siamo nel 1927, anno di nascita della roma. e' un giorno qualunque di un mese qualsiasi: quando smetteranno di litigare tra di loro sulla data di nascita cerchero' di essere piu' preciso. nel frattempo, credo che gli aggettivi "qualunque" e "qualsiasi" aderiscano perfettamente alla loro identita' indefinita.
la roma nasce da un'idea del fascistissimo italo foschi, romano verace del quartiere corropoli [che da li' a poco sara' annesso alla capitale] e presidente della fortitudo, che stanco di cercare senza soluzione di continuita' una risposta all'eterno dilemma reagisce portando nella capitale quella che era una sua best practice: la fusione di piu' squadre di calcio in una sola, schema gia' utilizzato con successo a san benedetto del tronto.
non si sa esattamente ne' come ne' perche', ma la roma nasce con le sembianze di una squadra vincente, dominatrice assoluta e incontrastata del mondo del calcio. in bacheca nella storica sede di via degli uffici del vicario, in quella che una volta era la sede del roman, ci sono una quarantina tra champions league e coppe dei campioni, una sessantina di scudetti, un pari numero di coppe italia e una coppa delle fiere. per evitare commenti imbarazzanti foschi nasconde la bacheca dentro a una grotta, a guardia della quale piazza un ragno, e lascia la sala dei trofei nella sede miseramente vuota.
passano una quindicina d'anni e la bacheca nella grotta inizia a perdere dei pezzi, giacche' diversi scudetti sono gia' andati in fumo. in italia infuria la guerra, ma mussolini, piu' preoccupato della parvenza di eco che iniziava a sentirsi nella grotta dov'era nascosta la bacheca giallorossa che delle sorti della guerra che romanisticamente riteneva gia' abbondantemente vinta, decide di dare una spintarella. fu cosi' che finalmente un trofeo, per la vittoria di uno scudetto, usci' dalla grotta e venne salvato per sempre. qualche anno dopo la guerra fini', e da quelle parti non e' che si fosse cosi' fieri del passato fascista e degli aiuti di regime, e cosi', con albertosordica manovra, si decide di non dare tutta questa importanza all'evento.
passano un'altra decina d'anni e il rapporto tra la roma e la vittoria non ha ancora avuto grossi stimoli. le cronache dell'epoca ci dicono che i due non si parlano quasi piu', e che non e' raro trovare la roma chiusa in se' stessa a riflettere da sola, mentre la vittoria porta via inesorabilmente preziosi cimeli dalla bacheca nella grotta nonostante la fiera resistenza del ragno. nel 1952 la roma stabili' un imbattuto e imbattibile primato cittadino: fu infatti la prima squadra della capitale a vincere il torneo di serie B. anche in questo caso, pero', non e' che si sia cosi' orgogliosi della vittoria, e il trofeo finisce direttamente in grotta tra le veementi proteste del ragno.
trascorrono altri dieci anni, e nonostante la fuga di trofei la roma vuole distinguersi dalla massa: ha la vitalita' dell'orso della vodafone e finalmente vince la coppa delle fiere, che viene fatta fuoriuscire dalla grotta tra due ali festanti di folla per essere mostrata al centro della bacheca ufficiale. purtroppo pero' all'apertura della grotta diverse decine di trofei, oramai semiasfissiati dalla mancanza di ossigeno, decidono di darsi alla fuga. cosi' come si da alla fuga inopinatamente anche il ragno che, nascosto dentro la coppa delle fiere, vede di nuovo la luce e al grido di "eccheccazzo, ma non aprite mai perdio?" respira finalmente un'aria nuova nella lucida e quasi intonsa bacheca ufficiale. e' un periodo d'oro, la roma vince la sua prima coppa italia solo cinque anni dopo la prima vittoria da parte della lazio, poi un'altra, poi un trofeo anglo-italiano, che verra' accolto dal ragno da un sintomatico "e questo checcazzo e'?"
passano altri anni, la vitalita' della roma e' oramai simile a quella del pinguino della vodafone, cerca di competere con squadre di rango autoassegnandosi il ruolo di regina degli anni ottanta. con un colpo gobbo si assicura uno scudetto, e il ragno per la felicita' decide di cambiare sesso e farsi chiamare penelope. i proci non tarderanno ad arrivare, in massa, cantati dai cantastorie romani de un po fori roma [tipo molise] nella famosa strofa "da 'sta voce nasce un coro, so' centomila proci, che hai fatto innammora'". la leggenda dice che ogni volta che qualcuno, in qualsiasi parte del mondo esso si trovi, declama questa strofa, ponte milvio reagisce sgrullando tutti i lucchetti dentro al tevere. e' il momento di massima espressione della vitalita' romanista, che riesce a trattenere un discreto numero di coppe italia mentre, impietosamente, quasi tutti i trofei per la vittoria di champions e scudetti hanno preso inesorabilmente il largo. il ragno penelope, che e' il vero e unico ghost writer della storia romanista, ha un'idea geniale: istituire un trofeo per la squadra di una capitale europea il cui nome sia di quattro lettere che per prima arrivi a dieci ottavi di finale di una coppa europea. la roma e' a nove e sente la vittoria in pugno, se non fosse che il ragno sbaglia i conti: il real di madrid e' gia' a quota trenta, e vince l'importante trofeo che ora fa bella mostra di se' in fondo al manzanarre.
arriviamo velocemente ai tempi nostri, alla fine di questa triste storia. la grotta e' desolatamente deserta, la bacheca ufficiale pure. il ragno penelope ha tessuto l'equivalente della produzione annuale di dolce e gabbana attorno alla sua amata coppa delle fiere ed e' abbastanza triste, la sua ultima idea della stella per chi vince dieci coppe italia non ha avuto il successo sperato. la roma ha la vitalita' di un cartellone pubblicitario della vodafone, oramai, cerca nuove idee, parla poco e a monosillabi, mangia ogni quattro ore, piange e soprattutto caca molto. il 26 maggio 2013 un soffio di lulic la spegne per sempre.
questa e' la curiosa storia della aesseroma, che nacque piena di trofei, e mori' senza averne alzato uno.