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Varie / General => Friends => Discussione aperta da: Goceano il 23 Ago 2020, 14:45

Titolo: La perdita dei genitori
Inserito da: Goceano il 23 Ago 2020, 14:45
So che non è un topic allegro e che ognuno reagisce a modo proprio, io ho perso mio padre ad Ottobre 2019 e fra poco sarà un anno che è scomparso, ancora non ci credo, lasciato un vuoto veramente incolmabile, io non sono sicuro che il tempo guarisce, impossibile secondo me uscirne fuori completamente da questi lutti, ci si può al massimo convivere, voi che ne pensate? Scusate per l'argomento delicato.
Titolo: Re:La perdita dei genitori
Inserito da: PabloHoney il 23 Ago 2020, 15:46
Citazione di: Goceano il 23 Ago 2020, 14:45
So che non è un topic allegro e che ognuno reagisce a modo proprio, io ho perso mio padre ad Ottobre 2019 e fra poco sarà un anno che è scomparso, ancora non ci credo, lasciato un vuoto veramente incolmabile, io non sono sicuro che il tempo guarisce, impossibile secondo me uscirne fuori completamente da questi lutti, ci si può al massimo convivere, voi che ne pensate? Scusate per l'argomento delicato.

lo so che non e' quello che avresti voluto sentirti dire ma.. e' una ferita che non si rimargina, resta con te, magari fa solo meno male, ma continuera' a farti compagnia
Titolo: Re:La perdita dei genitori
Inserito da: StylishKid il 23 Ago 2020, 18:30
A quanti anni (suoi e tuoi) l'hai perso?
Titolo: Re:La perdita dei genitori
Inserito da: Emanuele il 23 Ago 2020, 19:21
Ho perso mio padre nel 2012.
Avevo 23 anni, lui 54.
La malattia l'ha portato via nel giro di due mesi.
Quando si è sentito male, mia madre era appena stata operata a sua volta di cancro, era tornata a casa da circa una settimana.
Potrei parlare per ore di quello che è successo in quei mesi.
Mio padre non saprà mai cosa faccio nella vita, le esperienze che ho fatto, non ha mai potuto conoscere la persona con cui sono stato per 8 anni.
Quando alzammo la coppa in faccia a quelli lì, circa un anno dopo la sua scomparsa, alla fine della partita scoppiai in lacrime pensando a quanto avrei voluto condividere quei momenti con lui.
Il vuoto rimane, incolmabile. Puoi non sentirlo per giorni, settimane, ma è sempre lì. Mentre la vita va avanti, perché sì, nonostante tutto, va avanti.

Un abbraccio.
Titolo: Re:La perdita dei genitori
Inserito da: Palo il 23 Ago 2020, 19:27
Purtroppo è vero. Mamma se n'è andata quando avevo 22 anni, nel '76 (nella stessa settimana di Maestrelli). Ancora oggi, quando porto i miei ragazzi al Verano le parlo sottovoce e le dico che sono dei bravissimi ragazzi, di cui può essere fiera.


Papà ... ancora resiste a 94 anni
Titolo: Re:La perdita dei genitori
Inserito da: Goceano il 23 Ago 2020, 19:32
Citazione di: StylishKid il 23 Ago 2020, 18:30
A quanti anni (suoi e tuoi) l'hai perso?

Ho 35 anni e mio padre ne aveva 64; torno dal viaggio in California contentissimo di volergli raccontare tutto, e non l'ho fatto subito tanto ho pensato ho del tempo per raccontarglielo e fargli vedere le foto (di questo me ne pento ancora oggi) dopo 2 giorni mi si avvicina mia madre e mi dice papà è malato di tumore ai polmoni, è durato un mese; se mai avrò dei figli, una fidanzata, una donna che mi vorrà bene, lui non potrà essere con me non potrò parlagli più, chiedergli consigli, ancora non riesco a spiegarmi come e perchè, ho avuto quella sensazione di non potere fare niente per aiutarlo, una bruttissima cosa che non auguro a nessuno; l'ultima partita vista assieme è stata Spal-Lazio finita 2-1.
Titolo: Re:La perdita dei genitori
Inserito da: Goceano il 23 Ago 2020, 19:44
Citazione di: Emanuele il 23 Ago 2020, 19:21

Il vuoto rimane, incolmabile. Puoi non sentirlo per giorni, settimane, ma è sempre lì. Mentre la vita va avanti, perché sì, nonostante tutto, va avanti.

Un abbraccio.

E' cosi purtroppo, grazie un abbraccio anche a te!
Titolo: Re:La perdita dei genitori
Inserito da: pan il 23 Ago 2020, 22:04
2 dicembre 2014, Lazio - Varese 3 - 0 Coppa Italia.
sto davanti la tv, mi godo la vittoria, telefonata al fischio finale, mi avvertono, mia madre in ospedale, ictus devastante. è morta dopo due giorni, quando è andata via il quartiere era sovrastato da una luce dorata e un doppio arco di arcobaleno irreale e magnificente. mio padre era morto tre anni prima. ma il dolore e l'icredulità per mia madre è stato ed è inaccettabile, perché quella bellissima e giovanile donna di 75 anni oltre a essere mia mamma era, è, la mia migliore amica.
di quella partita non ricordo un fotogramma, un'azione.
Titolo: Re:La perdita dei genitori
Inserito da: porga il 24 Ago 2020, 10:16
è sempre difficile dire o scrivere q
Titolo: Re:La perdita dei genitori
Inserito da: ES il 24 Ago 2020, 10:27
Io non ce la faccio nemmeno a leggervi che mi vengono i lacrimoni.
Un grande bacio a voi e ai vostri cari.
Titolo: Re:La perdita dei genitori
Inserito da: porga il 24 Ago 2020, 10:31
Citazione di: porga il 24 Ago 2020, 10:16
è sempre difficile dire o scrivere q

uff

è sempre difficile dire o scrivere qualcosa su un fatto così personale come una perdita, un dolore

mio padre è morto a marzo, in pieno lockdown, non covid ma cancro: 5 mesi e via
ho due immagini fisse: il decadimento i.n.f.a.m.e. e progressivo e la solitudine dell'addio in un momento di stop generale

paradossalmente, la seconda immagine rende la prima più digeribile
tutta la vita di mio padre è stata un tenersi in disparte: nell'affresco era una delle figure di sfondo
quindi, alla fine, morire è stata una cosa intima, senza clamori, senza ipocrisie

sul vuoto, non so che dire
indubbiamente c'è, anche se la civiltà della cremazione ci ha restituito un'urna muta alle nostre battute e rievocazioni
ma io ero stato previdente già da prima, segnando una serie di limes più o meno invalicabili e custoditi dalla mia fermezza, che partivano dal voler essere altro piuttosto che lui ed arrivavano a voler mettere degli ammortizzatori in caso di rapida caduta, che poi c'è stata

c'è molto di irrisolto, certo

nel frattempo, devo elaborare e gestire una perenne sensazione di ansia e reflusso
sono un padre attempato, a differenza di mio padre che mi ebbe a 21 anni
fra alti, pochi, e bassi, innumerevoli, ha cmq avuto i suoi figli vicino per 50 anni
io, al solo pensiero di lasciare di botto mia figlia, rasento il panico consapevole che a settembre dovrò iniziare a lavorarci su, su 'sta cosa, altrimenti non se ne esce
Titolo: Re:La perdita dei genitori
Inserito da: WhiteBluesBrother il 24 Ago 2020, 10:57
Ho perso mio padre tanti anni fa, improvvisamente senza alcun preavviso, era fuori Roma e nella notte mi sveglia una telefonata di mia madre.
Aveva 70 anni...
Mia madre è morta che fra poco saranno 9 anni, una vicenda strana e dolorosa, non si è mai capito al 100% cosa abbia avuto. Se ne è andata in poco più di un mese a 81 anni.
Due lutti diversi e posso solo dire che più sei grande e meglio è, cose del genere da ragazzi segnano molto.
Comunque sono sempre con me, dentro di me.
Titolo: Re:La perdita dei genitori
Inserito da: StylishKid il 24 Ago 2020, 11:01
Citazione di: porga il 24 Ago 2020, 10:31

io, al solo pensiero di lasciare di botto mia figlia


Tu non hai idea di quanto questo pensiero popoli la mia mente di continuo.
Anche io sono un padre "tardivo", sarà per quello.

Mia moglie dice che ho sempre pensieri negativi, boh.
Titolo: Re:La perdita dei genitori
Inserito da: Murmur il 24 Ago 2020, 11:11
Ho perso mia mamma a 21 anni, era malata di  epatite e aveva avuto un ictus senza grosse conseguenze, se non sulla capacità di parlare, tre anni prima.
Non c'erano preavvisi o segnali, semplicemente una sera, tornando da una visita medica, un infarto se l'è portata via. E io, salendo in macchina dopo il calcetto e guardando il telefono con le 12 chiamate perse da mia sorella, a casa fui accolto da mio cognato in lacrime.
Chiaramente sai che perdere i tuoi genitori fa parte delle cose da mettere in preventivo nella vita, quando poi succede davvero è un altro paio di maniche, specie se ti suona un po' da "sveglia" nel passaggio tra adolescenza ed età adulta.
Come hanno già detto altri, non è qualcosa che puoi superare o dimenticare. Abbi comunque la consapevolezza che in qualche modo loro ci sono, sempre. Un abbraccio anche da parte mia
Titolo: Re:La perdita dei genitori
Inserito da: Tarallo il 24 Ago 2020, 12:10
Se questo forum potesse supplire alle funzione din uno psicoterapeuta racconterei anche la mia esperienza, ma non può e non deve, quindi non la racconto.

Solo solidarieta' a tutti, genitori e figli.
Titolo: Re:La perdita dei genitori
Inserito da: Dissi il 24 Ago 2020, 12:37
Io invece la mia esperienza voglio raccontarla, perché sono riuscito a superare la perdita e raggiungere una certa serenità.
Sono stato immensamente fortunato, mio padre è morto 7 anni fa dopo una breve malattia, ad 85 anni e dopo una vita piena, circondato dall'affetto di chi gli voleva bene.

Ma la cosa che mi ha dato più serenità è stata vivere in simbiosi con lui la sua ultima settimana, sempre accanto, fino all'ultimo secondo. Mi ha liberato, seppur nella perdita dolorosissima, dal rimpianto di essermi perso qualcosa, di non averlo potuto salutare o dirgli tutto quello che pensavo.
Titolo: Re:La perdita dei genitori
Inserito da: naoko il 24 Ago 2020, 13:54
Per me non è la perdita, ma la malattia. Il vedere la persona che ti ha cresciuta, con cui hai litigato, urlato, pianto, ma che ti ha insegnato anche ad andare in bicicletta o qualsiasi sport esistente, la persona che per tutta la vita era un punto di riferimento per le cose di meccanica, elettronica, per la lazio, per il francese e per il vino, ad un certo punto diventa un esserino che non è più autosufficiente, piccolo piccolo, magro fino all'estremo, consumato e senza più alcuna voglia di vivere perché quella per lui non è più la sua vita. E nemmeno per me lui era più mio padre. Questo, più di quella piovosa giornata di novembre quando le sue pene sono finalmente finite,  mi fa piangere tutti i giorni quando ci penso.
Titolo: Re:La perdita dei genitori
Inserito da: Emanuele il 24 Ago 2020, 14:19
Citazione di: naoko il 24 Ago 2020, 13:54
ad un certo punto diventa un esserino che non è più autosufficiente, piccolo piccolo, magro fino all'estremo, consumato e senza più alcuna voglia di vivere perché quella per lui non è più la sua vita. E nemmeno per me lui era più mio padre

quanto ti capisco
un grande abbraccio
Titolo: Re:La perdita dei genitori
Inserito da: Maremma Laziale il 24 Ago 2020, 14:37
Persi mio padre a 12 anni. Trapianto di cuore, situazione abbastanza disperata anche se nei primi 3-4 giorni sembrava aver reagito bene. Poi niente. Una cosa enorme che a distanza di 28 anni faccio fatica ad accettare. Ogni tanto lo sogno, sempre come una persona che torna da una lunga assenza ma ancora fragilissimo e che cerco di proteggerlo in tutti i modi per non perderlo nuovamente.
Il tempo può attenuare, ma il vuoto rimane. E pure il dolore.
Titolo: Re:La perdita dei genitori
Inserito da: nordest2 il 24 Ago 2020, 15:03
2 casi tanto diversi

