Oggi piango per lui ma in passato l'ho invidiato con tutte le mie forze.
Non per il successo con le ragazze, ma per l'amore incondizionato che il padre nutriva per lui.
Lo ricordo ancora quattordicenne, appoggiato ad un palo con la mano sul cuore, sotto una pioggia scrosciante. La madre preoccupatissima per le sue difficoltà cardiache fece indebite pressioni perché venisse sostituito e solo la grande fermezza del padre, unico a capire l'importanza di una semifinale di un torneo calcistico giovanile nel Giappone degli anni '80 per un adolescente infartuato, gli consentì di restare in campo.
Anni dopo, nell'autobiografia "La rovesciata"(Ed. Controlafisica, 2016 pag. di cui 1931 di prefazione di Roberto Sedinho), anche Hutton ricordò l'episodio, ammettendo che se fosse stato presente suo padre, noto recordman mondiale di permanenza su una nave, conosciuto ai più come il Novecento Nipponico, probabilmente gli avrebbe impedito di continuare a giocare la finale con la Tou con una spalla lussata ed una tibia che era andata letteralmente in frantumi nel tentativo, poi risoltosi in rete, di respingere il famigerato tiro della tigre di Lenders.