questione oltremodo complicata. la posta è altissima
nel nome della "lazialità" - neologismo dai contenuti talmente incerti da risultare a me incomprensibile - in questi anni si è venuta costruendo l'immagine di una Lazio totalmente altra da quella "gestita" dalla attuale presidenza. un'altra Lazio, che si pretende e si presenta in perfetta continuità con la Lazio di zenobi e pino wilson, di lenzini e bob lovati, di cragnotti e d'amico, degli eagles supporters e di lazialità in tv, degli irriducibili e dei Lazio club, di chinaglia e dei meno nove, del manipolo di Catanzaro e della invasione rabbiosa e festante del San Paolo per gli spareggi
la Lazio insomma che celebra se stessa, la sua storia e la sua immagine, nella festa-fondazione dello scorso anno al teatro tenda di Tor di Quinto. una Lazio che si pretende e sipresenta totalmente diversa, estranea e ostile a quella che lotito si "ostina" a gestire da sei anni. una Lazio che ha i suoi canali di comunicazione, le sue radio, i suoi giornali, le sue trasmissioni televisive, i suoi intellettuali (nessuno si offenda), la sua ideologia (nel senso di visione semplificata e schematizzata delle cose). potremmo dire: weltanschauung, consenso e strumenti del consenso. un meccanismo abbastanza ben rodato che nel corso degli anni è riuscito a scarnificare con buona forza la "Lazio reale" messa faticosamente in piedi da lotito
lotito da parte ha contribuito non poco a rafforzare l'immagine dell'altra Lazio che cresceva prepotentemente accanto alla "sua" Lazio. sia sottovalutando completamente il piano della comunicazione, sia affidando la crescita del consenso intorno al suo progetto di ricostruzione della Lazio unicamente o quasi ai risultati del campo. un combinato devastante, nel quale i risultati pure importanti che si riusciva a ottenere venivano puntualmente derubricati a episodi casuali e insignificanti, mentre gli insuccessi e le cadute venivano sbandierate come l'essenza stessa del "lotitismo"
oggi si vuole invertire questa tendenza e dotare questa Lazio, la Lazio reale, di suoi strumenti di in/formazione culturale, di suoi strumenti del consenso. si accetta - implicitamente, beninteso - il confronto/scontro sul piano ideologico, storia contro storia, modello contro modello, fatti e parole degli uni, fatti e parole degli altri
la scelta a me sembra giusta e assolutamente motivata. il rischio però, lo ripeto, è altissimo. scadere nella propaganda significherebbe devastare piuttosto che costruire; nascondere i fatti o mistificarne la natura, nel tempo della comunicazione globale, significherebbe spazzare via qualsiasi livello (o residuo) di credibilità. se operazione di verità dovrà essere - operazione di cui questa Lazio ha un bisogno estremo - si eviti di cadere nei solchi tracciati con spregio dai tanti minculpop che in questi anni hanno costruito il loro soccesso (?) sulle lacune e sulle incertezze della società. serve una informazione, o se vogliamo una comunicazione serena, sobria, chiara, puntuale, capace di parlare alla gente, di spiegare le scelte, di ragionare sugli errori, di confrontarsi sul futuro
si può fare. buon lavoro
per la Lazio, come sempre