mio padre lo vedevo che deperiva
era anziano
83 anni
visita
il dottore mi dice che è grave
tentare l'operazione
non si risveglierà mai più
uno schock
tutto in pochi giorni

mia madre anche a 83 anni
un calvario
l'alzhaimer prima piano piano
poi sempre peggio
mi sono trasferito da lei gli ultimi anni
non poteva più stare sola
negli ultimi 9 mesi non sapeva più dov'era stando a casa e  chi ero
c'era fisicamente ma viveva in un mondo suo


il dolore lo porti sempre dentro
ma solo ogni tanto torna forte a galla
come ora
poi capisci che questa è la vita
e quando sei nonno
ti rendi conto che in pole position ci sei tu
e che bisogna vivere il meglio possibile giorno per giorno
Titolo: Re:La perdita dei genitori
Inserito da: ronefor il 24 Ago 2020, 15:20
Concordo con Tarallo
L'unica cosa che mi va di dire è che  c'è sempre un peggio
Nel mio caso i miei genitori biologici divorziarono e si risposarono entrambi
Io ho vissuto , prima di sposarmi, per tanto tempo con mia madre e il mio patrigno ma ho conservato dei buoni rapporti anche con mio padre e la matrigna.
Sono morti tutti e 4 ...
Ca va sans dire
Titolo: Re:La perdita dei genitori
Inserito da: sololanebbia il 24 Ago 2020, 16:00
Ho perso mio papà 9 anni fa dopo sei mesi in cui il cancro lo aveva consumato e umiliato. Mia mamma se n'è andata due anni dopo ma aveva già smesso di vivere quando era morto mio papà, stesso copione stessa umiliazione, maledetto cancro.   
Da tempo vivevo al Nord ma sono riuscito ad esserci quando se ne sono andati. Li sogno spessissimo, generalmente giovani e sorridenti e la cosa mi conforta. Mi mancano moltissimo, poi si sa, il tempo, la Famiglia, i figli, il lavoro ..... ma il vuoto è obiettivamente incolmabile
Titolo: Re:La perdita dei genitori
Inserito da: Fiammetta il 24 Ago 2020, 17:58
Vi abbraccio tutti. Dei lutti io non riesco più a parlare.
Titolo: Re:La perdita dei genitori
Inserito da: COLDILANA61 il 24 Ago 2020, 18:08
Vi invidio .

Anche se non è la parola giusta , il posto giusto , il momento giusto .

Scusate .

Se potete .
Titolo: Re:La perdita dei genitori
Inserito da: pan il 24 Ago 2020, 18:17
(porga, se posso permettermi... ovvio che le ansie non possono essere decise nè tantomeno controllate con un banale ragionamento, quindi ben venga un aiuto esterno. però razionalizzare può essere un primo piccolo passo. ti potrebbe aiutare il pensiero che ormai i figli si fanno tardi, vedo in giro tanti genitori ultra quarantenni/cinquantenni con passeggini, ovvio quindi che per queste nuove generazioni la percezione dei propri genitori è diversa da quelli che venivano messi al mondo da genitori venticinquenni. saranno moltissimi in questa situazione, per loro normale. tante mamme fanno il loro primo figlio a 35/40 anni, le famose primipare attempate una volta, adesso è la norma. lo metteranno in conto,  a scuola avranno quasi tutti genitori della stessa fascia d'età e sposteranno, naturalmente, la proiezione del tempo da spendere con chi li ha curati e cresciuti.)
Titolo: Re:La perdita dei genitori
Inserito da: Splash il 24 Ago 2020, 19:17
Io ho perso mio padre quando avevo 10 anni (ora ne ho quasi 30). Nei primi anni e` stato molto difficile elaborare il lutto, o meglio, io ho provato a rinchiudermi in me stesso e tenere per me le emozioni; solo ultimamente, dopo aver lavorato molto con me stesso, mi sono reso conto dei problemi che mi ha causato la sua mancanza. La vita e` cosi`, purtroppo non possiamo farci niente. Anche se ci sono gia` passato una volta, non so come potrei reagire se succeddesse qualcosa a mia madre...
Titolo: Re:La perdita dei genitori
Inserito da: RubinCarter il 24 Ago 2020, 20:27
Vi ammiro tutti.
Titolo: Re:La perdita dei genitori
Inserito da: cippolo il 25 Ago 2020, 05:09
Ho perso il mio papà la sera di capodanno 23 anni fa' (24 tra pochi mesi. Nel 1997. Aveva 56 anni e tra sei mesi sarebbe andato in pensione dopo 40 anni di lavoro e solo 9 giorni di malattia durante tutto l'arco lavorativo. Un maledetto ictus c'è l'ha portato via in un istante. Un fulmine a ciel sereno.Non si è potuto godere neanche un giorno di meritata pensione e questo mi da veramente fastidio dopo una vita di sacrifici per noi. Certo è  una ferita che non si rimargina, a volte si attenua ma non andrà mai via. Ci penso spesso e mi manca tanto. Mi ha lasciato il suo lavoro visto che la legge permetteva l'assunzione di un figlio per chi moriva in servizio. Forse è  per questo che amo il mio lavoro. E cerco di farlo il meglio possibile. Solo che il giorno di capodanno non riesco a stare casa. Troppi ricordi. Sono 23 anni che a capodanno lavoro. Non nego che i primi tempi (avevo 24 anni) sono stati duri psicologicamente ma credo che grazie anche ai suoi insegnamenti sono riuscito a superarli. La pandemia mi ha scosso molto (ancora adesso) perché penso a mia madre però  bisogna reagire. Seguo le regole alla lettera. Difficile parlare di queste cose ma credetemi mi ha fatto sentire meglio raccontarlo a voi. Un abbraccio a tutti voi. Ciao papà e sempre Forza Lazio
Titolo: Re:La perdita dei genitori
Inserito da: paolo71 il 25 Ago 2020, 08:35
Un pensiero e un abbraccio a tutti voi, col cuore gonfio.
Titolo: Re:La perdita dei genitori
Inserito da: Gert dal Pozzo il 25 Ago 2020, 11:00
Citazione di: paolo71 il 25 Ago 2020, 08:35
Un pensiero e un abbraccio a tutti voi, col cuore gonfio.

Non riesco a dire altro, io ancora fortunatamente non mi sono confrontato con situazioni di questo tipo, anche se so già che sarà devastante (anche perché non ho nulla di risolto, nè io personalmente, nè con loro)
Titolo: Re:La perdita dei genitori
Inserito da: Tarallo il 25 Ago 2020, 11:03
Citazione di: Gert dal Pozzo il 25 Ago 2020, 11:00
(anche perché non ho nulla di risolto, nè io personalmente, nè con loro)

Consiglio spassionato: risolvi. Non rinviare di un giorno.
(a meno che non sia un refuso e tu volessi dire "irrisolto")
Titolo: Re:La perdita dei genitori
Inserito da: StylishKid il 25 Ago 2020, 11:11
Anche io sono nella situazione di Gert e sto risolvendo piano piano alcune questioni che arrivano dal passato remoto.
Tara' non è facile fare tutto in fretta.

Io sono partito prendendo mio padre da una parte e dicendogli in faccia che gli sono riconoscente per tutti i sacrifici fatti per noi (me e mio fratello) e che solo ora che sono padre capisco quanto sia stato difficile per lui prendere alcune decisioni.
Gli ho anche detto che solo ora capisco i suoi silenzi pensierosi del passato, le notti insonni e i viaggi di lavoro che lo tenevano lontano da casa per tanto tempo.
La paternità mi ha catapultato nella sua dimensione e oggi condivido con lui quelle stesse preoccupazioni e quelle notti insonni.

E' stata una liberazione e glielo dovevo.
Titolo: Re:La perdita dei genitori
Inserito da: ranocchio il 25 Ago 2020, 11:28
Io ho perso mio padre meno di un mese fa. Mia mamma era morta tre anni fa.

La morte di mio padre ha segnato la fine del mio ruolo di figlio e con lui se ne sono andati i ricordi di mia madre che avevo 'appoggiato' su di lui, che riemergevano nei suoi racconti e nella sua dolce tristezza.

Per la prima volta mi sono sentito un po' solo e vedo mia figlia di nove anni con occhi diversi. Ma non è solo una pagina triste, è anche un'evoluzione della vita.
Per chi come me ha avuto il privilegio di vedere i suoi cari morire a 78 e 85 anni è anche un passaggio importante che mi aiuta a vivere la mia 'mezza età' con consapevolezza diversa.

Lo scorso anno ho avuto il presentimento che mio papà non sarebbe ancora vissuto a lungo, tra gli acciacchi e qualche medicina di troppo.
Così l'ho portato a vedere la finale di Coppa con l'Atalanta con la convinzione che difficilmente avrebbe goduto della salute per venire allo stadio nei prossimi anni. E l'ho visto commuoversi come un bambino. E' stata una delle scelte più azzeccate della mia vita.

Ho un video con la premiazione e il suo volto commosso ripreso dalla tribuna Tevere che sarà un ricordo perenne.
Titolo: Re:La perdita dei genitori
Inserito da: mapalla il 25 Ago 2020, 13:11
Mi sono imbattuto nel topic oggi, come fosse un segno del destino. Giusto 17 anni fa e giusto a quest'ora se ne andava mio padre,dopo un mese di agonia al Forlanini per quella che chiamo "la malattia di famiglia", anche se mio padre è stato un fumatore e quindi avevamo anche accettato la sentenza come una cosa "inevitabile". Abbiamo passato insiemem il mese di agosto prima in reparto e poi in una specie di "sala sterile" dove non funzionava nemmeno il condizionatore d'aria e che ho dovuto cercare di riparare da solo perchè in ospedale non fregava niente a nessuno; da parte di tutti (tranne che di un infermiere che, poverino, se ne è andato anche lui così) c'era solo l'interesse di sbolognare una persona destinata a morire nel reparto perchè "avrebbe fatto statistica negativa". E'stata una terribile esperienza, segnante per il resto della mia vita per qualla sorta di atmosfera surreale sopportata fino al funerale. Dopo sono stato per alcuni giorni letteralmente frastornato, probabilmente dal crollo di adrenalina, e non ricordo cosa ho fatto fino a settembre. L'esperienza più traumatica però è stata con mamma (avevo solo 14 anni) ed anche lei se ne è andata per un cancro dopo quasi 8 mesi di agonia; quando è morta pesava solo 29 kg. Quando papà tornò a casa con l'esito dell'operazione che non lasciava scampo, mi sono improvvisamente trovato a gestire la mia vita, quella di mio fratello più piccolo di 4 anni, della casa e di tutto quanto di ciò si occupava mia madre perchè mio padre, naturalmente, passava quanto più tempo possibile insieme a lei in ospedale. A 47 anni ormai dalla sua morte ancora non riesco a pensare a quell'anno ed agli anni successivi, quelli dell'adolescenza, che per un ragazzo dovrebbero essere i più belli e spensierati ed invece per me sono stati un incubo, con altre vicissitudini della vita di mio padre che non voglio raccontare, ma che mi hanno fatto diventare adulto a 16 anni.
Un abbraccio a tutti voi
Titolo: Re:La perdita dei genitori
Inserito da: gaspare il 25 Ago 2020, 19:36
Un caloroso abbraccio a tutti.   :(
Titolo: Re:La perdita dei genitori
Inserito da: biancocelestedentro il 25 Ago 2020, 23:33
Un abbraccio a Goceano e a tutti quelli che hanno postato. A suo tempo anche io ci aprii un topic sulla morte di mio padre, dieci mesi dopo che era successo e a lutto praticamente elaborato. A dicembre sarà il decimo anniversario e in tutti questi anni le occasioni per riflettere sulla sua e sulla mia vita in relazione alla sua non sono mancate ma non è questo che voglio dire qui.
Rispetto alla domanda originaria di Goceano direi invece che dalla perdita di un genitore bene o male se ne esce. Il lutto alla fine una persona normale lo elabora pure, nel senso che alla fine una persona normale  riesce a riorganizzare la propria vita dopo la perdita che ha fatto venire meno un punto di riferimento, anche sul piano emotivo. Un'amica psicologa mi diceva che di regola le cose si devono risolvere in sei mesi, poi c'è chi ci mette un po' di più e chi ci mette meno per i motivi più vari ma il tempo di riferimento è quello. Per tempi superiori si deve prendere in considerazione la patologia, ovviamente valutando i vari casi nello specifico.
Quello da cui non si esce mai fuori veramente è l'eredità che i nostri cari ci lasciano, intesa in senso molto ampio. Queste sono cose che scorrono dentro come un fiume carsico e riaffiorano di quando in quando: un gesto, un modo di dire, un interesse per qualcosa. Cose che ci hanno dato senza dircelo veramente e che poi ci ritroviamo a maneggiare in molti modi, a volte in modo consapevole, a volte meno.
Titolo: Re:La perdita dei genitori
Inserito da: Gert dal Pozzo il 26 Ago 2020, 01:32
Citazione di: Tarallo il 25 Ago 2020, 11:03
Consiglio spassionato: risolvi. Non rinviare di un giorno.
(a meno che non sia un refuso e tu volessi dire "irrisolto")

