Citazione di: naoko il 13 Mar 2014, 11:02

Ma guarda che la vita è quella, non questa. Non si può passare tutta la vita a lavorare, perché se esci sempre tardi quello fai, non hai tempo per altro.
Ieri si bloccavano i sistemi e i programmi, per cui ho dovuto ricominciare un lavoro ben 5 volte. Certo, avendolo iniziato alle 18 bene che andava avrei finito comunque non prima delle 20, ma i tempi non sempre riesci a sceglierli te. Per quanto mi riguarda, se so che ho una scadenza, posso morire ma la rispetto, per questo ho fatto così tardi ieri sera. Ma negli ultimi 10 mesi, ho imparato a pianificare bene le cose in modo da avere spazi personali, e soprattutto a non disdire impegni presi solo per il lavoro. Non faccio il chirurgo al pronto soccorso, non c'è niente che non si possa fare il giorno successivo a mente fresca. A meno che non ci sia una scadenza da rispettare, ovviamente! 
A parte gli scherzi, il lavoro qui, in una landa sperduta, ha alcune caratteristiche "genuine" proprie di quando il mondo girava meglio. Probabilmente è perché è un ambiente molto meno esposto a certe catastrofi globali come ad esempio Roma.
Quello che ho notato, dopo una buona dose di ricerca lavoro nella Capitale (o in altre grandi città) e dopo aver accumulato comunque qualche annetto di varie esperienze lavorative, è che qui ci sono dei "pregi" che a Roma si sono persi.
Gli orari, appunto. Non c'è bisogno di stare 9348 ore in ufficio a meno che non crolli il mondo. Anche a voler essere dei cinici e biechi squali del capitalismo è proprio una questione di produttività, di qualità del lavoro. Lo capirebbe anche un idiota, ma non si può dire.
In secondo luogo, e questa è stata una cosa illuminante: probabilmente fino a 10/15 anni fa, nella storia contemporanea dell'occidente, i laureati erano trattati come sono trattato io qui: persone in grado di poter fare e operare spontaneamente, nei limiti del buon senso. Purtroppo la mia generazione è stata ultra-bombardata, fino ad assuefarsi, dall'assunto per cui "non sappiamo fare un cavolo", per cui c'è bisogno di 348934 costosissimi master ultra-specifici per fare quello che appunto fino a 15 anni fa si faceva spontaneamente, senza troppi patemi d'animo.
(Ma qui mi rendo conto che andrei a toccare un giro di introiti ultra-miliardario che ormai è stato tirato su e nessuno ha interesse a buttare giù con il semplicissimo assunto logico che ho appena fatto: il mondo girava uguale, anzi girava meglio, quando non c'erano Master, obbligo di dodicimila stage non retribuiti, eccetera.)
Probabilmente le mie lamentele e i miei timori erano frutto, molto, anche del bombardamento mentale subito di cui sopra.