E' stata l'ultima partita della stagione. Incontriamo il Racing Club de Paris XV, una squadra forte.
La incontriamo ogni anno, almeno due volte. E ogni volta perdiamo. Sono forti, forti davvero. Per quanto ogni volta ci andiamo convinti, ogni volta é una lezione. Giocano bene, aprono il pallone come fosse vento, e tu, anche se stai concentrato e metti a terra ogni foglia che vola, prima o poi, cedi. Lasci il varco che consente loro di farti male. Di andare in meta.
E' l'ultima partita della stagione, una stagione strana, abbiamo cambiato club e siamo arrivati a Puteaux, proprio sotto i grattacieli della defense. Ci hanno accolti con simpatia, e pieni di attenzione, una storia é finita ne é nata un'altra.
E' l'ultima partita della stagione e la giochiamo a casa nostra. Nel nostro stadio.
Siamo in pochi, solo 4 cambi.
Ai nostri livelli, over 35, si cambia e si puo' rientrare. Non scherziamo, senno' é un massacro.
Ma 4 ricambi sono pochi. Soprattutto nessuna prima linea. Contro il RCP XV, che vincono sempre, rischia di essere penalizzante.
Pero' é l'ultima, dobbiamo giocare per vincere.
Entriamo in campo concentrati, perché é l'ultima e perché abbiamo avversari forti di fronte. Senza ricambi so già che me la dorvo' giocare quasi tutta. E' la fine della stagione, mi porto ancora appresso un problema alla caviglia che risale a marzo. Su cui continuo a giocare. E anche il ginocchio, da maggio, comincia a fare le bizze.
E' sempre cosi', la fine della stagione. Si arriva incerottati. Ma é l'ultima. E l'ultima é per partire in vacanza col sorriso di una vittoria.
La partita inizia, bene, anche se loro giocano bene noi teniamo. Ci affacciamo anche nei loro 22, ma non passiamo, l'arbitro fischia un fallo in attacco che non c'é, ma é rugby, non si discute. Teniamo per un quarto d'ora.
Poi gli avversari fanno un azione spettacolare, una specie di tergicristallo, fanno volare il pallone fino all'ala destra e poi lo fanno rivolare fino all'ala sinistra. Ai nostri livelli é spettacolare. Ci prendono in contropiede, trovano il varco.
Vanno in meta.
Ok, é successo, siamo in svantaggio, capita. Capita anche che perdiamo la testa, ci deconcentriamo e prendiamo le sberle.
Invece restiamo in campo. Continuiamo a mettere la testa dove la gente normale non metterebbe neanche un dito.
SI gioca a tomba aperta, come si dice in Francia. Non passano più, e se una volta riescono a passare, c'é sempre un altro che li mette a terra. Si lotta su ogni pallone.
Manca poco alla fine del primo tempo, siamo nei loro 22, ci mancano pochi metri. Non si apre più si gioca nei raggruppamenti. E ogni raggruppamento é Verdun, si va alla baionetta. A pochi istanti dalla fine del primo tempo, troviamo il varco. Passiamo.
E' meta. Abbiamo pareggiato.
Andiamo al riposo. Pochi cambi, ognuno resta al suo posto. La mia caviglia é ormai un letto da fachiro, ma l'adrenalina la calma.
Sono arrivato alla fine della stagione a pezzi. Il fiato é quello che é, ho saltato parecchi allenamenti. Ho zoppicato per due mesi.
Si ricomincia, e ricominciamo bene, abbiamo capito che dobbiamo giocare accanto ai raggruppamenti, non serve cercare il volo pindarico. Davanti abbiamo un'ottima squadra, che difende bene. Dobbiamo cercare il buchetto accanto ai rock.
E continuiamo Verdun.
Passano i minuti. SIamo ancora in parità. visti i precendenti é già un ottimo risultato.
Mancano dieci minuti. Sto alla frutta. Nessun cambio, non c'é. O almeno, non c'é nel mio ruolo. Quindi neanche ci penso. Resto in campo e cerco di dimenticare la caviglia, il ginocchio e tutte i dolorini che posso avere. Dimentico anche il fiato corto.
C'é un raggruppamento, a pochi metri dalla touche, sulla linea dei 22 avversari. Entriamo, difendiamo il pallone.