Nessun refuso, il problema è che il "personalmente" è legato a doppio filo al "con loro", quindi la difficoltà è doppia
Titolo: Re:La perdita dei genitori
Inserito da: tallondachille il 26 Ago 2020, 08:16
Una famiglia di 6 persone decimata. Morti in 3, i miei genitori e il fratello minore, a casa improvvisamente.
Non ne ho potuto vedere nessuno per l'ultima volta in faccia nonostante le corse in macchina da dove abito a Roma.
Non passerà  mai
Titolo: Re:La perdita dei genitori
Inserito da: TestaccioLaziale il 26 Ago 2020, 09:32
Le vostre parole mi fanno piangere il cuore, io mi ritengo fortunato, vi abbraccio tutte/i

Titolo: Re:La perdita dei genitori
Inserito da: Gert dal Pozzo il 26 Ago 2020, 10:09
Citazione di: tallondachille il 26 Ago 2020, 08:16
Una famiglia di 6 persone decimata. Morti in 3, i miei genitori e il fratello minore, a casa improvvisamente.
Non ne ho potuto vedere nessuno per l'ultima volta in faccia nonostante le corse in macchina da dove abito a Roma.
Non passerà  mai

Un abbraccio...
Titolo: Re:La perdita dei genitori
Inserito da: Kredskin il 28 Ago 2020, 21:27
Citazione di: Tarallo il 25 Ago 2020, 11:03
Consiglio spassionato: risolvi. Non rinviare di un giorno.
Non posso sottolineare quanto questo sia un consiglio d'oro.

I nodi te li porti dietro e scioglierli, dopo, è molto più difficile (e doloroso). Tra l'altro può portare ad avere una seconda fase del rapporto serena e quantomeno apprezzabile, per chi ha rapporti burrascosi.


Un abbraccio forte a tutti.
Titolo: Re:La perdita dei genitori
Inserito da: purple zack il 29 Ago 2020, 13:20
Citazione di: tallondachille il 26 Ago 2020, 08:16
Una famiglia di 6 persone decimata. Morti in 3, i miei genitori e il fratello minore, a casa improvvisamente.
Non ne ho potuto vedere nessuno per l'ultima volta in faccia nonostante le corse in macchina da dove abito a Roma.
Non passerà  mai

:o

ti abbraccio anch'io. che cosa durissima
Titolo: Re:La perdita dei genitori
Inserito da: Severino.Cicerchia il 05 Ott 2020, 16:08
Sono entrato su queto topic per puro caso e allora, oltre ad un abbraccio virtuale a tutti i "colleghi" intervenuti, racconto anche io la mia esperienza.
Persi mia madre quando avevo pochi mesi: 6. Venne investita da un pirata della strada. Non si seppe mai l'autore, ma stando ad alcune "voci", alla guida c'era la moglie di un uomo potente e quel nome non doveva assolutamente uscire fuori.
Io, mia madre, di fatto non l'ho mai conosciuta, non me la ricordo, non ne ricordo il profumo della pelle, la dolcezza delle labbra... Ho solo pochissime foto di lei, ancora meno di noi (a quei tempi non è che se ne facevano tante come oggi).
Lei è una parte di me che mi manca ed io so, lo sento, che non sarò mai "completo" senza questa parte, senza i suoi insegnamenti, senza le sue carezze.
Mio padre invece è vivo e vegeto e me lo tengo stretto.
Titolo: Re:La perdita dei genitori
Inserito da: ZombyWoof il 05 Ott 2020, 17:15
Citazione di: Fiammetta il 24 Ago 2020, 17:58
Vi abbraccio tutti. Dei lutti io non riesco più a parlare.

idem, mi sento morto io stesso dopo 4  lutti dolorosi.

dico solo a chi  ha ancora i genitori, di goderseli, farli stare bene contenti, fino all'ultimo.

Titolo: Re:La perdita dei genitori
Inserito da: portugal il 06 Ott 2020, 16:39
Tante storie, tanti racconti.
Pezzi di vita, pezzi di Dolores di gioie.
Io per fortuna ce lì ho ancora, anche se, mia madre da diversi anni è malata di Alzheimer.
Sono molto anziani (84 anni lei, 94 lui) ma la paura di perderli è tanta...
Sento che quando non ci saranno più, sarà come se con loro, andrà via un grosso pezzo della mia vita.
Chissà se riuscirò a metabolizzare la loro assenza.
Adesso so che sono sempre lì...un punto fermo, una costante della mia vita. Abitiamo nella stessa scala da oltre 50 anni...
Titolo: Re:La perdita dei genitori
Inserito da: zorba il 21 Nov 2020, 22:26
Permettetemi una piccola rivisitazione personalizzata.

"Nel cielo biancazzurro brilla una (nuova) stella,
di tutto il firmamento per me la più bella,
ed ogni volta che ricorderò il tuo nome,
ho voglia di cantare questa canzone:
Guido, nel cielo azzurro in volo,
Guido, tu non sarai mai solo,
vola un'aquila nel cielo,
più in alto sempre volerà!!!"



(https://i.ibb.co/G0yQnK5/P-20181023-142914-1-p.jpg) (https://ibb.co/6mz0r3W)

Addio Papà carissimo e grazie con tutto il cuore.
Titolo: Re:La perdita dei genitori
Inserito da: biancocelestedentro il 21 Nov 2020, 22:37
Condoglianze. Un abbraccio.

Titolo: Re:La perdita dei genitori
Inserito da: mazzok il 21 Nov 2020, 22:38
un abbraccio anche da parte mia
Titolo: Re:La perdita dei genitori
Inserito da: Tarallo il 21 Nov 2020, 22:38
:(
Titolo: Re:La perdita dei genitori
Inserito da: jp1900 il 21 Nov 2020, 23:47
Un abbraccio, Zorba.
Io sto vivendo la malattia di mia mamma, degenerativa e non curabile (SLA), in una specie di limbo mentale. A volte penso che sarebbe stata meglio una morte improvvisa, ma forse chi l'ha vissuta non è d'accordo.
Tanto non possiamo decidere noi...
Titolo: Re:La perdita dei genitori
Inserito da: pan il 22 Nov 2020, 01:19
un abbraccio Zorba.
Titolo: Re:La perdita dei genitori
Inserito da: Il nostro Giorgione il 22 Nov 2020, 01:21
🙏🏻🙏🏻🙏🏻😥🦅🦅🦅
Titolo: Re:La perdita dei genitori
Inserito da: naoko il 22 Nov 2020, 09:12
❤️
Titolo: Re:La perdita dei genitori
Inserito da: adiutrix il 23 Nov 2020, 07:51
Un forte abbraccio, Zorba.
Titolo: Re:La perdita dei genitori
Inserito da: porga il 23 Nov 2020, 10:13
Citazione di: Dissi il 24 Ago 2020, 12:37
Ma la cosa che mi ha dato più serenità è stata vivere in simbiosi con lui la sua ultima settimana, sempre accanto, fino all'ultimo secondo. Mi ha liberato, seppur nella perdita dolorosissima, dal rimpianto di essermi perso qualcosa, di non averlo potuto salutare o dirgli tutto quello che pensavo.

ecco
in questo per me è stato molto simile
Titolo: Re:La perdita dei genitori
Inserito da: porga il 23 Nov 2020, 10:16
Citazione di: pan il 24 Ago 2020, 18:17
(porga, se posso permettermi... ovvio che le ansie non possono essere decise nè tantomeno controllate con un banale ragionamento, quindi ben venga un aiuto esterno. però razionalizzare può essere un primo piccolo passo. ti potrebbe aiutare il pensiero che ormai i figli si fanno tardi, vedo in giro tanti genitori ultra quarantenni/cinquantenni con passeggini, ovvio quindi che per queste nuove generazioni la percezione dei propri genitori è diversa da quelli che venivano messi al mondo da genitori venticinquenni. saranno moltissimi in questa situazione, per loro normale. tante mamme fanno il loro primo figlio a 35/40 anni, le famose primipare attempate una volta, adesso è la norma. lo metteranno in conto,  a scuola avranno quasi tutti genitori della stessa fascia d'età e sposteranno, naturalmente, la proiezione del tempo da spendere con chi li ha curati e cresciuti.)

si si, hai ragione
ma infatti da settembre ad oggi, grazie ad un po' di lavoro - auto ed eterodiretto - , va molto meglio
le nubi sono meno fitte
:))
Titolo: Re:La perdita dei genitori
Inserito da: porga il 23 Nov 2020, 10:30
bene, ho letto tutti i post e, innanzitutto, un abbraccio forte a zorba per la sua recente perdita
ma anche a tutti gli altri
le parole scritte, che hanno molto di non detto, sono oro perché consentono ad ognuno che legge di pensare alle sue situazioni, in molti casi difficilissime ed in altri meno
ma tutte raccontate con dignità che è, credo, il modo migliore per rendere omaggio a chi non c'è più

quanto dice tarallo, sulla ricomposizione, sul ricongiungere prima che, è giusto
come potrebbe non esserlo
ma la vita a volte va' altrove e ti aiuta a non voler affrontare dei temi caldi, diventa complice
ti costruisce addosso un cappotto di noncuranza che poi fa piacere indossare e non te lo levi nemmeno per dormire

ed alla fine, molto alla fine, resta il fatto che la morte non è e non deve essere mai una livella che appiana tutto, che rende tutto perdonabile
perché si è sempre indulgenti verso gli anziani, come è giusto che sia
ma ci si dimentica troppo spesso dei dolori dei bambini che siamo stati, della mancanza di amore, delle richiesta inevase di comprensione, dell'addormentarsi pensando che potevi essere un figlio migliore quando la colpa non era tua, dell'invidiare chi ha avuto un'infanzia felice

lo so, è un discorso difficile da digerire
ma va messo sul tavolo e vivisezionato
Titolo: Re:La perdita dei genitori
Inserito da: naoko il 24 Nov 2020, 11:43
Citazione di: porga il 23 Nov 2020, 10:30

ed alla fine, molto alla fine, resta il fatto che la morte non è e non deve essere mai una livella che appiana tutto, che rende tutto perdonabile
perché si è sempre indulgenti verso gli anziani, come è giusto che sia
ma ci si dimentica troppo spesso dei dolori dei bambini che siamo stati, della mancanza di amore, delle richiesta inevase di comprensione, dell'addormentarsi pensando che potevi essere un figlio migliore quando la colpa non era tua, dell'invidiare chi ha avuto un'infanzia felice


