Citazione di: Freezer67 il 04 Giu 2013, 12:18
succede che per un esaurimento nervoso sono stato costretto a rintanarmi da solo in una stanza a giocare con i miei pensieri e le mie angosce, con le mie paure, succede che all'improvviso cadi nella trappola del non so perchè e col pensiero fisso a quella maledetta finestra, e con le fotografie dei miei cari sulla scrivania per trovare la forza la maledetta forza di andare avanti ogni singolo minuto della propria esistenza, succede che per la "carriera" c'è chi è disposto a calpestare qualsiasi cosa a lavarsi le mani, succede che la gente è cattiva e quando vede la preda in difficoltà infierisce, succede che per questo lavoro ho sacrificato tutto anche i ricordi ed ora vivo come un appestato, un matto da evitare, succede che non ne ho più e che ho voglia solo di dormire, succede che non ho più voglia di spiegare di capire, succede che mi sto arrendendo, succede che le mie mani tremano ogni giorno e vorrei poterle vedere ferme, succede che vorrei fermare le mie lacrime che scendono ogni giorno a rigarmi le guance e la vergogna, succede che vorrei sentirmi un uomo e invece mi sento un bambino, succede che ho perso la speranza che questo succeda, msuccede che domani è un giorno uguale a questo, succede che questo profondo immenso dolore non mi lascia mai, succede che questo posto non mi appartiene più.
anto',
per quello che può servire: vattene da lì
lo so che il momento è duro (per tutti, lavorativamente), che fuori dall'ufficio oggi c'è il deserto, che c'è poca luce, quasi zero, alla fine del tunnel della ripresa
ma quella piccola luce, se c'è (e c'è) è ANCHE per te
vattene da lì, se la situazione è satura, se non ce la fai più se pensi che come persona tu stia scontando colpe altrui ed una cecità che è tipica di certi ambienti lavorativi
se pensi a te, SOLO a te, questa è l'unica soluzione
poi, però, esci da quella monnezza, da quella galera e torni a casa
e lì ci sono i tuoi affetti, tua moglie e tua figlia che, in parte (molto grande, credo) dipendono anche dalla tua permanenza in quel pantano
a loro devi una tranquillità, una sicurezza economica, un futuro che grava sulle tue spalle già curvate da tanto schifo
ed allora il te stesso, la tua tranquillità, la tua dignità, il tuo futuro, finiscono sotto le scarpe
tu ti dimentichi di te stesso e te ne ricordi solo quando rientri nella cella che odi
non voglio fare psicologia da settimana enigmistica, ma indubbiamente ti serve un aiuto
devi razionalizzare (e forse lo stai facendo già), devi contestualizzare, devi aggredire il tuo dolore
e lo devi porre nella giusta ottica: sei un marito, sei un padre, ma sei anche un uomo che ha bisogno di sentirsi vivo, utile (nel lavoro), apprezzato
altrimenti, anche le soddisfazioni che hai a casa (un amore, una figlia bellissima) ti sembreranno complici di quel sistema che ti sta lacerando ed invece di aiutarsi a risorgere sembreranno una palla al piede che ti impedisce di uscirne
a me, ma con responsabilità minori (non avevo figli), è capitata la stessa cosa e dopo un licenziamento ed un anno e mezzo in mobilità
mi sentivo cmq forte, cmq impermeabile, cmq inscalfibile
mentre, in realtà, stavo somatizzando lo stress sotto forma di aritmie molto gravi ed estese che hanno aggiunto stress a stress
poi, almeno nel mio caso, è mancato anche l'aiuto esterno, anzi interno, quello familiare
nella mia famiglia di origine, io sono quello forte, quello che non ha mai bisogno di aiuto perché i cazzi suoi se li è sempre smazzati, accollandosi anche quelli degli altri: con il risultato che nessuno si sentiva in dovere di porgere nessuna cima
nella mia famiglia costruita, invece, ci fu un isolamento reciproco, ognuno nei suoi recinti ed è andata a finire come è andata
entrambe le cose, però, mi hanno fatto capire due cose: se uno si sente debole, se uno è debole, il mondo non si ferma a chiederti nè perché, nè percome
e le persone che hai intorno, a volte, anzi spesso, si fermano all'aspetto esteriore del pacchetto-uomo
sembra, anzi, anche strano che tu possa essere debole
la seconda cosa è forse più semplice: àmati
àmati forte, senza remore
devi amare Antonio, lo devi stringere forte: alla fine, potrebbe essere l'unica cosa che ti resta
lasciati andare all'amore per te stesso: senza quello, la batteria si scarica e l'amore che puoi dare, e dai, agli altri ti svuota lasciandoti solo con i tuoi problemi
due cose semplici: parlare (anzi, urlare: e lo stai facendo) ed amarti
c'ho messo un po', ma alla fine sono stato premiato ho a fianco una donna stupenda e forse, se tutto andrà bene, beh, insomma...
tu stai già un pezzo avanti
hai una famiglia bellissima: fagli capire che Antonio, pur con tutte le sue debolezze, è al centro del tuo progetto di vita
senza di lui (senza di te), saresti troppo debole per amare con compiutezza loro
c'è sempre la luce, Anto'
ci sta sempre
c'è
ti abbraccio forte come il 26 maggio