(Il Fatto Quotidiano 27.08.2010)
PALLONE VIOLENTO
L'AUTOGOL DELLE CURVE
Gli scontri ad Alzano Lombardo sono l'assist giusto per Maroni e la tessera del tifoso
(di Giancarlo Padovan)
C'era un solo modo per sputtanare chi si opponeva legittimamente alla tessera del tifoso, sorta di bancomat di Stato spacciato per patente di probità utile ad entrare nelle arene chiamate stadio: organizzare un assalto ultrà nei confronti del ministro dell'Interno Maroni, incendiare un paio di macchine, ferire qualche agente. È accaduto ad Alzano Lombardo, in provincia di Bergamo, autori cinquecento tifosi di dubbia identificazione, ma certissima identità, decisi a dare corpo alla protesta contro i provvedimenti dell'Osservatorio e dello stesso ministero e a seminare terrore tra le tremila persone di una festa della Lega Nord. Violenza in casa leghista, custode dei valori della sicurezza, attuata da probabilissimi leghisti, quasi certamente padani. Non poteva esserci contrappasso più spietatatamente didascalico.
La "morte" del confronto
PECCATO però. Perché se discussione, confronto, dibattito e distinguo potevano (dovevano) esserci, adesso ho la certezza che qui moriranno prima di essere ufficialmente nati. Peccato. Perché così come è stata concepita, la tessera del tifoso altro non era che uno strumento, non già di repressione, ma di controllo socio-economico, inventata per fornire alle aziende prossime al governo (banche, poste, agenzie di scommesse, l'immancabile Tim) profili del consumatore di calcio, con la scusa (puerile, banale, falsa, [...] di norme relative alla sicurezza) di creare maggiore adesione (ora dicono fidelizzazione) con le società calcistiche o di far affluire più celermente il tifoso allo stadio. Peccato. Perché dopo un'azione tanto drammatica non ci sarà spazio né per gli argomenti, né per le tesi, né per le sintesi, né per le ragioni. Tutto si ricomporrà dietro l'intolleranza ideologica degli ultrà "che non vogliono la tessera del tifoso perché sono delinquenti" (e se lo sono perché, allora, non li si processa e li si condanna?), "che sono professionisti del tifo" (l'ha detto il capo della Polizia, Manganelli, non spiegando, però, perché fu proprio lui a dare al provvedimento un connotato riconducibile al marketing), "che hanno addirittura una strategia per contrastare con la violenza l'avvento della tessera" (la tesi era de La Gazzetta dello Sport del 10 agosto anche se nessuno ha mai stabilito un nesso tra gli episodi fatti registrare nelle amichevoli e il provvedimento del Viminale). Peccato. Perché di fatti veri, accertati dai numeri e dalle testimonianze, ce ne sarebbero parecchi. E dovrebbero – o avrebbero dovuto – far riflettere gli uomini della politica e del calcio, la cosiddetta società civile che, purtroppo, gli stadi nemmeno li frequenta e pretende di sapere chi ci va e che cosa ci fa. Domani parte la serie A e gli abbonamenti sono in picchiata significativa (meno 20 per cento), mentre la tessera del tifoso, con la quale ci si può abbonare e seguire la propria squadra in trasferta nel settore ospiti, è stata sottoscritta da poco più di duecentomila tifosi, a parte quelli del Milan (220mila: Galliani l'ha pagata a tutti e spedita a casa a ciascuno, segno che le liste ci sono già) e quelli dell'Inter (50 mila). Dalle stime della Lega calcio mancheranno dai 65 mila ai 70 mila spettatori, tra abbonati e assidui.
La legittimazione che serviva al governo
PECCATO. Perché, nonostante le partite di Coppa Italia si giochino dai primi giorni di agosto e da una settimana siano cominciate anche la serie B e la Lega Pro 1, all'Osservatorio si sono svegliati solo dieci giorni fa per dire che la stagione sportiva, secondo loro, iniziava solo con il campionato di serie A. Anche un bambino, insanamente appassionato di Carte Federali, saprebbe che la stagione calcistica si chiude il 30 giugno dell'anno solare X e ricomincia l'1 luglio dello stesso anno, cioè il giorno successivo. Nel frattempo, negli stadi della B e della Lega Pro, nel settore ospiti, si entrava senza tessera del tifoso. Come mai? Peccato. C'erano tanti modi per dire che era una decisione sbagliata e fare qualcosa per correggerla, ma a Bergamo si è scelto il peggiore. La repressione, e un unanime e inevitabile consenso verso di essa, sarà la prima conseguenza e l'ultima legittimazione che il governo cercava.