grazie Porga, perché hai scritto in modo semplice e comprensibile qualcosa che ho dentro da sempre, e che la mia foga nelle esposizioni mi ha impedito di esprimere in modo così chiaro e lucido.
Titolo: Re:La perdita dei genitori
Inserito da: Tarallo il 24 Nov 2020, 14:45
Ma sono d'accordo anch'io, e non parlavo affatto di perdonare a buffo. Dicevo di ricomporre relazioni nei casi in cui per motivi contingenti, magari per responsabilità condivise, si sono degradate. Intendevo dire laddove possibile e ragionevole, io suggerirei di fare un tentativo.
Titolo: Re:La perdita dei genitori
Inserito da: Palo il 26 Nov 2020, 12:25
Non so voi (parlo soprattutto con i vecchidemmerda - vdm - come me) ma quando avevo 16 anni, nel 1970, ed ascoltavo "Father and son" di Cat Stevens, mi immedesimavo nelle strofe ribelli ed audaci del giovane figlio. Alzavo la voce, con stridulo falsetto, e concludevo con "I know that I have to go, away!" E le raccomandazioni del papà, "Take you time, think a lot", mi suonavano tanto da "vecchio" (non l'ho mai usato ma all'epoca si dicava "matusa"). Io dovevo fare la rivoluzione, cambiare il mondo, renderlo migliore, costasse quel che poteva costare. E sapevo che per farlo "dovevo andare".
Quel piano di fuga fu messo in pratica pochi anni dopo cogliendo al volo l'opportunità di una facoltà universitaria 350 km più a nord. Qualche buon amico, una saccocciata di sogni, pensieri e speranze, i pochi soldi che la mia famiglia si poteva permettere di darmi per libri, tasse, vitto ed alloggio a Bologna. Dalle prime radio libere, di tanto in tanto, usciva la voce di Cat Stevens a ricordami il salto generazionale tra noi e "loro", i genitori. Poi, in circa un anno e mezzo, è successo di tutto (e potrei aprirci anche la parentesi calcistica). Ad inizio dicembre '76, un paio di giorni dopo Maestrelli, muore mamma. Esausta e finita da una sentenza "malattia non curabile" di cui noi, figli, non eravamo a conoscenza e che lei e papà si sono tenuti dentro fino alla fine. A gennaio il rumore della morte di Re Cecconi viene attutito dall'occupazione di alcune facoltà, tra cui quella di fisica dove, con la complicità di alcuni compagni occupanti e del "compagno" professore, sostengo insieme ad un altro po' di ragazzi, Fisica 2 e "sbienno" in una fusione di impegno politico e di scrupolo di studente. A Marzo, l'11mo giorno di quel mese per la precisione, a seguito di uno scontro tra studenti di Lotta Continua e militanti di CL, si accende una guerriglia nelle vie di Bologna. Muore un ragazzo, militante di Lotta Continua, Francesco Lorusso. È l'inizio di un periodo fatto di "battaglie", di Radio Alice, di attacchi e ritirate, di assemblee e manifestazioni. Molti di noi avevano vissuto il '68 "di striscio". Io avevo rimbalzato tra una scuola ("radical chic" la giusta definizione) di Roma nord in cui avevo fatto le medie ed un liceo a Pescara (dove ci trasferimmo nell'estate '68) dove fui messo in una sezione "maschile" e dove le ragazze stavano in classi separate e dovevano indossare un orrendo grembiule nero col colletto in finto pizzo bianco. A Roma avevo (o almeno, avevo creduto di aver) fatto il '68. A Pescara pensai che prima dell'apostrofo di quel 68 ci fosse un 1 ed un 8. Nel 1977 il movimento studentesco era alle spalle, "Attila era assessore comunale e gli Unni si erano un po' sfasciati" [Cit. G.Gaber, "Far finta di essere sani"], volevamo ricominciare ed essere protagonisti della nuova stagione della rivoluzione studentesca. Col senno di poi credo si siano fatti più danni che altro, con effetti che avremmo vissuto poi, nella strumentalizzazione che la destra fece del "Movimento del 77". A livello personale, fui lasciato dalla ragazzina con cui "stavo" da quasi 5 anni. Qualche mese dopo mi ri innamorai di una graziosa ragazza che, poco dopo esserci conosciuti, si trasferì a vivere in Toscana. Poi il rapimento Moro, evento impossibile da trascurare. Nell'estate dal '78, la decisione di andare a vivere anch'io in Toscana dove ho iniziato il mio processo di imborghesimento.

Flash forward agli anni '90.
Dopo 10 anni, più o meno, tutto era cambiato. Matrimonio e qualche figlio (alla fine saranno 3). Mia moglie, ovviamente, NON è la ragazzina per la quale ero andato a vivere in Toscana. Ci siamo "incontrati" ad una Festa (o Festival...) dell'Unità (ma ci conoscevamo da anni, perché abitavamo nello stesso palazzo, a Pisa) nel 1983 ed abbiamo iniziato a frequentarci... assiduamente. Un paio di anni dopo, eravamo sposati e ci trasferivamo a vivere a Milano. Magari è stato solo il cambio di tecnologia, il fatto che i mangianastri si erano rotti e, almeno nei primi anni '80, non avevo i soldi per uno walkman, tantomeno per un lettore cd. Come in un banale film di second'ordine, poi, molto poi, mi sono ritrovato ad ascoltare di nuovo Father & Son. Ed il mio ruolo era passato dall'altro lato. Basta colpi di testa, azioni di impulso. Ho preso il tempo (Take your time) per decidere e le decisioni forse non sarebbero state condivise dal Palo ventenne, quello che lanciava pietre (e altro) ed urlava il suo odio ai celerini, ai fasci, a Kossiga (chi c'era sa che la doppia "s" deve essere scritta come le ss naziste).

Ancora qualche anno dopo
Ai primi di gennaio del 2002 tutta la famiglia Palo parte per andare a fare una breve vacanza a Londra. La famigliola del mulino bianco si compone di madre, tre pargoli di 16, 12 e 10 anni ed un Padre (cosciente del fatto che, in inglese, padre si traduce in "Father")..
Capita che a Londra si possano ascoltare canzoni che andavano ad inizio anni '70. Tra queste, credo fossimo al self service dello zoo, "Father and Son", nella sua versione originale. Cominciai a canticchiarla e i due ragazzi più grandi, che già avevano più dimestichezza di me con l'inglese, mi fecero notare che mettevo molta enfasi nel recitare la parte del padre. Da allora, fino a poco fa, la ho cantata sempre "da padre".

Ari flash forward al 2020
L'altroieri sono successe due cose. Una importante ed una, forse, banale.

Palo senior, uno tosto, 94 anni fatti ad agosto (rima non cercata), uno nato in data certa del 1926, approssimativamente un anno prima dello scempio di corropoli, da padre laziale (podista della SP Lazio nei primi anni del 900), è stato ricoverato in ospedale con delle brutte crisi di tosse.
Impietosa la diagnosi: coronavirus.
Quello vero!
Quello stronzissimo!
"Ce la metteremo tutta, ma sarebbe un miracolo!" Le parole della dottoressa del reparto covid di Vicenza sono state delle mazzate qui, alla bocca dello stomaco.

Chiuso a casa ho avuto il tempo di pensare molto. Di ripensare a tutti i momenti (tantissimi) belli ed a quelli brutti che, nella loro bruttezza, hanno forgiato il nostro rapporto di padre e figlio in qualcosa di fortissimo. Il mio vissuto mi dice, che, cancellati gli anni dell'adolescenza, quelli in cui "adulti = male", "genitori = la parte peggiore dell'adulto", il rapporto avuto con papà è stato di idolatria, di incantata ammirazione, di bimbo con il suo "EROE". E credo sia giusto così. Con la maturità lui ha sempre dato ascolto anche alle mie opinioni e le nostre discussioni sono sempre state portate avanti da pari a pari. Da un anno e mezzo lui è venuto a vivere a Vicenza (prima stava ancora in Abruzzo), con la sua seconda moglie, una donna fantastica, più vicina a me di età che a lui, che ha saputo entrare nel suo cuore affiancandosi, non sostituendosi, alla prima moglie, mamma. E la vicinanza ha reso più frequenti i nostri incontri. A 94 anni la memoria fa brutti scherzi. Il breve termine è nebuloso se non oscuro. Ma il lungo è lì a portata di mano per essere riportato a galla con una grattatina di unghia. A fine maggio sono uscito dal mondo del lavoro, ufficialmente pensionato dal 1 agosto. Tutte, ma proprio tutte, le volte che ci siamo parlati in questi ultimi mesi, de visu o al telefono, lui mi ha chiesto:
"A Si', ma tu quando ce vai in pensione?"
Dopo avergli, per l'ennesima volta, comunicato che in pensione ci sto già, lui partiva con la "vecchiaia", il "rin[...]mento", "nun ce sto più co' la capoccia". La mia controffensiva era: "Papà come si chiamava il tuo compagno di banco delle elementari?" [Garinei, quello del Sistina con Giovannini e della farmacia a piazza S. Silvestro – ndp], "Secondo te qual è stato il miglior portiere della Lazio?" [nomination fissa per Gradella, Sentimenti IV e Lovati, "... ma pure Peruzzi non è stato male, eh!"].
Nell'ultimo anno sono mancati suo cugino e sua cognata (mia zia materna), entrambi del '36, 10 anni più giovani di lui. Erano gli ultimi legami che aveva con la sua generazione e la sua famiglia. Non gli abbiamo detto nulla per non intristirlo. Già l'isolamento Lockdown 1 lo aveva infragilito, non volevamo dargli un dolore superfluo. E ci scappava pure da ridere quando lui, un po' indispettito faceva commenti su Massimo, che "oh, mica se fa più vivo" o Viviana "e ma lei l'hai vista come si è ridotta? Quella, magari, manco se ricorda più che esisto!"

Appuntamenti fissi: una visita ogni paio di settimane, ricorrenze a tavola (ma "nun so più quello di una volta" diceva ingurgitando a fine pasto, la seconda fetta di Sacher), telefonata post partita.
L'ultima sabato scorso. Ha chiamato lui:
"Contento? Abbiamo giocato proprio bene, eh?"
e giù una scarica di tosse che pareva una locomotiva,
"aspe', che c'ho 'sta tosse che m'è venuta che nun me da pace!"
Ancora tosse...
"A Silvie', lo sai che c'è? Tossendo ho scatarato sur telefono... ammazza che schifo!"
Tosse...
"Ecco... mo credo di avere sputato un pormone pe' tèra!"

Nonostante la tosse abbiamo continuato per qualche minuto... sono certo che penserò per sempre che siano stati troppo pochi quei minuti.
La telefonata della dottoressa era arrivata alle 15.00 di martedì. Tre ore dopo stavo ancora inebetito, indeciso se sperare in una fine rapida o in un egoistico prolungamento dell'agonia, in un miracolo, nel dubbio della divinità cui rivolgermi per la formale richiesta, o in una scarica di moccoli, più in linea con il mio essere un "dannato laziale".

Poi suona la porta. Apro e c'è un ragazzino con dei giornali e dei volantini sotto braccio. Indossa un ormai rarissimo eskimo (leggermente diverso da quello che papà mi aveva regalato nel 1966, comprato da Bartocci sport) e, sotto i jeans di ordinanza, LE CLARKS! Beige! Come quelle che avevo io!
" Ciao siamo un gruppo di volontariato del circolo operaio. Cerchiamo di aiutare chi vive situazioni di maggiore difficoltà, disagio e disuguaglianza nei nostri quartieri" [aveva imperato a memoria il volantino che mi aveva messo in mano]. "Possiamo portare a casa vostra la spesa..." lo ho fermato dicendogli che, no, non abbiamo bisogno, siamo autosufficienti. Poi ho sbirciato la testata del giornale che aveva sotto braccio: Lotta Comunista – Organo dei gruppi leninisti della sinistra comunista – Proletari di tutto il mondo unitevi -  Opposizione proletaria all'imperialismo europeo a all'imperialismo unitario. "Ti interessa? Vuoi una copia?" Gli ho messo in mano una banconota (la prima che ho pescato dalla tasca). "Accidenti! Quanto ti do di resto?" Ho fatto di no con a testa. L'ho salutato con un "Ciao! In bocca al lupo!"
In camera ho rimesso Cat Stevens... e l'ho cantata con entrambe le intonazioni. Quella del padre e quella del figlio. Ma non l'ho finita perché ad un certo punto piangevo.

Ieri, alle 13:15, Mario Palo, uno dei più vecchi laziali in vita ha smesso di respirare. Era fisicamente solo, in un letto dell'ospedale di Vicenza. Spero fosse incosciente.

Ieri sera ci siamo visti coi figli, chi di persona, chi via skype da Parigi, a dopo qualche lacrimuccia (più di qualche) abbiamo immaginato papà che arrivava in un qualche aldilà e trovava i suoi genitori, i suoi suoceri, mamma e tutti i parenti che lo aspettavano. E le sue parole, le sue prime parole, ne siamo convinti, potrebbero essere state, guardando dietro alle spalle dei nonni e di mamma, nell'angolo in cui erano il cugino e la cognata:

"Vivia', Massimu', e voi che cazzo de fine avevate fatto?
Titolo: Re:La perdita dei genitori
Inserito da: TomYorke il 26 Nov 2020, 12:46
 :s
Titolo: Re:La perdita dei genitori
Inserito da: Jabot il 26 Nov 2020, 13:00
Citazione di: porga il 23 Nov 2020, 10:13
ecco
in questo per me è stato molto simile
Ciao caro! Un abbraccio forte, ho letto solo adesso della tua perdita. Non so se ti ricordi ma abitavo dalle sue parti e probabilmente almeno di vista lo conoscevo.

