Rioma: dopo gli americani arrivano gli arabi

Aperto da PaperoGiallo, 20 Feb 2013, 15:58

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Roma, lo sceicco da 1.000 euro: gli è stato rifiutato anche un piccolo credito
di Rosario Dimito

ROMA. Il presunto sceicco della Roma è in mora con le banche di 4 mila euro. Non solo, ma nei primi giorni di gennaio ha chiesto alla filiale di Roma di un grosso istituto del nord, un'apertura di credito di 1.000 euro, non concessagli.

Tutto questo evidententemente perchè dalle carte riservate in possesso di alcuni banchieri ai quali Adnan Adel Aref Qaddumi (o Quaddumi) si è rivolto, risulta che le sue proprietà sono solo sulla carta o quasi. Eppure secondo gli americani di James Pallotta, dalla due diligence effettuata emergono «disponibilità finanziarie idonee a effettuare questo tipo di operazioni». Cioè a entrare nel capitale della As Roma SVP LLC, versando circa 50 milioni. Il termine è giovedì 14 marzo. Dopodomani. Ma sarà vero? Ecco l'amara realtà sull'arabo, come risulta dalla documentazione inedita in possesso dei banchieri. Anche di Unicredit che ha avuto a che fare con l'uomo d'affari nato a Nablus in Giordania il 9 marzo 1959: quindi sabato scorso ha compiuto 54 anni.

I MISTERI SUL NOME
Unicredit l'ha registrato perchè l'arabo deve aver bussato per aprire qualche rapporto di credito rimasto, però, senza seguito. Così come ha fatto una grossa popolare del nord che non gli ha concesso un'apertura di credito di appena 1.000 euro chiestagli ai primi dell'anno. Il no al piccolo prestito probabilmente si spiega con la presenza dell'arabo nelle partite in sofferenza evidenziate dalla centrale rischi di Bankitalia, cioè il database che annota gli affidamenti fatti ai singoli clienti, da cui risulta che c'è un debito di 4 mila euro non restituito a qualche banca italiana. Ma i misteri sul pretendente della Roma non finiscono qui. Partiamo dal nome. Nelle carte a disposizione dei banchieri risulta che si chiama Adnan Adel Aref Qaddumi. Della coda del cognome «al Shtewi» non c'è traccia da nessuna parte.

IL BILANCIO 2011
Così come in calce al bilancio 2011 (l'ultimo depositato) di Amyga oil & gas holding srl, società specializzata nell'assunzione di partecipazioni di controllo escluso holding di gruppi finanziari, c'è la sua firma, visto che ne è presidente e azionista di maggioranza (60%): Adnan Adel Aref Quaddumi, come si legge nella riproduzione in questa pagina. C'è di più, a rafforzare il cognome Quaddumi compare una postilla, da lui controfirmata, nella quale dichiara che il documento è autentico. Amyga oil & gas ha chiuso il bilancio 2011 con una perdita di 797 euro, a fronte di attivi pari a 9.239 e un patrimonio netto di 9.203.

SOCIETÀ INATTIVE
Tra i conti d'ordine la sorpresa. «Tra gli impegni è allocata la posta di 1.605.714,51 euro - si legge - che deriva dalle iniziali singole attribuzioni che hanno origine dalla sottoscrizione di contratto preliminare di costituzione di apposita società di diritto saudita "Assir Hi Tech International Group for Commerce Industry and Contracting ltd". Il preliminare prevede la partecipazione futura al 54% del capitale sociale della newco da parte della nostra società, con versamento di iniziali 2 milioni di dollari».
Qaddumi possiede, inoltre, il 60% di Amyga srl, società inattiva, dall'oggetto sociale indefinito e presiede Fagnus, un'altra società non in attività. Infine è presidente di Technofin holding di Gallarate, anch'essa sulla carta. In Amyga srl ha un socio di minoranza, anche lui in contenzioso con il Creberg.

