S.S. Lazio sotto attacco?

Aperto da cuoredilazio, 23 Nov 2012, 20:12

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Paquito

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Citazione di: Mr. Mojo il 25 Nov 2012, 19:13
secondo me dovevi limitarti a postare gli articoli dove si evinceva che gli arrestati erano romanisti...senza aggiungere altro
e continuare così, una sorta di rassegna stampa alternativa, senza fare commenti
postare l'articolo della "storia degli accoltellamenti agli inglesi"....tutti ad opera delle merde e così via


Esatto. Tara' ma che t'aspettavi, di convincerli? Io ho girato mezzo mondo e a me hanno SEMPRE chiesto come mai ero tifoso di una squadra fascista. E' un FATTO. Punto. Allora, il discriminante e': combattiamo o fuck you?
Io dico che occorre combattere con i fatti. La foto di Paoluccio ha fatto il giro del mondo, e quelli siamo. Argomentare questa cosa ci fa fare la figura di quelli che negano l'Olocausto, che dicono, pero' pure Stalin, etc. etc. Ehe si pero' pure voi, eh si pero' pure loro... Conspirancy theorist. Occorre combattere con i FATTI, ogni giorno, facendo cause, comprando pagine di giornali, e tagliando l'erba sotto ai piedi ai nostri veri nemici. Con i fatti. Tutti i giorni. Questo se c'e' consenso nel mondo Laziale e se la Societa' Sportiva Lazio 1900 ha la volonta' politica e finanziaria di farlo. E questo se, parallelamente, non c'e' nessun "si pero'" in una guerra senza quartiere a tutte le espressioni del mondo Lazio che alimentano, purtroppo con i fatti, questa credenza. E questa battaglia la puo', la deve fare unicamente la SS Lazio, a parte ovviamente, nel nostro piccolo, tutti noi. Che e' molto poco.

Io credo che lo dobbiamo alla Storia della SS Lazio 1900. Credo anche che non succedera', e che quindi ci troveremo altre volte a discutere queste cose, senza tentare di porre rimedio a una reputazione disgustosa che abbiamo in tutto il mondo. Credo che quelli che dovrebbero uscire dal GRA in questo caso siamo noi.

Ma, anche leggendo i vari interventi su Lazionet,  vedendo la reazione della SS Lazio alle menzogne pubblicate in mondovisione dalla stampa italiana e internazionale, mi sa che m'attacco a sta ceppa.

In finale, ora e sempre Forza Lazio.


Zeppelin

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Tossici! Non possono farne a meno!



ANSA
Raid ultras: restano in carcere i due romanisti
Convalidati gli arresti. Entrambi non rispondono al gip
25 novembre, 18:30
di Lorenzo Attianese

All'assalto degli 'joden' con mazze, cinghie, sanpietrini e coltelli mentre i tifosi inglesi ignari di tutto alzavano i boccali di birra in un pub a Campo De' Fiori, nella Capitale. Raid la scorsa notte nell'epicentro della movida romana, messo a segno da un'armata di violenti, con decine di persone unite dall'odio e forse anche dall' antisemitismo, con un patto trasversale tra tifoserie avverse, a poche ore dalla partita di calcio Lazio-Tottenham. Sono almeno sette i supporter inglesi accoltellati, uno e' stato ferito gravemente. Tra le persone coinvolte ci sono ultras della Roma, di cui due arrestati per tentato omicidio, e della Lazio. Ma a loro potrebbero essersi uniti anche altri 'semplici' teppisti.

All'indomani della spedizione punitiva il 'Drunken Ship' pub e' ormai un campo di battaglia: un locale distrutto, con vetrine rotte, tavolini e sedie sfasciati. A Campo De' Fiori i testimoni ricordano tutti i particolari. Erano una cinquantina, sono entrati all'improvviso con mazze e cinte, hanno sfasciato tutto e hanno assaltato gli inglesi a suon di tirapugni e coltelli. Avevano il volto coperto dai caschi e quando qualcuno ha cercato di uscire ha trovato lo sbarramento esterno: alcuni all'esterno avevano anche circondato il locale. Dopo aver lasciato in terra gli inglesi sanguinanti sono fuggiti. I poliziotti, arrivati sul posto hanno bloccato alcuni partecipanti al raid nelle strade circostanti Campo de' Fiori. Quindici persone fermate sono state portate in commissariato e nel tardo pomeriggio due tifosi romanisti sono stati arrestati con l'accusa di tentato omicidio nei confronti della vittima piu' gravemente ferita, Mills Asmley, di 25 anni. E' stato colpito alla coscia e ha perso molto sangue a causa del taglio alla vena aorta. Altre due persone sono state accoltellate, tra cui un bengalese che forse lavorava in un locale, e hanno ferite alla fronte e alla schiena. Immagini che hanno terrorizzato le persone nella piazza. Per questo alcuni commercianti hanno lamentato la presenza di pochi agenti e chiedono piu' sicurezza.

Tutto potrebbe far pensare allo scontro o a una vendetta tra fazioni di due tifoserie, ma l'ipotesi di motivazioni razziste e antisemite dietro il raid e' diventata sempre piu' consistente con il passare delle ore. Alcuni testimoni hanno riferito di cori al grido di ''ebrei'' durante la 'spedizione punitiva'. Per questo si indaga tra gli ultras a 360 gradi e anche in ambienti dell'antisemitismo collegato al tifo calcistico. Tra le due tifoserie non c'era stata ruggine in precedenza tranne un episodio, nel match di andata a Londra, quando alcuni giocatori del Tottenham, Jermain Defoe, Aaron Lennon e Andros Townsend, furono bersaglio di cori razzisti. Il Tottenham e' considerata la squadra degli ebrei di Londra e spesso i suoi supporter sventolano sugli spalti le bandiere con la stella di David e incitano i propri calciatori chiamandoli 'joden' o 'yid'. L'ipotesi di una matrice antisemita e' stata avanzata anche da diversi media inglesi, che hanno una pessima immagine della Roma calcistica, ribattezzata dal Daily Telegraph ''the stab city'', (la citta' degli accoltellamenti), quando nel 2006 era stato teatro di una pugnalata, proprio nello stesso pub, ad un tifoso inglese alla vigilia dell'incontro tra Roma e Middlesbrough. "Credo ci sia un antisemitismo molto forte in Europa, e ce n'e' anche in Italia" ha commentato l'ambasciatore d'Israele a Roma, Naor Gilon. "Quanto accaduto a Roma - precisa Gilon - dimostra che c'e' una nuova tendenza all'antisemitismo in Europa che e' piu' sofisticato. Piu' che di antisemitismo, si assiste ad un fenomeno di antisraelianismo. La giustificazione e' 'io non ho problemi con gli ebrei, ho problemi con i sionisti'".

