Stamane avevo una visita in uno di quei centri dove, se hai poca voglia di vivere, finisce col passarti del tutto. Piove che Dio la manda, fuori, dentro. Ho aspettato circa venti minuti, il tempo di vedere una ragazzina dagli occhi tristi, una donna più giovane di me ridotta molto peggio di me, un bel ragazzo che non riusciva nemmeno a scandire il suo nome. E infine un'altra donna, con due specchi azzurri spalancati su un esistere vitreo e l'andatura lenta degli psicofarmaci.
Entro, parlo con la spossatezza che ormai mi appartiene, la psichiatra mi guarda attenta, ascolta, comincia a scrivere:
Nessuna disfunzione cognitiva
Corretta relazione con lo spazio e il tempo
Umore ansioso e francamente depresso
Si consiglia la presa in cura
"Cosa vuole curare, ormai la mia percezione della vita è cambiata per sempre".
"Lo so".
"Prende ancora farmaci?"
"No, non servono a niente, non a me".
Esco, sapendo che nemmeno pensarmi ormai come un ricordo lontano è bastato finora a farmi impazzire. Sono schifosamente lucida. Anche se guardo la mia vita come da un finestrino di un'auto in corsa che fugge via. Entro in un bar e prendo l'unico alimento che da sempre mi consola: il latte. Fuori diluvia, ci sono poche anime dannate all'interno: un canuto anziano ipnotizzato dalle slot, altri dai gratta e vinci, un gruppo di ragazzini dalla vita. Sto per uscire di nuovo, quando sento la voce dolce di mia madre all'orecchio che mi sussurra: "Forza, figlia mia bella". E così me li rivedo davanti tutti, quegli sguardi innamorati di me. E penso che se sono ancora al mondo è perché l'amore ti salva sempre, anche quando non lo hai più.
Apro l'ombrello, metto un piede davanti all'altro e penso: "Un'altra barricata, sono così stanca". E continuo a camminare. E' il mio passo, spedito e dritto, lo stesso di quando ero ragazzina. Sorrido, non so perché, ma è il primo sorriso sincero dopo 17 mesi. Fugace, ma autentico. Sono ancora sana, non so come e nemmeno perché, almeno questo è ciò che dicono di me. E rivedo il mio passo, anche se è l'unica cosa che riconosco.
Forse è l'esatto contrario. Forse sono una pazza fottuta, ma nessuno lo capisce. Non lo so.
Faccio passi da gigante in tempi folgoranti.