Un po' per mancanza di coraggio, un po' per quieto vivere pur essendo residente in un quartiere di Roma, portavo i miei figli nella scuola davanti a casa dei miei suoceri in un altro quartiere. Suoceri che, pur dandoci una mano relativa, ci hanno sempre spinto a fare quello che faceva comodo a loro mentre noi dovevamo ingegnarci per vivere tra due quartieri con mille su e giù con la macchina. Mia moglie, figlia unica, non riusciva a staccarsi da questo pressing psicologico, anche perché la loro arma di controllo era il fatto che sembrava che la scuola di fronte casa loro fosse il non plus ultra e che dovevamo sacrificarci per la crescita dei bambini.
In realtà, anche vista la situazione di grave incertezza del covid, ho deciso di portare almeno mio figlio di 6 anni (che quest'anno comincia le elementari) alla scuola sotto casa nostra. Mia figlia, più piccola e all'ultimo anno di asilo, forse dovrà aspettare anche lei le elementari perché alla materna non c'è posto.
Inizialmente mi sono sentito liberato, finalmente possiamo vivere il "nostro" quartiere senza più spostamenti né ricatti (anche se tra i miei suoceri e la figlia è scesa una freddezza che lèvate), anche se vedendo mio figlio un po' spaesato in una scuola nuova e con nuovi amici mi ha fatto venire tremila dubbi. E se avessi sbagliato? E se poi non si dovesse trovare bene?
Sono arrabbiato perché se almeno i miei suoceri mi avessero permesso di scambiarci di casa avrebbero dimostrato che realmente credevano in quella scuola e che stavano mettendo i loro nipoti davanti alle loro comodità. Invece hanno dimostrato che era solo una scelta egoistica e di controllo su figlia e nipoti che non potevo lasciare correre: è la mia famiglia, e dobbiamo dare la precedenza alle nostre scelte.
Ovviamente mi faccio vedere determinato e sicuro ma sono pieno di rimorsi e dubbi, non vorrei mai far subire ai miei figli le beghe familiari dei loro genitori.
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