Le indagini e le perquisizioni della polizia sono scattate subito. In manette, per ora, sono finiti due tifosi romanisti di 25 e 26 anni, entrambi residenti nella Capitale. Nell'appartamento del 26/enne, arrestato in flagranza mentre tentava di scappare su un bus subito dopo il raid, sono stati trovati tirapugni, spranghe e altro materiale. Il suo cellulare, inoltre, potrebbe essere una fonte preziosa per gli investigatori: il giovane aveva pianificato la 'spedizione' assieme ad altre persone, tra cui anche un ultra' della Lazio. Si sta ora valutando anche la sua posizione e quella di un cittadino romeno. A chiudere la giornata e' stata la partita Lazio-Tottenham all'Olimpico, dove dalla Curva Nord si e' levato in inequivocabile coro al grido di ''Juden Tottenham, juden Tottenham''.

(22 novembre 2012)

GiPoda

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 :)Volendomi fare del male sono andato sul Post ed ho trovato l'immancabile articolo del Nazzi.

Niente, nun gliela fa, eppure ad Aprile scorso gli avevo ricordato svariate sozzerie razziste della Curva Sud (per essere poi democraticamente bannato dai commenti), ma il Nazzi, con quello sguardo profondo di chi osserva scupolosamente il mondo che lo circonda, ancora una volta dimostra la sua carenza di fosforo, rammentando solo i misfatti della Curva Nord.

dal Post del 24.11.12
"La mattanza dei tifosi del Tottenham e le urla "Juden" allo stadio, il giorno dopo


Il 7 marzo 1979 al Palazzetto dello sport di Varese si giocava Emerson Varese – Maccabi Tel Aviv, semifinale della Coppa del campioni di basket. Se andate a vederle, le fotografie di quella sera sono impressionanti. Gli ultras del Varese agitarono per tutta la partita decine di croci di legno intonando Adolf Hitler ce l'ha insegnato, uccidere un ebreo non è reato. Dal resto del palazzetto non vennero grosse reazioni, molti sorrisero, qualcuno si unì al coro. I tifosi israeliani presenti erano sotto choc: non potevano nemmeno immaginare che stesse accadendo davvero. Senza tra l'altro che qualcuno intervenisse (addirittura le croci vennero prima sequestrate dalla polizia, poi riconsegnate nel corso della partita). In curva comparve poi uno striscione conclusivo: 10, 100, 1000 Mathausen, questo c'era scritto.

Ci fu emozione nei giorni seguenti, furono arrestati una decina di ultras del Varese legati al Fronte della Gioventù (Fiuggi e tutto il resto erano ancora bel lontane). Poi la cosa finì lì.

Sono passati 33 anni, siamo ancora a quel punto. Anzi, peggio.

Non so quale sia la "matrice" di ciò che è successo a Roma l'altra sera, la mattanza ai danni dei tifosi del Tottenham. Mi sembra che la cosa più probabile sia che ci fosse la voglia di massacrare "i [...] inglesi". E che comunque sottotraccia ci sia una vaga ma violentissima componente razzista antisemita: quei tifosi inglesi erano comunque "Juden", colpevoli di essere tifosi della squadra riferimento della comunità ebraica di Londra (mi sembra invece fantasiosa la teoria secondo la quale siano stati scambiati per tifosi del West Ham). So solo che questa brutta storia conferma ancora una volta quello che sul Post è stato scritto molte volte: c'è una saldatura netta tra gruppi ultras sulla carta assolutamente nemici ma che si alleano in nome degli affari e, anche se pare assurdo dirlo, di una connotazione politica razzista e filonazista. So già le obiezioni: non bisogna generalizzare, non tutti i gruppi ultras sono così, non tutti in curva nord a Roma sono d'accordo (e ci mancherebbe altro). Tutto vero. Però quello che è successo è sotto gli occhi di tutti. È lì, c'è il sangue a terra, ci sono i coltelli, ci sono le mazze. E ci sono i cori il giorno dopo, durante la partita, quella parola scandita "Juden". In quanti, presenti allo stadio, hanno reagito? È anni che questa storia continua. Provate a mettere in fila striscioni e cori, da quello dedicato al torturatore e massacratore di donne e bambini Arkan (esposto sempre dalla curva laziale nel febbraio del 2000) ai cori degli ultras del Varese contro il giocatore negriano Giulio Ebagua (a proposito, gli ultras del Varese calcio si chiamano Blood and Honour, Blut und Ehre, in tedesco, motto di una divisione delle SS). Per poi passare per Verona, dai manichini dei giocatori di colore impiccati in curva alle svastiche esposte sugli spalti. L'elenco è infinito, da Ascoli a Trieste, da Napoli a Torino per non parlare del gruppo Ultras Italia, che segue la Nazionale, nato da un'allenaza tra gruppi di estrema destra soprattutto del Nord Est.

Siamo in Italia, Occidente, 2012. Pensare al punto in cui siamo fa venire i brividi. Leggere dell'indignazione, sbalordimento e furia dei giornali inglesi fa provare vergogna. E basta dire "il calcio non c'entra" (tanti ancora lo dicono). C'entra anche il calcio, c'entra eccome. Perché è in alcune curve che certi gruppi nascono, aggregano e prosperano. A Roma, ma non solo. Ed è il calcio che deve occuparsi seriamente della cosa. Il presidente della Lazio Lotito ha detto: «Avrete delle sorprese, gli aggressori non sono laziali». Sono anche laziali presidente (le ultime dalle indagini dicono che siano stati due laziali ad aggregare il gruppo), e romanisti. Dalla Curva Nord alla Curva Sud. E le urla "Juden", il giorno dopo allo stadio, presidente, le ha sentite? Dalla Federcalcio, dalla Lega calcio, silenzio assoluto, nulla si muove. Le società, e lo sanno tutti, continuano per lo più a sopportare oppure ad avere rapporti sereni anche con i gruppi più delinquenziali, così, per non avere problemi. E i giocatori? Avete mai sentito un giocatore, dico uno solo, dire qualcosa a proposito? Ne avete mai visto uno uscire dal campo dopo aver sentito cori razzisti? È ora che chi gestisce il calcio, e con il calcio fa i soldi, si muova. È ora che chi va allo stadio inizii se non altro a far sentire isolati, fuori luogo e fuori tempo, i grotteschi violenti razzisti da curva."

p.s.
non v'affannate a rispondergli, i commenti sono chiusi "per motivi tecnici"!