Lo vedo. E tra i miei piedi. Lo devo difendere e aspettare il mediano di mischia che sa cosa farci. Io devo solo dare capocciate a chiunque volgia provarci a prenderlo. Il mediano arriva, mi da un colpo sulla schiena urlando il mio nome. E' il segnale.
Me n'ero accorto che nel lato corto, ci sono meno di 5 metri, la difesa avversaria non era coperta. Afferro il pallone e vado da quella parte. La difesa é sorpresa. C'é solo una piccola ala davanti a me. Pero' placca bene. Ma non tanto.
SI aggrappa alla mia gamba. Poi, qualcun altro si aggrappa a me, i miei compagni dietro e gli avversari davanti.
Ma io avanzo, il pallone é sempre nelle mie mani. In genere non me lo strappa nessuno.
Non me l'aspettavo, ma sono riuscito ad avanzare di almeno 15 metri, la linea di meta la vedo, ma sono parte di un groviglio umano che peserà almeno 4/500 chili. AVanzo, magari arrivo a distanza di braccio e riesco a schiacciare il pallone.
No, so che non ce la posso fare. A quel punto, l'importante é non perdere l'ovale e consentire ai compagni di rigiocarla.
SOno sotto una massa lacoontica di uomini sudati. Il pallone riparte. Prima che io mi possa liberare passano almeno 30 secondi.
Sono alla frutta. Lo sforzo, l'adrenalina, tutto. Sono completamente alla frutta.
Il gioco continua. Io sono stremato, non ho più fiato. Indietreggio di qualche metro.
Il pallone é dall'altra parte del terreno, sulla destra. Io completamente dall'altra parte. Stremato.
Ma riparte verso di me. Il pallone intendo. Il centro la passa al mediano di apertura che la passa al mediano di mischia.
Rivengono sulla sinistra. Il pallone riviene.
Io ho indietreggiato, ma leggo bene la situazione. Il mediano di mischia entra nella difesa, viene placcato, sta per cadere.
E io a quel punto capisco che se c'é un'ultima cosa da fare prima di finire la stagione, é l'ora di farla.
SOno a una decina di metri sulla sinistra. Urlo. Sta cadendo placcato da due avversari, alza la testa, mi vede.
E mi passa il pallone.
Metto le braccia come facciamo mille volte durante gli allenamenti. Il pallone cade perfettamente sul mio petto. Lo tengo.
E corro. Corro. Mancano pochi metri. Leggermente in diagonale.
Due difensori vengono su di me. Si aggrappano a me ma non cado. Pero' mi spingono verso la touche. Ma non cado.
E avanzo. Un compagno é dietro di me, anche lui spinge.
Sto cadendo, ormai sono quasi sulla linea di touche. Ma mi accorgo che sono a meno di un metro dalla linea di meta.
Libero il braccio, sto cadendo, mentre cado, la mia mano porta il pallone e schiaccio. All'angolo.
Ma ho almeno 6, 7 giocatori su di me.
Mi giro.
Lo vedo.
L'arbitro ha visto, alza il braccio e fischia.
E' meta.
Non é la prima volta. Pero' stavolta mi sono venute in mente tante cose.
Mi sono venuti in mente Yves e Philippe, che hanno perduto il loro papà questa settimana. Sono sedici anni che li conosco e da 16 anni hanno insistito perché giocassi a rugby. Ci sono riusciti a convincermi quattro anni fa. Ho pensato a loro. Al loro papà.
Ho pensato a Eric, che due anni fa ci allenava, 50 anni, fisico minuto, un mediano di mischia di quelli sguscianti, nervosi, con uno scatto felino. E con il suo accento del Sud Ovest, che suona tanto di leggende ovali.
Di quella sera dello scorso anno quando, dopo un allenamento, allietati dall'immancabile birra in mano, mi ha raccontato di suo padre che lo portava a vedere le partite a Dax, uno dei santuari del rugby francese. Ho pensato a lui che la scorsa estate, a un certo momento non é più venuto.
Ed é riapparso qualche settimana fa. Dimagrito di dieci chili, che a me non si vedrebbero, ma a lui, alto un metro e sessanta lo rendono quasi uno scheletro. Non parla più. O quasi più. IL suo accento non c'é più.
