"Caro dottor Dotto,
Oggi ho avuto il "piacere", come molti colleghi di tifo, di leggere quella "cosa" che lei ha scritto sul Corriere dello Sport, e che il direttore De Paola ha ritenuto di dover pubblicare e ho deciso, stanco dei continui attacchi che arrivano alla mia Squadra, di risponderle. Senza insultarla però, perchè essendo Nulla, non me lo posso permettere.
Partiamo dal quesito iniziale che propone ai suoi lettori: esiste un'altra squadra oltre la Roma? La sua risposta è di semplice lettura: No, ed è inutile portare a testimonianze date, riferimenti o, e cito, "Star lì a pescare nel torbido di quel bordello assolutamente irrilevante che è la Storia". Ora, a prescindere dal fatto che, come dice lei, la risposta è sotto gli occhi di tutti, mi vorrei soffermare sul virgolettato. Per lei la Storia sarebbe "assolutamente irrilevante", io invece le vorrei spiegare perchè è molto più che rilevante. Vede, la Storia (ha fatto bene a mettere la maiuscola, quella della Lazio se la merita) è ciò che siamo stati e ciò che ci caratterizza, ciò che ci rende quello che siamo ora. La Storia sono quei fondatori che si ritrovarono in Piazza Della Libertà (per lei che è del Nord, in piena zona centrale di Roma) per fondare non una società di calcio, ma per creare un modo di essere, un modo di affrontare la vita. Essere laziali non significa attaccare gli altri, non significa scrivere discutibili papiri carichi d'odio e intrisi di frustrazione. Essere laziali significa gioire (ogni tanto), soffrire (spesso) e spiegare a chi non lo è cosa significhi esserlo. La Lazio non è nata per decreto, la Lazio è nata per ispirazione. Come diceva il grande Generale Vaccaro, per tornare alla Storia, "La Lazio è altro, la Lazio non proviene da, la Lazio è." Lo diceva mentre nasceva l'altra squadra di Roma, quella che lei "tifa". Lo diceva 86 anni fa, e lei, dopo tanto tempo, vuole ribaltare la questione; lei dice che la Lazio non è, che la Lazio non esiste. La definisce una questione "ontologica". Come saprà, e come le dimostrerò tra poco, ciò che dice è sbagliato sotto molti punti di vista: ontologia deriva dalle due parole greche ὄντος e λόγος. Mi concentrei sulla prima, per darle la dimostrazione di quanto lei si sbagli.
Vede, dalla stessa parola, deriva la parola italiana "ente". Le ricorda qualcosa? Andando a scavare in quella Storia che così tanto lei disprezza, possiamo scoprire che la Lazio è un Ente morale dal 1921. Ed ecco qui che già dal punto di vista strettamente lessicale, lei è in torto. Per dimostrarle ulteriormente che quello che dice sia falso, prendo in prestito qualcosa che lei stesso scrive: "Ma [la Lazio] non esiste. Le sue vittorie evaporano rapide, come certe bolle colorate soffiate da pischelli che hanno fretta di passare a giochi più divertenti e duraturi." Bene, questa affermazione è falsa, signor Dotto, e lei lo sa. Come può dire che le vittorie "evaporano rapide", se lei stesso, dopo dieci giorni, ha ancora così viva in mente quella coppa alzata da capitan Mauri da sentirsi in obbligo di scrivere un attacco così gratuito e privo di mordente? lei definisce le vittorie della Lazio "immaginarie", eppure io ricordo più di qualche tifoso e giornalista della sua stessa area di tifo reclamare un evanescente "scudetto morale" assegnato secondo non si sa bene quali parametri. A (discutibile) prova della sua tesi, porta il silenzio dei media nei confronti della gente laziale.
Scrive, e ancora una volta cito, "I media hanno un olfatto infallibile. Vanno dove le cose esistono. La Roma esiste a prescindere. Esiste persino di questi tempi, che è tutto dire. Si sa più di un mancato allenatore romanista, quel grullo di Allegri, che di un allenatore reale, in carne ed ossa come Vladimir Petkovic. Che è bravissimo, intelligente, ma ha il gravissimo torto di stare seduto sulla panchina sbagliata. La panchina che non esiste. Uno come Petkovic alla Roma sarebbe un eroe mitologico, la reincarnazione di Giulio Cesare." Vorrei farle capire che a noi, tifosi laziali, non servono i media per ricordarci di esserlo. Non ci servono gli articoli di un giornale per sapere chi siano e cosa facciano i nostri giocatori, o il nostro allenatore. Non passiamo la vita attaccati disperatamente alle pagine di un "organo di partito" che ci ricordi che la nostra squadra esiste. Non abbiamo bisogno dell'attenzione della massa per ricordarci ciò che siamo, non abbiamo bisogno di simboli di dubbio gusto estetico per riconoscerci al centro commerciale il sabato pomeriggio.
Ecco perchè siamo diversi.
Noi siamo altro, noi siamo laziali, lo siamo da quando siamo nati e lo saremo fino a che moriremo. Saremo vicino alla squadra sia che vinca sia che perda. Passeranno presidenti più o meno amati, passeranno i giocatori, passeranno gli allenatori, rimarrà la LAZIO con accanto i suoi tifosi.
P.s. Leggere la parola "rosicare" in un "articolo" del genere fa sorridere, ma lei continui a scrivere, e noi continueremo a farle capire che la Lazio è, e molto più di quanto un romanista da Valdagno possa mai arrivare a capire. "