Fulmineblu

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* 2.843
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Tante idee.
Tante parole.
Ma lasciare la CN a quei 400 deficienti no?
Andassero i veri tifosi in maestrelli.
Lanci questo messaggio la società, la radio.
Incomincino i vero tifosi isolandoli.
Ma mi spiegate come fareste voi a stare a fianco di posto di uno che sta a braccia tesa a cantare inni fascisti e a fare uh uh ai giocatori avversari di colore?

Questa e'l'unica soluzione.

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kuntz

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* 214
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Citazione di: Tarallo il 25 Nov 2012, 17:29
Un incubo.

Mi sono iscritto al rorum dle tottenham piu' visitato.
Ho postato sul topic che avevano aperto, gia' di 12 pagine, con discussioni molto approfondite sul ruolo dei anzisti dell'illinois, della polizia e della mafia (?); ho postato. molto elegantemente, la storia del perche' la roma vuole eliminarci, del perche' si nasconde che siano stati i romanisti a accoltellare, dei ripetuti episodi antisemiti romanisti.
Un tale LA non me ricordo, simbolo dei dodgers nel nick, poi rivelatosi moderatore, mi risponde che sono patetico, sempre scuse, non ammettiamo mai niente e' sempre colpa degli altri. Accusare la roma e' "freaking comical". Rispondo ancora educatamente ma piu' piccato. sarcastico e pungente. non faccio in tempo a postare che sono bannato. Poi mi ricordo di aver letto un suo post nel thread, forse il primo, che avevo rimosso, in cui si dichiara.... roma fan.

Limortaccivostra dovete schiatta'.

Fuck off tottenham.

si vede che al solerte moderatore era sfuggito questo e che non è ben voluto dai romanisti...



ad applicare il metodo dei giornalisti di questi giorni, e collegandolo allo striscione di roma-ajax "and now...go to have a shower" mi sembra evidente chi siano gli esecutori di quel raid

ralphmalph

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* 21.312
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Citazione di: Tarallo il 25 Nov 2012, 17:29
Un incubo.

Mi sono iscritto al rorum dle tottenham piu' visitato.
Ho postato sul topic che avevano aperto, gia' di 12 pagine, con discussioni molto approfondite sul ruolo dei anzisti dell'illinois, della polizia e della mafia (?); ho postato. molto elegantemente, la storia del perche' la roma vuole eliminarci, del perche' si nasconde che siano stati i romanisti a accoltellare, dei ripetuti episodi antisemiti romanisti.
Un tale LA non me ricordo, simbolo dei dodgers nel nick, poi rivelatosi moderatore, mi risponde che sono patetico, sempre scuse, non ammettiamo mai niente e' sempre colpa degli altri. Accusare la roma e' "freaking comical". Rispondo ancora educatamente ma piu' piccato. sarcastico e pungente. non faccio in tempo a postare che sono bannato. Poi mi ricordo di aver letto un suo post nel thread, forse il primo, che avevo rimosso, in cui si dichiara.... roma fan.

Limortaccivostra dovete schiatta'.

Fuck off tottenham.

chiudersi a riccio.
guerra di trincea e guai a chi tocca i tifosi della Lazio.
Fare altro è tempo sprecato

dopesmokah

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Citazione di: Absaroke il 24 Nov 2012, 14:28
i saluti romani L' HAI DETTO DA SOLO  sono saluti ROMANI.   Si da' il caso che Roma
ha governato il mondo allora conosciuto per 700 anni; allora io dico e *chiedo* per quale motivo
non posso fare un saluto che risale almeno a 700 anni prima di Cristo   ???  Ma la storia la
gente la studia o segue le mode dei rotocalchi e dice le cose tanto per dirle   ???

Questa è la stronxata che ha detto paoletto! Ma pensa alla Lazio, va'!

Tu quoque ralphmalph, come fai a fare il cavilloso quando c'è un mondo che ci aspetta al varco per bacchettarci?
Allo stadio la Lazio. In trasferta la Lazio. Quando sei in borghese tutto quello che vuoi. Non puoi obbiettare e lo sai.

ralphmalph

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* 21.312
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Citazione di: dopesmokah il 25 Nov 2012, 21:56
Questa è la stronxata che ha detto paoletto! Ma pensa alla Lazio, va'!
Tu quoque ralphmalph, come fai a fare il cavilloso quando c'è un mondo che ci aspetta al varco per bacchettarci?
Allo stadio la Lazio. In trasferta la Lazio. Quando sei in borghese tutto quello che vuoi. Non puoi obbiettare e lo sai.

già l'ho scritto: non dico di essere nel giusto, anzi, forse sto dalla parte del torto, ma tanto ci starei lo stesso per il solo fatto di essere tifoso della Lazio.
Mi schiero semplicemente coi tifosi della Lazio, con tutti quelli che vanno allo stadio con una sciarpetta biancoceleste.
E se necessario userò le menzogne per difendere i laziali, allo stesso modo con cui gli altri le usano per denigrarci.
Tanto fare le anime belle non paga.
Mi dispiace, non passano più.
Giù le loro sporche mani dai laziali

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GiPoda

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* 5.050
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Citazione di: kuntz il 25 Nov 2012, 20:36
si vede che al solerte moderatore era sfuggito questo e che non è ben voluto dai romanisti...



ad applicare il metodo dei giornalisti di questi giorni, e collegandolo allo striscione di roma-ajax "and now...go to have a shower" mi sembra evidente chi siano gli esecutori di quel raid

Bravo Kuntz, foto quanto mai attuale, da mandare a quel fenomeno del Nazzi che si ricorda solo dello striscione di Arkan.


marcantonio

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Citazione di: ralphmalph il 25 Nov 2012, 23:25
già l'ho scritto: non dico di essere nel giusto, anzi, forse sto dalla parte del torto, ma tanto ci starei lo stesso per il solo fatto di essere tifoso della Lazio.
Mi schiero semplicemente coi tifosi della Lazio, con tutti quelli che vanno allo stadio con una sciarpetta biancoceleste.
E se necessario userò le menzogne per difendere i laziali, allo stesso modo con cui gli altri le usano per denigrarci.
Tanto fare le anime belle non paga.
Mi dispiace, non passano più.
Giù le loro sporche mani dai laziali

Spettacolare.  :bis:

Lazialotta70

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Citazione di: ralphmalph il 25 Nov 2012, 23:25
già l'ho scritto: non dico di essere nel giusto, anzi, forse sto dalla parte del torto, ma tanto ci starei lo stesso per il solo fatto di essere tifoso della Lazio.
Mi schiero semplicemente coi tifosi della Lazio, con tutti quelli che vanno allo stadio con una sciarpetta biancoceleste.
E se necessario userò le menzogne per difendere i laziali, allo stesso modo con cui gli altri le usano per denigrarci.
Tanto fare le anime belle non paga.
Mi dispiace, non passano più.
Giù le loro sporche mani dai laziali

Sono d'accordo! Basta!