Ha la malattia di Charcot. Un nome che sembrerebbe evocare un bara tabarin di Montparnasse e invece é il nome francese della SLA. Maledetta.
Poi ho pensato anche a me stesso.
Ai miei piccoli, insignificanti, infimi, problemi quotidiani.
E ho deciso di raccontarvelo.
Dopo aver cenato con i miei compagni, con Axel che ci lascia e se ne va a vivere a Bordeaux, con Vincent che ha divorziato, con Ludovic che sta provando a smettere di fumare e ha provato la sigaretta elettronica, con Olivier che ci ha raccontato di quella volta che si é trombato una donna sposata conosciuta sul treno per Rouen, con Pierre che non aveva nulla da dire, con Gabriel che una volta ha visto Raiuno.
Tutto questo per una meta.
Ve l'ho detto che amo alla follia questo sport ?
Bello bello!
E complimenti per la meta.
Sticazzi. Di storie così se ne legge ogni ggiorno
Non mi sono commosso pe' gnente :cry:
IB, storia bellissima, letta a prima mattina è una di quelle storie che ti fa una giornata
Sei un grande!!!
Però, scusa amico mio
Citazione di: italicbold il 29 Giu 2013, 01:25
E ogni raggruppamento é Verdun, si va alla baionetta.
la tua è una fissazione
:DD
Bravissimo IB, orgoglioso di te!!!
IB, qui:
"Non me l'aspettavo, ma sono riuscito ad avanzare di almeno 15 metri, la linea di meta la vedo, ma sono parte di un groviglio umano che peserà almeno 4/500 chili."
ho dovuto deglutire...
Una storia immensa.
hai fatto essere rugbista per un attimo anche me, che rispetto, ma non lo amo, questo sport.
grande IB, sei tutti noi!
Citazione di: Tarallo il 29 Giu 2013, 08:27
orgoglioso di te!!!
Grandissimo.
Inviato da Eugenio usando tapatalk
Finalmente je l'hai fatta a fa na meta Andre'.
:p
Topic stupendo.
Lo devo rileggere con calma, poi faccio commento tecnico.
:clap: :clap: :clap:
Citazione di: io sono della lazio il 29 Giu 2013, 12:14
Finalmente je l'hai fatta a fa na meta Andre'.
:p
Topic stupendo.
Lo devo rileggere con calma, poi faccio commento tecnico.
si, ma leggite pure i privati.
:))
Citazione di: Svennis il 29 Giu 2013, 14:01
si, ma leggite pure i privati.
:))
:beer: quando c'ho n'attimo, scrivo.
:beer:
Riletto.
Tutto e' iniziato quando sei partito dalla chiusa.
Chapeu.
:beer:
Bravo ib.
Grande ib.
Citazione di: italicbold il 29 Giu 2013, 01:25
E' stata l'ultima partita della stagione. Incontriamo il Racing Club de Paris XV, una squadra forte.
La incontriamo ogni anno, almeno due volte. E ogni volta perdiamo. Sono forti, forti davvero. Per quanto ogni volta ci andiamo convinti, ogni volta é una lezione. Giocano bene, aprono il pallone come fosse vento, e tu, anche se stai concentrato e metti a terra ogni foglia che vola, prima o poi, cedi. Lasci il varco che consente loro di farti male. Di andare in meta.
E' l'ultima partita della stagione, una stagione strana, abbiamo cambiato club e siamo arrivati a Puteaux, proprio sotto i grattacieli della defense. Ci hanno accolti con simpatia, e pieni di attenzione, una storia é finita ne é nata un'altra.
E' l'ultima partita della stagione e la giochiamo a casa nostra. Nel nostro stadio.
Siamo in pochi, solo 4 cambi.
Ai nostri livelli, over 35, si cambia e si puo' rientrare. Non scherziamo, senno' é un massacro.
Ma 4 ricambi sono pochi. Soprattutto nessuna prima linea. Contro il RCP XV, che vincono sempre, rischia di essere penalizzante.
Pero' é l'ultima, dobbiamo giocare per vincere.
Entriamo in campo concentrati, perché é l'ultima e perché abbiamo avversari forti di fronte. Senza ricambi so già che me la dorvo' giocare quasi tutta. E' la fine della stagione, mi porto ancora appresso un problema alla caviglia che risale a marzo. Su cui continuo a giocare. E anche il ginocchio, da maggio, comincia a fare le bizze.
