Come molti di voi ero a Bologna la settimana prima. Ricordo il rientro a Milano fatto senza pronunciare una parola. Meglio così perché se, quel pomeriggio avessi dovuto dar voce ai miei pensieri, uno ZOT enorme avrebbe devastato la pianura padana.
Il 14 maggio, come tutti, ero rassegnato ma, armato di una dose mortale di nicotina e catrame, di accendino e, ahimè, telecomando, mi misi sul divano. Quel divano ... (Lo sto guardando e gli voglio tanto bene).
"A Si', a che ora finisce la partita? Lo sai che abbiamo la messa della pre-cresima di tua figlia alle 5 e mezza, vero?"
Poi è iniziato il calvario ... ogni tanto veniva mia moglie e dirmi qualcosa. Sinceramente non so cosa mi possa aver detto. Credo di averle prestato meno attenzione di quanta, di solito, gliene dedichi quando la mattina alle sette meno quattro, ovvero un minuto dopo avermi svegliato e tre minuti prima che esca per andare, lei, a lavorare, mi impartisce istruzioni importantissime relative alla gestione della casa nel l'intervallo 6:59 - 8:25 quando prendo il terzo caffè e un minimo di coscienza del mio essere un esponente del genere umano. Quando sono usciti, lei, la bimba ed il piccolo (aveva 7 anni e mezzo), credo di aver farfugliato qualcosa tipo "arrivo subito" (ma il pensiero era, sicuramente, "non rompere il cazzo, non lo vedi che me sto a morí?") ed ho continuato la mia passione.
Le pezze sotto le ascelle avevano ormai raggiunto il livello di guardia e si stavano unificando su schiena e addome. Unghie finite, pellicine delle dita ... see, andate anche quelle ad inizio secondo tempo di Perugia, si stavo prospettando la sola possibilità di attaccare le ossa delle falangette. Il figlio più grande era asserragliato in camera sua, con la radio, il computer e non so quale sito, magari questo forum o quell'altro ...
Al fischio finale di Collina la corsa verso lui ed il frontale in corridoio, le lacrime, il telefono con papà, il correre schizofrenico tra lo schermo della televisione per vedere ed invidiare voi che c'eravate davvero sul quel prato ed il telefono (quello fisso, in corridoio) dove arrivavano telefonate da amici, parenti e conoscenti che volevano toccare con mano il mio stato d'animo (forse per poter dire un giorno, io ho sentito al telefono quello che dice un vero pazzo). Poi da buon agnostico ... la messa. Per andare alla chiesa si passa davanti ad un pub che trasmette le partite che era affollato di facce scure e sciarpe bianconere. All'angolo i venditori di bandiere avevano l'aria di quelli che hanno buttato alle ortiche una domenica pomeriggio e guardavano le nostre sciarpe bianco azzurre con stupore. Entrammo in chiesa (parrocchia dell'Incoronata in corso Garibaldi) con le sciarpe in pugno aprendoci un varco tra i fedeli (probabilmente puzzavamo tanto, ma tanto tanto, di sudore e di gioia).
Giulia, dall'altare dove stava a due metri da Cristo in Croce e da don Enrico, ci vede, capisce ed alza i pugni al cielo!
Il giorno dopo andai in ufficio con la sciarpa e, dopo, prima di tornare a casa, andai a comprare due cordless.
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