Centurio

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Citazione di: ralphmalph il 25 Nov 2012, 23:25
già l'ho scritto: non dico di essere nel giusto, anzi, forse sto dalla parte del torto, ma tanto ci starei lo stesso per il solo fatto di essere tifoso della Lazio.
Mi schiero semplicemente coi tifosi della Lazio, con tutti quelli che vanno allo stadio con una sciarpetta biancoceleste.
E se necessario userò le menzogne per difendere i laziali, allo stesso modo con cui gli altri le usano per denigrarci.
Tanto fare le anime belle non paga.
Mi dispiace, non passano più.
Giù le loro sporche mani dai laziali

La guerra é guerra.

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scignia

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Citazione di: Paquito il 25 Nov 2012, 19:49
Esatto. Tara' ma che t'aspettavi, di convincerli? Io ho girato mezzo mondo e a me hanno SEMPRE chiesto come mai ero tifoso di una squadra fascista. E' un FATTO. Punto. Allora, il discriminante e': combattiamo o fuck you?
Io dico che occorre combattere con i fatti. La foto di Paoluccio ha fatto il giro del mondo, e quelli siamo. Argomentare questa cosa ci fa fare la figura di quelli che negano l'Olocausto, che dicono, pero' pure Stalin, etc. etc. Ehe si pero' pure voi, eh si pero' pure loro... Conspirancy theorist. Occorre combattere con i FATTI, ogni giorno, facendo cause, comprando pagine di giornali, e tagliando l'erba sotto ai piedi ai nostri veri nemici. Con i fatti. Tutti i giorni. Questo se c'e' consenso nel mondo Laziale e se la Societa' Sportiva Lazio 1900 ha la volonta' politica e finanziaria di farlo. E questo se, parallelamente, non c'e' nessun "si pero'" in una guerra senza quartiere a tutte le espressioni del mondo Lazio che alimentano, purtroppo con i fatti, questa credenza. E questa battaglia la puo', la deve fare unicamente la SS Lazio, a parte ovviamente, nel nostro piccolo, tutti noi. Che e' molto poco.

Io credo che lo dobbiamo alla Storia della SS Lazio 1900. Credo anche che non succedera', e che quindi ci troveremo altre volte a discutere queste cose, senza tentare di porre rimedio a una reputazione disgustosa che abbiamo in tutto il mondo. Credo che quelli che dovrebbero uscire dal GRA in questo caso siamo noi.

Ma, anche leggendo i vari interventi su Lazionet,  vedendo la reazione della SS Lazio alle menzogne pubblicate in mondovisione dalla stampa italiana e internazionale, mi sa che m'attacco a sta ceppa.

In finale, ora e sempre Forza Lazio.

100%

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Aspetto ansionso l'intervento della società.

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PUBBLICO, LUNEDI' 26 NOVEMBRE (di Boris Sollazzo e Matteo Patrono)


«Soldi, potere, consenso Ecco perché il calcio è il gioco preferito dei clan»

«Sculli, Mauri, Signori. L'evoluzione della specie è il calciatore affarista»

«Maradona nella vasca dei Giuliano fu una legittimazione  sociale enorme»

«Il problema non è Lavezzi frequenti un boss ma chi fa da tramite»


«Ho più problemi ora che parlo di calcio che quando facevo i superprocessi di Camorra ». Gioca con l'ironia Raffaele Cantone mentre manda giù un caffè mattutino al bar della Suprema Corte di Cassazione dove lavora come giudice all'ufficio del Massimario. Lui che da pm della Direzione distrettuale anti-mafia ha contribuito alla condanna definitiva dei boss casalesi nel processo Spartacus e indagando sui loro affari fuori dal casertano ha svelato il tentativo di scalata criminale a un club di serie A, ha dato alle stampe un libro sui pericolosi rapporti che intercorrono tra il calcio inteso come giocatori, club, tifosi, sistema, e la mafia intesa come mafia. Si intitola Football Clan. Perchè il calcio è diventato lo sport più amato dalle mafie (Rizzoli), sembra un romanzo e Cantone, 49 anni, abbonato in curva A ai tempi del Napoli di Krol prima di entrare in magistratura, l'ha scritto col giornalista dell'Espresso Giulio Di Feo. È un racconto scomodo e coraggioso su come a partire dagli anni '80 il calcio sia diventato terreno fertile per gli interessi criminali di Camorra, Cosa Nostra, 'Ndrangheta, Basilischi, signori di Singapore. Un pezzo di società civile infiltrato e inquinato dalle cosche al pari della politica e dell'economia nazionale. Una torta troppo grande per non suscitare gli appetiti di lucro, potere e consenso della mafia postmoderna, un'agenzia di servizi in giacca e cravatta che ha scoperto nel calcio un partner ingenuo, bisognoso di soldi liquidi, sempre disposto a chiudere un occhio. Di questo ambiente colluso e connivente, Cantone consegna una radiografia da gelare il sangue ma anche una serie di proposte concrete per provare a disinfestarlo. «Perchè continuando a lasciarsi vampirizzare dalla mafia, il calcio rischia di perdere ogni credibilità e fare la fine dell 'ippica, una vecchia tradizione abbandonata da tutti». Parola di un appassionato che ogni gol del Napoli è un tuffo al cuore e una disquisizione tecnico-tattica col figlio adolescente.