E' sempre cosi', la fine della stagione. Si arriva incerottati. Ma é l'ultima. E l'ultima é per partire in vacanza col sorriso di una vittoria.
La partita inizia, bene, anche se loro giocano bene noi teniamo. Ci affacciamo anche nei loro 22, ma non passiamo, l'arbitro fischia un fallo in attacco che non c'é, ma é rugby, non si discute. Teniamo per un quarto d'ora.
Poi gli avversari fanno un azione spettacolare, una specie di tergicristallo, fanno volare il pallone fino all'ala destra e poi lo fanno rivolare fino all'ala sinistra. Ai nostri livelli é spettacolare. Ci prendono in contropiede, trovano il varco.
Vanno in meta.
Ok, é successo, siamo in svantaggio, capita. Capita anche che perdiamo la testa, ci deconcentriamo e prendiamo le sberle.
Invece restiamo in campo. Continuiamo a mettere la testa dove la gente normale non metterebbe neanche un dito.
SI gioca a tomba aperta, come si dice in Francia. Non passano più, e se una volta riescono a passare, c'é sempre un altro che li mette a terra. Si lotta su ogni pallone.
Manca poco alla fine del primo tempo, siamo nei loro 22, ci mancano pochi metri. Non si apre più si gioca nei raggruppamenti. E ogni raggruppamento é Verdun, si va alla baionetta. A pochi istanti dalla fine del primo tempo, troviamo il varco. Passiamo.
E' meta. Abbiamo pareggiato.
Andiamo al riposo. Pochi cambi, ognuno resta al suo posto. La mia caviglia é ormai un letto da fachiro, ma l'adrenalina la calma.
Sono arrivato alla fine della stagione a pezzi. Il fiato é quello che é, ho saltato parecchi allenamenti. Ho zoppicato per due mesi.
Si ricomincia, e ricominciamo bene, abbiamo capito che dobbiamo giocare accanto ai raggruppamenti, non serve cercare il volo pindarico. Davanti abbiamo un'ottima squadra, che difende bene. Dobbiamo cercare il buchetto accanto ai rock.
E continuiamo Verdun.
Passano i minuti. SIamo ancora in parità. visti i precendenti é già un ottimo risultato.
Mancano dieci minuti. Sto alla frutta. Nessun cambio, non c'é. O almeno, non c'é nel mio ruolo. Quindi neanche ci penso. Resto in campo e cerco di dimenticare la caviglia, il ginocchio e tutte i dolorini che posso avere. Dimentico anche il fiato corto.
C'é un raggruppamento, a pochi metri dalla touche, sulla linea dei 22 avversari. Entriamo, difendiamo il pallone.
Lo vedo. E tra i miei piedi. Lo devo difendere e aspettare il mediano di mischia che sa cosa farci. Io devo solo dare capocciate a chiunque volgia provarci a prenderlo. Il mediano arriva, mi da un colpo sulla schiena urlando il mio nome. E' il segnale.
Me n'ero accorto che nel lato corto, ci sono meno di 5 metri, la difesa avversaria non era coperta. Afferro il pallone e vado da quella parte. La difesa é sorpresa. C'é solo una piccola ala davanti a me. Pero' placca bene. Ma non tanto.
SI aggrappa alla mia gamba. Poi, qualcun altro si aggrappa a me, i miei compagni dietro e gli avversari davanti.
Ma io avanzo, il pallone é sempre nelle mie mani. In genere non me lo strappa nessuno.
Non me l'aspettavo, ma sono riuscito ad avanzare di almeno 15 metri, la linea di meta la vedo, ma sono parte di un groviglio umano che peserà almeno 4/500 chili. AVanzo, magari arrivo a distanza di braccio e riesco a schiacciare il pallone.
No, so che non ce la posso fare. A quel punto, l'importante é non perdere l'ovale e consentire ai compagni di rigiocarla.
SOno sotto una massa lacoontica di uomini sudati. Il pallone riparte. Prima che io mi possa liberare passano almeno 30 secondi.
Sono alla frutta. Lo sforzo, l'adrenalina, tutto. Sono completamente alla frutta.
Il gioco continua. Io sono stremato, non ho più fiato. Indietreggio di qualche metro.