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(12/03/2013) On Air
Qaddumi a Te la do io Tokyo: 'Nessun debito con le banche, ecco le prove'

Queste le parole dello sceicco Adnan Adel Aref Qaddumi inviate via mail alla redazione di Te la do io Tokyo su Centro Suono Sport 101.5.

"La relazione della EURISC (CRIF) mostra che non c'è stata nessuna sofferenza economica, smentendo l'articolo pubblicato oggi sul 'Messaggero'.

Tutti quelli che hanno lavorato con me e per me, tra cui anche il governo USA, non possono che parlare bene della mia persona. In questo momento ho bisogno di tranquillità e articoli come quello di oggi mi fanno solo male".

Questi i documenti della CRIF che riceviamo e pubblichiamo:



PILØ

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Uno sceicco con un limite di 1300 euro...

Stiso

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Citazione di: PILØ il 12 Mar 2013, 13:06
Uno sceicco con un limite di 1300 euro...

Appunto.... Sono così [inserire l'aggettivo che preferite] che non si rendono conto che pubblicare questo tipo di documenti non fa altro che rafforzare la posizione di chi pensa, fatti alla mano, che di sostanza dietro al fantomatico sceicco ce ne sia davvero poca.

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massirosa73

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Aveva requisiti economici molto più importanti, la cordata lazionettica di qualche anno fa :pp

RubinCarter

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Roma, altri dubbi sullo sceicco
Però Pallotta ci spera ancora


Baldini e Zanzi in missione dal presidente. . Al Qaddumi: «Non sono in difficoltà». Ma la deadline è vicina


ROMA - Lo sceicco Adnan Adel Aref al Qaddumi è arrabbiato. Ce l'ha con chi, a meno di 24 ore dalla scadenza fissata dal contratto preliminare firmato con James Pallotta per entrare nella Roma, continua a sollevare dubbi sulla sua disponibilità finanziaria. «Non c'è nessuna difficoltà economica», ha fatto sapere ieri a Centro Suono Sport, rispondendo a un articolo apparso sul Messaggero che faceva riferimento ai suoi presunti problemi economici per i quali, a inizio anno, gli sarebbe stata negata, da parte di un importante istituto bancario del nord, un'apertura di credito di 1000 euro. «La relazione della Eurisc - è il contenuto della mail inviata alla redazione della radio - mostra che non c'è stata nessuna sofferenza economica, tutto è a zero. Tutti quelli che hanno lavorato con me e per me, tra cui anche il governo Usa, non possono che parlare bene della mia persona. Ho bisogno di tranquillità e questi articoli mi fanno solo male».
Si è però giunti al momento delle decisioni: se è vero che la data fissata con la Roma può non essere vincolante, lo è altrettanto che uno slittamento senza motivazioni convincenti sarebbe interpretato dalla società come una rinuncia da parte dello sceicco. Anche di questo ad Austin, in Texas, stanno parlando in queste ore James Pallotta insieme a Franco Baldini e a Italo Zanzi. La due diligence americana ha verificato l'esistenza del fondo arabo, ora al Qaddumi deve dimostrare di potervi accedere. Ma Pallotta non ha assolutamente perso la speranza di avere un socio pronto a garantire liquidità alla società giallorossa.

Dal punto di vista societario è stata una giornata importante perché è stata varata la As Roma Club Away, una fidelity card che consentirà a chi non ha sottoscritto la tessera del tifoso di tornare in trasferta.
Notizie dal campo. Gli esami per Torosidis hanno escluso lesioni. Marquinhos ha svolto una parte del lavoro con i compagni e una parte da solo. Si è rivisto in campo, per la prima volta dall'operazione al menisco, anche Mattia Destro: l'obiettivo è il derby. Pjanic potrebbe tornare contro il Palermo, Osvaldo non si è allenato per un'infiammazione al ginocchio sinistro ma già oggi dovrebbe essere a disposizione.

Gianluca Piacentini
13 marzo 2013 | 10:50

http://roma.corriere.it/roma/notizie/sport/13_marzo_13/roma-dubbi-su-sceicco-212157730546.shtml

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Alexia68

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Ah Quaddumi, ma che credibilità vuoi avere, se per giustificarti mandi 'na mail a centro suono sport !!!
roba da matti.

