(Il Fatto Quotidiano 13.04.2010)
OGNI MALEDETTA DOMENICA
BISCOTTI AVVELENATI
L'ipocrisia del mondo del calcio è funzionale al sistema: sempre gli stessi a guidare il gioco
(di Oliviero Beha)
Roma capoccia, sia pure con un punto solo di vantaggio e cinque partite da giocare. Ma il calendario è favorevole, spuntata la Lazio domenica prossima le cose psicologicamente si potrebbero mettere bene, l'Inter ha poi due settimane alla catalana, e insomma se il tifoso romanista non spera ora non si sa davvero quando dovrebbe sperare. Solo che il famoso o famigerato sorpasso è avvenuto dopo una settimana di polemiche. Prima le nuove trascrizioni di vecchie telefonate non discusse né approfondite dall'indagine di Calciopoli (e smettetela di chiamarla Moggiopoli, fate un torto alla verità complessiva e sopravvalutate Moggi: c'era dentro come gli altri...). Poi la teoria del "biscotto" tra Fiorentina e Inter, sviluppatasi tra radio, Internet e giornali alla vigilia dell'anticipo di sabato. Se è per questo, anche ora mentre scrivo è vigilia di un Fiorentina-Inter, ritorno di semifinale di Coppa Italia buona per l'Europa League, quindi "soltanto"per la Fiorentina, essendo l'Inter comunque in Champions, titolata e scudettata oppure no. In calcese, la lingua degli addetti ai lavori, "biscotto" è un dolce speciale: tu mi dai una cosa a me, io ti do una cosa a te. Nel caso specifico, sarebbe stato uno scambio. I 3 punti sabato per l'Inter a Firenze, la semifinale alla Fiorentina oggi. Vedete, l'unica cosa certa è che Fiorentina e Inter hanno pareggiato, comunque sia. E poi che l'ipotesi di un "biscotto" era tutt'altro che da escludere, almeno in linea teorica. Chi si scandalizza è come minimo un ipocrita. Se è un tifoso becero alla lettera "ignorante", che nulla sa, sarebbe anche giustificato. Vorrebbe dire che ignora come sia andato e come vada spesso il pallone, con tanti interessi dietro, dai soldi indiretti (devi arrivarci) dei diritti tv, alle scommesse largamente diffuse in tutto il settore e a tutti i livelli, alle partite barattate o "biscottate" con il calcio-mercato che in realtà dura tutto l'anno. Non c'è un solo procuratore di giocatori o tecnici che in buona fede possa negare questo andazzo: nei casi migliori tace, nei casi più ipocriti nega sdegnosamente. Ho sentito di presidenti che dicono "non è possibile": mentono per la gola, e lo sanno benissimo, anche perché, fosse soltanto in parte per millanteria da ristorante, ne avranno sentite di tutti i colori. Mi commuovo leggendo che Massimo Mauro, giocatore, dirigente (fu presidente del Genoa per meno di un anno in quota Ds di cui era parlamentare), commentatore tv, sostiene che "quel che conta è il calcio giocato".
Logica e ragione prese a calci
Fa bene a sbeffeggiare così noi, la storia, la cronaca e la logica, altrimenti dovrebbe cambiare lavoro. Ma anche lui sa benissimo come gira e raggira questo mondo, e se lo nega incurante del ridicolo lo fa per motivi "seri". Anzi, serissimi. Continui su questa china e ci dica che il mondo del calcio è pulito, che in questi anni attraversati da lui in vari ruoli non ha mai neppure lontanamente sentito parlare di partite truccate, combinate o condizionate, e che infine "Calciopoli" è una bufala organizzata per chissà quali motivi. Sarebbe d'aiuto e non canzonerebbe i lettori. Magari spiegando che era sì una bufala, ma che i vertici federali l'hanno fatta passare per uno scandalo serio, con tutte le sentenze del 2006, perché c'era bisogno di "una ventata di novità": Ecco, gli suggerisco questa formula: c'era soltanto bisogno di una ventata di novità, in un mondo irreprensibile in tutte le sue componenti, arbitri compresi.
