Citazione di: matador72 il 20 Nov 2012, 10:01
Che vomita anche questa volta?
questo:
Non credo esista un solo tifoso della Lazio che non abbia provato un brivido al pensiero di rivedere Paul Gascoigne all'Olimpico. Non credo esista un solo laziale della mia generazione che non abbia provato un groppo alla gola o a cui non sia scesa una lacrima all'idea di Gazza che scende in campo e va sotto la curva a ricevere l'abbraccio di chi lo ha amato follemente e senza riserve. Lo abbiamo sognato tutti questo momento, quasi sempre più per lui che per noi, convinti che l'affetto della gente lo avrebbe potuto aiutare a sbagliare e a "sballare" di meno nella vita. Non credo esista un solo laziale degno di questo nome, quindi, che non abbia apprezzato la decisione della Lazio di farlo tornare a Roma, anche solo per un paio di giorni. Premesso tutto questo, però, ora ci sono da mettere un po' di puntini sulle "i", perché è ora di finirla con le prese per i fondelli.
So già che quello che sto per scrivere mi porterà altri problemi. Perché non piacerà a qualcuno e forse sarà anche usato ad arte per gettarmi addosso un altro po' di fango. Ma ho il pessimo difetto di dire ad alta voce quello che penso e ho il difetto ancora peggiore di non accettare le prese per il c..o e le farse. E questa le supera tutte. Per spiegare cosa voglio dire, parto dalle dichiarazioni di Lotito.
"Farò un giro di campo con Gascoigne, per far sì che la partita col Tottenham rappresenti un punto d'arrivo dal passato ma soprattutto un punto di partenza per un futuro radioso del nostro club. Perché lui è un grande campione che rappresenta la storia della Lazio e perché vorrei che rappresentasse una testimonianza del passato per far capire ai giovani quanto siamo predisposti a tutelare i valori storici di questo club e a tramandarli".
L'ultima parte l'ho sottolineata, perché nel leggerla ho provato un brivido, ma non di piacere. Claudio Lotito che parla di "tutelare i valori storici della Lazio", è un po' come uno che bombarda gente inerme e dice che lo fa per tutelare la pace. Perché da 8 anni e mezzo a questa parte, chi dirige questa società non ha fatto altro che sputare sul passato, insultare chi ha fatto la storia della Lazio e allontanare ogni presenza scomoda dalla società. Cragnotti? Un truffatore o quasi. Chinaglia? Un bandito e un camorrista, fino al giorno prima della sua morte. Bob Lovati? Un vecchio che non serviva, quindi da allontanare da Formello e una tessera per entrare allo stadio da revocare. Nesta? Un giocatore bollito, un ex vecchia gloria che non serviva neanche quando si andavano a cercare addirittura difensori della stessa età. Di Canio? Uno buono solo per accontentare la piazza, ma da scaricare alla prima occasione. E si potrebbe andare avanti all'infinito, parlando di schiaffi alla Lazialità e di gesti maleducati come l'assenza voluta al funerale di Maurizio Maestrelli, al fatto che non è stata spedita neanche una corona di fiori al funerale di Chinaglia, al modo in cui sono stati scaricati giocatori come Negro e Peruzzi, al perché escluso Simone Inzaghi (che aveva un contratto oneroso da calciatore da spalmare) nessun giocatore della Lazio dello scudetto o che ha fatto veramente la storia di questa società lavora a Formello. Tabula rasa, perché Lotito non ha mai voluto e non vuole presenze ingombranti con cui dover fare i conti tutti i giorni in un confronto di popolarità che lui perderebbe già in partenza.