Ecco cominciamo proprio dal Napoli. La settimana scorsa Ezequiel Lavezzi è tornato in città per testimoniare a un processo di Camorra e raccontare come lui, col boss Antonio Lo Russo, ci giocasse alla playstation senza sapere neanche chi fosse. Cosa ne pensa, da tifoso e da magistrato?
Questa storia, lo confesso, la trovo molto inquietante. Ed emblematica. Per un tifoso normale, avvicinare Lavezzi ed entrare in confidenza con lui o farsi una foto con Marek Hamsik come successo al boss degli Scissionisti Domenico Pagano, è proibitivo, praticamente impossibile. Qui invece, per loro, sembra facilissimo. Come si crea questa osmosi? Chi fa da tramite? Nel caso di Lavezzi a metterli in contatto sarebbe stato Marco Iorio, un imprenditore di successo che aveva pizzerie in tutta Italia e aveva capito che il calcio poteva aprirgli le strade dei salotti buoni, che la sola presenza teorica di un calciatore in società con lui (Fabio Cannavaro, ndr), dava un'apparenza diversa alla sua società e all 'intera città. Poi si è scoperto che riciclava denaro per la Camorra e le sue fortune erano legate al barone dell'usura, Bruno Potenza, detto o' Chiacchierone. Io credo pure alla buona fede di Lavezzi, è argentino, cosa sa della camorra? Magari per lui Lo Russo è un ragazzo un po' gradasso ma simpatico, che piace alle donne e ha tanti soldi in tasca e belle macchine, proprio come lui. Uno che ha una serie di interessi simili, non si pone il problema di che fa per vivere Lo Russo.

In fondo lo faceva già Maradona, 20 anni prima di lui. Cosa è cambiato da allora?
Frequentando la casa dei Giuliano, facendosi fotografare nella loro celebre vasca a forma di conchiglia, Maradona opera una legittimazione incredibile della Camorra in una città che lo ama alla follia. Non si fa ricevere in una casa lussuosa di Posillipo o a Capri. No, va a Forcella, che all'epoca aveva ancora i tubi innocenti del terremoto, un quartiere degradato con una casa principescamente arredata. Magari i Giuliano erano simpatici e Luigino Giuliano componeva belle poesie e belle canzoni, e per questo piacevano a Maradona, però lui per loro rappresentava una legittimazione sociale enorme. E parliamo di uno che il totonero. E quale legittimazione maggiore poteva esserci per il creatore di quel gioco e di quel sistema che la conoscenza col grande Diego? Manifestare di avere rapporti così ad alto livello era per tutti una garanzia. L'orga - nizzazione mafiosa rispetto alla società civile è ancora più affamata e bisognosa di immagini e simboli, e lui glieli diede. Aver portato Maradona a Forcella ha un effetto clamoroso sul prestigio criminale ed economico del clan. Lo Russo aveva interesse a incontrare Lavezzi per gli stessi motivi.

Ha mai creduto alle rivelazioni dei pentiti sullo scudetto dell'88 venduto alla Camorra per non far saltare il banco del totonero?
Io sono abituato a ragionare sui fatti e certe dichiarazioni non sono suffragate dai fatti, molti di quei pentiti hanno parlato di voci che hanno sentito, nessuno è stato mai in grado di raccontare episodi specifici che potessero dimostrarlo. Da tifoso posso anche ammettere di aver notato delle stranezze, ma invito tutti ad essere molto attenti, perché dar credito a certe voci alimenta il mito. Naturalmente i rapporti di Maradona con certi ambienti possono suffragare certe dicerie, anche perché senza Diego consenziente non si poteva certo perdere uno scudetto. Il pibe piuttosto è l'emblema dell'effetto sanante del successo. Se porti risultati, ti si perdona tutto, un po' come avvenne per il primo calcioscommesse e poi per Calciopoli, sgonfiati dalle vittorie ai mondiali del 1982 e del 2006. Di fronte a un grande calciatore si può chiudere un occhio. Anzi, tutti e due. Pensate all'associazione «Te Diegum», ancora in piedi: gioca sulla sacralità del Te Deum, e ad essa nell'epoca d'oro partecipava il meglio della classe dirigente partenopea. Era un'associazione nata con un assunto molto semplice: Maradona non si discute, si ama. E «Te Diegum» oggi sostiene che Maradona può venire a Napoli quando vuole, che nessuno se ne frega nulla della storia dell'evasione fiscale. Questo meccanismo mi sembra difficile riscontrarlo in altri campi: è come se i vizi privati di un politico venissero perdonati perché è un vincente. Oddio, forse è successo, ma in modo diverso.

Lei si è occupato in prima persona della scalata dei Casalesi alla Lazio. Una vicenda che comincia con uno sconosciuto industriale di Mondragone, Giuseppe Diana, che propone a Lotito di sponsorizzare la squadra in Europa pagando in contanti.
Non voglio difendere Lotito, ma almeno in questo caso si trovava in una situazione molto complessa, doveva fronteggiare una serie di problemi dovuti alla gestione Cragnotti che aveva affidato merchandising e organizzazione delle trasferte agli ultras: c'era un gruppo di tifosi che lo faceva di mestiere e con interessi economici consistenti. Tanto che per il cambio di rotta Lotito subisce contestazioni e minacce da parte di una tifoseria legata all 'estrema destra e ambienti criminali tipici di un certo milieu romano. Lotito capisce che c'è qualcosa che non torna in quella proposta: Diana distribuisce gas e solo nella provincia di Caserta. Perché spendere un milione di euro per far pubblicità a un prodotto che è pure in via di estinzione sul mercato a causa del metano? La risposta, francamente, sembra solo una. E così deve essere sembrato anche al presidente della Lazio. Che rifiutò ma non denunciò nulla.

E il ruolo di Long John Chinaglia, il volto della fantomatica industria farmaceutica ungherese dietro cui si nascondevano i casalesi per riciclare i loro proventi illeciti nascosti all 'estero?
Credo che Chinaglia sia stato più ingenuo che disonesto. Ricordo ancora uno strano commercialista che tentò di acquistare il Napoli di Ferlaino con dei Cct falsi, poi fu scoperto e la cosa saltó. La verità è che quando entri in questi mondi, esistono meccanismi di sostanziale autofinanziamento: ti rivolgi alle banche, hai un brand particolarmente forte da mettere sul mercato e loro ti finanziano e vai avanti. Certe squadre sono materiale finanziabile e garantiscono rapporti con una serie di mondi che per i più bravi possono portare a un autofinanziamento. Se sei Moratti, certo, non ne hai bisogno, se sei Berlusconi hai bisogno d'altro. Peró è un falso mito che col calcio si perdano soldi. E le mafie lo hanno capito.

