M'é venuto in mente leggendo il topic aperto su Peppino Biava.
Eh si, Peppino Biava, l'ho appena ascoltato su Lazio Style, col suo accento che proprio de Prati non é.
Neanche de borgata Ottavia.
E m'é venuto in mente che c'é chi si rivendica di una romanità d'accatto, di gladiatori, pure se so abruzzesi (cit.), di purezza de sangue, de romanità, de Giulio Cesare.
E invece sta città, da più di duemila anni ha costruito la sua forza sulle braccia aperte, sulla tolleranza, sull'apertura.
E chi arriva diventa romano.
Diventa Romano.
Guardate Radu, nato a Bucarest, vaglielo a di che non é romano.
Guardate Christian Brocchi, milanese puro, andategli a dire che ieri non era Romano.
Guardate Christian Ledesma, nato a 20 mila chilometri dal colosseo, o Lorik Cana da Pristina.
Guardate Marchetti, da Bassano del Grappa.
O Dias e Hernanes, dal Brasile.
Tutti Romani,
tutti Romani.