Citazione di: biko il 01 Giu 2013, 09:34
stralcio da L'onanista...a firma di sua pochezza cagnucci:
Il 26 maggio del 2013 il cielo s'è oscurato e non nei colori di Roma. Il 30 maggio la Roma non ha perso la partita col Liverpool, ed era il Grande Liverpool, il 26 maggio la Roma ha perso contro la lazio, contro Biava, Konko, ma pure a scrivere Lulic si capisce il senso tombale della rovina (vero caro Pjanic?). Il 26 maggio è una vergogna, una macchia, un'onta. La sconfitta più umiliante della nostra storia proprio perché capitata contro quello che giustamente Totti ha definito come il niente calcistico. Per un romanista la lazio è un fastidio, un interrogativo (come fai a tifarci? come fanno a dirsi romani se insultano il nome di Roma?), un enorme esercizio antropologico di comprensione, una palestra di democrazia visto che capita di avere amici o parenti o - più difficilmente - amori così. Il silenzio di Roma di questi giorni, sotto il cielo oscurato, dà questo senso: che la Città è nostra, che la Città è triste. È una Città che non vota, è una città dove non arriva la Primavera. È una città che non sta soffrendo perché ha perso con la lazio (questa soddisfazione loro non ce l'avranno mai da nessun romanista che si dica tale, e forse dopo questa Coppa, forse, lo capiranno e sarà ancor più frustrante per loro: nessun successo potrà colmare mai la distanza che c'è fra una polisportiva, podistica, squadra di calcio che sia e un'idea, un sentimento, un nome che è Roma e il suo sangue, la sua gente, la sua passione); è una città che è sgomenta di aver visto questo niente. Noi tutti Rutger Hauer che siamo andati a largo dei Bastioni di Orione e abbiamo visto Oddileone segnare a Berlino, il terzo gol col Goteborg, la rimonta col Dundee, il dito di Nela, le file di quartiere per un biglietto con un Re di Coppa, lo stadio Olimpico degli ottantamila, ogni volta, ogni giorno, ogni sera. Noi adesso abbiamo perso contro Claudio Lotito una Coppa.
Il 30 maggio e il 26 maggio sono i nostri poli, i nostri limiti, dovrebbero rappresentare per un romanista il concetto della differenza. Oggi a Trigoria dovrebbero pensare a questo. Proprio oggi, come un minuto di silenzio lungo un giorno.
Oggi è il 30 maggio. Studiatelo. Oggi è il 30 maggio rispettatelo. E fatelo con la Storia della Roma. Sappiatelo il 30 maggio. Vivetelo il 30 maggio. Noi veniamo da lì, noi siamo ancora fermi lì: campioni d'Europa per un attimo e mai sconfitti, mai sconfitti nella partita più importante della nostra storia. Noi siamo la Roma. Noi non possiamo perdere con la lazio, noi la lazio non la contempliamo. Erano a giocare con la Cavese loro. E se ci pareggiavano 2-2 facevano festa. Quella notte ha scolpito i nostri confini, i nostri destini, i nostri e i vostri doveri. Tornare lì, andare lì, mirare lì da dove arriviamo, dove dobbiamo tornare, dove vogliamo, preghiamo, di riessere. Bagnarsi di tutto ciò che Roma. Che non è retorica, che non è poesia spicciola, ma per esempio è un logo da rispettare, è un sentimento: sapete quante iniziative ci trovate dentro un sentimento?
avanti il prossimo...digitare quale delle 2 opzioni è preferita.
Comunque, sto Cagnucci dobbiamo veramente compatirlo, non ce la faccio a volergli male. È un difetto che deambula. Tifa merde, simpatico come un criceto nelle mutande, oggettivamente brutto e redattore di vera carta da culo. Secondo me soffre anche di alitosi e iperidrosi. Davvero rega', non si può fare qualcosa? Che ne so, un sms solidale, un abbonamento annuale per sedute di psicoterapia. Non c'è da scherzare, Cagnucci e' veramente un caso difficile.