Ciao Califfo

Aperto da balivox, 30 Mar 2013, 21:15

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balivox

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Altra triste notizia...ci lascia pure il Califfo.... = (

Dusk

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È morto Franco Califano

ROMA -  Franco Califano è morto nella sua casa ad Acilia. Malato da tempo, era nato nel 1938. Solo pochi giorni fa, il 18 marzo, si era esibito al Teatro Sistina di Roma.
(30 marzo 2013)

charlie

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''N'amico nun ce stà, che me pò consolà stasera...''

Ciao Poeta

fede75

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io mi sentirò vecchio solo 5 minuti prima di morire ..

:((
rip

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seagull

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Era un mio idolo in un certo periodo inizio anni 70 in una Roma, zona Prati, che era mia ogni notte.

Ciao Cali, ti sentivo spesso in uno dei piu' "swinging" piano bar di Via Cicerone.

RIP anche tu :(

mizio67

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ciao Califfo riposa in pace

Ranxerox

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l'urtimo amico va via....

ciao Califfo, riposa in pace.

St£fano

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eagles monte mario

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Addio Mito, addio Grande Poeta, addio Cane Vagabondo...

RIP

cosmo

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Uno dei più grandi demolitori e demistificatori di miti e rituali borghesi. Aveva fama da macho e forse lo era, ma nelle sue canzoni ha sbeffeggiato i sedicenti seduttori, gli uomini tutti di un pezzo, oltre al matrimonio, alle discoteche, alle vacanze.
Poi c'era il suo lato più romantico ma pervaso di cinismo che in una strofa inchiodava il dettaglio doloroso, tristemente vero.

"Ancora credi all'orchi co le fate, ma nun te le fa dì certe stronzate"

Ciao Califfo che la retorica NON sia con te!

Rivolazionario

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Questo pezzo.
I brividi puri.
Spero che dovunque siate, tu ti possa incontrare con Mimì e cantare un Minuetto.

:(

alice

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Ulissechina

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E la vita sta passando su noi......... Ciao Califfo.