Cialtron_Heston

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Cialtron_Heston

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Domani scade l'ultimatum,come andrà a finire?
Speriamo in una proroga :)


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robylele

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donne e uomini di poca fede, tra poche ore lo sceicco saprà stupirvi.




:sisisi:

PILØ

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Citazione di: Cialtron_Heston il 13 Mar 2013, 16:42
Domani scade l'ultimatum,come andrà a finire?
Speriamo in una proroga :)
Si ritira perché offeso da tutte le false voci messe in giro da qualche laziale invidioso. :=))

Biafra

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Ma secondo voi,
nell'ipotesi in cui lo sceicco di Perugia i soldi li metta, (e secondo me li metterà visto che altrimenti probabilmente non sarebbero neanche più in grado di pagare gli stipendi e tutta sta messinscena finirebbe miseramente all'istante )

nessuno tra,
Agenzia delle Entrate,
Procura della Repubblica di Roma,
Guardia di Finanza,
CONSOB,
Banca d'Italia - Ufficio anti riciclaggio (se esiste),
e soprattutto la liberissima e impavida stampa italiana...

per tranquillizzarci tutti,
investigherà mai sull'origine di questi soldi ?


Sicuramente lo sceicco è pieno di soldi puliti, ma trattandosi di 50 milioni di euro è bene che non ci siano dubbi, no?
Da Italiano vorrei essere certo che la sopravvivenza della seconda squadra di Roma sia garantita da soldi puliti, non voglio credere che sia sufficiente creare una società nel paradiso fiscale del Delaware per bypassare allegramente tutta la normativa anti riciclaggio italiana e comunitaria.


Biafra

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Per chi volesse approfondire:

fonte: http://www.nonconimieisoldi.org/senza-categoria/italia-%E2%80%93-delaware-sola-andata/

Italia – Delaware, sola andata
2 AGOSTO 2012
di Andrea Baranes – Fondazione Culturale Responsabilità Etica

"Ci sono imprese nel Delaware che non hanno nessun conto corrente negli USA, nessun obbligo di documentazione, nessuno sa nemmeno a chi appartengano realmente". A tracciare questo quadro inquietante non è una qualche organizzazione che lotta per una maggiore giustizia fiscale e sociale. E' il presidente della Borsa Valori delle Isole Cayman che in un'intervista al New York Times arriva a dichiarare pubblicamente che dovrebbe esserci un livello minimo di regole alle quali adeguarsi e che il Delaware dovrebbe essere obbligato ad adattarsi agli stessi standard delle Isole Cayman. :rotfl:

Peggio di quello che è nell'immaginario collettivo il peggiore paradiso fiscale del pianeta? L'articolo del New York Times non mette unicamente in luce il ruolo del Delaware nel permettere e favorire pratiche fiscali scorrette. L'evasione fiscale è il meno. Nelle parole della rete internazionale Global Financial Integrity, l'articolo mostra nel dettaglio come "il più antico Stato dell'unione facilita alcuni dei crimini più ripugnanti, consentendo a trafficanti d'armi, lobbisti corrotti e spacciatori di droga, tra gli altri, di nascondere nell'anonimato le proprie attività, mettendole al riparo dalla legge dietro la facciata di un'impresa legittima registrata negli USA".

Uno degli atout, se così si può dire, del Delaware, è l'esistenza giuridica delle LLC, imprese che permettono agli stranieri di non pagare tasse sulle operazioni commerciali e gli utili realizzati al di fuori degli USA. A questo si somma la possibilità di intestare le proprie società a dei prestanome, nascondendone i reali proprietari (beneficial ownership). Un magistrato statunitense intervistato nell'articolo ha dichiarato che "queste imprese, delle scatole vuote, sono il principale veicolo utilizzato per il riciclaggio dei soldi sporchi e dei proventi delle attività criminali. E' di una semplicità ridicola per un criminale creare un'impresa di comodo".