Voglio dare  un abbraccio a tutti quelli che hanno vissuto una perdita.

Anche io sto vivendo la malattia di mia madre lontano da lei. a causa di questa cavolo di pandemia sono anche impossibilitato a stare con lei i soliti  5 6 giorni che riesco a ritagliarmi ogni mese per scendere a Roma.

Titolo: Re:La perdita dei genitori
Inserito da: arturo il 26 Nov 2020, 13:17
 :s
Un abbraccio Palo.
Titolo: Re:La perdita dei genitori
Inserito da: Palo il 26 Nov 2020, 13:44
Ovviamente il mio ed i vostri abbracci sono da condividere con tutti quelli, dentro e fuori al forum, che soffrono perdite o devono affrontare gravi malattie dei genitori o, più in generale, dei propri cari.



Titolo: Re:La perdita dei genitori
Inserito da: biancocelestedentro il 26 Nov 2020, 13:57
Un abbraccio a Palo, con gli occhi lucidi.
Titolo: Re:La perdita dei genitori
Inserito da: COLDILANA61 il 26 Nov 2020, 14:54
.
Titolo: Re:La perdita dei genitori
Inserito da: zorba il 26 Nov 2020, 15:27
Citazione di: Palo il 26 Nov 2020, 13:44
Ovviamente il mio ed i vostri abbracci sono da condividere con tutti quelli, dentro e fuori al forum, che soffrono perdite o devono affrontare gravi malattie dei genitori o, più in generale, dei propri cari.

Un abbraccio Pa'.
Titolo: Re:La perdita dei genitori
Inserito da: pan il 26 Nov 2020, 16:16
Palo mio... che parole, che sentimenti, che maniera splendida per raccontare tuo padre, te, la vita.
Titolo: Re:La perdita dei genitori
Inserito da: Massimo 66 il 26 Nov 2020, 16:45
Citazione di: Palo il 26 Nov 2020, 12:25
Non so voi (parlo soprattutto con i vecchidemmerda - vdm - come me) ma quando avevo 16 anni, nel 1970, ed ascoltavo "Father and son" di Cat Stevens, mi immedesimavo nelle strofe ribelli ed audaci del giovane figlio. Alzavo la voce, con stridulo falsetto, e concludevo con "I know that I have to go, away!" E le raccomandazioni del papà, "Take you time, think a lot", mi suonavano tanto da "vecchio" (non l'ho mai usato ma all'epoca si dicava "matusa"). Io dovevo fare la rivoluzione, cambiare il mondo, renderlo migliore, costasse quel che poteva costare. E sapevo che per farlo "dovevo andare".
Quel piano di fuga fu messo in pratica pochi anni dopo cogliendo al volo l'opportunità di una facoltà universitaria 350 km più a nord. Qualche buon amico, una saccocciata di sogni, pensieri e speranze, i pochi soldi che la mia famiglia si poteva permettere di darmi per libri, tasse, vitto ed alloggio a Bologna. Dalle prime radio libere, di tanto in tanto, usciva la voce di Cat Stevens a ricordami il salto generazionale tra noi e "loro", i genitori. Poi, in circa un anno e mezzo, è successo di tutto (e potrei aprirci anche la parentesi calcistica). Ad inizio dicembre '76, un paio di giorni dopo Maestrelli, muore mamma. Esausta e finita da una sentenza "malattia non curabile" di cui noi, figli, non eravamo a conoscenza e che lei e papà si sono tenuti dentro fino alla fine. A gennaio il rumore della morte di Re Cecconi viene attutito dall'occupazione di alcune facoltà, tra cui quella di fisica dove, con la complicità di alcuni compagni occupanti e del "compagno" professore, sostengo insieme ad un altro po' di ragazzi, Fisica 2 e "sbienno" in una fusione di impegno politico e di scrupolo di studente. A Marzo, l'11mo giorno di quel mese per la precisione, a seguito di uno scontro tra studenti di Lotta Continua e militanti di CL, si accende una guerriglia nelle vie di Bologna. Muore un ragazzo, militante di Lotta Continua, Francesco Lorusso. È l'inizio di un periodo fatto di "battaglie", di Radio Alice, di attacchi e ritirate, di assemblee e manifestazioni. Molti di noi avevano vissuto il '68 "di striscio". Io avevo rimbalzato tra una scuola ("radical chic" la giusta definizione) di Roma nord in cui avevo fatto le medie ed un liceo a Pescara (dove ci trasferimmo nell'estate '68) dove fui messo in una sezione "maschile" e dove le ragazze stavano in classi separate e dovevano indossare un orrendo grembiule nero col colletto in finto pizzo bianco. A Roma avevo (o almeno, avevo creduto di aver) fatto il '68. A Pescara pensai che prima dell'apostrofo di quel 68 ci fosse un 1 ed un 8. Nel 1977 il movimento studentesco era alle spalle, "Attila era assessore comunale e gli Unni si erano un po' sfasciati" [Cit. G.Gaber, "Far finta di essere sani"], volevamo ricominciare ed essere protagonisti della nuova stagione della rivoluzione studentesca. Col senno di poi credo si siano fatti più danni che altro, con effetti che avremmo vissuto poi, nella strumentalizzazione che la destra fece del "Movimento del 77". A livello personale, fui lasciato dalla ragazzina con cui "stavo" da quasi 5 anni. Qualche mese dopo mi ri innamorai di una graziosa ragazza che, poco dopo esserci conosciuti, si trasferì a vivere in Toscana. Poi il rapimento Moro, evento impossibile da trascurare. Nell'estate dal '78, la decisione di andare a vivere anch'io in Toscana dove ho iniziato il mio processo di imborghesimento.

Flash forward agli anni '90.
Dopo 10 anni, più o meno, tutto era cambiato. Matrimonio e qualche figlio (alla fine saranno 3). Mia moglie, ovviamente, NON è la ragazzina per la quale ero andato a vivere in Toscana. Ci siamo "incontrati" ad una Festa (o Festival...) dell'Unità (ma ci conoscevamo da anni, perché abitavamo nello stesso palazzo, a Pisa) nel 1983 ed abbiamo iniziato a frequentarci... assiduamente. Un paio di anni dopo, eravamo sposati e ci trasferivamo a vivere a Milano. Magari è stato solo il cambio di tecnologia, il fatto che i mangianastri si erano rotti e, almeno nei primi anni '80, non avevo i soldi per uno walkman, tantomeno per un lettore cd. Come in un banale film di second'ordine, poi, molto poi, mi sono ritrovato ad ascoltare di nuovo Father & Son. Ed il mio ruolo era passato dall'altro lato. Basta colpi di testa, azioni di impulso. Ho preso il tempo (Take your time) per decidere e le decisioni forse non sarebbero state condivise dal Palo ventenne, quello che lanciava pietre (e altro) ed urlava il suo odio ai celerini, ai fasci, a Kossiga (chi c'era sa che la doppia "s" deve essere scritta come le ss naziste).

Ancora qualche anno dopo
Ai primi di gennaio del 2002 tutta la famiglia Palo parte per andare a fare una breve vacanza a Londra. La famigliola del mulino bianco si compone di madre, tre pargoli di 16, 12 e 10 anni ed un Padre (cosciente del fatto che, in inglese, padre si traduce in "Father")..
Capita che a Londra si possano ascoltare canzoni che andavano ad inizio anni '70. Tra queste, credo fossimo al self service dello zoo, "Father and Son", nella sua versione originale. Cominciai a canticchiarla e i due ragazzi più grandi, che già avevano più dimestichezza di me con l'inglese, mi fecero notare che mettevo molta enfasi nel recitare la parte del padre. Da allora, fino a poco fa, la ho cantata sempre "da padre".

Ari flash forward al 2020
L'altroieri sono successe due cose. Una importante ed una, forse, banale.

Palo senior, uno tosto, 94 anni fatti ad agosto (rima non cercata), uno nato in data certa del 1926, approssimativamente un anno prima dello scempio di corropoli, da padre laziale (podista della SP Lazio nei primi anni del 900), è stato ricoverato in ospedale con delle brutte crisi di tosse.
Impietosa la diagnosi: coronavirus.
Quello vero!
Quello stronzissimo!
"Ce la metteremo tutta, ma sarebbe un miracolo!" Le parole della dottoressa del reparto covid di Vicenza sono state delle mazzate qui, alla bocca dello stomaco.

Chiuso a casa ho avuto il tempo di pensare molto. Di ripensare a tutti i momenti (tantissimi) belli ed a quelli brutti che, nella loro bruttezza, hanno forgiato il nostro rapporto di padre e figlio in qualcosa di fortissimo. Il mio vissuto mi dice, che, cancellati gli anni dell'adolescenza, quelli in cui "adulti = male", "genitori = la parte peggiore dell'adulto", il rapporto avuto con papà è stato di idolatria, di incantata ammirazione, di bimbo con il suo "EROE". E credo sia giusto così. Con la maturità lui ha sempre dato ascolto anche alle mie opinioni e le nostre discussioni sono sempre state portate avanti da pari a pari. Da un anno e mezzo lui è venuto a vivere a Vicenza (prima stava ancora in Abruzzo), con la sua seconda moglie, una donna fantastica, più vicina a me di età che a lui, che ha saputo entrare nel suo cuore affiancandosi, non sostituendosi, alla prima moglie, mamma. E la vicinanza ha reso più frequenti i nostri incontri. A 94 anni la memoria fa brutti scherzi. Il breve termine è nebuloso se non oscuro. Ma il lungo è lì a portata di mano per essere riportato a galla con una grattatina di unghia. A fine maggio sono uscito dal mondo del lavoro, ufficialmente pensionato dal 1 agosto. Tutte, ma proprio tutte, le volte che ci siamo parlati in questi ultimi mesi, de visu o al telefono, lui mi ha chiesto:
"A Si', ma tu quando ce vai in pensione?"
Dopo avergli, per l'ennesima volta, comunicato che in pensione ci sto già, lui partiva con la "vecchiaia", il "rin[...]mento", "nun ce sto più co' la capoccia". La mia controffensiva era: "Papà come si chiamava il tuo compagno di banco delle elementari?" [Garinei, quello del Sistina con Giovannini e della farmacia a piazza S. Silvestro – ndp], "Secondo te qual è stato il miglior portiere della Lazio?" [nomination fissa per Gradella, Sentimenti IV e Lovati, "... ma pure Peruzzi non è stato male, eh!"].
Nell'ultimo anno sono mancati suo cugino e sua cognata (mia zia materna), entrambi del '36, 10 anni più giovani di lui. Erano gli ultimi legami che aveva con la sua generazione e la sua famiglia. Non gli abbiamo detto nulla per non intristirlo. Già l'isolamento Lockdown 1 lo aveva infragilito, non volevamo dargli un dolore superfluo. E ci scappava pure da ridere quando lui, un po' indispettito faceva commenti su Massimo, che "oh, mica se fa più vivo" o Viviana "e ma lei l'hai vista come si è ridotta? Quella, magari, manco se ricorda più che esisto!"

Appuntamenti fissi: una visita ogni paio di settimane, ricorrenze a tavola (ma "nun so più quello di una volta" diceva ingurgitando a fine pasto, la seconda fetta di Sacher), telefonata post partita.
L'ultima sabato scorso. Ha chiamato lui:
"Contento? Abbiamo giocato proprio bene, eh?"
e giù una scarica di tosse che pareva una locomotiva,
"aspe', che c'ho 'sta tosse che m'è venuta che nun me da pace!"
Ancora tosse...
"A Silvie', lo sai che c'è? Tossendo ho scatarato sur telefono... ammazza che schifo!"
Tosse...
"Ecco... mo credo di avere sputato un pormone pe' tèra!"

Nonostante la tosse abbiamo continuato per qualche minuto... sono certo che penserò per sempre che siano stati troppo pochi quei minuti.
La telefonata della dottoressa era arrivata alle 15.00 di martedì. Tre ore dopo stavo ancora inebetito, indeciso se sperare in una fine rapida o in un egoistico prolungamento dell'agonia, in un miracolo, nel dubbio della divinità cui rivolgermi per la formale richiesta, o in una scarica di moccoli, più in linea con il mio essere un "dannato laziale".