Il pallone é dall'altra parte del terreno, sulla destra. Io completamente dall'altra parte. Stremato.
Ma riparte verso di me. Il pallone intendo. Il centro la passa al mediano di apertura che la passa al mediano di mischia.
Rivengono sulla sinistra. Il pallone riviene.
Io ho indietreggiato, ma leggo bene la situazione. Il mediano di mischia entra nella difesa, viene placcato, sta per cadere.
E io a quel punto capisco che se c'é un'ultima cosa da fare prima di finire la stagione, é l'ora di farla.
SOno a una decina di metri sulla sinistra. Urlo. Sta cadendo placcato da due avversari, alza la testa, mi vede.
E mi passa il pallone.
Metto le braccia come facciamo mille volte durante gli allenamenti. Il pallone cade perfettamente sul mio petto. Lo tengo.
E corro. Corro. Mancano pochi metri. Leggermente in diagonale.
Due difensori vengono su di me. Si aggrappano a me ma non cado. Pero' mi spingono verso la touche. Ma non cado.
E avanzo. Un compagno é dietro di me, anche lui spinge.
Sto cadendo, ormai sono quasi sulla linea di touche. Ma mi accorgo che sono a meno di un metro dalla linea di meta.
Libero il braccio, sto cadendo, mentre cado, la mia mano porta il pallone e schiaccio. All'angolo.
Ma ho almeno 6, 7 giocatori su di me.
Mi giro.
Lo vedo.
L'arbitro ha visto, alza il braccio e fischia.
E' meta.
Non é la prima volta. Pero' stavolta mi sono venute in mente tante cose.
Mi sono venuti in mente Yves e Philippe, che hanno perduto il loro papà questa settimana. Sono sedici anni che li conosco e da 16 anni hanno insistito perché giocassi a rugby. Ci sono riusciti a convincermi quattro anni fa. Ho pensato a loro. Al loro papà.
Ho pensato a Eric, che due anni fa ci allenava, 50 anni, fisico minuto, un mediano di mischia di quelli sguscianti, nervosi, con uno scatto felino. E con il suo accento del Sud Ovest, che suona tanto di leggende ovali.
Di quella sera dello scorso anno quando, dopo un allenamento, allietati dall'immancabile birra in mano, mi ha raccontato di suo padre che lo portava a vedere le partite a Dax, uno dei santuari del rugby francese. Ho pensato a lui che la scorsa estate, a un certo momento non é più venuto.
Ed é riapparso qualche settimana fa. Dimagrito di dieci chili, che a me non si vedrebbero, ma a lui, alto un metro e sessanta lo rendono quasi uno scheletro. Non parla più. O quasi più. IL suo accento non c'é più.
Ha la malattia di Charcot. Un nome che sembrerebbe evocare un bara tabarin di Montparnasse e invece é il nome francese della SLA. Maledetta.
Poi ho pensato anche a me stesso.
Ai miei piccoli, insignificanti, infimi, problemi quotidiani.
E ho deciso di raccontarvelo.
Dopo aver cenato con i miei compagni, con Axel che ci lascia e se ne va a vivere a Bordeaux, con Vincent che ha divorziato, con Ludovic che sta provando a smettere di fumare e ha provato la sigaretta elettronica, con Olivier che ci ha raccontato di quella volta che si é trombato una donna sposata conosciuta sul treno per Rouen, con Pierre che non aveva nulla da dire, con Gabriel che una volta ha visto Raiuno.
Tutto questo per una meta.
Ve l'ho detto che amo alla follia questo sport ?
i lacrimoni, amico mio
questa parte di vita (un racconto è inventato, questa è cronaca sussurrata agli amici davanti ad una birra) deve andare nella home page di LN
grazie
Complimenti IB, per la tua storia e per la prosa, bellissima come sempre.
Sei prima linea, ho capito bene?
io me lo immagino, co la capoccia pelata, in mezzo al fango, sotto la pioggia, tutto bagnato, col calzoncino corto attillato seminguinale, la maglietta blu, la fascia in testa che urla allez allez allez !!!
un mito
ripeto
sei tutti noi e siamo orgogliosi di te!
:luv:
Citazione di: Svennis il 29 Giu 2013, 21:25
io me lo immagino, co la capoccia pelata, in mezzo al fango, sotto la pioggia, tutto bagnato, col calzoncino corto attillato seminguinale, la maglietta blu, la fascia in testa che urla allez allez allez !!!