Un esempio tra i tanti. Viktor Bout, uno dei peggiori trafficanti d'armi al mondo, soprannominato "il mercante di morte" e che ha fornito armi, tra gli altri, ai Talebani, alle FARC e ai bambini soldato in Sierra Leone, controllava almeno una dozzina di società di comodo, diverse delle quali proprio nel Delaware.

L'articolo del New York Times segnala il caso del 1209 di North Orange. Dall'esterno un edificio come tanti. Se non fosse che è la sede di qualcosa come 285.000 imprese. Duecentoottantacinquemila. Tra le altre American Airlines, Apple, Bank of America, Coca-Cola, Ford, General Electric, Google, JPMorgan Chase, Wal-Mart. E fino a poco tempo fa allo stesso indirizzo risultava anche Timothy S. Durham, ribattezzato "il Madoff del Midwest" dopo essere stato riconosciuto colpevole di una truffa ai danni di oltre 5.000 persone per un ammontare superiore ai 200 milioni di dollari. E trovavamo Stanko Subotic, un contrabbandiere serbo. Nessuna soluzione di continuità. Le imprese che intendono "ottimizzare il loro carico fiscale" con un eufemismo molto apprezzato nel settore, e i peggiori criminali del pianeta utilizzano gli stessi meccanismi, le stesse giurisdizioni, gli stessi consulenti.

In questa situazione, un'impresa che si volesse definire "socialmente responsabile" dovrebbe come minimo stare bene alla larga dal Delaware. La domanda si pone scorrendo l'ultimo bilancio consolidato di Enel. Non una. Se non ci siamo sbagliati a contare, nel bilancio compaiono qualcosa come 57 società con sede a Wilmington, Delaware. Con costruzioni a dir poco incomprensibili.

Facciamo un esempio. La Sheldon Springs Hydro Associates LP (Delaware) è controllata al 100% dalla Sheldon Vermont Hydro Company Inc. (Delaware), che è controllata a sua volta al 100% dalla Boot Sheldon Holdings LLC (Delaware), di proprietà al 100% della Hydro Finance Holding Company Inc. (Delaware), che è controllata al 100% dalla Enel Green Power North America Inc. (Delaware), controllata a sua volta al 100% dalla Enel Green Power International SA, (una Holding di partecipazioni con sede in Olanda), a sua volta controllata da Enel Green Power SpA che è finalmente detenuta al 69,17% dalla casa madre Enel SpA.

E' davvero assolutamente necessario questo incredibile incastro di scatole cinesi per vendere elettricità? E' questa la green economy del futuro?

La Fondazione Culturale Responsabilità Etica, da anni impegnata in un'attività di azionariato critico (www.fcre.it), ha posto queste domande già nel corso delle passate assemblee. La stessa struttura societaria nel Delaware era stata ricostruita in un articolo apparso nel febbraio del 2009 su Altreconomia (www.altreconomia.it). Fino a oggi l'unica risposta data da Enel è una dichiarazione in assemblea dell'Amministratore Delegato Dott. Conti, e ha il sapore della presa in giro: il Delaware è un bel posto, c'è anche il fiume, dovreste andarci in vacanza. Per il resto, nulla da segnalare, quello che fa Enel è tutto perfettamente lecito.

In attesa di una risposta da parte "dell'energia che ti ascolta", giriamo la domanda anche al ministero dell'Economia e delle Finanze. Lo stesso ministero che da un lato dichiara una lotta senza quartiere all'evasione e all'elusione fiscale, e dall'altro detiene il 30% del capitale di Enel, ovvero è l'azionista di riferimento, nomina la maggioranza del Consiglio di Amministrazione e di conseguenza l'Amministratore Delegato dell'impresa.

Le domande sono semplici. E' possibile avere i bilanci degli ultimi anni di ogni società controllata da Enel nel Delaware? Capire quanto fatturano, per quali operazioni e quante tasse pagano? E' possibile sapere per ognuna di quelle cinquantasette società se la loro esistenza è legata a motivi commerciali o fiscali?

