Io, francamente, non saprei argomentare un discorso sociologico o peggio antropologico su questo tema.
Posso partire da un'analisi personale e dire che a volte, sì, forse mi pare di essere vagamente
misogina, anche se potrebbe essere soltanto un fattore di età o di carattere. Raramente trovo la giusta empatia con le altre ragazze, la capacità di conversare sulla stessa lunghezza d'onda. Tendo a considerare le persone di sesso femminile appena conosciute non tanto come un ostacolo, un pericolo potenziale per la mia "affermazione", diciamo così, quanto più come troppo "diverse": spesso non ho affatto interesse di conoscere la maggior parte di loro perché percepisco immediatamente un mio "disagio", un'incapacità. Insomma, non so come dirlo meglio, non mi ci trovo molto, ma non scatta quasi mai in me la molla della perfidia, della competitività, della subdolaggine eccetera. Credo sia imputabile alla mia generale introversione. E a questa bisogna aggiungere una naturale - eccessiva e nociva - tendenza alla selettività, che certo non mi aiuta a... empatizzare.
Però...

Però non nascondo di possedere un certo egotismo velato e forse non è un caso che mi sia trovata sempre inserita in contesti dove ero bene o male "la più". E ogni donna desidera essere "la più". Probabilmente il perfezionismo femminile è una delle ragioni dei conflitti femminili. E in più, credo che questa competitività nasca dal bisogno di difendere il proprio microcosmo, la propria individualità, perché per la donna è fondamentale riuscire a imporsi come individuo, a rimarcare e sottolineare le differenze e le particolarità che la rendono diversa dalle altre e quindi unica. Per questo si fa meno branco. Per rendere manifesta la propria individualità, non in senso agonistico o di potere, ma più fine e soprattutto più intimo...