L'aspetto economico è marginale nell'arrivederci di Tommaso. Non sono 400.000 euro che cambiano la vita della Lazio. E non è un addio, ma un dolce arrivederci. Tommaso, come già qualcuno ha scritto, ha rappresentato il punto fermo della Lazio di Lotito, la bussola a cui aggrapparsi mentre il mare era in tempesta. Nove anni di attaccamento alla maglia, nove come il numero del centravanti che ci ha sempre inorgoglito, che ha purgato i riommici più volte, che ha regalato lampi di classe nella lugubre atmosfera dell'Olimpico. Uno su tutti: il capolavoro contro la Sampdoria.
Allo stadio o sul divano, anche quando cabala e logica ci erano contro, Tommy era la nostra speranza; speranza di una zampata da giaguaro in quegli spazi che solamente lui sapeva e sa trovarsi. In serie A nessuno come lui sa dettare il passaggio e creare rette invisibili in cui far filtrare il pallone. Un grande in un periodo storico difficile per la nostra Lazio. Il capitano dell'era Lotito, più di Ledesma e Mauri. All'Inter che gioca con tre attaccanti avrà modo di ritagliarsi una nicchia per farsi amare anche sotto la nebbia. Per un po' di tempo, ma sono sicuro che lo rivedremo da queste parti.
Retoricamente, posso dire che si chiude un'epoca, senza attriti né rancori ma con immensa gratitudine. Per le decine di gol, per quella mano a formare una L, per il gol a Pechino. Ma soprattutto per essere stato il capitano di una nave nella bufera. Grazie Tommasino.