rojorosco

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hidalgo

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cuchillo

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Con la dipartita di Califano (non mi è mai piaciuto chiamarlo "Er Califfo", non so perché) se ne va uno dei pochi brandelli rimasti della mia infanzia. So che qualcuno tra voi penserà che lo dico un po' troppo spesso, parlando di quelli che ci lasciano. In parte è vero. Fa parte del mio autismo sentimentale, allargare a dismisura i miei affetti. Ma distinguerei ciò che amo e ciò che scelgo da ciò che "è stato". De André, Branduardi, Dalla, Endrigo, Modugno, Capossela, Caputo li ho scelti, li ho amati, li amo ancora. Califano è un'altra storia, un altro capitolo della mia vita. Califano e Vanoni sono i viaggi in macchina, con la roulotte Elnagh trainata a fatica da una Ford Taunus del 1978, in giro per l'Europa. Califano e Vanoni, Vanoni e Califano. Erano le uniche audiocassette presenti in macchina. I nastri erano ricopiati dai vinili. Ogni tanto spuntava Dalla (Lato A, l'LP "Dalla", Lato B "Banana Republic"), poi c'era un'audiocassetta con Lato A i brani di Manfredi e Lato B Luciano Rossi (nientemeno). Poi "Il meglio di Enzo Jannacci" (si apriva con "Secondo te...che gusto c'è?" e si chiudeva con "Quelli che..."). E poco altro. C'erano audiocassette di marce scozzesi, che amava mio padre. Ma la musica che si ascoltava, per larga parte, era quella che amava mia madre: Califano e Vanoni, appunto. Poi sono arrivati gli Squallor, approdati in casa grazie alla diade "zio-cugino". Ma siamo già ai miei 10 anni. Fino a quell'età, in macchina si ascoltavano solo i due cantori della mala.
A casa, viceversa, la musica non si ascoltava. Il giradischi era sempre spento. Mio fratello e io ascoltavamo musica dal walkman, arrivato a casa nostra come regalo di una zia ricca che viveva a Parigi, anno 1982. Poi, sì, c'era un piccolo mangianastri ma non molto utilizzato, perlomeno negli anni della mia infanzia.
I viaggi, dicevo. È stato nelle estati passate in Jugoslavia, Ungheria, Spagna, Germania che ho conosciuto Califano. E ascoltato, tantissimo. Mio padre, paraculo, "Piercarlino", "Balla ba", "La vacanza di fine settimana", le aveva tutte censurate, nel senso che nel trasferimento dal vinile al nastro le aveva tolte. A 6, 7, 8 anni, non era roba che potevo ascoltare.
E mi piacevano, quei brani. Li sapevo a memoria, li ricordo ancora oggi: "Non so fare di più", "Io non piango", "Il campione", "L'ultima spiaggia", "Roma nuda", "E' la malinconia", "Gratta, gratta, amico mio", "La mia libertà", "Capodanno". Direi che queste erano, da bambino di 6/8 anni, le mie preferite.
Negli anni successivi, diciamo dai 10 anni in poi l'ho ascoltato pochissimo, fin quando alla fine degli anni '90, un mio caro amico mi fa..."T'interessa un concerto di Califano? Lo fa in un tendone a Centocelle. " "Sì, ma chi siamo?" – gli faccio io. "Tu e io. Non credo riusciremo a convincere qualcun altro". E ci andiamo. Presenti sotto quel tendone? Boh, forse 40 persone. Era la fine degli anni '90, Califano è da anni che non se lo intruppa più nessuno. L'ultima vera hit di successo fu "Io per amarti" del 1983. Dopo quel concerto ci prendiamo gusto e lo andiamo a rivedere, con altri amici, questa volta, cui facciamo ascoltare i suoi brani più belli nel corso delle settimane precedenti, in un pub di Ariccia. Anche qui, non siamo più di una cinquantina.
Poi arriva Fiorello e la sua imitazione e per Califano è una seconda giovinezza, da un punto di vista della notorietà e del successo, anche come cantante. Nei primi anni duemila, andai ad altri due concerti, uno al Fontanone, d'estate, un altro nello stabile di Via San Saba. Da 40/50 persone si passa a 300. Poi, sempre di più. Un crescendo, nonostante la voce vada sempre peggio, fino al 2008/2009 circa.
Penso che gli anni dal 2001 al 2008/2009 siano stati quelli di maggior successo dal caso Tortora in poi.
In tutto questo, ciò di cui sono stato più contento e fiero è di aver fatto conoscere tante sue canzoni a tutti i miei amici più cari, partiti da un peloso scetticismo e poi ricredutisi, tanto che ieri alcuni di loro sono andati alla camera ardente, mentre io stavo a farmi la Pasquetta fuori Roma.
Di Califano a me sono sempre e solo piaciute le sue canzoni. Diciamo una quarantina, su 1.200 scritte. Non le conosco tutte, ovviamente. Ma tutte quelle da lui cantate, sì. Tutta la letteratura e l'aneddotica relative al suo personaggio, le ho sempre classificate alla voce folklore, cabaret, macchietta.
Ovvio, qualche mezza risata me l'ha strappata nei suoi racconti. Ma poca roba. Una volta, però, mi fece molto ridere. Era il concerto al Fontanone, su ricordato. Un attimo prima che cantasse "Me 'nnamoro de te" aveva cominciato una querimonia sul fatto che "se sei romano (o se canti in romanesco) non puoi fare musica colta"...E allora giù improperi contro chi asserisce che le scuole cantautoriali possono essere strutturalmente solo milanesi (Gaber, Jannacci), emiliane (Dalla, Guccini), genovesi (Paoli, Tenco, Lauzi)...Soffermandosi proprio sulla scuola genovese e sulla loro rivendicata "superiorità", il loro snobbismo, il loro tirarsela oltremodo...A un certo punto va via la corrente e si spegne tutto...E lui, al buio, continua a cantare come se niente fosse...E finita la canzone dice..."Gino Paoli questo non l'avrebbe fatto..." E giù risate, anche le mie, quella volta. Manco a dirlo, è diventato un tormentone (tra i miei amici) ancora oggi a distanza di una dozzina d'anni...Magari quando uno di noi dice a un altro, chessò, "Ieri sono andato al cinema al Warner Village" l'altro risponde "Gino Paoli non l'avrebbe fatto"...Ma ce ne sarebbero un'infinità di tormentoni, più legati, però, ai versi delle sue canzoni. Le sue canzoni sono state prima i miei viaggi estivi dell'infanzia, poi le settimane bianche con gli amici dai 19 ai 25 anni circa...In macchina Califano, più di ogni altro. Durante l'anno, magari, non lo si ascoltava molto. Si preferiva Gaber, De André, Guccini, Le Orme, per restare agli italiani...Ma quando si stava tutti insieme era irrinunciabile portare in macchina 3 o 4 LP di Califano. Era il nostro ascolto collettivo di riferimento. Pure in seggiovia, si cantavano le sue canzoni. 
Sono contento di essergli riuscito a dire alla fine di uno dei suoi concerti (era molto disponibile, va detto) che "L'ultima spiaggia", se l'avesse scritta uno dei mostri sacri della canzone, sarebbe assurta a monumento nazionale. Un po' mi diede ragione, un po' fece una smorfia quasi a voler dire: "In fondo, 'sti cazzi". In pubblico era molto più rancoroso e rivendicato di quanto non lo fosse nel privato, credo. Sapeva che, probabilmente, era riuscito a tirare fuori il massimo dal suo non eccelso talento.
Insomma, non è stato e non sarà mai nel mio Gotha, Franco Califano. Ma gli devo tanto, per quei viaggi dell'infanzia e per tanti momenti di felicità passati con gli amici, ad ascoltarlo, dal vivo o su nastro.
Come detto al principio: non l'ho scelto, semplicemente, per me: è stato.

porgascogne

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t'aspettavo
;))
"gino paoli questo non l'avrebbe scritto" (semi-cit.)