Ma lasciando il caso-Mauro, ovviamente inteso come categoria, al suo destino ipocrita (etimologicamente l'ipocrisia in greco significa "rappresentazione", chi pensa una cosa e ne dice un'altra), ritorniamo al tifoso, merce interessantissima perché poi ce la ritroviamo dal calcio alla politica e a tutto il resto. Il tifoso pensa che vogliano fregare lui e la sua squadra. Ma è contentissimo se riesce a fregare gli altri e le altre squadre. Voglio dire che al tifoso romanista non viene in mente che il portiere dell'Atalanta abbia avuto dei cattivi Consigli, bensì – e giustamente, fino a prova contraria – soltanto che abbia fatto un"paperone" in una partita decisiva per la Roma. Ma anche per l'Atalanta. Anzi, il tifoso più sofisticato eccepisce: ma ti pare che se voleva far segnare la Roma l'avrebbe fatto in modo così clamoroso? Elementare, Watson, anche se in teoria varrebbe anche il ragionamento opposto. Se devi dire una bugia dilla grossa... Ma questi sono solo ragionamenti, esattamente come quelli che si potevano e si possono fare sul "biscotto" non biscottato tra Fiorentina e Inter. Si dice: hanno pareggiato, dunque era una bufala anche questa. Può essere, ovviamente. Ma con la stessa facoltà critica che il mondo del calcio rimuove per antonomasia (se no che "tifo" sarebbe?), potrei obiettare che in teoria proprio i due giorni di can can sul "biscotto" potrebbero aver fatto rientrare qualunque progetto accomodante. Prima o poi la storia verrà fuori, se esiste, e capiremo il grado di bufala o il grado di "rinsavimento" degli attori della pièce. Mi preme qui domandare al lettore, meglio se romanista: ma se non ci fosse stata di mezzo la Roma e il fatidico "sorpasso", il "biscotto" eventuale avrebbe suscitato qualche interesse? Detto altrimenti, la regolarità del campionato e la cosiddetta (davvero "cosiddetta") lealtà sportiva delle carte federali, ha ancora qualche diritto di cittadinanza? Oppure è solo una forma di interesse mascherata da bisogno di trasparenza, per cui l'arbitro che fischia per te va bene, quello che fischia per i tuoi avversari va male, e la questione arbitrale nel suo complesso non importa davvero un ette a nessuno? Sono preoccupato di questa piega, perché ci porterebbe a ragionare del "tifo" in politica. Non voglio divagare. Torniamo allora a Calciopoli. Di arbitri, di regolarità del campionato, di subornazioni, di sudditanze, di "regali" (come sentirete in aula a Napoli) pur sempre si tratta. Si dice: ma l'apertura di una Calciopoli bis da parte della Procura della Federcalcio non smacchia Moggi. Verissimo, non faccio di mestiere il tintore. Ma se venisse fuori che nel "pasticcio del pallone" hanno tutti la coda di paglia, e chi più chi meno secondo il potere a disposizione tutti o "baravano" se potevano o almeno e come minimo non denunciavano i "bari" sapendo che c'erano contanto di nome e cognome? Mi si obietta: ma gli onesti avevano paura.
Il sistema allargato di Calciopoli
Allora da un lato non dovrebbe uscir nulla sugli altri, sugli "onesti", oltre alla "discarica Moggi", dall'altro tutti pensavano che il potere sportivo, la Federcalcio, la giustizia federale non potevano o non volevano fare quella pulizia di cui poi per quattro anni si sono vantati. Se il sistema era questo, assolutamente discutibile e naturalmente riprovevole secondo il metro della lealtà sportiva, era questo perché era tollerato e favorito da chi teneva il timone, in Federazione o nella Lega dei club. E noi abbiamo dunque accettato la pantomima che il calcio fosse una cosa "brutta"con Moggi e una cosa "bella" senza Moggi, sapendo gli addetti benissimo che le cose non stavano affatto così? Altro che ipocrisia, qui saremmo al mendacio industriale e professionista, alla complicità "mafiosa" di chi sa e tace quando non addirittura sa, fa e se ne approfitta. Grazie che poi i tifosi juventini in una sorta di "class action" vogliono portare in Tribunale l'attuale dirigenza della Juve: se Elkann e soci sapevano "come va il mondo", bè allora hanno scaricato Moggi per altri motivi. Che cosa c'entri il mio discorso, questo che faccio da anni senza aspettare Calciopoli bis, con il "tutti colpevoli tutti innocenti", alla Craxi, lo sa il cielo e la voglia di fraintendere e di mistificare. La vera domanda più generale è: Moggi o non Moggi, Moratti o non Moratti, Galliani, Abete, Collina eccetera, questo calcio vi sta bene così oppure pensate che il livello di sospettabilità sia salito oltre il tollerabile, per cui nessuno scommetterebbe più sulla regolarità di niente? Certo, capisco che è più facile porre questo interrogativo ad addetti ai lavori e tifosi collegati a chi perde, magari danneggiato da"biscotti" od "orrori" (con la o) arbitrali, piuttosto che a chi sta tifando per chi vince. Ma almeno stracciamo questo lenzuolone di ipocrisia che copre il calcio per ridurne l'impresentabiltà. Ne guadagnerebbe non solo il pallone ma l'intero sistema-paese che ha mutuato dalla rotondolatria un atteggiamento critico che in politica ci fa–all'estero–ridere dietro... Anche perché, gratta gratta, sono sempre gli stessi. Diffidate, diffidate, qualcosa resterà per dirla alla Bacone, Rousseau e Voltaire, tre che ci potrebbero portare in Champions...