per i soldi o la gloria la sostanza non cambia, sempre romanzo è.
la crisi enorme di lettori e l'assenza di un vero blockbuster italiano dicono che il romanzo in italia è ko, sia per talenti che per lettori.
che leggere sia fatica lo si sa da sempre. ma i grandi romanzi più che intercettare, creano l'immaginario dei lettori.
gli instant book non sono mai romanzi.
i romanzi che invece sfondano e si impongono sul serio sono come pifferai magici, e questi pifferai in italia non ci stanno. Capita, si va a stagioni, ma non ci stanno. Il campare di rendita è finito. non ci sono romanzieri così notevoli così potenti che facciano da traino a chiunque voglia scrivere, e l'emulazione è importante (parlo di romanzieri perchè l'editoria italiana rifugge i racconti come la peste. oggi per pubblicare un libro di racconti lo scrittore si deve imporre sull'editore)
La gente vuole la merda? Mah, bisogna contare fino a 100 prima di esplodere con questa sentenza, e contando fino a 99 se ne trova di monnezza molto vicina a noi che alle famose 50 sfumature. E se non è monnezza è roba che non scalda i cuori e non ci fa spellare le mani, però magari è roba che resiste e vende. Ho scoperto di recente che il Paese dove Tex e Dylan Dog al mese vendono un totale di 300mila copie, e dove le ristampe Tex la Repubblica dal 2007 al 2011 hanno venduto 27milioni di copie. sono fumetti però vendono cifre per cui uno scrittore italiano oggi si taglierebbe i polsi.
classifiche alla mano - quelle che vanno dal primo a chi vende appena 3mila copie- gli scrittori italiani (fiction, narrativa) che possono dire "vendo dunque esisto" stanno quasi tutti sotto le 100mila, hanno nomi che a una festa, a una cena, a un calcetto, non direbbero niente a nessuno.
gli scrittori oggi tutto sono tranne che nazionalpopolari. e non c'entra la raffinatezza che il grande pubblico non coglierebbe. è che non ci stanno grandi scrittori. Non parliamo poi del passato, anche più recente, cioè del catalogo: gli scaffali feltrinelli sono gestiti da computer che assicura massimo 45 gg di vita a ciascun libro e poi basta. Anche di molti autori che piacciono a voi sommamente oggi fatichereste a trovare i primi libri, roba di 15/20 anni fa, non di un secolo.
di solito controllo sempre, ma a occhio nel topic sui libri non c'è una copertina vecchia più di 15 anni, e non c'è un libro che parla di altri libri, e soprattutto non c'è storia intorno ai libri quando se ne vuole parlare: è come se i capolavori spuntassero dal nulla e intorno al nulla rimanessero. un po' come se un bambino ci chiedesse il secondo e terzo e quarto posto dei campionati del milan e della juve anni 90 e noi gli rispondessimo: "boh, che ne so". Persino la Lazio anni 90 sparirebbe..
é ovvio che il livello di lettura e di spettatori scende se il paragone è solo il presente e se -per fare un esempio- Cèline non incuriosisce a scoprire altri maledetti francesi. E dire che da molti anni c'è la banda larga e google, si possono fare ricerche in rete e trovare il mondo, ma sui libri grava sempre un peso da senso del dovere, un peso scolastico misto a un'aura di nobiltà. Un buon libro basta a se stesso dice la regola.
I libri però sono cultura cioè di consumo ma è più facile vedere oggi che le serie tv vivono di osmosi, cioè di link, notizie e approfondimenti, che non il mondo dei libri, che è molto più autosufficiente: "mi è piaciuto", "mi annoia", "bello", "che palle". e stop
allora mi incuriosisce questo insistere sul fare il romanzo, sul fare il racconto, che poi è il bacino "ideale" dove pesca un mercato editoriale italiano che però è già morto e fallito: tutti gli editori aprono una collana italiana che banalmente non vende. E gira monnezza in tale quantità che manco i vecchi remainders riescono a smaltire, infatti anche le librerie dell'usato e i magazzini di stoccaggio chiudono.