per me, invece, califano ha vissuto due fasi ben distinte e separate

una, della mia infanzia, collegata al "semo gente de borgata" dei vianella
questa canzone, che commuove nella sua semplicità anni '70, era il refrain per le gite del lunedì
si perchè io, l'ho già raccontato ma repetita juventus (cit. berurier), i miei giorni felici di bambino li abbino da sempre al lunedì
mio padre ed i suoi colleghi il lunedì non lavoravano e quindi si partiva, soprattutto nella bella stagione, con la macchina piena (i miei, io, mio fratello, mia sorella, una nonna ed il cane: in 6 + un cane dentro una 1100 prima ed una 124 poi) per destinazioni vicine alla ricerca di un viaggio che non potevamo fare (visti i soldi e la quantità di persone da spostare)
il lago di vico, orvieto, il lago di scandarello, monte gelato, amatrice, bolsena, i pratoni d'annibale, vicovaro, settefrati, picinisco, viterbo
mai al mare, che al mare di lunedì c'andavano le sciampiste e i culattoni (eh lo so: erano i tempi del non-politically correct e c'era anche tanta ignoranza)
comunque, "semo gente de borgata" era cantata a tutta voce da ogni macchina (in genere 3 o 4, con 3 o 4 famiglie anche mischiate fra le macchine) mentre si andava in cerca di un borgo, di un fiume dove mettere al fresco birre e cocomero, di una fratta per consentire alle signore di fare pipi', di uno spiazzo dove accendere la brace e poi, magari, dare anche due calci ad un pallone (...quanta emozione...)
ricordo che spesso si disturbavano coppiette illegali, gente che approfittava dell'orario di lavoro per allontanarsi in una fratta e farsi una chiattella con la collega o con la cognata
tac! arrivavamo noi e je rovinavamo la festa
"semo gente de borgata" era la colonna sonora, come tantissime altre canzoni popolari, ma è quella che quando l'ascolto mi libera completamente il cervello dai pensieri, così come doveva essere quando avevo 7 o 8 anni

l'altra fase è quella delle canzoni-raccontate di califano: "avventura con un travestito", "piercarlino", "pasquale l'infermiere", "cesira", "la seconda", eccetera
ero già più grande e queste, insieme all'avvento degli squallor, furono una specie di perdita della verginità
non le ho amate di più o di meno: mi sono servite
per strada si cresceva così, velocemente
e solo nei telefilm americani i papa' parlavano e spiegavano certe cose ai figli, magari anche facendosi aiutare da una moglie istruita
a roma, in quegli anni, te dovevi smaga' presto ed in ogni bar di (semi)periferia c'era un Gardenia che c'aveva giri loschi e dietro al quale tutte le donne del quartiere (esclusa tu' madre, ovvio) facevano l'occhi dolci

ecco




cuchillo

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Il tuo è chiaramente il (davvero commovente) racconto di chi ha 10 anni di più. E t'invidio, nel senso che hai vissuto (da bambino) in presa diretta l'ascesa, il Califano autore, rustico ma sincero. A me è toccato (perlomeno in tempo reale) il Califano del declino, quello de "Il campione", di "Io per amarti", di "Cos'è l'età". Insomma, del Califano che poco ci mancava che non si mettesse a scrivere brani per Raimondo Del Balzo (il regista dei lacrima-movie).
"Semo gente de borgata", nel primi anni '80, già nell'aria non c'era più. Neanche "Gratta, gratta, amico mio", "'n [...]", la stessa "L'urtimo amico va via". Sono già canzoni per le antologie.
Califano - e qui siamo al beffardo paradosso - cerca di darsi una ripulita, provando a farsi accettare dalla middle class. Paradosso, perché questo avviene solo un paio d'anni prima del caso Tortora dove, ricordiamolo ogni tanto, anche se lui non perdeva occasioni per dirlo, è stato assolto con formula piena.
Da lì in avanti è esisito poco, si diceva, fino all'ospitata da Fiorello, grazie al quale si è rilanciato, sfruttando anche un certo milieu della destra romana (Gramazio in primis), che l'ha sostenuto per poterlo annoverare, strumentalmente, tra i "loro". Del resto, Califano ci si è prestato. Quindi, poco male. Tutti contenti, ci mancherebbe pure.
E' in quegli anni che diventa amico di Alemanno, per esempio. Non credo lo fosse da prima.
Da questo punto di vista, a me Califano ha sempre ricordato Chinaglia. Uno che riuscivi a coglionare con un niente. Persone che al primo cenno di "disponibilità", non ci pensavano due volte a dirti di sì, senza pensare ai rischi di certe scelte. Non mi sto riferendo, ovviamente, alle sue contingenti "appartenenze" politiche, espresse sempre in modo disordinato e solo negli ultimi 15 anni di vita, ma alle sue frequentazioni più risalenti, spesse volte intrattenute per estrema generosità e per quel senso di incoscienza programmatica tutt'altro che inconsapevole.

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porgascogne

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hai ragione su tutto, in effetti
;))


AquilaLidense

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Bravo cuchillo e bravo porga.

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