi mia figlia "sarei entrato nella vagina della madre per farla uscire", sapevo che quello non era il mio mondo.
Un ragazzino complicato, ribelle, fuori dalla strada comune.
Davvero.
Mi capitò, forse il caso forse no, di avere tra le mani la cassetta de "l'esorcista", film edito nel lontano 1973, che colpì, primogenito, una intera generazione.
Da quel momento il mio mondo cambiò.
Tutto passò in secondo piano, anche il meraviglioso sedere della biondina che sarebbe dovuta diventare la mia prima moglie ma che mi preferì quel co.j.one atteggione del quinto...

La visione di quel film non mi sconvolse, ma mi lasciò un grosso punto interrogativo.
È davvero questo il Male?
Sapevo che dovevo rispondere a quella domanda.
Non volevo diventare un satanista o altro, solo volevo capire se fosse mai esistito, davvero, il Male, e in quale forma.
Non il Male con le corna, o il Male un serial killer, queste sciocchezze, ma qualcosa di più profondo.
Cercai una descrizione, una immagine, un racconto.

L'unica cosa che trovai fu, nella mia testa, questa: una foglia che si accartoccia in sé stessa.

Mi piacque, la feci mia, la metabolizzai, e ancora oggi credo sia la migliore rappresentazione.

"Il Male non ha vestiti né forme, è un nudo etereo che ti si appiccica addosso nutrendosi della incapacità di raccontarlo.
Perché il Male ti scivola dentro attraverso i dettagli più insignificanti.
In più, il Male, è capace d'amare.
E ciò lo rende davvero terribile."

È scritto nel mio diario, ancora conservo, io ho sempre scritto, sin da piccolo.
Un grande passo avanti rispetto al rigetto di Dio ("vagito e aborto di sé stesso"), che scrissi un anno prima.
Mancava qualcosa, questo non lo scrissi, ma era chiaro, mancava il Sogno.

Attraverso il Sogno io sarei stato nella possibilità non solo di descriverlo, il Male, di intuirlo, ma addirittura di sentirlo dentro.
Sentirmi penetrato dritto e forte, come una fanciulla a cui leggi dentro le parole, non serve nemmeno un atto sessuale, quello è il dopo, la crasi.
E così accadde.
Io sognai e sentii, dentro di me, il Male.

Il mio Sogno.

Ero in un mercato all'aperto, pieno di luci e colori.
Senza voci, semmai sussurri, le persone pigiate, le risa mute.
Nel mezzo scorsi delle persone che si raccontavano,un gruppetto, forse 5 o 6.
Tra queste, una anziana signora, vestita di chiaro, un pochino curva, con un bel sorriso, che parlava, parlava, parlava.
Lasciai il mio sguardo a riposare su di lei, finché si accorse, e ci guardammo negli occhi.
Un solo attimo.
Quegli occhi piccoli, lucenti.
Un brivido come un lampo.
Il corpo di ghiaccio, il respiro che cessò, tutto il mondo scomparve.
Io e lei dentro quei suoi piccoli occhi neri, sopra quel sorriso di nonna.
Ecco il Male.
Questo è ciò.
Mi sentii davvero penetrato, con violenza.
Non puoi sfuggire, non puoi combattere, la personificazione del male ora in un corpo di meravigliosa nonna, domani in quello di una bimba che coglie fiori in un prato.
Il Male è nudo, e si veste d'amore.
Il Male, usa l'amore.


In seguito continuai a sognare, un novello Dylan indagatore del Male.

Al compimento dei 18 anni composi un celebre manoscritto, "la teoria del nulla", che spopolò durante i falò estivi (la chitarra ero una pippa), per cercare di sottrarmi a questa guerra che avevo scatenato.
Durante l'università non servì nemmeno Barabba e la sua collana d'aglio,  solamente sul finire, un corso di meditazione, riuscii a spostare di nuovo il potere verso me stesso.
Scacciare il Male che vinceva i miei sogni.
Una lunga guerra, che al fine vinsi, ma che lasciò molti feriti a terra.

Online riccio72

*
1910
Re:i sogni al tempo del coronavirus
« Risposta #16 il: 05 Dic 2020, 08:45 »
Te pareva... Stanotte ho sognato che abitavo da una parte e la cucina era in un altro edificio e per andarci dovevo fare attenzione a non violare le norme anticovid.

 :S

Online Drake

*****
4323
Re:i sogni al tempo del coronavirus
« Risposta #17 il: 05 Dic 2020, 09:01 »
Stanotte ho sognato, tra tante altre cose, che ero a pranzo da mia madre, a un certo punto guardo lo smartphone e vedo che stiamo giocando col torino (ma non giocavamo alle 15 con lo spezia?) e siamo sotto 2-1, in pochi istanti il punteggio passa prima a 2-2 e poi 3-2. Allora decido di non guardare più il risultato, ma di rivedermi la partita dall'inizio. Primo minuto SMS fa un fallo di ostruzione su Rincon, che reagisce violentemente e lo scaraventa a terra, arriva l'arbitro di corsa e mi dico che non può non espellerlo, ma invece di mandare fuori il granata, con sommo stupore degli stessi commentatori, espelle Sergej. Spengo il televisore. Fine del sogno.

Offline mdfn

*
1577
Re:i sogni al tempo del coronavirus
« Risposta #18 il: 05 Dic 2020, 12:14 »
ES, lo sai che la vecchia del sogno sei tu, sì?
riccio: da una parte mi dispiace se ti ho suggestionato, dall'altra tutto ciò mi fa molto ridere.
I sogni calcistici li trovo molto divertenti: ricordo, tanti anni fa, un derby pareggiato al novantesimo da Lotito.

Online Tarallo

*****
99223
Re:i sogni al tempo del coronavirus
« Risposta #19 il: 05 Dic 2020, 12:31 »
Cioè ES è il Male? Ao io lo dico da una decina d'anni.
 

Powered by SMFPacks Alerts Pro Mod