E allora va benissimo una comparsata con Gascoigne, perché tanto lui viene, agita una sciarpa e poi dopo un giorno va via, lasciando il ricordo di un giro di campo con Lotito e immagini che faranno il giro del Mondo. Il massimo risultato a livello di immagine ma senza pagare nessuno scotto. Ovvero il confronto quotidiano con una grande personalità laziale all'interno della società. Per questo ci si contorna di mezze figure che con la Lazio e la sua storia non hanno nulla a che spartire, di gente come Tare o del "biondino ricucitore e smacchiatore". Sì, perché in questo momento quello che conta è "ripulire l'immagine", provare a convincere più "gonzi" possibili che Lotito è cambiato, che chi gestisce la Lazio ha capito e ha fatto tesoro degli errori compiuti in questi anni. Ma è solo una farsa, l'ennesima. Potrei raccontare mille episodi per far cadere in un amen tutto il castello, compreso uno recentissimo legato ad Andrea Pesciarelli e alla sua famiglia. Ma per ora evito. Però mi chiedo come si fa a parlare di "onorare la storia" quando in un anno e mezzo non è stato fatto nulla per ricordare uno come Bob Lovati? Non un busto, non un campo o una stanza di Formello dedicati a lui per ricordare per sempre uno che ha rappresentato la Lazio per più di mezzo secolo ricoprendo ogni ruolo, da calciatore a dirigente, passando per la panchina. Per Mirko, piccolo angelo volato in cielo, sono bastati sei mesi per mettere una targa e dedicargli lo stadio di Formello, a dimostrazione che se si vuole fare qualcosa si può fare e pure in tempi brevi. Se per Bob Lovati dopo un anno e mezzo non è stato fatto nulla, significa che non si voleva, come non si volevano veramente presenze che profumavano di Lazio in questa società, né in campo né in panchina e tantomeno dietro ad una scrivania, dove erano scomodi anche personaggi amati dalla gente come Felice Pulici o Gabriella Grassi.
La storia non si "onora" con operazioni spot alla ricerca di visibilità, con un ingresso in campo con Cristiano Sandri dopo non aver detto una parola per anni sulla vicenda di questo ragazzo, senza mai una condanna (anche solo morale) verso chi aveva stroncato una giovane vita. Ci sono voluti quattro anni e le pressioni di tutti, compreso il sindaco di Roma, per avere sulla maglia della Lazio da anni senza sponsor la scritta "Fondazione Sandri". E per una volta sola, come se questa cosa fosse solo un dente da doversi togliere a tutti i costi e non un omaggio sentito. Perché la gente non è stupida o lo è molto meno di quello che si pensa. E la gente capisce, annusa il'odore delle "calle" che si tenta di rifilare al tifoso per convincerlo di un qualcosa che non esiste. Perché il Lotito di oggi è lo stesso di uno o due anni fa, anche se qualcuno tenta di camuffare il lupo in docile agnello. Si vuole veramente ed esclusivamente "onorare la storia e un grande campione che ha fatto la storia della Lazio"? Bene, allora si lasci a Paul Gascoigne tutto il palcoscenico, lo si lasci andare da solo verso la sua gente, perché Lotito con Gazza e la sua storia d'amore con i tifosi della Lazio non ha nulla a che spartire. Lui non c'entra nulla, quindi si prenda gli applausi per averlo riportato a Roma però se ne resti in tribuna. Ma non succederà, perché questa vicenda ricorda un po' il finale de "Il presidente del Borgorosso", quando Alberto Sordi per riconquistare la piazza che lo ha ripudiato e scacciato ingaggia un Omar Sivori che oramai è solo una vecchia gloria, un campione sul viale del tramonto utile solo per accattivarsi le simpatie della gente. E comunque è tutto inutile, perché a Lotito non basterà riportare per una sera a casa Gascoigne e forse neanche portare alla Lazio uno come Messi per essere credibile quando parla di Lazialità o di "onorare la storia della Lazio", perché lui quella storia e quei valori li ha calpestati per troppo tempo per poter credere ad una tardiva quanto improbabile conversione. Perché Lotito i tifosi della Lazio li conquisterà solo il giorno in cui lascerà questa società nelle mani di qualcun altro e diventerà passato.
E allora eviti di usare Gazza, lo lasci libero in questo abbraccio atteso da 12 anni, da quando non riuscì ad arrivare all'Olimpico per la festa del Centenario. Quella sì che fu una sera in cui si onorò veramente la storia della Lazio, 100 anni di valori e di passione per questa bandiera e per questi colori.