;))
Te vojo bene e non te lo dico mai abbastanza.
@iDresda: Verdun non si tocca. :))
L'ho riletto più volte perché questo spaccato di vita rappresenta una emozione molto profonda che mi è ci hai trasferito e non è da tutti.
Questo racconto rievoca ricordi chiusi dentro chissà quale cassetto della memoria che mi piacerebbe riuscire a raccontare con tanta passionalità come tu riesci a fare.
Quel fango che viene citato e' lo stesso compagno fedele di tante battaglie combattute su un campo di periferia quando il calcio era l unica ragione di una adolescenza cresciuta troppo in fretta.
In quella meta c e' ben altro, in quella meta c e' tutto
Ti abbraccio
Il rugby è vita e io lo adoro. Il tuo racconto farebbe resuscitare anche i morti. da applauso tutto del tuo intervento. Sarebbe piaciuto anche a me essere li, al tuo posto anzi meglio, al tuo fianco a spingerti per fare un'altra meta. Ed il calcio lo avete segnato poi a completare il miracolo?
Ammazza! Te facevo vdm ed invece ancora sei in grado di fare 80 minuti "veri" ...
Respect!!!
Ho scoperto il rugby tardi, avevo 23 anni e all'università non facevano attività amatoriale (solo A2). Poi ho avuto il piacere di seguirlo come spettatore in seguito in giro per l'Europa (condividendo con te una specie di vin brulè nel freddo di Parigi). Grazie per avermi fatto "capire" cosa significa giocare.
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Grandissimo Italic!
Bella storia, fantastica passione, e hai messo le ali alla tastiera.
gli sport, individuali e di squadra, li ho provati quasi tutti.
l'unico che rimpiango veramente di non aver mai avuto la possibilità di provare è il rugby, quando ero ragazzino io la squadra più vicina era a Frascati, impossibile per me.
uno sport lo capisci veramente solo praticandolo, solo giocando riesci a interpretare ed apprezzare i gesti tecnici che poi vedi compiere dagli altri. purtroppo.
Grande Ib, tutta la mia stima e parecchia della mia invidia!
Bella storia IB e complimenti! ;)
Io sono anni che vorrei riprendere seriamente uno sport ma non mi decido mai,capace che quando mi tornerà in mente mi rileggerò questo tuo racconto. :beer:
Una cosa,per quanto piccola,l'ho capita quando ho iniziato a leggere,in apertura:
Citazione di: italicbold il 29 Giu 2013, 01:25
La incontriamo ogni anno, almeno due volte. E ogni volta perdiamo. Sono forti, forti davvero. Per quanto ogni volta ci andiamo convinti, ogni volta é una lezione.
Ricordi.
Nelle storie di sport,di qualunque sport,incontri sempre quello più forte.
Quello che ti batte sempre.
Però arriva il momento che vinci tu,che ci si guarda come inebetiti a dire "hey ce l'abbiamo fatta caxxo,CE L'ABBIAMO FATTA!".
Sennò non sarebbe sport.
Sennò non ci sarebbe gusto.
Che poi, una meta non è come un gol.
Manco per il caxxo.
C'è' Ib che è partito sornione qualche minuto prima.
Il suo l'aveva già fatto.
Poi la palla , per volontà' divina , e' tornata li.
E allora l'ultimo sforzo.
Col cuore in gola, con 14 persone che ti spingono.
E allora dimentichi i problemi, i caxxi, i mazzi, il lavoro.
Quel fagiolo ovale conta piu' della tua vita.
Una partita di rugby non è mai un'amichevole, l'ultimo metro ,da una finale mondiale ad una partita old , e' sempre l'ultimo metro tra te e il paradiso.
E quando arrivi in paradiso, solo chi ha schiacciato quel fagiolo una volta nella vita, puo' capire le emozioni.
Citazione di: io sono della lazio il 30 Giu 2013, 02:25
Che poi, una meta non è come un gol.
Manco per il caxxo.
C'è' Ib che è partito sornione qualche minuto prima.
Il suo l'aveva già fatto.
Poi la palla , per volontà' divina , e' tornata li.
E allora l'ultimo sforzo.
Col cuore in gola, con 14 persone che ti spingono.
