Qualche mese fa uno dei miei affetti più cari, mamma di due splendidi bimbi, una famiglia, un lavoro e un percorso di laurea in corso con ottimi risultati, mi confida di punto in bianco di aver fatto uso, su gentile offerta di un suo "caro amico", della polvere bianca che di questi tempi ha più acquirenti del pane e del latte.
Il legame che mi unisce a questa persona, che consideravo una delle menti più brillanti mai incontrate in vita mia, mi porta ad intervenire subito in soccorso.
Parliamo a lungo, cerco di farla ragionare, di capirne le motivazioni, di metterla in guardia dagli effetti di quella roba, che ho purtroppo più volte potuto constatare su amici e conoscenti. Faccio leva sul nostro rapporto, mi dice che non ne sta dentro, che è stato solo un errore fatto in un momento di difficoltà, che sicuramente non si ripeterà.
Le resto accanto, con la minaccia che se dovesse ricaderci perderebbe per sempre il mio appoggio e la mia stima. Per un periodo sembra andare tutto bene, poi ieri la telefonata.
Cena a casa tra amici, una del gruppo le chiede di accompagnarla in bagno e ci ricasca.
Come promesso ho chiuso i ponti, troncato, detto addio.
Sono fermamente convinto che ognuno di noi è artefice del proprio destino, ma vedere una persona che alla soglia dei 40 anni e una vita piena di stimoli debba ridursi a tirare su merda dal naso per sentirsi viva, m'ha messo addosso na tristezza infinita.
Scusate lo sfogo, ma certe cose non le capisco proprio.