Nel vostro libro, c'è un calciatore che è un po' il simbolo di questa commistione tra calcio e criminalità. L'ex attaccante di Lazio e Genoa, Giuseppe Sculli, nipote del boss calabrese Giuseppe Morabito.
Sculli è paradigmatico di molte cose a partire da una giustizia sportiva che, anche e soprattutto non per colpa sua, funziona male. L'indagine legata a Crotone-Messina è illuminante. Lì si parlava di capicolli per addomesticare alcuni risultati del campionato di serie B. Le prove della frode sportiva sono arrivate solo dopo gli accertamenti penali, quando l'effetto deterrente della squalifica era scomparso perché nel frattempo il calciatore aveva visto la sua carriera impennarsi. Ma anche le vicende successive dimostrano che lui si muove con una logica che dovrebbe inquietare. Prendiamo Genoa-Siena, la gara della scorsa stagione interrotta per volontà degli ultras che costringono i giocatori a sfilarsi le maglie. Sculli si copre la bocca, è l'unico a comunicare con un mondo di una tifoseria complicata. Anche là ci sono soggetti particolari, coinvolti in traffico di droga e altri eventi criminali. Dimostra per lo meno di muoversi con un certo agio in certi ambienti. Ancora, Sculli è coinvolto nelle indagini sull'ultimo calcioscommesse. Che lo vedono allacciare e gestire rapporti anche a Roma, in un giro che comprende ex esponenti della Banda della Magliana. Il che fa pensare che lui sia un elemento che può far da riferimento per certi interessi un po'ovunque, che abbia sponde in tutti i posti in cui gioca. La sua carriera avrebbe avuto un senso diverso con una condanna più severa e tempistica ai tempi dei capicolli. Forse persino a lui, se possibile, avrebbe fatto bene per migliorare.

È un discorso che vale anche per il laziale Mauri, che continua a giocare da mesi nonostante su di lui gravino accuse pesantissime per le scommesse?
In questi casi io ravviso un'enorme ipocrisia, soprattutto nelle società e nei tifosi. Non mi pare che lo considerino un esempio negativo: l'una lo fa capitano, gli altri lo elogiano e lo amano. Si fa finta di non vedere, si giustifica tutto, in nome del tifo e di contratti che sono troppo onerosi per far questioni di principio.


Mauri, Signori, Sculli. Sono i gattopardi del calcio, il terzo livello del pallone?
Il calcio è uno strano ambiente, se ci entri non ne esci più, diventando allenatore, direttore sportivo, osservatore. Ora scopriamo che l'evoluzione in peggio della specie è che puoi rimanerci anche facendo l'affarista. Chi poteva avere il background per entrare in certi mondi, per raccogliere certe voci determinanti nelle scommesse, su chi non si è allenato bene in settimana, chi si è infortunato, chi è indisciplinato o non visto dall'allenatore o chi non prende gli stipendi da un po', se non un ex calciatore? Il punto è che tutto è collegato a un mondo delle scommesse che non siamo abituati a fronteggiare e finiamo per accontentarci dello stereotipo del calciatore ingenuo e sprovveduto. Invece andrebbero vietati alcuni tipi di scommesse facilmente condizionabili, tutte quelle dalla Lega Pro in giù. Sono criminogene, perché entrano in un mondo in cui gli interessi economici sono ridotti all'osso. Qui spesso i calciatori rischiano di non essere pagati. E se sulle loro partite puoi scommettere somme ingenti, realizzando filotti milionari, allora puoi comprarti mezza squadra senza problemi. Servono interventi legislativi che presuppongono un coraggio che purtroppo faccio fatica a pensare verrà trovato.

Eppure nel vostro libro offrite alcune soluzioni per cambiare le cose.
Sono tante le cose che devono cambiare a partire dalla giustizia sportiva. Possiamo continuare a considerarla pari a qualsiasi altra giustizia privata pari a quella dei probiviri di un circolo del tennis o di un club qualsiasi? Qui parliamo di un mondo che muove milioni di euro ma dove le frodi sportive hanno profili penali assolutamente sottovalutati. Perché non creare gruppi specializzati come successo, ad esempio, per i Nas? Li abbiamo inventati noi per fermare i furti e i traffici di oggetti archeologici, ce li hanno copiati in tutto il mondo e ora perché non usarli per il calcio? È necessario migliorare il coordinamento europeo, creare un'uniformità legale internazionale in materia: abbiamo capito che le scommesse non hanno confini, che attraverso le puntate in rete il denaro viene ripulito e trasferito all'estero senza lasciare traccia e con l'avallo dello Stato che si fa complice delle cosche. È ora di prendere misure impopolari e poco spendibili a livello elettorale ma assolutamente necessarie. Altrimenti faremo la fine dei cavalli.

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Citazione di: Centurio il 26 Nov 2012, 10:48
PUBBLICO, LUNEDI' 26 NOVEMBRE (di Boris Sollazzo e Matteo Patrono)


«Soldi, potere, consenso Ecco perché il calcio è il gioco preferito dei clan»

«Sculli, Mauri, Signori. L'evoluzione della specie è il calciatore affarista»

«Maradona nella vasca dei Giuliano fu una legittimazione  sociale enorme»

«Il problema non è Lavezzi frequenti un boss ma chi fa da tramite»


«Ho più problemi ora che parlo di calcio che quando facevo i superprocessi di Camorra ». Gioca con l'ironia Raffaele Cantone mentre manda giù un caffè mattutino al bar della Suprema Corte di Cassazione dove lavora come giudice all'ufficio del Massimario. Lui che da pm della Direzione distrettuale anti-mafia ha contribuito alla condanna definitiva dei boss casalesi nel processo Spartacus e indagando sui loro affari fuori dal casertano ha svelato il tentativo di scalata criminale a un club di serie A, ha dato alle stampe un libro sui pericolosi rapporti che intercorrono tra il calcio inteso come giocatori, club, tifosi, sistema, e la mafia intesa come mafia. Si intitola Football Clan. Perchè il calcio è diventato lo sport più amato dalle mafie (Rizzoli), sembra un romanzo e Cantone, 49 anni, abbonato in curva A ai tempi del Napoli di Krol prima di entrare in magistratura, l'ha scritto col giornalista dell'Espresso Giulio Di Feo. È un racconto scomodo e coraggioso su come a partire dagli anni '80 il calcio sia diventato terreno fertile per gli interessi criminali di Camorra, Cosa Nostra, 'Ndrangheta, Basilischi, signori di Singapore. Un pezzo di società civile infiltrato e inquinato dalle cosche al pari della politica e dell'economia nazionale. Una torta troppo grande per non suscitare gli appetiti di lucro, potere e consenso della mafia postmoderna, un'agenzia di servizi in giacca e cravatta che ha scoperto nel calcio un partner ingenuo, bisognoso di soldi liquidi, sempre disposto a chiudere un occhio. Di questo ambiente colluso e connivente, Cantone consegna una radiografia da gelare il sangue ma anche una serie di proposte concrete per provare a disinfestarlo. «Perchè continuando a lasciarsi vampirizzare dalla mafia, il calcio rischia di perdere ogni credibilità e fare la fine dell 'ippica, una vecchia tradizione abbandonata da tutti». Parola di un appassionato che ogni gol del Napoli è un tuffo al cuore e una disquisizione tecnico-tattica col figlio adolescente.