Poi suona la porta. Apro e c'è un ragazzino con dei giornali e dei volantini sotto braccio. Indossa un ormai rarissimo eskimo (leggermente diverso da quello che papà mi aveva regalato nel 1966, comprato da Bartocci sport) e, sotto i jeans di ordinanza, LE CLARKS! Beige! Come quelle che avevo io!
" Ciao siamo un gruppo di volontariato del circolo operaio. Cerchiamo di aiutare chi vive situazioni di maggiore difficoltà, disagio e disuguaglianza nei nostri quartieri" [aveva imperato a memoria il volantino che mi aveva messo in mano]. "Possiamo portare a casa vostra la spesa..." lo ho fermato dicendogli che, no, non abbiamo bisogno, siamo autosufficienti. Poi ho sbirciato la testata del giornale che aveva sotto braccio: Lotta Comunista – Organo dei gruppi leninisti della sinistra comunista – Proletari di tutto il mondo unitevi -  Opposizione proletaria all'imperialismo europeo a all'imperialismo unitario. "Ti interessa? Vuoi una copia?" Gli ho messo in mano una banconota (la prima che ho pescato dalla tasca). "Accidenti! Quanto ti do di resto?" Ho fatto di no con a testa. L'ho salutato con un "Ciao! In bocca al lupo!"
In camera ho rimesso Cat Stevens... e l'ho cantata con entrambe le intonazioni. Quella del padre e quella del figlio. Ma non l'ho finita perché ad un certo punto piangevo.

Ieri, alle 13:15, Mario Palo, uno dei più vecchi laziali in vita ha smesso di respirare. Era fisicamente solo, in un letto dell'ospedale di Vicenza. Spero fosse incosciente.

Ieri sera ci siamo visti coi figli, chi di persona, chi via skype da Parigi, a dopo qualche lacrimuccia (più di qualche) abbiamo immaginato papà che arrivava in un qualche aldilà e trovava i suoi genitori, i suoi suoceri, mamma e tutti i parenti che lo aspettavano. E le sue parole, le sue prime parole, ne siamo convinti, potrebbero essere state, guardando dietro alle spalle dei nonni e di mamma, nell'angolo in cui erano il cugino e la cognata:

"Vivia', Massimu', e voi che cazzo de fine avevate fatto?
Il tuo racconto fa' bene al cuore.
Un abbraccio 
Titolo: Re:La perdita dei genitori
Inserito da: ES il 26 Nov 2020, 21:58
Io non lo posso leggere sto topic.
Ho letto Palo.
Non dovevo entrare.
Lo sapevo.
Un abbraccio a tutti.
Titolo: Re:La perdita dei genitori
Inserito da: genesis il 26 Nov 2020, 22:23
Un abbraccio, Palo.
Titolo: Re:La perdita dei genitori
Inserito da: Barabba Terzo il 26 Nov 2020, 22:43
Citazione di: Palo il 26 Nov 2020, 12:25
Non so voi (parlo soprattutto con i vecchidemmerda - vdm - come me) ma quando avevo 16 anni, nel 1970, ed ascoltavo "Father and son" di Cat Stevens, mi immedesimavo nelle strofe ribelli ed audaci del giovane figlio. Alzavo la voce, con stridulo falsetto, e concludevo con "I know that I have to go, away!" E le raccomandazioni del papà, "Take you time, think a lot", mi suonavano tanto da "vecchio" (non l'ho mai usato ma all'epoca si dicava "matusa"). Io dovevo fare la rivoluzione, cambiare il mondo, renderlo migliore, costasse quel che poteva costare. E sapevo che per farlo "dovevo andare".
Quel piano di fuga fu messo in pratica pochi anni dopo cogliendo al volo l'opportunità di una facoltà universitaria 350 km più a nord. Qualche buon amico, una saccocciata di sogni, pensieri e speranze, i pochi soldi che la mia famiglia si poteva permettere di darmi per libri, tasse, vitto ed alloggio a Bologna. Dalle prime radio libere, di tanto in tanto, usciva la voce di Cat Stevens a ricordami il salto generazionale tra noi e "loro", i genitori. Poi, in circa un anno e mezzo, è successo di tutto (e potrei aprirci anche la parentesi calcistica). Ad inizio dicembre '76, un paio di giorni dopo Maestrelli, muore mamma. Esausta e finita da una sentenza "malattia non curabile" di cui noi, figli, non eravamo a conoscenza e che lei e papà si sono tenuti dentro fino alla fine. A gennaio il rumore della morte di Re Cecconi viene attutito dall'occupazione di alcune facoltà, tra cui quella di fisica dove, con la complicità di alcuni compagni occupanti e del "compagno" professore, sostengo insieme ad un altro po' di ragazzi, Fisica 2 e "sbienno" in una fusione di impegno politico e di scrupolo di studente. A Marzo, l'11mo giorno di quel mese per la precisione, a seguito di uno scontro tra studenti di Lotta Continua e militanti di CL, si accende una guerriglia nelle vie di Bologna. Muore un ragazzo, militante di Lotta Continua, Francesco Lorusso. È l'inizio di un periodo fatto di "battaglie", di Radio Alice, di attacchi e ritirate, di assemblee e manifestazioni. Molti di noi avevano vissuto il '68 "di striscio". Io avevo rimbalzato tra una scuola ("radical chic" la giusta definizione) di Roma nord in cui avevo fatto le medie ed un liceo a Pescara (dove ci trasferimmo nell'estate '68) dove fui messo in una sezione "maschile" e dove le ragazze stavano in classi separate e dovevano indossare un orrendo grembiule nero col colletto in finto pizzo bianco. A Roma avevo (o almeno, avevo creduto di aver) fatto il '68. A Pescara pensai che prima dell'apostrofo di quel 68 ci fosse un 1 ed un 8. Nel 1977 il movimento studentesco era alle spalle, "Attila era assessore comunale e gli Unni si erano un po' sfasciati" [Cit. G.Gaber, "Far finta di essere sani"], volevamo ricominciare ed essere protagonisti della nuova stagione della rivoluzione studentesca. Col senno di poi credo si siano fatti più danni che altro, con effetti che avremmo vissuto poi, nella strumentalizzazione che la destra fece del "Movimento del 77". A livello personale, fui lasciato dalla ragazzina con cui "stavo" da quasi 5 anni. Qualche mese dopo mi ri innamorai di una graziosa ragazza che, poco dopo esserci conosciuti, si trasferì a vivere in Toscana. Poi il rapimento Moro, evento impossibile da trascurare. Nell'estate dal '78, la decisione di andare a vivere anch'io in Toscana dove ho iniziato il mio processo di imborghesimento.

Flash forward agli anni '90.
Dopo 10 anni, più o meno, tutto era cambiato. Matrimonio e qualche figlio (alla fine saranno 3). Mia moglie, ovviamente, NON è la ragazzina per la quale ero andato a vivere in Toscana. Ci siamo "incontrati" ad una Festa (o Festival...) dell'Unità (ma ci conoscevamo da anni, perché abitavamo nello stesso palazzo, a Pisa) nel 1983 ed abbiamo iniziato a frequentarci... assiduamente. Un paio di anni dopo, eravamo sposati e ci trasferivamo a vivere a Milano. Magari è stato solo il cambio di tecnologia, il fatto che i mangianastri si erano rotti e, almeno nei primi anni '80, non avevo i soldi per uno walkman, tantomeno per un lettore cd. Come in un banale film di second'ordine, poi, molto poi, mi sono ritrovato ad ascoltare di nuovo Father & Son. Ed il mio ruolo era passato dall'altro lato. Basta colpi di testa, azioni di impulso. Ho preso il tempo (Take your time) per decidere e le decisioni forse non sarebbero state condivise dal Palo ventenne, quello che lanciava pietre (e altro) ed urlava il suo odio ai celerini, ai fasci, a Kossiga (chi c'era sa che la doppia "s" deve essere scritta come le ss naziste).

Ancora qualche anno dopo
Ai primi di gennaio del 2002 tutta la famiglia Palo parte per andare a fare una breve vacanza a Londra. La famigliola del mulino bianco si compone di madre, tre pargoli di 16, 12 e 10 anni ed un Padre (cosciente del fatto che, in inglese, padre si traduce in "Father")..
Capita che a Londra si possano ascoltare canzoni che andavano ad inizio anni '70. Tra queste, credo fossimo al self service dello zoo, "Father and Son", nella sua versione originale. Cominciai a canticchiarla e i due ragazzi più grandi, che già avevano più dimestichezza di me con l'inglese, mi fecero notare che mettevo molta enfasi nel recitare la parte del padre. Da allora, fino a poco fa, la ho cantata sempre "da padre".

Ari flash forward al 2020
L'altroieri sono successe due cose. Una importante ed una, forse, banale.

Palo senior, uno tosto, 94 anni fatti ad agosto (rima non cercata), uno nato in data certa del 1926, approssimativamente un anno prima dello scempio di corropoli, da padre laziale (podista della SP Lazio nei primi anni del 900), è stato ricoverato in ospedale con delle brutte crisi di tosse.
Impietosa la diagnosi: coronavirus.
Quello vero!
Quello stronzissimo!
"Ce la metteremo tutta, ma sarebbe un miracolo!" Le parole della dottoressa del reparto covid di Vicenza sono state delle mazzate qui, alla bocca dello stomaco.

Chiuso a casa ho avuto il tempo di pensare molto. Di ripensare a tutti i momenti (tantissimi) belli ed a quelli brutti che, nella loro bruttezza, hanno forgiato il nostro rapporto di padre e figlio in qualcosa di fortissimo. Il mio vissuto mi dice, che, cancellati gli anni dell'adolescenza, quelli in cui "adulti = male", "genitori = la parte peggiore dell'adulto", il rapporto avuto con papà è stato di idolatria, di incantata ammirazione, di bimbo con il suo "EROE". E credo sia giusto così. Con la maturità lui ha sempre dato ascolto anche alle mie opinioni e le nostre discussioni sono sempre state portate avanti da pari a pari. Da un anno e mezzo lui è venuto a vivere a Vicenza (prima stava ancora in Abruzzo), con la sua seconda moglie, una donna fantastica, più vicina a me di età che a lui, che ha saputo entrare nel suo cuore affiancandosi, non sostituendosi, alla prima moglie, mamma. E la vicinanza ha reso più frequenti i nostri incontri. A 94 anni la memoria fa brutti scherzi. Il breve termine è nebuloso se non oscuro. Ma il lungo è lì a portata di mano per essere riportato a galla con una grattatina di unghia. A fine maggio sono uscito dal mondo del lavoro, ufficialmente pensionato dal 1 agosto. Tutte, ma proprio tutte, le volte che ci siamo parlati in questi ultimi mesi, de visu o al telefono, lui mi ha chiesto:
"A Si', ma tu quando ce vai in pensione?"
Dopo avergli, per l'ennesima volta, comunicato che in pensione ci sto già, lui partiva con la "vecchiaia", il "rin[...]mento", "nun ce sto più co' la capoccia". La mia controffensiva era: "Papà come si chiamava il tuo compagno di banco delle elementari?" [Garinei, quello del Sistina con Giovannini e della farmacia a piazza S. Silvestro – ndp], "Secondo te qual è stato il miglior portiere della Lazio?" [nomination fissa per Gradella, Sentimenti IV e Lovati, "... ma pure Peruzzi non è stato male, eh!"].
Nell'ultimo anno sono mancati suo cugino e sua cognata (mia zia materna), entrambi del '36, 10 anni più giovani di lui. Erano gli ultimi legami che aveva con la sua generazione e la sua famiglia. Non gli abbiamo detto nulla per non intristirlo. Già l'isolamento Lockdown 1 lo aveva infragilito, non volevamo dargli un dolore superfluo. E ci scappava pure da ridere quando lui, un po' indispettito faceva commenti su Massimo, che "oh, mica se fa più vivo" o Viviana "e ma lei l'hai vista come si è ridotta? Quella, magari, manco se ricorda più che esisto!"

Appuntamenti fissi: una visita ogni paio di settimane, ricorrenze a tavola (ma "nun so più quello di una volta" diceva ingurgitando a fine pasto, la seconda fetta di Sacher), telefonata post partita.
L'ultima sabato scorso. Ha chiamato lui:
"Contento? Abbiamo giocato proprio bene, eh?"
e giù una scarica di tosse che pareva una locomotiva,
"aspe', che c'ho 'sta tosse che m'è venuta che nun me da pace!"
Ancora tosse...
"A Silvie', lo sai che c'è? Tossendo ho scatarato sur telefono... ammazza che schifo!"
Tosse...
"Ecco... mo credo di avere sputato un pormone pe' tèra!"