Ancora, è possibile sapere perché Enel ricorra alla figura giuridica delle LLC, come apparentemente è il caso della Boot Sheldon Holdings LLC? Oltre al fatto che, come accennato nell'introduzione, queste imprese permettono agli stranieri di non pagare tasse sulle operazioni commerciali e gli utili realizzati al di fuori degli USA, come si giustifica la scelta di creare una tale società?

Sono risposte che, ne siamo certi, interessano milioni di italiani che hanno la trattenuta in busta paga e non possono registrarsi alle Isole Cayman, ne, ancora peggio, nel Delaware. Gli stessi cittadini che tramite le loro tasse pagano il funzionamento della macchina statale, e in particolare del ministero dell'Economia e delle Finanze. Gli stessi che oltre alle tasse pagano ogni mese la bolletta della luce.

E allora iniziamo a pretendere una piena trasparenza sull'utilizzo che viene fatto dei nostri soldi. Di quelli depositati presso privati, nelle banche o nei fondi di investimento, così come di quelli utilizzati dal pubblico. Crediamo di avere il diritto a una risposta. Il diritto di fugare ogni possibile dubbio sul perchè il ministero dell'Economia e delle Finanze sia l'azionista di riferimento di decine di società in quello che è consdierato uno dei più impenetrabili paradisi fiscali del mondo, in compagnia di evasori, trafficanti e criminali della peggior specie.

Fulmineblu

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Ma che macchina c'aveva?

Er pandino bianco?


uahuahuhahauahahuahauh

:ssl :ssl :ssl :ssl

gesulio

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Citazione di: Biafra il 13 Mar 2013, 19:00
Ma secondo voi,
nell'ipotesi in cui lo sceicco di Perugia i soldi li metta, (e secondo me li metterà visto che altrimenti probabilmente non sarebbero neanche più in grado di pagare gli stipendi e tutta sta messinscena finirebbe miseramente all'istante )

nessuno tra,
Agenzia delle Entrate,
Procura della Repubblica di Roma,
Guardia di Finanza,
CONSOB,
Banca d'Italia - Ufficio anti riciclaggio (se esiste),
e soprattutto la liberissima e impavida stampa italiana...

per tranquillizzarci tutti,
investigherà mai sull'origine di questi soldi ?


Sicuramente lo sceicco è pieno di soldi puliti, ma trattandosi di 50 milioni di euro è bene che non ci siano dubbi, no?
Da Italiano vorrei essere certo che la sopravvivenza della seconda squadra di Roma sia garantita da soldi puliti, non voglio credere che sia sufficiente creare una società nel paradiso fiscale del Delaware per bypassare allegramente tutta la normativa anti riciclaggio italiana e comunitaria.

che cosa vergognosa, che paese di servi, il nostro.
l'articolo successivo sul delaware è letteralmente inquietante, e nessuno, tranne in questo forum, che si ponga una minima domanda, o che gli venga voglia di fare una mezza inchiestina così, tanto per chiarire qualche legittimo dubbio...

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simcar

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Citazione di: Biafra il 13 Mar 2013, 19:08
Per chi volesse approfondire:

fonte: http://www.nonconimieisoldi.org/senza-categoria/italia-%E2%80%93-delaware-sola-andata/

Italia – Delaware, sola andata
2 AGOSTO 2012
di Andrea Baranes – Fondazione Culturale Responsabilità Etica

"Ci sono imprese nel Delaware che non hanno nessun conto corrente negli USA, nessun obbligo di documentazione, nessuno sa nemmeno a chi appartengano realmente". A tracciare questo quadro inquietante non è una qualche organizzazione che lotta per una maggiore giustizia fiscale e sociale. E' il presidente della Borsa Valori delle Isole Cayman che in un'intervista al New York Times arriva a dichiarare pubblicamente che dovrebbe esserci un livello minimo di regole alle quali adeguarsi e che il Delaware dovrebbe essere obbligato ad adattarsi agli stessi standard delle Isole Cayman. :rotfl:

