Le cose che apprendi nella capitale 3
Dopo aver distrutto tre trolley, decidi di partire col borsone. Sbagliato. Segamento della spalla frammisto a un innalzamento dell'afa pari al 200% di umidità. Dopo un po' dimentichi che è un borsone e lo trascini come un trolley, dimenticando che hai il portatile dentro, la batteria, i caricabatterie dei cellulari, la mozzarella, i pomodori, le freselle, i vestiti, le scarpe e il codice di procedura penale commentato. Apri e ti trovi il portatile in una pozzanghera di siero. Urli all'universo, mentre improbabili esperti ti dicono che è solo bagnato. Ma tu urli, perché pensi che si è bagnato pure tutto il resto.
Il borsone pesa tre quintali e mezzo. Lo deprivi dei generi alimentari e ti illudi che diventerà più leggero. Macché, il giorno dopo è solo due quintali. Te lo trascini mentre la fronte si imperla di sudore, chiami un taxi che non arriva e ti fermi stremata a un bar. Ti siedi sperando di aver conquistato due minuti di pace. Il resto è storia. Dopo un'ora ti rialzi e pensi che la capitale è decisamente troppo popolata. La ami, ma non vuoi aggiungerti al novero delle teste di cazzo già esistenti. La guardi lucidandoti gli occhi, come sempre, imbocchi un viale alberato arioso e bellissimo, e le fai la solita dichiarazione d'amore. Poi vai alla stazione e vedi quanta gente c'è per strada. Capisci che è numericamente molto superiore a soli due mesi fa. Vedi un signore anziano con la giacca strappata e non ci avevi fatto caso si trattasse di un barbone, finché non si è girato di spalle. E ti si rimpicciolisce lo stomaco, perché la bellezza te lo apre in modo che tu non possa richiuderlo quando ti pare.
Sali sul treno e saluti. E torni a casa, con il mare che ti corre accanto e tu che pensi: sto tornando pure stavolta, mortacci miei. Arrivi alla "magione" svuoti il borsone e scopri che ti è venuto talmente sulle palle che lo butti.