Nonostante la tosse abbiamo continuato per qualche minuto... sono certo che penserò per sempre che siano stati troppo pochi quei minuti.
La telefonata della dottoressa era arrivata alle 15.00 di martedì. Tre ore dopo stavo ancora inebetito, indeciso se sperare in una fine rapida o in un egoistico prolungamento dell'agonia, in un miracolo, nel dubbio della divinità cui rivolgermi per la formale richiesta, o in una scarica di moccoli, più in linea con il mio essere un "dannato laziale".

Poi suona la porta. Apro e c'è un ragazzino con dei giornali e dei volantini sotto braccio. Indossa un ormai rarissimo eskimo (leggermente diverso da quello che papà mi aveva regalato nel 1966, comprato da Bartocci sport) e, sotto i jeans di ordinanza, LE CLARKS! Beige! Come quelle che avevo io!
" Ciao siamo un gruppo di volontariato del circolo operaio. Cerchiamo di aiutare chi vive situazioni di maggiore difficoltà, disagio e disuguaglianza nei nostri quartieri" [aveva imperato a memoria il volantino che mi aveva messo in mano]. "Possiamo portare a casa vostra la spesa..." lo ho fermato dicendogli che, no, non abbiamo bisogno, siamo autosufficienti. Poi ho sbirciato la testata del giornale che aveva sotto braccio: Lotta Comunista – Organo dei gruppi leninisti della sinistra comunista – Proletari di tutto il mondo unitevi -  Opposizione proletaria all'imperialismo europeo a all'imperialismo unitario. "Ti interessa? Vuoi una copia?" Gli ho messo in mano una banconota (la prima che ho pescato dalla tasca). "Accidenti! Quanto ti do di resto?" Ho fatto di no con a testa. L'ho salutato con un "Ciao! In bocca al lupo!"
In camera ho rimesso Cat Stevens... e l'ho cantata con entrambe le intonazioni. Quella del padre e quella del figlio. Ma non l'ho finita perché ad un certo punto piangevo.

Ieri, alle 13:15, Mario Palo, uno dei più vecchi laziali in vita ha smesso di respirare. Era fisicamente solo, in un letto dell'ospedale di Vicenza. Spero fosse incosciente.

Ieri sera ci siamo visti coi figli, chi di persona, chi via skype da Parigi, a dopo qualche lacrimuccia (più di qualche) abbiamo immaginato papà che arrivava in un qualche aldilà e trovava i suoi genitori, i suoi suoceri, mamma e tutti i parenti che lo aspettavano. E le sue parole, le sue prime parole, ne siamo convinti, potrebbero essere state, guardando dietro alle spalle dei nonni e di mamma, nell'angolo in cui erano il cugino e la cognata:

"Vivia', Massimu', e voi che cazzo de fine avevate fatto?

Post meraviglioso.
Un abbraccione.
Titolo: Re:La perdita dei genitori
Inserito da: Ranxerox il 26 Nov 2020, 23:22
Citazione di: Palo il 26 Nov 2020, 12:25
Non so voi (parlo soprattutto con i vecchidemmerda - vdm - come me) ma quando avevo 16 anni, nel 1970, ed ascoltavo "Father and son" di Cat Stevens, mi immedesimavo nelle strofe ribelli ed audaci del giovane figlio. Alzavo la voce, con stridulo falsetto, e concludevo con "I know that I have to go, away!" E le raccomandazioni del papà, "Take you time, think a lot", mi suonavano tanto da "vecchio" (non l'ho mai usato ma all'epoca si dicava "matusa"). Io dovevo fare la rivoluzione, cambiare il mondo, renderlo migliore, costasse quel che poteva costare. E sapevo che per farlo "dovevo andare".
Quel piano di fuga fu messo in pratica pochi anni dopo cogliendo al volo l'opportunità di una facoltà universitaria 350 km più a nord. Qualche buon amico, una saccocciata di sogni, pensieri e speranze, i pochi soldi che la mia famiglia si poteva permettere di darmi per libri, tasse, vitto ed alloggio a Bologna. Dalle prime radio libere, di tanto in tanto, usciva la voce di Cat Stevens a ricordami il salto generazionale tra noi e "loro", i genitori. Poi, in circa un anno e mezzo, è successo di tutto (e potrei aprirci anche la parentesi calcistica). Ad inizio dicembre '76, un paio di giorni dopo Maestrelli, muore mamma. Esausta e finita da una sentenza "malattia non curabile" di cui noi, figli, non eravamo a conoscenza e che lei e papà si sono tenuti dentro fino alla fine. A gennaio il rumore della morte di Re Cecconi viene attutito dall'occupazione di alcune facoltà, tra cui quella di fisica dove, con la complicità di alcuni compagni occupanti e del "compagno" professore, sostengo insieme ad un altro po' di ragazzi, Fisica 2 e "sbienno" in una fusione di impegno politico e di scrupolo di studente. A Marzo, l'11mo giorno di quel mese per la precisione, a seguito di uno scontro tra studenti di Lotta Continua e militanti di CL, si accende una guerriglia nelle vie di Bologna. Muore un ragazzo, militante di Lotta Continua, Francesco Lorusso. È l'inizio di un periodo fatto di "battaglie", di Radio Alice, di attacchi e ritirate, di assemblee e manifestazioni. Molti di noi avevano vissuto il '68 "di striscio". Io avevo rimbalzato tra una scuola ("radical chic" la giusta definizione) di Roma nord in cui avevo fatto le medie ed un liceo a Pescara (dove ci trasferimmo nell'estate '68) dove fui messo in una sezione "maschile" e dove le ragazze stavano in classi separate e dovevano indossare un orrendo grembiule nero col colletto in finto pizzo bianco. A Roma avevo (o almeno, avevo creduto di aver) fatto il '68. A Pescara pensai che prima dell'apostrofo di quel 68 ci fosse un 1 ed un 8. Nel 1977 il movimento studentesco era alle spalle, "Attila era assessore comunale e gli Unni si erano un po' sfasciati" [Cit. G.Gaber, "Far finta di essere sani"], volevamo ricominciare ed essere protagonisti della nuova stagione della rivoluzione studentesca. Col senno di poi credo si siano fatti più danni che altro, con effetti che avremmo vissuto poi, nella strumentalizzazione che la destra fece del "Movimento del 77". A livello personale, fui lasciato dalla ragazzina con cui "stavo" da quasi 5 anni. Qualche mese dopo mi ri innamorai di una graziosa ragazza che, poco dopo esserci conosciuti, si trasferì a vivere in Toscana. Poi il rapimento Moro, evento impossibile da trascurare. Nell'estate dal '78, la decisione di andare a vivere anch'io in Toscana dove ho iniziato il mio processo di imborghesimento.

Flash forward agli anni '90.
Dopo 10 anni, più o meno, tutto era cambiato. Matrimonio e qualche figlio (alla fine saranno 3). Mia moglie, ovviamente, NON è la ragazzina per la quale ero andato a vivere in Toscana. Ci siamo "incontrati" ad una Festa (o Festival...) dell'Unità (ma ci conoscevamo da anni, perché abitavamo nello stesso palazzo, a Pisa) nel 1983 ed abbiamo iniziato a frequentarci... assiduamente. Un paio di anni dopo, eravamo sposati e ci trasferivamo a vivere a Milano. Magari è stato solo il cambio di tecnologia, il fatto che i mangianastri si erano rotti e, almeno nei primi anni '80, non avevo i soldi per uno walkman, tantomeno per un lettore cd. Come in un banale film di second'ordine, poi, molto poi, mi sono ritrovato ad ascoltare di nuovo Father & Son. Ed il mio ruolo era passato dall'altro lato. Basta colpi di testa, azioni di impulso. Ho preso il tempo (Take your time) per decidere e le decisioni forse non sarebbero state condivise dal Palo ventenne, quello che lanciava pietre (e altro) ed urlava il suo odio ai celerini, ai fasci, a Kossiga (chi c'era sa che la doppia "s" deve essere scritta come le ss naziste).

Ancora qualche anno dopo
Ai primi di gennaio del 2002 tutta la famiglia Palo parte per andare a fare una breve vacanza a Londra. La famigliola del mulino bianco si compone di madre, tre pargoli di 16, 12 e 10 anni ed un Padre (cosciente del fatto che, in inglese, padre si traduce in "Father")..
Capita che a Londra si possano ascoltare canzoni che andavano ad inizio anni '70. Tra queste, credo fossimo al self service dello zoo, "Father and Son", nella sua versione originale. Cominciai a canticchiarla e i due ragazzi più grandi, che già avevano più dimestichezza di me con l'inglese, mi fecero notare che mettevo molta enfasi nel recitare la parte del padre. Da allora, fino a poco fa, la ho cantata sempre "da padre".

Ari flash forward al 2020
L'altroieri sono successe due cose. Una importante ed una, forse, banale.

Palo senior, uno tosto, 94 anni fatti ad agosto (rima non cercata), uno nato in data certa del 1926, approssimativamente un anno prima dello scempio di corropoli, da padre laziale (podista della SP Lazio nei primi anni del 900), è stato ricoverato in ospedale con delle brutte crisi di tosse.
Impietosa la diagnosi: coronavirus.
Quello vero!
Quello stronzissimo!
"Ce la metteremo tutta, ma sarebbe un miracolo!" Le parole della dottoressa del reparto covid di Vicenza sono state delle mazzate qui, alla bocca dello stomaco.

Chiuso a casa ho avuto il tempo di pensare molto. Di ripensare a tutti i momenti (tantissimi) belli ed a quelli brutti che, nella loro bruttezza, hanno forgiato il nostro rapporto di padre e figlio in qualcosa di fortissimo. Il mio vissuto mi dice, che, cancellati gli anni dell'adolescenza, quelli in cui "adulti = male", "genitori = la parte peggiore dell'adulto", il rapporto avuto con papà è stato di idolatria, di incantata ammirazione, di bimbo con il suo "EROE". E credo sia giusto così. Con la maturità lui ha sempre dato ascolto anche alle mie opinioni e le nostre discussioni sono sempre state portate avanti da pari a pari. Da un anno e mezzo lui è venuto a vivere a Vicenza (prima stava ancora in Abruzzo), con la sua seconda moglie, una donna fantastica, più vicina a me di età che a lui, che ha saputo entrare nel suo cuore affiancandosi, non sostituendosi, alla prima moglie, mamma. E la vicinanza ha reso più frequenti i nostri incontri. A 94 anni la memoria fa brutti scherzi. Il breve termine è nebuloso se non oscuro. Ma il lungo è lì a portata di mano per essere riportato a galla con una grattatina di unghia. A fine maggio sono uscito dal mondo del lavoro, ufficialmente pensionato dal 1 agosto. Tutte, ma proprio tutte, le volte che ci siamo parlati in questi ultimi mesi, de visu o al telefono, lui mi ha chiesto:
"A Si', ma tu quando ce vai in pensione?"
Dopo avergli, per l'ennesima volta, comunicato che in pensione ci sto già, lui partiva con la "vecchiaia", il "rin[...]mento", "nun ce sto più co' la capoccia". La mia controffensiva era: "Papà come si chiamava il tuo compagno di banco delle elementari?" [Garinei, quello del Sistina con Giovannini e della farmacia a piazza S. Silvestro – ndp], "Secondo te qual è stato il miglior portiere della Lazio?" [nomination fissa per Gradella, Sentimenti IV e Lovati, "... ma pure Peruzzi non è stato male, eh!"].
Nell'ultimo anno sono mancati suo cugino e sua cognata (mia zia materna), entrambi del '36, 10 anni più giovani di lui. Erano gli ultimi legami che aveva con la sua generazione e la sua famiglia. Non gli abbiamo detto nulla per non intristirlo. Già l'isolamento Lockdown 1 lo aveva infragilito, non volevamo dargli un dolore superfluo. E ci scappava pure da ridere quando lui, un po' indispettito faceva commenti su Massimo, che "oh, mica se fa più vivo" o Viviana "e ma lei l'hai vista come si è ridotta? Quella, magari, manco se ricorda più che esisto!"

Appuntamenti fissi: una visita ogni paio di settimane, ricorrenze a tavola (ma "nun so più quello di una volta" diceva ingurgitando a fine pasto, la seconda fetta di Sacher), telefonata post partita.
L'ultima sabato scorso. Ha chiamato lui:
"Contento? Abbiamo giocato proprio bene, eh?"
e giù una scarica di tosse che pareva una locomotiva,
"aspe', che c'ho 'sta tosse che m'è venuta che nun me da pace!"
Ancora tosse...
"A Silvie', lo sai che c'è? Tossendo ho scatarato sur telefono... ammazza che schifo!"
Tosse...
"Ecco... mo credo di avere sputato un pormone pe' tèra!"