Peggio di quello che è nell'immaginario collettivo il peggiore paradiso fiscale del pianeta? L'articolo del New York Times non mette unicamente in luce il ruolo del Delaware nel permettere e favorire pratiche fiscali scorrette. L'evasione fiscale è il meno. Nelle parole della rete internazionale Global Financial Integrity, l'articolo mostra nel dettaglio come "il più antico Stato dell'unione facilita alcuni dei crimini più ripugnanti, consentendo a trafficanti d'armi, lobbisti corrotti e spacciatori di droga, tra gli altri, di nascondere nell'anonimato le proprie attività, mettendole al riparo dalla legge dietro la facciata di un'impresa legittima registrata negli USA".

Uno degli atout, se così si può dire, del Delaware, è l'esistenza giuridica delle LLC, imprese che permettono agli stranieri di non pagare tasse sulle operazioni commerciali e gli utili realizzati al di fuori degli USA. A questo si somma la possibilità di intestare le proprie società a dei prestanome, nascondendone i reali proprietari (beneficial ownership). Un magistrato statunitense intervistato nell'articolo ha dichiarato che "queste imprese, delle scatole vuote, sono il principale veicolo utilizzato per il riciclaggio dei soldi sporchi e dei proventi delle attività criminali. E' di una semplicità ridicola per un criminale creare un'impresa di comodo".

Un esempio tra i tanti. Viktor Bout, uno dei peggiori trafficanti d'armi al mondo, soprannominato "il mercante di morte" e che ha fornito armi, tra gli altri, ai Talebani, alle FARC e ai bambini soldato in Sierra Leone, controllava almeno una dozzina di società di comodo, diverse delle quali proprio nel Delaware.

L'articolo del New York Times segnala il caso del 1209 di North Orange. Dall'esterno un edificio come tanti. Se non fosse che è la sede di qualcosa come 285.000 imprese. Duecentoottantacinquemila. Tra le altre American Airlines, Apple, Bank of America, Coca-Cola, Ford, General Electric, Google, JPMorgan Chase, Wal-Mart. E fino a poco tempo fa allo stesso indirizzo risultava anche Timothy S. Durham, ribattezzato "il Madoff del Midwest" dopo essere stato riconosciuto colpevole di una truffa ai danni di oltre 5.000 persone per un ammontare superiore ai 200 milioni di dollari. E trovavamo Stanko Subotic, un contrabbandiere serbo. Nessuna soluzione di continuità. Le imprese che intendono "ottimizzare il loro carico fiscale" con un eufemismo molto apprezzato nel settore, e i peggiori criminali del pianeta utilizzano gli stessi meccanismi, le stesse giurisdizioni, gli stessi consulenti.

In questa situazione, un'impresa che si volesse definire "socialmente responsabile" dovrebbe come minimo stare bene alla larga dal Delaware. La domanda si pone scorrendo l'ultimo bilancio consolidato di Enel. Non una. Se non ci siamo sbagliati a contare, nel bilancio compaiono qualcosa come 57 società con sede a Wilmington, Delaware. Con costruzioni a dir poco incomprensibili.

Facciamo un esempio. La Sheldon Springs Hydro Associates LP (Delaware) è controllata al 100% dalla Sheldon Vermont Hydro Company Inc. (Delaware), che è controllata a sua volta al 100% dalla Boot Sheldon Holdings LLC (Delaware), di proprietà al 100% della Hydro Finance Holding Company Inc. (Delaware), che è controllata al 100% dalla Enel Green Power North America Inc. (Delaware), controllata a sua volta al 100% dalla Enel Green Power International SA, (una Holding di partecipazioni con sede in Olanda), a sua volta controllata da Enel Green Power SpA che è finalmente detenuta al 69,17% dalla casa madre Enel SpA.

E' davvero assolutamente necessario questo incredibile incastro di scatole cinesi per vendere elettricità? E' questa la green economy del futuro?