Ecco cominciamo proprio dal Napoli. La settimana scorsa Ezequiel Lavezzi è tornato in città per testimoniare a un processo di Camorra e raccontare come lui, col boss Antonio Lo Russo, ci giocasse alla playstation senza sapere neanche chi fosse. Cosa ne pensa, da tifoso e da magistrato?
Questa storia, lo confesso, la trovo molto inquietante. Ed emblematica. Per un tifoso normale, avvicinare Lavezzi ed entrare in confidenza con lui o farsi una foto con Marek Hamsik come successo al boss degli Scissionisti Domenico Pagano, è proibitivo, praticamente impossibile. Qui invece, per loro, sembra facilissimo. Come si crea questa osmosi? Chi fa da tramite? Nel caso di Lavezzi a metterli in contatto sarebbe stato Marco Iorio, un imprenditore di successo che aveva pizzerie in tutta Italia e aveva capito che il calcio poteva aprirgli le strade dei salotti buoni, che la sola presenza teorica di un calciatore in società con lui (Fabio Cannavaro, ndr), dava un'apparenza diversa alla sua società e all 'intera città. Poi si è scoperto che riciclava denaro per la Camorra e le sue fortune erano legate al barone dell'usura, Bruno Potenza, detto o' Chiacchierone. Io credo pure alla buona fede di Lavezzi, è argentino, cosa sa della camorra? Magari per lui Lo Russo è un ragazzo un po' gradasso ma simpatico, che piace alle donne e ha tanti soldi in tasca e belle macchine, proprio come lui. Uno che ha una serie di interessi simili, non si pone il problema di che fa per vivere Lo Russo.

In fondo lo faceva già Maradona, 20 anni prima di lui. Cosa è cambiato da allora?
Frequentando la casa dei Giuliano, facendosi fotografare nella loro celebre vasca a forma di conchiglia, Maradona opera una legittimazione incredibile della Camorra in una città che lo ama alla follia. Non si fa ricevere in una casa lussuosa di Posillipo o a Capri. No, va a Forcella, che all'epoca aveva ancora i tubi innocenti del terremoto, un quartiere degradato con una casa principescamente arredata. Magari i Giuliano erano simpatici e Luigino Giuliano componeva belle poesie e belle canzoni, e per questo piacevano a Maradona, però lui per loro rappresentava una legittimazione sociale enorme. E parliamo di uno che il totonero. E quale legittimazione maggiore poteva esserci per il creatore di quel gioco e di quel sistema che la conoscenza col grande Diego? Manifestare di avere rapporti così ad alto livello era per tutti una garanzia. L'orga - nizzazione mafiosa rispetto alla società civile è ancora più affamata e bisognosa di immagini e simboli, e lui glieli diede. Aver portato Maradona a Forcella ha un effetto clamoroso sul prestigio criminale ed economico del clan. Lo Russo aveva interesse a incontrare Lavezzi per gli stessi motivi.

Ha mai creduto alle rivelazioni dei pentiti sullo scudetto dell'88 venduto alla Camorra per non far saltare il banco del totonero?
Io sono abituato a ragionare sui fatti e certe dichiarazioni non sono suffragate dai fatti, molti di quei pentiti hanno parlato di voci che hanno sentito, nessuno è stato mai in grado di raccontare episodi specifici che potessero dimostrarlo. Da tifoso posso anche ammettere di aver notato delle stranezze, ma invito tutti ad essere molto attenti, perché dar credito a certe voci alimenta il mito. Naturalmente i rapporti di Maradona con certi ambienti possono suffragare certe dicerie, anche perché senza Diego consenziente non si poteva certo perdere uno scudetto. Il pibe piuttosto è l'emblema dell'effetto sanante del successo. Se porti risultati, ti si perdona tutto, un po' come avvenne per il primo calcioscommesse e poi per Calciopoli, sgonfiati dalle vittorie ai mondiali del 1982 e del 2006. Di fronte a un grande calciatore si può chiudere un occhio. Anzi, tutti e due. Pensate all'associazione «Te Diegum», ancora in piedi: gioca sulla sacralità del Te Deum, e ad essa nell'epoca d'oro partecipava il meglio della classe dirigente partenopea. Era un'associazione nata con un assunto molto semplice: Maradona non si discute, si ama. E «Te Diegum» oggi sostiene che Maradona può venire a Napoli quando vuole, che nessuno se ne frega nulla della storia dell'evasione fiscale. Questo meccanismo mi sembra difficile riscontrarlo in altri campi: è come se i vizi privati di un politico venissero perdonati perché è un vincente. Oddio, forse è successo, ma in modo diverso.

Lei si è occupato in prima persona della scalata dei Casalesi alla Lazio. Una vicenda che comincia con uno sconosciuto industriale di Mondragone, Giuseppe Diana, che propone a Lotito di sponsorizzare la squadra in Europa pagando in contanti.
Non voglio difendere Lotito, ma almeno in questo caso si trovava in una situazione molto complessa, doveva fronteggiare una serie di problemi dovuti alla gestione Cragnotti che aveva affidato merchandising e organizzazione delle trasferte agli ultras: c'era un gruppo di tifosi che lo faceva di mestiere e con interessi economici consistenti. Tanto che per il cambio di rotta Lotito subisce contestazioni e minacce da parte di una tifoseria legata all 'estrema destra e ambienti criminali tipici di un certo milieu romano. Lotito capisce che c'è qualcosa che non torna in quella proposta: Diana distribuisce gas e solo nella provincia di Caserta. Perché spendere un milione di euro per far pubblicità a un prodotto che è pure in via di estinzione sul mercato a causa del metano? La risposta, francamente, sembra solo una. E così deve essere sembrato anche al presidente della Lazio. Che rifiutò ma non denunciò nulla.