Nonostante la tosse abbiamo continuato per qualche minuto... sono certo che penserò per sempre che siano stati troppo pochi quei minuti.
La telefonata della dottoressa era arrivata alle 15.00 di martedì. Tre ore dopo stavo ancora inebetito, indeciso se sperare in una fine rapida o in un egoistico prolungamento dell'agonia, in un miracolo, nel dubbio della divinità cui rivolgermi per la formale richiesta, o in una scarica di moccoli, più in linea con il mio essere un "dannato laziale".

Poi suona la porta. Apro e c'è un ragazzino con dei giornali e dei volantini sotto braccio. Indossa un ormai rarissimo eskimo (leggermente diverso da quello che papà mi aveva regalato nel 1966, comprato da Bartocci sport) e, sotto i jeans di ordinanza, LE CLARKS! Beige! Come quelle che avevo io!
" Ciao siamo un gruppo di volontariato del circolo operaio. Cerchiamo di aiutare chi vive situazioni di maggiore difficoltà, disagio e disuguaglianza nei nostri quartieri" [aveva imperato a memoria il volantino che mi aveva messo in mano]. "Possiamo portare a casa vostra la spesa..." lo ho fermato dicendogli che, no, non abbiamo bisogno, siamo autosufficienti. Poi ho sbirciato la testata del giornale che aveva sotto braccio: Lotta Comunista – Organo dei gruppi leninisti della sinistra comunista – Proletari di tutto il mondo unitevi -  Opposizione proletaria all'imperialismo europeo a all'imperialismo unitario. "Ti interessa? Vuoi una copia?" Gli ho messo in mano una banconota (la prima che ho pescato dalla tasca). "Accidenti! Quanto ti do di resto?" Ho fatto di no con a testa. L'ho salutato con un "Ciao! In bocca al lupo!"
In camera ho rimesso Cat Stevens... e l'ho cantata con entrambe le intonazioni. Quella del padre e quella del figlio. Ma non l'ho finita perché ad un certo punto piangevo.

Ieri, alle 13:15, Mario Palo, uno dei più vecchi laziali in vita ha smesso di respirare. Era fisicamente solo, in un letto dell'ospedale di Vicenza. Spero fosse incosciente.

Ieri sera ci siamo visti coi figli, chi di persona, chi via skype da Parigi, a dopo qualche lacrimuccia (più di qualche) abbiamo immaginato papà che arrivava in un qualche aldilà e trovava i suoi genitori, i suoi suoceri, mamma e tutti i parenti che lo aspettavano. E le sue parole, le sue prime parole, ne siamo convinti, potrebbero essere state, guardando dietro alle spalle dei nonni e di mamma, nell'angolo in cui erano il cugino e la cognata:

"Vivia', Massimu', e voi che cazzo de fine avevate fatto?

In questo posto a volte ci sono momenti in cui capisci la grande fortuna che hai avuto ad esserne parte.

Post bellissimo e toccante.

Un grandissimo abbraccio di vicinanza a Palo, a Zorba, a Porga e a tutti quelli che stanno condividendo dei pezzi di vita così intimi e personali con tutti noi.
Titolo: Re:La perdita dei genitori
Inserito da: porga il 11 Dic 2020, 15:23
Citazione di: naoko il 24 Nov 2020, 11:43
grazie Porga, perché hai scritto in modo semplice e comprensibile qualcosa che ho dentro da sempre, e che la mia foga nelle esposizioni mi ha impedito di esprimere in modo così chiaro e lucido.

:luv:
Titolo: Re:La perdita dei genitori
Inserito da: porga il 11 Dic 2020, 15:25
Citazione di: Jabot il 26 Nov 2020, 13:00
Ciao caro! Un abbraccio forte, ho letto solo adesso della tua perdita. Non so se ti ricordi ma abitavo dalle sue parti e probabilmente almeno di vista lo conoscevo.

Voglio dare  un abbraccio a tutti quelli che hanno vissuto una perdita.

Anche io sto vivendo la malattia di mia madre lontano da lei. a causa di questa cavolo di pandemia sono anche impossibilitato a stare con lei i soliti  5 6 giorni che riesco a ritagliarmi ogni mese per scendere a Roma.

grazie, scusa se leggo (e rispondo) solo ora
:luv:
Titolo: Re:La perdita dei genitori
Inserito da: Palo il 16 Gen 2021, 01:46
Per tutti i papà, i nonni, gli zii che ci hanno lasciato.

Vi abbraccio tutti.
J'avemo rotto'r culo!
Titolo: Re:La perdita dei genitori
Inserito da: Egobrain il 16 Gen 2021, 02:28
Che te sei perso nonno mio, avresti dovuto vedè quanto ha corso Lazzari. E il mago, che magie... un bacio al cielo.
Titolo: Re:La perdita dei genitori
Inserito da: TestaccioLaziale il 16 Gen 2021, 11:44
Citazione di: Palo il 16 Gen 2021, 01:46
Per tutti i papà, i nonni, gli zii che ci hanno lasciato.

Vi abbraccio tutti.
J'avemo rotto'r culo!

Titolo: Re:La perdita dei genitori
Inserito da: Palo il 01 Feb 2021, 08:21
Ciao, Pa'... l'ultima partita che abbiamo visto insieme era stata Atalanta Lazio, alla ripresa dopo il primo lockdown. Ci avevamo scherzato sopra:
"Sarà per un altra volta!"

Appena finita, ieri, ho preso il telefono e, subito, l'ho posato.
Un secondo di tristezza... ma quanti sono e saranno questi secondi? Quante volte ancora dovrò prendere e posare il telefono, rendendomi conto che non mi risponderai più per commentare la partita? La "mia" perdita del genitore si sintetizza in questo banalissimo appuntamento cui non potrò più trovarti pronto alla risposta.
Poi è arrivata la chiamata di Miki... "di padre in figlio". Ora sono io che ricevo la chiamata. Ho raccolto l'eredità di "patriarca" della lazialità Palo e, tra le incombenze che mi competono, c'è quella di ricevere la chiamata del figlio per i "commenti a caldo".

L'altro ieri, finalmente, ti abbiamo rivisto per l'ultima volta. Tu che eri il papà più grande del mondo, ridotto ad un vasetto di ceneri. Una cosa piccola che abbiamo posto nella nicchia del cimitero di Vicenza. Abbiamo dovuto aspettare due mesi perché prima c'era Marina, la tua Marina, che doveva "negativizzarsi" e poi... non abbiamo voluto dare al 2020, un anno maledetto, la soddisfazione di vedere di nuovo le nostre lacrime.

So dove sei e ti verrò a trovare. In fondo sono solo una novantina di minuti di macchina, il tempo che serve alla Lazio per fare tre gol alla roma o all'atalanta.

Che te sei perso, Pa'!

O magari non te le sei persa e, da qualche parte, tu e nonno Ugo ve la siete vista sul vecchio Telefunken, col trasformatore sotto e il puntino luminoso che rimane qualche secondo prima di spegnersi definitivamente. Come ti eri spento tu circa due mesi fa, in poche ore. Dopo una lunga e "bella" vita. Tra le tue cose ho trovato il corriere dello sport di "quel" lunedì 14 maggio del 2000, qualche ritaglio di Gazzetta (non c'è la data ma sarà stato il 66 o il 67) dove venivo celebrato come promessa (mai mantenuta) del nuoto e qualche altro oggetto, senza valore per gli altri, ma così prezioso per noi. La tua sciarpa della Lazio e la maglia celebrativa di Piola, che ci eravamo regalati, una a me ed una a te, nell'anno santo, il 2013. Questa l'eredità che mi hai lasciato. Questa l'eredità che volevo, cui tenevo.

"Sarà per un'altra volta!", spero il più tardi possibile, tra tanti anni, ci sediamo nonno, tu ed io e ci vediamo la Lazio nostra.

Però niente Telefunken...

Mi porto il Samsung da qua
Titolo: Re:La perdita dei genitori
Inserito da: Tarallo il 01 Feb 2021, 08:40
❤️
Titolo: Re:La perdita dei genitori
Inserito da: StylishKid il 01 Feb 2021, 09:05
Un enorme abbraccio a Palo.
Titolo: Re:La perdita dei genitori
Inserito da: tatoccolo il 01 Feb 2021, 10:24
Citazione di: Palo il 01 Feb 2021, 08:21
Ciao, Pa'...
❤️
Titolo: Re:La perdita dei genitori
Inserito da: laziAle82 il 01 Feb 2021, 12:31
Oh Silvio.
<3
Titolo: Re:La perdita dei genitori
Inserito da: italicbold il 01 Feb 2021, 13:02
Citazione di: Palo il 01 Feb 2021, 08:21

...E poi ci sono quelli che dicono che é solo una squadra di calcio.
Ma che ne vogliono sapere...

Un abbraccio forte
Titolo: Re:La perdita dei genitori
Inserito da: Emanuele il 01 Feb 2021, 13:10
un grande abbraccio
Titolo: Re:La perdita dei genitori
Inserito da: zorba il 01 Feb 2021, 16:10
Citazione di: Palo il 01 Feb 2021, 08:21
Ciao, Pa'... l'ultima partita che abbiamo visto insieme era stata Atalanta Lazio, alla ripresa dopo il primo lockdown. Ci avevamo scherzato sopra:
"Sarà per un altra volta!"

Appena finita, ieri, ho preso il telefono e, subito, l'ho posato.
Un secondo di tristezza... ma quanti sono e saranno questi secondi? Quante volte ancora dovrò prendere e posare il telefono, rendendomi conto che non mi risponderai più per commentare la partita? La "mia" perdita del genitore si sintetizza in questo banalissimo appuntamento cui non potrò più trovarti pronto alla risposta.
Poi è arrivata la chiamata di Miki... "di padre in figlio". Ora sono io che ricevo la chiamata. Ho raccolto l'eredità di "patriarca" della lazialità Palo e, tra le incombenze che mi competono, c'è quella di ricevere la chiamata del figlio per i "commenti a caldo".

L'altro ieri, finalmente, ti abbiamo rivisto per l'ultima volta. Tu che eri il papà più grande del mondo, ridotto ad un vasetto di ceneri. Una cosa piccola che abbiamo posto nella nicchia del cimitero di Vicenza. Abbiamo dovuto aspettare due mesi perché prima c'era Marina, la tua Marina, che doveva "negativizzarsi" e poi... non abbiamo voluto dare al 2020, un anno maledetto, la soddisfazione di vedere di nuovo le nostre lacrime.

So dove sei e ti verrò a trovare. In fondo sono solo una novantina di minuti di macchina, il tempo che serve alla Lazio per fare tre gol alla roma o all'atalanta.

Che te sei perso, Pa'!

O magari non te le sei persa e, da qualche parte, tu e nonno Ugo ve la siete vista sul vecchio Telefunken, col trasformatore sotto e il puntino luminoso che rimane qualche secondo prima di spegnersi definitivamente. Come ti eri spento tu circa due mesi fa, in poche ore. Dopo una lunga e "bella" vita. Tra le tue cose ho trovato il corriere dello sport di "quel" lunedì 14 maggio del 2000, qualche ritaglio di Gazzetta (non c'è la data ma sarà stato il 66 o il 67) dove venivo celebrato come promessa (mai mantenuta) del nuoto e qualche altro oggetto, senza valore per gli altri, ma così prezioso per noi. La tua sciarpa della Lazio e la maglia celebrativa di Piola, che ci eravamo regalati, una a me ed una a te, nell'anno santo, il 2013. Questa l'eredità che mi hai lasciato. Questa l'eredità che volevo, cui tenevo.

"Sarà per un'altra volta!", spero il più tardi possibile, tra tanti anni, ci sediamo nonno, tu ed io e ci vediamo la Lazio nostra.

Però niente Telefunken...

Mi porto il Samsung da qua

Grazie Pà!

Titolo: Re:La perdita dei genitori
Inserito da: arkham il 17 Feb 2021, 23:33
Un abbraccio a tutti ❤️
Titolo: Re:La perdita dei genitori
Inserito da: Adler Nest il 18 Feb 2021, 05:30
Che belle parole Palo!❤️