Lazio.net Community

Varie / General => Friends => Discussione aperta da: Stiso il 17 Nov 2012, 12:27

Titolo: La favola di Pig
Inserito da: Stiso il 17 Nov 2012, 12:27
C'era una volta un principe. Viveva in un paese che non era davvero un paese ma un'isola in mezzo al mare, verde e rigogliosa, con grandi prati verdi e colline leggere che degradavano dolcemente verso il mare cristallino. Il principe si chiamava Pig e, non essendosi all'epoca ancora sviluppata la lingua inglese, non se ne vergognava. Era figlio della regina Alpaca e del re Merinos, il che la dice lunga su quella che era la principale fonte di sostentamento dell'isola.

Il principe Pig passava le proprie giornate dedicandosi alle buone letture, all'ascolto della buona musica ed alla gestione della cosa pubblica. Era molto amato dal suo popolo e dirimeva liti e controversie con sovrana saggezza. Il suo profilo altero ed i suoi lineamenti squadrati gli davano un aria di autorevolezza molto amata dal suo popolo. Era talmente amato che talvolta i suoi sudditi coniavano neologismi per descrivere elementi propri al principe: il suo mento pronunciato veniva chiamato PigMento, il quadro che capeggiava la sua poltrona principesca veniva chiamato PigQuadro, i suoi piccoli monili d'oro (anelli e bracciali) venivano chiamati PigOrini.

Ma il principe aveva una passione segreta: lavorare ai ferri. Era stato iniziato dal nonno Cashmere ai segreti del punto croce all'uncinetto e piano piano era riuscito a padroneggiare agevolmente le complessità della maglia rovescia. La materia prima non gli mancava e, tutto sommato, neanche il tempo. Si dilettava soprattutto con sciarpe e cardigans ed era arrivato ad un tale grado di abilità che presto tutto ciò lo aveva stancato. Pensava che sarebbe dovuto andare oltre, che avrebbe dovuto osare di più.

Dopo aver rimuginato per giorni sull'atroce dilemma ebbe un'illuminazione: farò un bellissimo maglione!

Il dado era tratto, la sfida importante cominciò ad assorbire ogni sua risorsa: i ferri adeguati, la lana migliore, i colori appropriati. Tutti i suoi pensieri erano focalizzati su quell'unico oggetto, qualla sorta di feticcio che gli stava facendo perdere l'interesse per tutto il resto. I sudditi cominciarono a preoccuparsi per il cambiamento: non era più il principe di un tempo. Le notizie cominciarono a trapelare e si cominciò a favoleggiare intorno al maglione del principe Pig: si diceva che fosse a girocollo, a V, a lupetto, con tre maniche, a fantasia, a tinta unita, con i disegnini, con le paperelle... Era diventato talmente leggendario che si cominciò a definirlo con il nome di PigMaglione.

Il principe in realtà, dopo aver scelto attrezzi e materiali, si era impantanato sulla scelta del modello: voleva il modello ideale, quello dei suoi sogni, quello che avrebbe soddisfatto il suo desiderio di perfezione. Fece e disfece: vivagni, bordi tubolari alti ed aumenti si susseguivano uno via l'altro e finalmente arrivò al termine delle sue fatiche. Era nato il maglione dei suoi sogni, il PigMaglione perfetto. Era talmente perfetto che il principe, persona generosa, decise di condividerlo con il suo popolo. cominciò a rendere i sudditi partecipi della sua fatica e, incurante dei mugugni e delle critiche di coloro che non condividevano il suo gusto estetico, cominciò ad imporre a tutti l'uso del PigMaglione, prodotto ormai in serie dai maglifici del regno. La situazione stava diventando critica, con i cittadini sul piede di guerra, quando la regina Alpaca prese da una parte Pig e, nella sua infinita saggezza, gli fece capire che la perfezione non esiste, che ciò che ai suoi occhi era perfetto agli occhi di un altro poteva essere imperfetto.

Il principe Pig capì, riflettè ed agì. Mise in piedi un gruppo di lavoro, fece una ricerca di mercato, diversificò la produzione e soddisfò in modo adeguato la domanda di maglioni di lana del regno.

Era spuntato il posizionamento , era apparsa la customer satisfaction, era germogliata la segmentazione. Era nato il marketing.

Come ogni favola che si rispetti vi fu un lieto fine: il principe fece una vagonata di soldi, lasciò qualla dannata isola belante, si trasferì a Miami e sposò una portoricana di 19 anni portatrice sana di una quinta naturale.

Alpaca e Merinos non capirono.