E il ruolo di Long John Chinaglia, il volto della fantomatica industria farmaceutica ungherese dietro cui si nascondevano i casalesi per riciclare i loro proventi illeciti nascosti all 'estero?
Credo che Chinaglia sia stato più ingenuo che disonesto. Ricordo ancora uno strano commercialista che tentò di acquistare il Napoli di Ferlaino con dei Cct falsi, poi fu scoperto e la cosa saltó. La verità è che quando entri in questi mondi, esistono meccanismi di sostanziale autofinanziamento: ti rivolgi alle banche, hai un brand particolarmente forte da mettere sul mercato e loro ti finanziano e vai avanti. Certe squadre sono materiale finanziabile e garantiscono rapporti con una serie di mondi che per i più bravi possono portare a un autofinanziamento. Se sei Moratti, certo, non ne hai bisogno, se sei Berlusconi hai bisogno d'altro. Peró è un falso mito che col calcio si perdano soldi. E le mafie lo hanno capito.

Nel vostro libro, c'è un calciatore che è un po' il simbolo di questa commistione tra calcio e criminalità. L'ex attaccante di Lazio e Genoa, Giuseppe Sculli, nipote del boss calabrese Giuseppe Morabito.
Sculli è paradigmatico di molte cose a partire da una giustizia sportiva che, anche e soprattutto non per colpa sua, funziona male. L'indagine legata a Crotone-Messina è illuminante. Lì si parlava di capicolli per addomesticare alcuni risultati del campionato di serie B. Le prove della frode sportiva sono arrivate solo dopo gli accertamenti penali, quando l'effetto deterrente della squalifica era scomparso perché nel frattempo il calciatore aveva visto la sua carriera impennarsi. Ma anche le vicende successive dimostrano che lui si muove con una logica che dovrebbe inquietare. Prendiamo Genoa-Siena, la gara della scorsa stagione interrotta per volontà degli ultras che costringono i giocatori a sfilarsi le maglie. Sculli si copre la bocca, è l'unico a comunicare con un mondo di una tifoseria complicata. Anche là ci sono soggetti particolari, coinvolti in traffico di droga e altri eventi criminali. Dimostra per lo meno di muoversi con un certo agio in certi ambienti. Ancora, Sculli è coinvolto nelle indagini sull'ultimo calcioscommesse. Che lo vedono allacciare e gestire rapporti anche a Roma, in un giro che comprende ex esponenti della Banda della Magliana. Il che fa pensare che lui sia un elemento che può far da riferimento per certi interessi un po'ovunque, che abbia sponde in tutti i posti in cui gioca. La sua carriera avrebbe avuto un senso diverso con una condanna più severa e tempistica ai tempi dei capicolli. Forse persino a lui, se possibile, avrebbe fatto bene per migliorare.

È un discorso che vale anche per il laziale Mauri, che continua a giocare da mesi nonostante su di lui gravino accuse pesantissime per le scommesse?
In questi casi io ravviso un'enorme ipocrisia, soprattutto nelle società e nei tifosi. Non mi pare che lo considerino un esempio negativo: l'una lo fa capitano, gli altri lo elogiano e lo amano. Si fa finta di non vedere, si giustifica tutto, in nome del tifo e di contratti che sono troppo onerosi per far questioni di principio.


Mauri, Signori, Sculli. Sono i gattopardi del calcio, il terzo livello del pallone?
Il calcio è uno strano ambiente, se ci entri non ne esci più, diventando allenatore, direttore sportivo, osservatore. Ora scopriamo che l'evoluzione in peggio della specie è che puoi rimanerci anche facendo l'affarista. Chi poteva avere il background per entrare in certi mondi, per raccogliere certe voci determinanti nelle scommesse, su chi non si è allenato bene in settimana, chi si è infortunato, chi è indisciplinato o non visto dall'allenatore o chi non prende gli stipendi da un po', se non un ex calciatore? Il punto è che tutto è collegato a un mondo delle scommesse che non siamo abituati a fronteggiare e finiamo per accontentarci dello stereotipo del calciatore ingenuo e sprovveduto. Invece andrebbero vietati alcuni tipi di scommesse facilmente condizionabili, tutte quelle dalla Lega Pro in giù. Sono criminogene, perché entrano in un mondo in cui gli interessi economici sono ridotti all'osso. Qui spesso i calciatori rischiano di non essere pagati. E se sulle loro partite puoi scommettere somme ingenti, realizzando filotti milionari, allora puoi comprarti mezza squadra senza problemi. Servono interventi legislativi che presuppongono un coraggio che purtroppo faccio fatica a pensare verrà trovato.

Eppure nel vostro libro offrite alcune soluzioni per cambiare le cose.
Sono tante le cose che devono cambiare a partire dalla giustizia sportiva. Possiamo continuare a considerarla pari a qualsiasi altra giustizia privata pari a quella dei probiviri di un circolo del tennis o di un club qualsiasi? Qui parliamo di un mondo che muove milioni di euro ma dove le frodi sportive hanno profili penali assolutamente sottovalutati. Perché non creare gruppi specializzati come successo, ad esempio, per i Nas? Li abbiamo inventati noi per fermare i furti e i traffici di oggetti archeologici, ce li hanno copiati in tutto il mondo e ora perché non usarli per il calcio? È necessario migliorare il coordinamento europeo, creare un'uniformità legale internazionale in materia: abbiamo capito che le scommesse non hanno confini, che attraverso le puntate in rete il denaro viene ripulito e trasferito all'estero senza lasciare traccia e con l'avallo dello Stato che si fa complice delle cosche. È ora di prendere misure impopolari e poco spendibili a livello elettorale ma assolutamente necessarie. Altrimenti faremo la fine dei cavalli.
ma chi sono questi? ma perchè postate questa robaccia? io ignorerei questa stampucola di faziosi che nomina chi vuole a seconda di chi squadra rappresenta, quelli del napoli tutti bravi ragazzotti in buona fede, i nostri inquietanti e collusi! che schifo!

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Tal Cantone é un magistrato antimafia. Cosí, tanto per far capire l'aria che tira.

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Citazione di: Centurio il 26 Nov 2012, 10:58
Tal Cantone é un magistrato antimafia. Cosí, tanto per far capire l'aria che tira.
se un magistrato si fa condizionare dal tifo per dare giudizi siamo messi proprio bene!!

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Buongiorno, credo che ci voglia qualcosa di eclatante, un messaggio forte, mi fido di De Martino


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