E allora dimentichi i problemi, i caxxi, i mazzi, il lavoro.
Quel fagiolo ovale conta piu' della tua vita.
Una partita di rugby non è mai un'amichevole, l'ultimo metro ,da una finale mondiale ad una partita old , e' sempre l'ultimo metro tra te e il paradiso.
E quando arrivi in paradiso, solo chi ha schiacciato quel fagiolo una volta nella vita, puo' capire le emozioni.
E' proprio quello.
Per un attimo mi è sembrato di spingerti anch'io in quegli ultimi metri.
Per me che il rugby lo vivo veramente da profano.
Grazie IB
Inviato dal mio GT - N7000 con Tapatalk 2- T'ho arzato la Coppa in faccia.
Brividi IB,
averti conosciuto,mi ha fatto capire che grande persona sei.
alla prossima a Paris.
p.s.
ma il Racing quello bianco celeste?
per un momento ho fatto il tifo per loro, ma in meta, poi ti ho spinto pure io....
Lo ammetto, non ce so riuscito con Nanni, Guy Montag, Cosmo (chiedo scusa)... pur essendo pezzi belli poetici e scritti da veri e propri "Autori" per pigrizia o boh a volte non riesco ma, stavolta me lo sono letto tutto.
Complimenti e invidia. Il rugby è uno sport immenso.
Complimenti e invidia per chi lo interpreta con questo animo.
Complimenti e invidia per chi poi lo racconta come hai fatto tu. A 43 anni suonati e con acciacchi vari (la rodilla e tanto altro) a livello sportivo il rugby è uno dei miei più grossi ripianti. E m'è venuta pura nà figlia femmina (bellissima)...
Grazie IB
:clap: :clap: :clap: :clap: :clap: :clap: :clap:
Citazione di: Svennis il 29 Giu 2013, 21:25
io me lo immagino, co la capoccia pelata, in mezzo al fango, sotto la pioggia, tutto bagnato, col calzoncino corto attillato seminguinale, la maglietta blu, la fascia in testa che urla allez allez allez !!!
un mito
ripeto
sei tutti noi e siamo orgogliosi di te!
:luv:
io 'nvece non
oso immaginarti diversamente da come ti descrive svennis (e da come nicchia porga subito dopo credo significhi qualcosa del tipo:
sìssì, c'ha raggione :sisisi: è proprio così.....).
Che prosa che c'hai ao', il tuo topic "NOI, loro" è stato quello che mi ha fatto iscrivere a Lazionet (anche se era tempo che già leggevo), quando venni a Paris pensavo di venirti a cercare insieme agli altri francesi Tarallo, JA ecc... ma non ce l'ho fatta, pensavo de beccatte al derby e 'nvece gnente (però JA l'ho conosciuto - ciao simo' :beer:) embè, che dire:
CHAPEAU!! :chap:
In ricordo di Vincenzo Cerami, grande appassionato di rugby.
Le ultime righe sono vere.
Un articolo scritto 13 anni fa.
L'Italia nel paradiso del rugby
di VINCENZO CERAMI
QUANDO nel 1883 venne segnata la prima meta del torneo delle Cinque Nazioni, in Italia nessuno aveva ancora sentito parlare di rugby. La nostra Federazione vide la luce solo nel 1928. Le cinque grandi d' Europa sono sempre state il Galles, l' Inghilterra, la Scozia, l' Irlanda e la Francia. Quest' anno le cinque nazioni sono diventate sei: c' è anche l' Italia, che incontra oggi a Roma gli scozzesi detentori del titolo. Festa grande. Ora come ora l' unica vera speranza è di non vincere il famigerato "cucchiaio di legno", destinato alla squadra che perde tutte le partite. Facciamo le corna. è finalmente giunto il momento di raccogliere intorno a questo sport nobilissimo e potente, intrigante come una sciarada, l' interesse del nostro popolo di tifosi, che ha storicamente in testa solo palle rotonde. Quello della palla ovale è un universo "altro", fatto di antropologie metafisiche, non meno appassionante e in più col dono di segnare tracciati capricciosi, spiazzanti come il destino degli uomini. HA ancora la bellezza dell' improvvisazione, del corpo a corpo, dell' atavica povertà.