La Fondazione Culturale Responsabilità Etica, da anni impegnata in un'attività di azionariato critico (www.fcre.it), ha posto queste domande già nel corso delle passate assemblee. La stessa struttura societaria nel Delaware era stata ricostruita in un articolo apparso nel febbraio del 2009 su Altreconomia (www.altreconomia.it). Fino a oggi l'unica risposta data da Enel è una dichiarazione in assemblea dell'Amministratore Delegato Dott. Conti, e ha il sapore della presa in giro: il Delaware è un bel posto, c'è anche il fiume, dovreste andarci in vacanza. Per il resto, nulla da segnalare, quello che fa Enel è tutto perfettamente lecito.

In attesa di una risposta da parte "dell'energia che ti ascolta", giriamo la domanda anche al ministero dell'Economia e delle Finanze. Lo stesso ministero che da un lato dichiara una lotta senza quartiere all'evasione e all'elusione fiscale, e dall'altro detiene il 30% del capitale di Enel, ovvero è l'azionista di riferimento, nomina la maggioranza del Consiglio di Amministrazione e di conseguenza l'Amministratore Delegato dell'impresa.

Le domande sono semplici. E' possibile avere i bilanci degli ultimi anni di ogni società controllata da Enel nel Delaware? Capire quanto fatturano, per quali operazioni e quante tasse pagano? E' possibile sapere per ognuna di quelle cinquantasette società se la loro esistenza è legata a motivi commerciali o fiscali?

Ancora, è possibile sapere perché Enel ricorra alla figura giuridica delle LLC, come apparentemente è il caso della Boot Sheldon Holdings LLC? Oltre al fatto che, come accennato nell'introduzione, queste imprese permettono agli stranieri di non pagare tasse sulle operazioni commerciali e gli utili realizzati al di fuori degli USA, come si giustifica la scelta di creare una tale società?

Sono risposte che, ne siamo certi, interessano milioni di italiani che hanno la trattenuta in busta paga e non possono registrarsi alle Isole Cayman, ne, ancora peggio, nel Delaware. Gli stessi cittadini che tramite le loro tasse pagano il funzionamento della macchina statale, e in particolare del ministero dell'Economia e delle Finanze. Gli stessi che oltre alle tasse pagano ogni mese la bolletta della luce.

E allora iniziamo a pretendere una piena trasparenza sull'utilizzo che viene fatto dei nostri soldi. Di quelli depositati presso privati, nelle banche o nei fondi di investimento, così come di quelli utilizzati dal pubblico. Crediamo di avere il diritto a una risposta. Il diritto di fugare ogni possibile dubbio sul perchè il ministero dell'Economia e delle Finanze sia l'azionista di riferimento di decine di società in quello che è consdierato uno dei più impenetrabili paradisi fiscali del mondo, in compagnia di evasori, trafficanti e criminali della peggior specie.

Immagino che questo articolo, sia stato ripreso dal corriere della sera, repubblica, la stampa, il messaggero, il tempo, il fatto quotidiano, la gazzetta, il corriere di trigoria. Report ci ha fatto una puntata, come se ne è parlato a ballarò. Dite di no? Strano, sarebbe tutto molto interessante da approfondire...

Cliath

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Citazione di: Biafra il 13 Mar 2013, 19:00
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Da Italiano vorrei essere certo che la sopravvivenza della seconda squadra di Roma sia garantita da soldi puliti, non voglio credere che sia sufficiente creare una società nel paradiso fiscale del Delaware per bypassare allegramente tutta la normativa anti riciclaggio italiana e comunitaria.

Leggendo l'articolo di Baranes e questa tua frase, ho pensato: perché non scriviamo noi al Min. Finanze, a Ballarò o alla stampa (tipo Gazzetta, Corsera, etc) fingendoci dei tifosi romanisti preoccupati per il futuro della propria squadra e delle garanzie che può dare sto sceicco?

Ovviamente segnalando il pezzo sul Delaware...  ;)

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