Sciarpone, rimettiti presto. Come porga, l'intestino e' piu' lungo e' piu' largo del necessario, quindi non te preoccupa'. Le similitudini con porga non si fermano qui, ma io si.
E me vojo sfoga' di una cosa che m'e' successa stamattina. E' uno sfogo positivo.
Entro in macchina e come sempre metto su LSR, circa alle 7:40.
Parte un intro di pianoforte molto bello, delicato, mi pare di conoscerlo ma non mi viene.
Subito dopo si sente la voce di De Gregori che dice, con il suo calore inimitabile, Sole sul tetto dei palazzi in costruzione....
Non sentivo la storia di Nino da non so quanti anni. Nino ha 12 anni, nella canzone. Tommaso ora ne ha 13.
Mi cominciano a scendere lacrime. Mi rivedo tutti gli allenamenti, tutte le santissime partite alle quali l'ho portato, spesso specie in estate, sotto un sole cocente, Tornei che iniziavano alle otto e mezza di mattina per finire alle sette di sera, io li' tutto il giorno a guardarmelo, talento medio, atleticita' scarsa, bello come il sole. Gli errori che gli rimproveravo, le cappelle degli allenatori che mi tenevo per me (non sono quel tipo di genitore, con gli allenatori solo e unicamente Buongiorno e Buon Lavoro); i suoi gol talvolta meravigliosi, i suoi sguardi verso la tribuna.
Ho cominciato a cantare mentre piangevo (stanno scendendo lacrime anche adesso, in ufficio tanto sto da solo) e la voce era rotta e uscivano suoni incomprensibili.
Mio figlio amava il calcio, ma la sua giovane carriera, come tante, e' gia' finita. Per un misto di ragioni, tra cui un corpo che non risponde alla voglia di correre perche' troppo grande per la sua eta' (e' stato sempre una testa piu' alto di tutti).
Mi sono reso conto che il mio desiderio che lui diventasse un campione, obiettivo fallito da suo padre, se per poco o no e' difficile dirlo (per me no), che credevo fosse il motivo che mi spingeva a metterci cosi' tanta passione, non c'entrava niente. Era la gioia di vederlo, di starci insieme, di vederlo abbracciare i compagni, di vedere quel caschetto biondo identico al povero Cecco caracollare per il campo cercando di tenere il passo dei piu' piccoli e piu' veloci avversari. Cercando di non fallire quel calcio di rigore.
Mi sono reso conto che c'era solo amore, nient'altro, e che l'amore che ci lega a un figlio e' una cosa che ti fa piangere solo perche' parte una canzone. Che quando si sta insieme spesso lo rimproveri, talvolta gli fai il muso duro, ma quando non ci stai insieme, anche se lo hai lasciato a dormire da dieci minuti, tutto quello che vuoi e' abbracciarlo e non lasciarlo andare piu'. E io lo faccio sempre. Lo abbraccio anche se lui non vuole piu', perche' ora e' alto quanto me e la sua voce sta cambiando. Lo abbraccio senza ragione, gli do' una arruffata ai capelli, me lo guardo e me lo assorbo, perche' fra poco partira' col suo percorso del quale io faro' solo marginalmente parte.
Scrivo questo soprattutto per quell'intestino crasso di porga, al quale mando un bacio da condividere con relativa co-genitrice.