I miliardi, fino ad ora, si sono tenuti lontano, per sua fortuna: anche i migliori talenti vanno in bicicletta. Talenti straordinari, non certo inferiori al calciatore, al tennista o al pilota di Formula Uno. Afferrare l' ovale sgusciante e capriccioso, guadagnare faticosamente metro dopo metro per depositarlo al di là della linea avversaria passandolo di mano in mano e sempre all' indietro, è gioco di sublimi princìpi. Tutti avanzano in linea e tutti attaccano in linea. Vietato toccare l' avversario senza palla e questa allora prende a scottare e l' eroe che vuol fare tutto da solo imbraccia la palla e vola via a testa bassa con scatti improvvisi, tesi a sbilanciare chi gli si scaglia contro. Le geometrie si disegnano con mille "x" improvvise e quando l' ovale scivola a terra quasi mai si fa in tempo a raccoglierla con calma, ecco allora formarsi come per magia un pacchetto di mischia che trascina il più avanti possibile la palla per guadagnare terreno. è qui che i corpi, da agili e veloci si fanno macigni, coreografie di muscoli e tendini, di mascelle che si gonfiano. Il giocatore di rugby coniuga velocità e veemenza, scatto e forza. La sua immagine, michelangiolesca o futurista, è del gladiatore, il suo odore di vegetallumina e olio canforato. Sono guerrieri dalle ferite rimarginate, protetti da stinchiere, da paraorecchi, da fasciature strette. E quante volte combattono nel fango e nei campi ghiacciati. Ciò che forse crea qualche difficoltà all' esplosione popolare di questo magnifico gioco di squadra è la complessità e la raffinatezza delle sue regole. I profani non riescono spesso a decifrare le decisioni dell' arbitro, non capiscono perché una volta si calcia tra i pali e un' altra il giudice chiede la mischia. Non capiscono quei calci in avanti o perché i giocatori si schierano sulla linea dei 22 metri. Se soltanto i telecronisti, invece di rivolgersi a chi già conosce le regole, immaginassero spettatori ignari, più facilmente si potrebbe far apprezzare la logica dei movimenti e dei gesti sportivi. è incredibile che questo sport, forse il più spettacolare e virile di tutti, in Italia non riesca a riscuotere lo stesso successo che in Inghilterra o in Francia, dove dal lord londinese al vignaiolo del Midi gli appassionati non si contano. Malgrado tutto gli azzurri, facendosi largo a gomitate, vincendo talvolta clamorosamente partite sulla carta perse in partenza, oggi toccano il cielo con un dito. è l' Italia pazza che anche questa volta ce l' ha fatta. Mentre il calcio nazionale, tutto razionalità, azienda e mercato, scende sempre di più nella classifica internazionale, la palla ovale, seppure disperata in questa impresa, simbolo della bizzarria, dell' estro e della eccentricità della nostra cultura, si fa spazio tra le grandissime. D' altra parte il rugby è nato come uno sberleffo al calcio. Era il 1823 quando a Rugby, appunto, una cittadina inglese, durante una partita di pallone, uno studente irlandese, tal William Webb Ellis, stufo di tirar calci, prese il pallone tra le mani e, in barba alle regole, corse verso il campo nemico per fare gol. Gli avversari gli si gettarono contro per fermarlo e quello cercava di schivarli. Tutti gli appassionati di calcio che accusano il rugby d' essere uno sport violento dovrebbero fare i conti dei feriti nei due spogliatoi e dovrebbero anche ricordare che tutti i giochi con la palla sono mutuati da vere e proprie "zuffe" regolamentate, che a loro volta ritualizzavano le vere battaglie. Negli anni Venti, in Italia, ci fu un giorno in cui qualcuno arrivò in un campo dove si giocava al calcio. Aveva tra le mani una palla ovale, portata dall' Inghilterra o dal Galles. Deve aver detto: "Ragazzi, buttate via quella palla tonda, giocate con questa. Con questa sì che ci si diverte". Avranno riso molto quei ragazzi nel tirar calci a una palla che se ne andava sempre dove voleva lei. Ma si sa il destino ce lo facciamo con le nostre mani e non con i nostri piedi. Quella palla a forma d' uovo andava dritta solo se qualcuno la portava con le mani. Forse, a pensarci bene, c' è più saggezza nella palla ovale che in quella tonda.