Incredibile sono d'accordo con l'ellenico...
04 Aprile 2013
Il razzismo e l'indignazione a comando di certa stampa romana...
di Stefano Greco
Il dovere di un giornalista, dovrebbe essere quello di "informare", possibilmente in modo non fazioso e portando sempre dei fatti a supporto di eventuali critiche. Il dovere di un cronista, dovrebbe essere quello di fare una cronaca precisa dei fatti di cui è testimone, senza "omissioni", senza occultare o modificare la realtà. Uso non a caso il condizionale, perché a quanto pare in questa città si continua a fare un'informazione sportiva sbilanciata e a senso unico, con giornali e giornalisti che, ad esempio, si "indignano" a seconda dei casi ma soprattutto a seconda del colore della maglia della squadra coinvolta in certi avvenimenti. E soprattutto spostando a proprio insindacabile giudizio il confine tra "razzismo" e "goliardia". Ultimo episodio, il derby Primavera andato in scena ieri a Trigoria e per giunta trasmesso in diretta da Sport Italia.
Ecco i fatti: nel finale di partita, Mamadou Tounkara, giocatore senegalese di passaporto spagnolo arrivato di recente alla Lazio dal Barcellona, viene preso di mira da alcuni tifosi (si fa per dire) della Roma che cominciano a rivolgergli dei "buuu" razzisti. Tounkara gioca sulla fascia sinistra, proprio sotto la tribuna. Fa finta di non sentire una volta, due volte, ma alla terza sbotta e spedisce un pallone che poteva essere giocato tranquillamente direttamente in tribuna. I giocatori della Lazio si avvicinano al compagno, l'arbitro Benassi di Bologna sospende per qualche istante la partita, chiama i due capitani e invita quello della Roma ad andare a parlare con i tifosi e dal labiale (prima del direttore di gara e poi di Ricci ai tifosi) si capisce "alla prossima sospendo definitivamente la partita". I "buuu" cessano d'incanto, l'incontro finisce regolarmente, ma il brutto episodio resta come una macchia sulla partita. Sia perché si tratta di un incontro giovanile, ma soprattutto perché l'episodio arriva in un momento in cui si parla e si discute di come debellare questa piaga che sta rovinando l'immagine del calcio italiano, come dimostrano i due turni a porte chiuse presi dalla Lazio in Europa per colpa di certi cori.
C'è la diretta tv, l'episodio è clamoroso, quindi ti aspetti il giorno dopo (anche in vista del derby vero in programma lunedì sera), un'alzata di scudi da parte di chi (giustamente) ha puntato l'indice contro i tifosi della Lazio per gli episodi con il Tottenham e con il Borussia Moenchengladbach, di chi ha evidenziato sabato la piccola guerra tra la Curva e il resto dello stadio quando dalla Nord è partito il solito coro "romanista ebreo". Noi lo abbiamo scritto ieri in tempo quasi reale su MILLENOVECENTO, la "Gazzetta dello Sport" ha riportato (anche solo con un trafiletto) l'episodio, mentre su "Il Corriere dello Sport", "Il Messaggero" e "La Repubblica" (sempre pronta a sparare sui tifosi della Lazio) non c'è proprio traccia della cosa: come se non fosse successo nulla, come se l'episodio trasmesso in diretta da SportItalia fosse una sorta di allucinazione collettiva da parte di chi ha visto in diretta la partita. Omertà assoluta. E il bello, è che la cosa era ampiamente prevista, perché la prima reazione di tutti i tifosi della Lazio ieri a caldo è stata: "Domani nessuno dirà niente". E così è stato. E viene da chiedersi che cosa sarebbe successo a parti invertite, visto che a marzo del 2007 il direttore de "Il Romanista", Riccardo Luna, fece un editoriale di fuoco contro la Lazio e i suoi tifosi per dei presunti "buuu" razzisti in un derby Primavera a Formello, chiedendo addirittura l'intervento della Federcalcio e del Coni. Furono giorni di fuoco, con tanto di rissa verbale tra lo stesso Luna e Lotito con allegate minacce di querele e contro querele nel salone d'Onore del Coni. E quel giorno a Formello non c'era la diretta tv, l'arbitro non sentì nulla (infatti non fermò la partita e non riportò nulla nel referto) e quei cori furono uditi solo dall'inviato de "Il Romanista". Questa volta, è andato tutto in diretta e solo "La Gazzetta dello Sport" riporta due righe dell'episodio. E se fosse successo a Formello?
E' vero, i tifosi della Lazio da sempre si sentono "figli di un Dio minore" in questa città a livello di considerazione da parte dei giornali. Forse esagerano anche, ma episodi come questo dimostrano che è palese e sistematico l'uso dei due pesi e due misure nel giudicare gli avvenimenti che riguardano Lazio e Roma. In tanti, in troppi scrivono o parlano indossando una sciarpetta giallorossa al collo. Alcuni la mettono bene in mostra (come Mangiante a SKY o la Sanipoli sugli schermi della Rai), altri la tengono ben nascosta per dare l'impressione di essere imparziali.
Così, certi cori laziali sono razzismo, mentre se gli stessi cori li fanno i romanisti spariscono come per magia dalle cronache o al massimo vengono bollati come "goliardia", come successe con l'episodio delle banane lanciate a Balotelli prima di Roma-Inter finale di Coppa Italia, quella che finì con il calcione alle spalle di Totti all'allora giocatore nerazzurro. Il confine tra "razzismo" (o violenza vera e propria, come in occasione di accoltellamenti di tifosi ospiti) e "goliardia" non è segnato sulle mappe, ma si sposta a seconda di chi è coinvolto in certi episodi. In alcuni casi si punta l'indice accusatorio e si chiedono punizioni esemplari, in altri si sceglie la strada dell'omertà oppure si lascia scivolare via tutto parlando appunto di "gesti goliardici". E questo non è giornalismo e non ci si può offendere o indignare se poi la gente fa di tutt'erba un fascio e ci dipinge tutti come "[...]", "falsi" o addirittura come "mercenari dell'informazione". Sarebbe ora di finirla, di mettere tutti gli episodi sulla stessa bilancia, senza truccare il peso degli avvenimenti a seconda di chi è coinvolto. Chi sbaglia deve essere denunciato, additato e punito. Vale per il calcio come vale per la politica e tanti altri avvenimenti. Senza indignazione a comando o a corrente alternata, altrimenti si perde definitivamente di credibilità. Tutti...